|
A 55 anni, il rappresentante
del glam, promossosi poi compositore camaleonte, propone Heathen,
il suo album forse più diretto e esplicito degli ultimi anni.
E' nel momento in cui le influenze fantascientifiche di David
Bowie si mescolano a ogni piega della musica contemporanea che
l'uomo si mostra una volta per tutte disponibile e aperto. Un
incontro con l'artista pop più importante della storia non si
rifiuta. Bentornato Duca Bianco allora…
Come da un incantesimo serpentino, David Bowie spunta da dietro
la pesante tenda grigia dietro la quale si era nascosto al nostro
arrivo. Vestito di marrone, mocassini Prada, la situazione scivola
in una risata spaziale; una rock star, vera. Allontanatosi dalla
BMG e dalla Virgin dopo alcuni album sperimentali, Bowie
ritorna, in forma smagliante e pieno di progetti. Farà un tour
negli Stati Uniti con Moby, sarà a Nimes il 14 luglio
(forse sarà all'Olympia qualche giorno prima) e l'11 giugno
è uscito un album che la stampa inglese - di solito poco incline
alla delicatezza con i vecchi eroi di ieri - ha coperto di stelle
e apprezzamenti. Due ore durante le quali, di volta in volta teso,
imperiale, beffardo, dispettoso, attento, Bowie riannoda il filo
tra la sua biografia e il vostro redattore capo. La carriera di
questo musicista fondamentale, i nostri lettori lo seguono da
Hunky Dory. Ma oggi Bowie ha 55 anni. Un brutto affare,
per alcuni quasi da vergognarsene.
Il contesto di Heathen: registrato nel settembre 2001 da
musicisti letteralmente in fuga da una New York bombardata, l'album
beneficia di considerevoli contributi (Pete Townsend, Dave
Grohl), offre alcune cover (Pixies, Neil Young). Sono
stati annunciati remix degli Air e di Moby. Heathen
è quindi il calcio violento di un artista esasperato dalla sua
epoca, che alla fin fine si permette il lusso di canzoni dirette
dopo anni di cut-up intriganti. Soprattutto, dopo 26 album, Heathen
è l'occasione per ritrovare un gigante che lavora oramai da solo,
per la sua etichetta Iso. Con gli inviati di Rock&Folk,
Bowie si mostra disponibile. Facile all'humour tagliente, il collezionista
d'arte, il padre di famiglia in una situazione di perfetta felicità,
sposato da dodici anni con una delle donne più belle del mondo,
ci offre thé, succo di frutta e simpatia prima di alzarsi in volo
non su Heathen ma sul disco seguente Toy che potrebbe
essere uno dei suoi progetti più incredibili, il seguito iperbolico
del tanto amato Pinups, niente meno.. Davvero incredibile..
nel momento in cui l'influenza di Bowie si fa sentire negli angoli
più reconditi del cosmo pop, dalla techno al garage, il leone
che si dichiara estenuato dalla eterna lotta con i ragionieri
che gestiscono l'industria del disco, trova il coraggio di ritornare
in pubblico con due capolavori e di prendersi il tempo per una
lunga intervista (che abbiamo trascritto quasi integralmente).
Bowie prevede che le radio non passeranno il suo singolo e non
faranno girare più clip. Come ha detto lui in un pesante silenzio
dopo un colloquio viscerale e a cuore aperto: "Conto su di
voi…". Comandante, eccoci qua…
Inizio dell'intervista, New York City, ore 14,45
Rock&Folk: L'anno scorso dovevamo incontrarci per parlare
di quel disco .. Toy. Alla fine invece siamo qui per un disco
che si chiama Heathen. Che è successo?
David Bowie: Appena arriva il tecnico,
vi faccio ascoltare qualche pezzo di Toy. Vi ho preparato
un sacco di prelibatezze. Toy è favoloso, l'adoro.
R&F: Come mai è in stand-by?
DB: Non
avevo voglia di darlo alla Virgin. E Heathen doveva
uscire prima perché rappresenta il mio lavoro attuale. Toy
è fatto di brani scritti trent'anni fa, possono aspettare ancora
qualche mese prima di uscire.
