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David Bowie, The Shel Talmy Recordings: 10 inediti dal 1965

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Shel Talmy lo ripeteva da anni: “ho otto brani di David Bowie completamente inediti nei miei archivi, custoditi al sicuro da tempo. Per ragioni di sicurezza non li ho mai fatti ascoltare a nessuno per intero”. Lo scrisse su Facebook nel 2020, aggiungendo che stava trattando con diverse parti interessate, Estate compreso, e che le cose andavano per le lunghe. Talmy è morto nel novembre 2024 senza vedere il risultato di quelle trattative. Il risultato arriva adesso: il 18 settembre 2026 Parlophone pubblica The Shel Talmy Recordings, la raccolta più completa mai assemblata delle registrazioni che un diciottenne Davie Jones incise nel 1965 con il produttore di You Really Got Me e I Can’t Explain.

Ventuno tracce su CD e digitale, di cui dieci mai pubblicate ufficialmente. Undici sul vinile, con sei inediti. Rimasterizzazione di John Webber, note di copertina dello storico musicale Alec Palao. E in più le solite tentazioni per collezionisti: vinile rosso in esclusiva sullo store ufficiale e un’edizione con copertina alternativa limitata, ovviamente, a 1965 copie, distribuita tramite i negozi Record Store Day e HMV.

Un anno, due band, un nome da abbandonare

Il contesto lo conosciamo, ma vale la pena rimetterlo in fila. Nel dicembre 1964 Talmy, americano trapiantato a Londra e già reduce dai primi successi con i Kinks, mette sotto contratto David Jones e i Manish Boys, incrociati nel giro di Denmark Street. Dalla loro unica seduta esce il singolo I Pity The Fool / Take My Tip (marzo 1965), con un giovane Jimmy Page alla chitarra e il suo nuovo giocattolo, un fuzz costruito su misura. Un fiasco commerciale.

David però si è già mosso: molla i Manish Boys per i Lower Third, e con loro torna in studio da Talmy agli IBC di Portland Place, lo stesso studio dove gli Who registreranno Tommy, con Glyn Johns al banco e Nicky Hopkins alle tastiere. Ne esce You’ve Got A Habit Of Leaving / Baby Loves That Way (agosto 1965). Altro fiasco. A settembre Davie Jones diventa David Bowie, anche per non farsi confondere con l’omonimo dei futuri Monkees, e la storia prende un’altra strada.

Un dettaglio che dice molto: quando nel 1973 registra Pin Ups, il suo atto d’amore verso la Londra del 1964-65, Bowie sceglie ben quattro brani prodotti in origine da Talmy. E nel 2000 rifà You’ve Got A Habit Of Leaving e Baby Loves That Way con la band di Glastonbury per Toy, l’album accantonato e uscito postumo nel 2021. Quel periodo non l’ha mai davvero archiviato.

Cosa c’è davvero di inedito

David Bowie Shel Talmy 3

Qui conviene essere pignoli, perché la dicitura “previously unreleased” merita sempre una verifica. Il quadro delle provenienze è questo: i quattro lati dei due singoli Parlophone del 1965 sono ovviamente noti; I’ll Follow You, i demo di I Want My Baby Back, Bars Of The County Jail e That’s Where My Heart Is, più le versioni alternative di I Pity The Fool e Take My Tip erano già su Early On (1964-1966), la raccolta Rhino del 1991; la versione con sovraincisione alternativa di You’ve Got A Habit Of Leaving era uscita nel 2017 sulla compilation Ace Making Time: A Shel Talmy Production.

Restano dieci vere prime volte: I Want Your Love, Cupid, Keep Up With The Jones (strumentale), Leave Her To Me, You Gotta Tell Her, Certain Woman, i demo di Today, I Live In Dreams e I Do Believe I Love You, e una take vocale alternativa di Baby Loves That Way.

Attenzione però: “inedito” non significa del tutto sconosciuto. Di I Want Your Love, il brano scelto come anteprima, un acetato era riemerso nel 2021 e finito all’asta da Wessex Auction Rooms con stima tra le 8.000 e le 12.000 sterline; all’epoca circolò online anche un breve estratto. Stessa casa d’aste, stesso periodo, per un acetato di I Do Believe I Love You. Il resto, per quanto ne sappiamo, non è mai circolato nemmeno sui bootleg: titoli noti solo dalla documentazione delle sessioni e dalle interviste di Talmy. Per una discografia saccheggiata come quella di Bowie, dieci tracce mai ascoltate in sessant’anni sono una piccola anomalia.

Il giallo della ventiduesima traccia

C’è poi una stranezza che i più attenti avranno notato: il comunicato stampa parla di “ventidue canzoni”, ma la tracklist ufficiale del CD ne elenca ventuno. In una prima versione della scaletta circolata online al momento dell’annuncio figurava anche Glad I’ve Got Nobody, il brano dei Manish Boys già presente su Early On, poi sparito dall’elenco definitivo. Svista nel comunicato o esclusione dell’ultimo minuto? A complicare il quadro, la scheda del CD sullo shop italiano di Warner Music parla a sua volta di “tutte le 22 tracce”. Per una raccolta che si presenta come “la più completa”, l’assenza di un brano Talmy già edito sarebbe curiosa. Vedremo cosa arriverà davvero nei negozi.

