|
Ingrid Sischy: Ciò che mi ha colpito subito
del tuo nuovo album Heathen è che, diversamente da molti
dei tuoi lavori, non sembra rivolgersi né avanti verso il futuro
né indietro verso il passato.
David Bowie: E' vero. L'ho iniziato
con l'idea di creare una restaurazione personale, culturale. Volevo
catturare ogni cosa – le idee, le tecniche che ho impiegato in tutti
questi anni – mentre lavoravo all'interno di questo spazio geometrico
chiamato zeitgeist (N.d.t.: spirito del tempo). E in questo processo,
volevo creare un qualcosa senza tempo, che non dovesse nulla al
passato, al presente o al futuro, ma che fluttuasse in un suo spazio
autonomo.
IS: E' una strategia
che contrasta profondamente con quello che succede oggi nel mondo
della musica, che è formula, formula, formula. E' questo davvero
un periodo antisperimentale, escono molti dischi che sembrano fatti
da persone che sembrano quasi impaurite.
DB: Ero perfettamente a conoscenza del fatto di non essere sotto
il controllo di quello che succede nella industria d iscografica.
Il fatto che la musica si può scaricare, e il pensiero di quanto
questo potrà avere effetto sul futuro, stava avendo la precedenza
sulla musica stessa. Avevo davvero bisogno di tirarmi fuori da tutta
queste cose se volevo comporre in modo distinto e pulito. Non ho
voluto sapere nulla di nuove tecniche, vecchie tecniche e cose del
genere: volevo solo ristabilire la mia identità di compositore e
di catalizzatore di suoni. La svolta è avvenuta la primavera dello
scorso anno. Ho messo insieme molta musica che mi piaceva, quasi
40 pezzi, forse più. Erano solo dei motivi conduttori, lavori incompleti.
Ma spesso arrivo a un punto, quando compongo in quel modo, in cui
so da che parte devo andare, e così mi posso fermare. E penso..
questo è fatto, so come diventerà, e non lo devo terminare subito.
E quindi mi indirizzo verso un altro progetto, un'altra idea. Così
mi hanno spedito a Shokan, appena fuori Woodstock (New York), su
per una montagna in una casa che si chiama Glen Tonche, da
poco convertita in studio di registrazione. E' stata quasi un'epifania.
Quando ci sono entrato , tutto ciò che il mio album doveva essere
si è materializzato in un unico punto focale. Anche se non sono
riuscito in quel momento ad esprimerlo a parole. Sapevo già come
sarebbero stati i testi. Si sono improvvisamente accumulate nella
mia testa. E' stata un'esperienza "sulla strada di Damasco", mi
sono sentito quasi volare.
IS: Wow.
Ho due domande. Hai detto che qualcuno ti ha spedito là. Chi?
DB: Un musicista che ha di fatto lavorato
poi sull'album. Si chiama David Torn, un meraviglioso chitarrista,
molto abile, che abita vicino a Woodstock: Aveva lavorato in quello
studio qualche settimana prima, e mi ha detto: "David, devi andare
a vedere questo posto nuovo". Mi ha detto che aveva un'atmosfera
diversa da qualsiasi altro studio in cui ero stato.
IS: Puoi cercare di cogliere per noi ciò che lo
rende così evocativo?
DB: Beh, prima di tutto penso che un luogo
di ritiro in montagna crei immediatamente una certa atmosfera. Era
un complesso abitativo originariamente costruito negli anni '20
da un industriale, come casa estiva per la sua famiglia, e chiaramente
lo disseminò di arredamenti marinari, perché il posto ha quell'atmosfera
da yacht del periodo di Eisenhower - hai presente.. quelle cose
molto americane ma aristocratiche. E' tutta in legno, con grandi
saloni, e il terreno intorno è pieno di cervi, maiali e orsi. La
sala da pranzo che abbiamo usato come studio ha soffitti alti 12
metri, con finestre di 7 metri che danno sulla riserva e sulle montagne.
IS: Sono rimasta sorpresa quando mi hai detto che stavi registrando
nella zona di Woodstock. Non ti ho mai pensato come un tipo "arcadico".
DB: Sì, hai ragione, non sono mai stato un
fan di tutta la storia di Woodstock. Non sono per nulla un tipo
nostalgico, e non sono predisposto al relax – mi spaventa, e quindi
di solito registro in città con grande rumore come Berlino, new
York o Tokyo.
IS: Sei
di solito influenzato dall'atmosfera?