R&F: Quando lo sentirai..
DB:
Esattamente. E' un disco che sorprenderà tutta la gente che non
si aspetta assolutamente che sia così bello. Ci tengo a farvene
ascoltare qualche estratto, anche alcuni inediti delle sessions
di Heathen.
R&F: Qual è la ragione della rottura con la Virgin?
DB: (con ironia) Con
chi?
R&F: La vostra vecchia etichetta, la Virgin Records.
DB: Quella
etichetta è diventata assolutamente orribile. Quelle persone sono
state davvero spaventose durante i due anni che hanno preceduto
la mia dipartita. Tutto si è bloccato, non c'era più accordo.
R&F: Abbiamo letto in rete che hai incontrato un "uomo d'azienda"
di troppo. Questa rottura è un fatto di persone?
DB: Credo che sia stato un insieme
di cose. Ne avevo davvero abbastanza di incontrare dei quadri
che non sapevano quello che facevano.
R&F: E che non sapevano chi era David Bowie.. Ti hanno mancato
di rispetto?
DB: No, no, non anticipare quello
che potrei dire. Nancy Berry (ex vice-presidente della
Virgin) sapeva molto bene chi era David Bowie, era piena
di entusiasmo. E' piuttosto la struttura della Virgin che deve
essere rivista: questa azienda è diventata completamente incapace
di fare correttamente quello che si suppone dovrebbe fare: promuovere
e vendere i dischi. E a poco a poco, i grandi artisti non hanno
più interlocutori. E' terribile, veramente triste, se paragonato
alla vivacità che caratterizzava quelle persone quando le ho rincontrate
nella metà degli anni '90. E' il motivo per cui mi sono ripreso
Toy e Heathen e sono atterrato qui.
R&F: Un po' prima del nostro ultimo incontro, Hours
era disponibile in rete.. avevi un progetto di pubblicare un album
live disponibile solo in rete. Tre anni più tardi, sei ritornato
a cose più semplici creando una etichetta indipendente distribuita
da una major..
DB: Per
quanto riguarda l'album con i miei pezzi dal vivo, il progetto
Live & Well, Virgin mi ha lasciato lavorare per
nove mesi prima di dirmi che il progetto non si poteva sviluppare.
Durante questo stesso periodo di tempo, avrei potuto registrare
un nuovo album! Sono le cose come queste, un milione di problemi
accumulati, che hanno portato alla rottura. Era totalmente ridicolo.
Poi la società ha iniziato ad avere seri problemi anche con altri
artisti e mi sono alla fine accorto che la Virgin non era
un bel posto in cui stare. Non ho mai avuto bisogno di un co-autore.
Non ho mai avuto bisogno
di un co-autore
R&F: Ma non è un po' folle mettere su una propria etichetta
nel 2002, anche se si è David Bowie?
DB: Non lo so. Ci sono due artisti che vorrei recuperare
ma hanno già un contratto.
R&F: E' probabile che noi ne conosciamo uno dei due…
DB: Si è possibile. Infatti ho bisogno di loro per rendere
la Iso completamente autonoma. Ma sono soddisfatto di come vanno
le cose. Le voci corrono, forse non così veloci come io vorrei
ma sono davvero coinvolto da questa luna di miele con quelli della
Columbia.
R&F: Momenti che non durano per sempre…
DB: Si
vedrà. La loro struttura, il lavoro svolto su altri album sembra
molto più coerente di quanto avevo mai visto prima. La forza propulsiva
di questa etichetta è Don Jenner, un personaggio che io
adoro e che incarno tutto quello che io amo di New York. Amo la
gente di New York perché non se la racconta. Prima di incontrare
Jenner, pensavo che avrebbe apprezzato alcuni brani di
Heathen e poi alla fine gliene sono piaciuti degli altri,
Sunday e The Angels Have Gone. Sono desolato ma,
per qualcuno che lavora nel mondo del disco, questo signore ha
davvero buon gusto. In generale, quella gente ha in testa la radio
ma la Columbia ha sempre avuto come punto d'onore la difesa dei
suoi artisti storici, come Dylan o Springsteen.