I brani

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I Want Your Love, scritta da John Dee e Jack Tarr e incisa nello stesso anno anche dai Pretty Things su Get The Picture?, è un R&B ruvido e sbilenco, chitarre impastate di fuzz, batteria in levare e un finale rumoroso che guarda dritto agli Who. Bowie canta di gola, forzando, con più foga che personalità: si sente un ragazzo che vuole disperatamente un successo e prova le voci degli altri, tra i Them e i Rolling Stones, senza avere ancora trovato la propria. Palao nelle note mette le mani avanti: questi nastri non vanno giudicati con il metro della carriera successiva, ma con quello della Londra del 1965. Ha ragione, ed è il modo giusto di avvicinarsi al disco.

Le prime reazioni nelle community di collezionisti oscillano infatti tra la curiosità e un certo disincanto: c’è chi ricorda di aver ascoltato Early On una volta o due e poi mai più, perché in quei solchi Bowie semplicemente non si sente arrivare. È un’obiezione onesta. Nessuno qui deve aspettarsi capolavori nascosti: il Bowie del 1965 è un mestierante volenteroso del beat e dell’R&B britannico, uno dei tanti. Il fascino sta proprio lì, nel documento. E, non ultimo, nella qualità: per la prima volta questo materiale arriva dai nastri di Talmy con un mastering serio, non dalle fonti di fortuna a cui i bootleg ci avevano abituato.

Per chi è, allora, questo disco?

Il pubblico di queste operazioni non è uno solo. Il fan “generalista” può tranquillamente iniziare (e magari finire) con l’ascolto in streaming: è un capitolo affascinante ma acerbo, e il salto di qualità con il Bowie anche solo di due anni dopo è abissale. Il completista non ha alcuna scelta. Lo sa già: dieci inediti assoluti dopo sessant’anni non si discutono, e il CD è l’unico formato che li contiene tutti. Il vinile è l’oggetto più bello ma anche il più monco: undici tracce, niente demo solisti, niente take alternative. L’edizione da 1965 copie farà impazzire chi colleziona, come da copione.

Resta una nota agrodolce su cui vale la pena chiudere. Bowie in vita ricomprava sistematicamente i propri nastri sparsi e non amava veder circolare le sue cose acerbe, con o senza gnomi ridenti. Talmy ha custodito questi master per decenni trattando una pubblicazione che non ha fatto in tempo a vedere. Ora che entrambi non ci sono più, il 1965 esce dalla cassaforte. Come sempre in questi casi, saremo i primi ad ascoltare. Con la giusta dose di scetticismo e, sotto sotto, parecchia curiosità.

David Bowie, The Shel Talmy Recordings esce il 18 settembre 2026 su Parlophone in CD, LP, digitale, vinile rosso (store ufficiale) e vinile con copertina alternativa limitato a 1965 copie (Record Store Day e HMV). Preordini già aperti.

Tracklist

  1. You’ve Got A Habit Of Leaving (2026 Remaster) ^
  2. I Want Your Love *^
  3. Cupid *^
  4. I Pity The Fool (2026 Remaster) +
  5. Baby Loves That Way (2026 Remaster) ^
  6. Keep Up With The Jones (Instrumental) *^
  7. Leave Her To Me *^
  8. I’ll Follow You ^
  9. You Gotta Tell Her (2026 Remaster) *^
  10. Take My Tip (2026 Remaster) +
  11. Certain Woman *^
  12. Today (Demo) *-
  13. I Want My Baby Back (Demo) (2026 Remaster) –
  14. I Live In Dreams (Demo) *-
  15. Bars Of The County Jail (Demo) –
  16. That’s Where My Heart Is (Demo) (2026 Remaster) –
  17. I Do Believe I Love You (Demo) *-
  18. You’ve Got A Habit Of Leaving (Alternative overdub/vocal) (2026 Remaster) ^
  19. I Pity The Fool (Alternative vocal take) (2026 Remaster) +
  20. Baby Loves That Way (Alternative vocal take) *^
  21. Take My Tip (Alternative vocal take) (2026 Remaster) +

* inedito | ^ Davie Jones & The Lower Third | + The Manish Boys | – Davie Jones

Lato A

  1. You’ve Got A Habit Of Leaving (2026 Remaster) ^
  2. I Pity The Fool (2026 Remaster) +
  3. Baby Loves That Way (2026 Remaster) ^
  4. I’ll Follow You ^
  5. Take My Tip (2026 Remaster) +

Lato B

  1. I Want Your Love *^
  2. Cupid *^
  3. Keep Up With The Jones (Instrumental) *^
  4. Certain Woman *^
  5. Leave Her To Me *^
  6. You Gotta Tell Her (2026 Remaster) *^

* inedito | ^ Davie Jones & The Lower Third | +

Dove preordinarlo dall’Italia

Potrete acquistare il disco, preferibilmente, nel vostro negozio fisico di fiducia. Per chi invece preferisce l’online:

Autore

  • DBI Crew PIC Profile 2

    La Crew al timone di David Bowie Italia | Velvet Goldmine è formata da Daniele Federici e Paola Pieraccini. Daniele Federici è organizzatore di eventi scientifici ed è stato critico musicale per varie testate, tra cui JAM!. È autore di un libro su Lou Reed del quale ha tradotto tutte le canzoni. Paola Pieraccini, imprenditrice fiorentina, è presente su VG fin dall'inizio e lo segue dagli anni '70. Entrambi hanno avuto modo di incontrare Bowie come rappresentanti del sito.

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