DB: Si, molto. Voglio dire, sono andato
una volta a Woodstock e l'ho odiata. Troppo leziosa. Questo posto
invece non è lezioso, è in cima alle montagne, desolato, spartano.
In questo caso, l'atmosfera da ritiro ha reso più veloci i miei
pensieri.
IS: In che modo?
DB: Ha fatto in modo che io capissi che la mia forza maggiore come
scrittore è una grande abilità nel cogliere la paura transitoria,
fastidiosa. Non faccio panoramiche politiche mondiali, ma sono in
grado di cogliere le effimere tasche del dubbio e l'angoscia che
ci sta sotto. So quanto buono è quest'album – è un album riuscito
per me, dal punto di vista creativo. Non cambierei una nota. E mi
ha dato una fiducia davvero stimolante sulle mie qualità di scrittore.
Sento come se io stessi scrivendo nei prossimi anni i miei lavori
migliori. Non so che è successo lassù, ma qualcosa è scattato, come
scrittore.
IS: Torniamo alle montagne e a quello
che rappresentano per te.
DB: Dal momento che sono un Capricorno, ho
sempre pensato a me stesso come a una capra di montagna (ride).
Sono sempre stato attratto dalla montagna, è il senso di distacco,
il senso di isolamento forzato che non mi piace. Più invecchio,
più mi abituo a essere un essere sociale, che non era propriamente
nel mio modo di essere naturale.
IS: Non lo era?
DB: No. Ero molto timido, mi sentivo molto
scomodo in ogni situazione sociale. Non sapevo che dire, che fare.
Negli ultimi quindici anni sono molto migliorato. Mi era già capitato
di scrivere in mezzo alle montagne, ma mai con una tale gravità.
Non ho mai sentito la pregnanza di quello che stavo scrivendo.
Ma non avevo mai avuto anni prima. Ora ho gli anni dietro di me.
IS: Che cosa ti manca degli anni in cui
eri un giovane musicista?
DB: L'unica cosa che mi manca di quando ero
giovane è il senso di divenire in cui si vive sempre. In un qualche
modo sono.. arrivato non è la parola giusta, ma ora sono diventato,
sono. Quello che mi interessa è l'essere. Quando sei giovane, non
sai cosa cosa c'è dietro l'angolo delle ventiquattro ore di un giorno,
e c'è un senso di avventura in tutto ciò. Questo non vuol dire che
credo di conoscere tutto ciò che succederà, ma in un qualche modo
sai che non c'è più nessun cambiamento che ti sorprenderà o che
ti coglierà alla sprovvista. Alcuni degli album che ho fatto sono
davvero fotografie del loro tempo – influenzati da ciò che c'era
fuori sulla strada e da ciò che io percepivo in quel periodo particolare.
Essendo una persona curiosa, non c'era altro modo per me che fissarmi
su una cosa fino a quando non avevo sperimentato tutto per scoprire
quello che mi piaceva esattamente, quello con cui mi trovavo a mio
agio. Suppongo sia questione di personalità, i miei interessi lo
rispecchiano molto. Osservo sempre tutto, sempre, solo per capire
ciò che mi rispecchia come persona più di ogni altra cosa – per
catturare quel tenue bipolarismo che è parte della mia personalità.
E lo dico con molta serenità, non penso sia intrinseco in me, perché
ho incontrato persone che sono bipolari, e io non lo sono, ma c'è
in me una piccola particella di quel bipolarismo. Posso passare
drammaticamente da momenti di gioia a momenti di depressione, ma
poi negli ultimi dieci anni non è stato così. In questo album ho
cercato di togliere via queste cose e cercare il motore essenziale
che mi guida. A causa della mia età, è un motore che mi porterà
in un qualche modo al futuro. E volevo affermarlo per me stesso,
non volevo ridurre tutte le cose a uno stile identificabile – sono
ancora molto diffidente sul fatto di avere uno stile.
IS: Ma i tuoi lavori hanno molta voce in capitolo
in questo caso
DB: E' vero, ma non voglio che diventi patetico,
del tipo "Ecco i ricordi di un vecchio" o cose del genere. Quindi,
non ho nessun imbarazzo nell'esprimere i pensieri e le esperienze
di un vecchio. C'è una filastrocca inglese che porto sempre con
me. Il primo verso dice "questo è il modo in cui i giovani vanno
a cavallo, clip-clop, clip-clop, clip-clop" e finisce così "questo
è il modo in cui i vecchi vanno a cavallo, strash, strash, strash,
giù nella fossa". Avevo in testa che io facevo parte della parte
"questo è il modo in cui i vecchi vanno a cavallo". Ho voluto
dare il senso di quello che ti succede quando arrivi a questa
età –hai ancora dubbi? Hai domande e paure? E tutto brilla della
stessa luminosità di quando eri giovane? Per iniziare, ho usato
le canzoni di Richard Strass, che per tanto temo mi hanno influenzato.