Sono rimasto impressionato nel vedere fino a che punto questa
persona era capace di individuare un buon pezzo. Ed è il capo
di una major…
R&F: Forse viene dal pianeta Marte.
DB:
(ride) Lassù qualcuno ama la musica? Non c'è solo polvere
rossa?
R&F: Hai superato oramai i venti album, il cinismo del
mestiere non è più un segreto per te, e si dà il caso che questo
album sia molto bello, molto umano. Che si nasconde dietro questo
titolo Heathen?
DB: Questo
titolo ha una buona impronta. L'album non doveva avere un concetto
particolare, né una linea tematica. All'inizio non era che una
raccolta di pezzi che giudicavo molto buoni e che avevo scritto
nel giro di due anni. Ma avvertivo che c'era un senso. Un legame
che teneva questi titoli che non riuscivo a identificare come
qualche cosa di evidente. La canzone Heathen è stata composta
a Glen Tonche e ho subito capito che sarebbe stato un buon
titolo per l'album perché, più la composizione andava avanti,
più il titolo mi si imponeva. Alla fin fine, la maggior parte
dei brani gira intorno a una idea fondamentale.. La parola Heathen
è interessante perché rimanda a molti significati: quello del
dizionario, qualcuno che rifiuta di aderire alla tradizione giudaico-cristiana,
ma ha anche altre sfumature: un essere che distrugge, un filisteo
che disprezza la società. Tutti questi significati si aggiungono
al simbolismo di un titolo che si presume incarni un insieme di
canzoni che girano intorno ai concetti di terrore, vendetta, abbandono,
per farla breve, i miei temi abituali (scoppio di risate generale).
R&F: Sei sempre alla guida del tuo diabolica navetta spaziale
(risate)…
DB: Esattamente!
R&F: Una delle cose che dà soddisfazione, oggi, a quelli
che amano la tua musica, è vederti tornare senza un co-autore.
DB:
(ironico) Non ne ho mai avuto bisogno.
R&F: Siamo d'accordo con te, ma ne hai
avuti negli ultimi dieci anni…
DB: Penso
che tu faccia riferimento a Reeves Gabrels, effettivamente
onnipresente in Hours. Infatti, aveva bisogno di denaro
e non mi ha disturbato il fatto che abbia composto un album assieme
a me. Non è che avessi veramente bisogno di lui, anche se scrive
bene ed è un eccellente musicista. Infatti gli ho chiesto "Vuoi
farlo con me, vuoi scrivere un album insieme a me?" e lui
mi ha risposto "Siiii!".
R&F: Disperatamente?
DB: Non
lo era di certo all'inizio ma ho compreso subito che aveva dei
problemi da risolvere. Per quanto riguarda Outside, arrivai
alla conclusione che, dal momento che il disco era sperimentale,
volevo che nessuno ne fosse leso. Chiunque dentro al brano al
momento della sua elaborazione firmava insieme a me. Più interventi
hanno dato così la possibilità di recuperare un po' di
denaro in diritti d'autore, tanto meglio per loro.
R&F: Heathen segna il ritorno di Tony Visconti alla
console.
DB: Sono
felice di essere tornato a lavorare con lui. Lavoro raramente
con persone più vecchie di me (risata generale). No, è
geniale. E' sempre un italiano (ride)…
R&F: Di Brooklyn.
DB: Certo,
un italiano di New York. Più seriamente quello che voglio dire
è che lui ha sempre una sensibilità per le canzoni, un'attenzione
e un'empatia per la buona melodia, e sa come arrangiarla. E come
musicista è altrettanto favoloso: le sue parti di archi sono incredibili
e rimane un bassista sublime. Mi conosce. E' di quelli che non
ignorano fino a che punto io so sempre molto bene ciò che voglio
prima di entrare in studio. E lui sa aiutarmi e contemporaneamente
instaurare un clima che mi mette a mio agio e mi rende prolifico
ed efficace. Prendi Brian Eno, Non so mai davvero perché
è un buon elemento dal momento che non sa suonare. Tutto viene
principalmente dal modo in cui parla. Installa ed esprime i suoi
parametri attraverso le parole, articola dei nuovi metodi ma il
suo modo di comportarsi è banale: questo è davvero interessante.
Cercate bene, il drum'n'bass c'è.
Cercate, c'è
del drum'n'bass...
R&F: Con Tony, hai forse il meglio di due mondi: delle
splendide opportunità artistiche e un suono da far svenire. Non
abbiamo mai pensato di restare un giorno impressionati dal suono
della batteria di David Bowie e questa volta ne è proprio il caso.
DB: Il suono di Heathen è
meraviglioso. Davvero, Tony è un buon partito, potrebbe rendere
felici molte donne (ride).
R&F: Più seriamente, se Sunday è uno tuoi pezzi più
belli, viene spontaneo domandarsi quale radio la passerà.
DB: Nessuna!
Nessuna! Sono persuaso che molti si sono avventati su questo disco
per saper quali pezzi potevano essere un singolo e io dico loro
di non perderci la testa; potrebbe essere che non ce ne siano.
Ma occorre constatare che io non sono un artista da singoli, ma
un artista da album. Qualunque sia la base dei miei fans, sono
sicuro che la pensano nello stesso modo. Spero quindi che qualche
brano passi in radio, che qualcuno le canti a orecchio, perché
so che l'album è abbastanza buono per questo. Penso che se la
gente avrà l'opportunità di ascoltare questo album, rischierà
di piacergli. Come? Non lo so. Conto di mettere degli estratti
delle canzoni su Bowienet, una specie di jukebox che permetterà
di ascoltarne un pezzo e di farsene un'idea.
R&F: Heathen è un disco che si rivela un po' di più a ogni
ascolto. Noi lo ascoltiamo due volte al giorno da un mese e, a
ogni ascolto, i nostri brani preferiti cambiano.
DB: Stupendo.
Perché è lo stesso sentimento che abbiamo avuto mentre lo registravamo.
Ogni brano ha una sua propria forza e si insinua in modo diverso.
Sono immensamente soddisfatto da questo album e adoro gli inediti.
Heathen avrebbe potuto essere molto più lungo ma molti
mi hanno rimproverato la lunghezza di Outside. Sinceramente
penso avessero ragione. L'anno scorso mi sono confezionato una
versione di Outside di 50 minuti, e l'album funziona molto
meglio. Tanto peggio. Mi sono quindi deciso a non oltrepassare
quella durata. Personalmente non amo più gli album troppo lunghi.
R&F: In questi ultimi anni hai sperimentato molto, andando
a toccare il drum'n'bass con Earthling. Questa volta sembrerebbe
che la chitarra, onnipresente nelle tue opere passate, sia tornata.
DB: Cerca bene, c'è in Heathen qualche tocco di
drum'n'bass, anche in Sunday.. Come regola generale, sono
le canzoni che dettano il loro arrangiamento e i musicisti che
le devono difendere. Per esempio, non c'è chitarra nella canzone
Heathen. C'è un sax baritono, un'orchestra strana…
R&F: Si ritrova lo spirito Hansa By The Wall
DB:
Si, certo e un po' il Pet Sound anche: un po' Brian Wilson,
un po' rock'n'roll. Altri brani sono solo chitarra, I've Been
Waiting For You..
R&F: Slow Burn
DB: Oh sì, anche se all'inizio non era prevista. Ma quando
Pete (Townsend degli Who) ha aggiunto la sua parte… ha
suonato talmente bene… Penso sia uno dei migliori assoli che abbia
mai registrato. Ogni nota è profondamente vissuta.
R&F: anche i piccoli errori passano..
DB: Non
ho sentito errori, solo scelte interessanti (ride malizioso).
Dio, chi
sei?
R&F: Heathen presenta almeno due chiare canzoni d'amore. Si
può dire che David Bowie abbia aperto il proprio cuore al suo
pubblico?