C'è un senso incredibile di universalità in quei brani che Strass
scrisse negli ultimi anni della sua vita, a ottantaquattro anni
[le Ultime Quattro Canzoni]; ritengo siano i brani più romantici,
tristi e intensi che siano mai stati scritti. Li ho usati in qualche
modo come modello per pezzi sul mio album quali Sunday, Heathen,
I Would Be Your Slave e 5:15 The Angels Have Gone. Abbastanza
stranamente, non si vuole sempre scrivere quello che si scrive.
Sunday e Heathen sono due brani che non volevo scrivere,
ma questo luogo mi ha tirato fuori i testi. Mi alzavo molto presto
al mattino, alle sei circa, e lavoravo nello studio prima che
qualcuno arrivasse, raccogliendo quello che volevo fare nella
mia giornata di lavoro. E spesso i testi delle canzoni venivano
fuori mentre mettevo insieme la musica. Grandioso davvero. E il
testo di Sunday è venuto così, la canzone è stata scritta mentre
la suonavo, e c'erano due cervi che pascolavano fuori sui campi
e un'auto passava molto lentamente dall'altra parte della riserva.
Era mattino presto e c'era qualcosa di così calmo e primitivo
in quello che stavo osservando fuori che le lacrime mi scorrevano
mentre scrivevo questo pezzo. E' stato straordinario.
IS: Lo scorso agosto,
dico bene?
DB: Sì, prima dell'11 settembre. So dove vuoi
arrivare. Probabilmente una mezza dozzina dei miei album avrebbero
potuto uscire dopo l'11 settembre e la gente avrebbe pensato che
era di commento a quella tragedia. Penso in tutta onestà che uno
stato generale di angoscia fosse presente prima dell'11 settembre.
Nella vita ci sono sempre stati disastri o quasi.
IS: Ma ci sono anche
lavori che sembrano coglier qualcosa, e che sembrano particolarmente
adatti a certi periodi. Ad esempio, il Concerto per New York al
Madison Square Garden per il Robin Hood Relief Fund non è stato
aperto con "Heroes"?
DB: Ho eseguito America di Simon & Garfunkel
IS: Ah sì..
DB: Sono certo che se tu riguardassi le canzoni di Dylan composte
subito dopo settembre, avresti potuto metterle più o meno in ogni
album che ha fatto e dire "Mio Dio, ha fatto un sacco di soldi!"
IS: Non pensi
che il senso dell'arte – la pittura, la musica, la scrittura – sia
quello di cogliere la forma di un certo periodo? E quando la si
osserva, o ascolta o legge, noi pubblico, comprendiamo qualcosa
di quel periodo.
DB: E' così che…
IS: Cosa?
DB: E'una dicotomia che fa girare la testa – il desiderio di vita
contro la carattere definitivo di ogni cosa. Sono quelle due cose
che si scatenano l'una contro l'altra. E ciò produce quei momenti
che suonano verità, perché dici "Ma non è bello essere vivi… e tutto
finirà!" .. queste due cose messe insieme sono Ahhhhh. E' l'intera
storia. Ecco. Non c'è più nulla che può essere detto. E come ne
vieni a patti con quella situazione? C'è un qualche fattore di conforto
in tutto ciò? Che senso ha?
IS: Hai ragione.
DB: Ecco come è Heathen. Mi piace
questo lavoro. Mi piace la sua vita. E non voglio mollare. Non
voglio proprio mollare. E' dura mollare. Questo album parla di
questo. Ed è stato questo luogo che mi ha aiutato. Ho davvero
percepito di essere uno scrittore.
IS: E' interessante il fatto che tu lo dica, perché io
sento di capire che sei uno scrittore quando lo ascolto. A volte
la tua abilità nell0identificarti con altri personaggi ha offuscato
che tu sei – chi è David Bowie. E' stato difficile disfarsi di tutto?
DB: Suppongo sia perché dietro a tutto ciò
che si sente, si… se ti approcci a dei soggetti e fai, interpreti
quei soggetti, non rimane più nulla da scrivere perché sono solo
soggetti. Una volta che li hai fatti, che devi fare ancora? Ma naturalmente
su questi di soggetti ci puoi continuare a scrivere, scrivere, scrivere,.
Ci sono e ci saranno sempre.
IS: Vuoi dire i veri grandi soggetti
– la via, la morte, Dio.
DB: Si. E gli eventi di questi ultimi mesi, e le condizioni davvero
edonistiche in cui ci ritroviamo, che non sono propriamente illuminanti;
non c'è luce mentale. Non c'è nessuna consapevolezza di dio nella
vita della maggior parte delle persone. Il filisteismo, che rende
ottusa ogni cosa, arriva e produce questo sterile scenario in cui
viviamo; è dichiaratamente ben vestito, ha bei mobili, ed è una
casa davvero ben costruita. E rende superficiale così tanto di quello
che sentiamo importante.
IS: Hai sempre scritto
partendo dalla musica?
DB: Sì. Non ho mai considerato i miei testi
tanto buoni o importanti. Ho una timidezza naturale; mi è sempre
sembrato di esprimersi in modo sconsiderato quando ho cercato di
dire quello che volevo dire. Non ho mai pensato di esprimermi molto
bene.
IS: Una canzone che sembra distanziarsi dalle altre su Heathen
è Everybody Says Hi. Ha un tono così diverso dalle altre
canzoni, una sorta di pop anni '60 in apparenza con molto di più
sotto.
DB: Parla della morte di qualcuno, anche se sto metaforicamente
parlando di qualcuno che muore. Da giovane, ebbi questa schiacciante
sensazione quando morì mio padre, non se ne era andato – era andato
in vacanza per qualche giorno.. che è il nodo di tutta la canzone:
le persone più vicine a noi che ci lasciano non sono morte sul serio,
se ne sono andate per un po'.. Mi domando dove sono andate: ovunque
siano, spero sia un bel posto.
IS: A quale punto della creazione dell'album
sono venute fuori le canzoni che scavano nei grandi soggetti?
DB: Subito all'inizio. Infatti le cose più
consistenti, le chiavi di volta dell'album sono state scritte
nella prima parte. Volevo finirle. E mi sono sentito più leggero
dopo aver capito di avere fatto un passo importante. Heathen
parla del fatto di sapere che morirai. E' un canto alla vita,
in cui parlo alla vita come a un amico a un'amante. Non sono riuscito
a cambiare una parola nel momento in cui l'ho cantata per registrarla.
IS: Sembra quasi un film
DB: Si, è stata fatto di proposito. Ho provato
a farlo, una riflessione sui bei tempi, quando tutto è giovane ed
innocente. E' come se la vita ti stesse lasciando nello stesso modo
in cui potrebbe farlo qualcuno che ami. Non importa quanto bene
o male tu stia, si arriva a un momento in cui senti che se ne va.
IS: Spesso è in uno dei
suoi momenti più felici, non pensi?
DB: Sì. Ci sono momenti nelle nostre vite
tranquille che siamo molto felici, ma si arriva a un punto in cui
non si cresce più, la nostra forza fisica diminuisce. In special
modo dopo i 50 anni, diventi consapevole che è il momento di abbandonare
l'idea di essere giovane. Devi abbandonarla questa idea. Ciò produce
questa menopausa maschile di mezza età: non credi di non poter crescere
più e temi che il cambiamento sarà terribile. Poi quando ci sei
dentro, ti accorgi che poi non è così male. E' un processo naturale,
ma è comunque molto triste.
IS: So che Heathen uscirà intorno all'11 giugno. Che altro
stai preparando per farci scoprire il tuo nuovo lavoro?
DB: Farò due concerti a New York per iniziare,
per capire di trovare il mio modo di fare i pezzi. Farò anche alcuni
pezzi non usuali – canzoni che non ho mai eseguito prima su un palco.
Infatti il set sarà fatto per il 70% di cose che non ho mai fatto
dal vivo, il che sarà molto eccitante per tutti noi. Sto anche preparando
il Meltdown festival quest'anno: personaggi come Laurie Anderson
e Scott Walker lo hanno curato gli anni precedenti. Dal punto
di vista artistico, ho dei diplomati a varie scuole d'arte di Londra
e della Scozia che espongono su mio sito bowieart.com. Dal punto
di vista musicale, ci sarà una rara apparizione dal vivo a Meltdown
dei Television e io stesso chiuderò il festival con i Dandy
Warhols come supporto. Nel mezzo, gente come Legendary Stardust
Cowboy e Daniel Johnston, dei veri outsider dal Texas.