DB: Mmmmm,
a quali titoli fai allusione?
R&F: I Would Be Your Slave e I've Been Waiting For
You.
DB: Nel caso di I've Been
Waiting For You si tratta di un sostituto d'emozione perché
è un pezzo di Neil Young che io avrei comunque registrato
anche se avesse parlato di pesce. Il suono e lo stato d'animo
di questo pezzo sono splendidi. Ma sì, potevo appropriami del
testo e sostenere che evocasse la mia nuova relazione amorosa
che dura da dodici anni! Nel caso di I Would Be Your Slave,
in verità si tratta di una preghiera, qualcosa di molto diretto:
" Dio, chi sei? Rivelati ed io crederò in te. Nel frattempo
ho di meglio da fare che attendere che tu ti faccia vivo."
Si tratta quindi di qualche cosa di molto diretto, scritto in
modo molto ambiguo. Quello che ho cercato di fare con Heathen,
è stato di avvicinare i grandi temi trattandoli a un livello molto
umano: volevo a tutti i costi evitare la presunzione e l'enfasi,
il progetto pomposo alla Emerson, Lake & Palmer. Chi siamo?
Dove andiamo? Questo genere qui… Tuttavia sono stato ispirato
in Heathen dalla musica di Richard Strauss. Gli
ultimi quattro lieder che ha composto al termine della sua vita
sono tra i miei brani preferiti di musica classica. Ho sempre
avuto l'ambizione di scrivere qualcosa di quella portata, che
avesse la stessa gravità, la stessa risonanza, e ancor più invecchiando.
Spero di essere più felice di lui ma capisco ciò che ha animato:
quando si è a confronto con il tema della fine, è legittimo sentire
la necessità di attaccarsi alle domande più elementari a proposito
dell'esistenza. Ma mi sono quasi costretto a ridurre i temi di
riflessione e a umanizzarli. E quindi, non mi disturba il fatto
che si consideri I Would Be Your Slave una canzone d'amore.
Perché no, anche se so che parla di ricerca spirituale.
R&F: Come tutto il disco del resto..
DB: Assolutamente
si, tratta della mia ricerca attuale, cose del tutto contemporanee
per me. Non c'è nulla di nostalgico, nessuna nostalgia delle cose
passate. Infatti, sarebbe più un languore rapportarsi a un avvenire
che mi sembra oscuro. Questa cosa mi contraria enormemente. Il
passaggio al 20° secolo è stato un trucco completamente deludente:
tutto qui? Tutta l'eccitazione del 1999 sul passaggio a questo
nuovo secolo meraviglioso.. guardatevi intorno, è spaventoso!
Spaventoso!
R&F: In Francia sappiamo esattamente a cosa ti riferisci (l'intervista
è stata fatta nel mezzo dei due turni elettorali)
DB: Immagino
lo sappiate! E' diabolico. Questo, più il ragazzo che mitraglia
una scuola in Germania, e.. la situazione del Medio-Oriente non
si evolve assolutamente. Non è mai stato peggio di oggi.
R&F: Sei tornato di recente in Inghilterra? Là l'americanizzazione
avanza: uno Starbuck & Coffee a ogni angolo di strada…
DB: Ho
creduto di capire che tutto era buio, spento, estinto. Non si
può che subire questo vento che soffia sull'Occidente terra terra
e insipido. Non ci può elevare al di sopra della propria superficialità:
non c'è alcuna profondità di percezione a livello intellettuale
o spirituale, non c'è che la tristezza della vita quotidiana.