Daniel Johnston fa cose un po' alla Brian Wilson; ha avuto
esperienze in ospedali psichiatrici, ma questo non ha nulla a che
fare col il fatto che sia un bravo scrittore. Kurt Cobain portava
le sue t-shirt e i Pearl Jam hanno fatto la cover di un suo pezzo.
Non c'è nessuno come Daniel, è straordinario. E Legendary Stardust
Cowboy è un vero outsider. Ho davvero usato l'ultima parte del
suo nome, ecco da dove viene lo stardust in Ziggy Stardust. Ho fatto
una cover del suo pezzo Gemini Spacecraft in Heathen,
che parla davvero di un viaggio a bordo di una navetta spaziale.
L'ho fatto come omaggio a lui, perché quel sfottuto Ziggy Stardust
ha preso il nome da lui.
IS: Interessante
davvero. Ho sempre saputo del tuo interesse verso l'arte outsider,
ma non sapevo che esistesse la musica outsider.
DB: La musica outsider sta diventando un genere
ben definito, anche se il termine musicale deriva in qualche modo
dall'espressione pittorica. Ne vedo l'influenza in band che mi piacciono
molto, come Grandaddy e Sparklehorse. Mi sono sempre
interessato in musica outsider da quando ho sentito Syd Barrett.
Little Richard è stato a modo suo il primo outsider – non
è mai stato uguale alle altre icone del rock'n'roll.
IS: Da
giovane, eri un vero outsider?
DB: Non penso di essere stato un vero outsider. Mi piaceva interpretare
i miei miti e poi dire che vivevo in una grotta, ma ero solo un
tipo timido. Ma di fatto mi relazionavo a persone che non erano
come nessun altra. Mi incoraggiavano loro, dal momento che vedevo
la mia timidezza come una colpa o un difetto. E tu sai che, in Inghilterra,
gli outsiders o in generale gli eccentrici sono guardati con affetto:
Mentre invecchiavo, cose come The Outsider di Colin Wilson
mi hanno interessato. Mi piacciono le opere di Colin Wilson.
Non sono mai legato molto alle cose che piacciono a tutti. Non era
il mio mondo. Non sono mai stato un tipo tradizionale.
IS: E quando sei letteralmente esploso per le masse…
DB: .. fu fatto con un sacco di idee strane.
Mi piace essere populista, prende le cose che vengo da fuori, l'avanguardia,
le cose che stanno a margine, e renderle accessibili: Molte idee
strane finirono nei miei primi lavori, dal Living Theater al teatro
kabuki, dal travestimento al mimo. Era come un'istantanea, un poupourri
dei miei interesse in quel particolare momento.
IS: Ma il rovescio della medaglia –
le cose più comuni e gli interessi commerciali hanno bisogno di
sopraffare i tuoi interessi individuali e il tuo personale punto
di vista?
DB: Succede. Ho trascorso degli anni '80 davvero
brutti. Ho fatto davvero delle cose stupide, perso completamente
la bussola. Ho fatto un paio di album subito dopo Let's Dance
che sarei molto felice di non dover ascoltare più – il caso
strano è che hanno venduto molto! Erano terribili, in parte a causa
dell'apatia in parte perché stavo facendo quello che io pensavo
gli altri si stessero aspettando da me, cosa che non avevo mai fatto
prima. Poi dall'inizio degli anni '90, sono tornato di nuovo in
pista.
IS: Quindi a volte, quando
hai fatto cose di cui la gente ha detto "Non è commerciale, sarà
un insuccesso", non ti sei infastidito?
DB: No no, assolutamente no.
IS: In Heathen c'è un pezzo nuovo che si chiama A Better
Future. La concezione del futuro è stata una parte importante
dei tuoi lavori per molto tempo. Raccontaci come questo viene raffigurato
in Heathen.
DB: A Better Future è stata scritta
per mia figlia. E' un pezzo molto semplice che dice "Dio, se non
cambi le cose, non ti amerò più". Non c'è modo di scansare questo
argomento – è come dire ! Che ci stai facendo? Perché hai fatto
in modo che mia figlia sia nata in un mondo con tanto caos e disperazione?
Voglio un futuro migliore o non mi piacerai più!. E' una minaccia
a Dio! (ride) Ci sono poche minacce a Dio in questo album, davvero,
ma molte suonano come canzoni d'amore.
IS: Le canzoni hanno una doppia vita.
DB: Sì, ne hanno bisogno. Ma lo so perché
le scrivo. Molte parlano della mia vita spirituale, niente più.
E' il karma. Se puoi essere al posto giusto nel momento giusto,
questo è quello che devi fare, no?
|