Vien voglia di dire : "Svegliatevi! Come potete essere fieri
di essere così ignoranti? Andatevi a farvi sfottere, non voglio
vivere come un maiale tra gli incolti." Ho trascorso la mi
avita a tentare di imparare, a cercare di comprendere, a essere
curioso. Non vedo più gente curiosa, è terribile. Si ha di che
essere realmente tristi a proposito dei giovani che vengono incitati
a sguazzare nell'assenza della conoscenza. Capisco questo diluvio
di informazioni con cui siamo sempre a confronto e capisco come
ci siamo arrivati: i ragazzi sono talmente inondatati che non
sanno nemmeno da dove iniziare a imparare. Iniziano ad arretrare
e dicono: "Vaffanculo, non voglio sapere nulla." Non voler
sapere o non voler imparare sembra oggi un atteggiamento molto
fico. Ma bisogna trovare ad ogni costo un'interfaccia, un nuovo
modo di educare questi ragazzi, qualcosa che stia tra i giovani
e la conoscenza. E' terribile crescere fra queste.. patate. Ho
scritto una canzone sulla morte di mio padre.
Ho
scritto un brano sulla morte di mio padre.
R&F: Visto che siamo alle catastrofi, pensi che
gli avvenimenti dell'11 settembre abbiano alterato il tuo lavoro
e la registrazione di questo album?
DB: A
priori, l'album era a un tale punto di avanzamento che quegli
avvenimenti non hanno potuto influenzare che sul modo di suonare
sei musicisti presenti nelle sessions. Due giorni dopo l'11 settembre,
abbiamo registrato gli archi e i musicisti non sono potuti arrivare
in treno. Abbiamo quindi organizzato il loro spostamento in bus,
hanno dovuto munirsi di passaporto e hanno trascorso qualche giorno
con noi. Li ho ringraziati di avere fatto quello spostamento e
loro mi hanno detto che era loro necessario lasciare New York
per qualche giorno, il peso dell'ansia era troppo duro da sopportare
in loco. Improvvisamente il nostro piccolo rifugio era diventato
un santuario… sono quindi convinto che il loro modo di suonare
è stato alterato dagli avvenimenti, a livello emozionale almeno.
Il primo giorno, abbiamo registrato I Would Be Your Slave e
certi versi della canzone prendevano subito una strana risonanza.
Eravamo tutti molto colpiti, e i musicisti hanno sicuramente suonato
con più intensità del previsto.
R&F: Heathen sale in potenza come se fosse animato
da rigurgito di ottimismo..
DB: Sì,
verso la fine sì….
R&F: In Everyone Says Hi, inviti qualcuno in difficoltà
a venire a casa tua a mangiare un boccone. Tutto questo non è
molto David Bowie.
DB: Salvo il fatto che è una
canzone sulla morte (divertito e contento del bel colpo).
R&F: Oops, domanda seguente.
DB: No,
avete ragione. Everyone Says Hi viene dall'idea che, da
quando è morto mio padre, mi ricordo con molta precisione che
non riuscivo ad ammettere che non lo avrei più rincontrato. E
da qualche parte nella mia testa, durante tutti questi anni, ho
sempre avuto la sensazione che sarebbe ritornato, che non era
che partito per un viaggio molto lungo. E' così che è venuta questa
canzone, pensando a mio padre e a quanto mi manca.
R&F: La semplicità e l'efficacia delle parole sono sconcertanti.
DB: E'
un tema importante per me ma che non lo volevo avvicinare come
un qualche cosa di enorme.
Oramai, a 26 anni, sei troppo vecchio.
DB: Da
come vanno le cose in questi ultimi diciotto mesi, il mio modo
di imparare come registrare e il peso delle canzoni che scrivo
mi rendono molto ottimista su quello che farò in futuro: può essere
che le cose migliori della mia carriera siano ancora a venire.
In modo molto positivo, ho fretta di vedere quello che farò.
R&F: Tony Visconti dichiara di non averti visto mai
tanto a tuo agio in studio.
DB:
Sì, mi ci trovo bene. E' perfetto. Sembra quasi che io abbia alla
fine imparato come si scrivono le canzoni.
R&F: Le suites di accordi elaborati sono ritornati. Le tue
canzoni più pop non sono mai state molto chiare..
DB: Lo
avverto anche io. Qualunque sia il compositore, autore o pittore,
l'artista si avvicina alle cose a livelli diversi. Il suo lavoro
può essere o un rigurgito o una assimilazione di informazioni.
Il suo rendimento viene messo talvolta a riposo, meno fertile
di quando rigurgita. In questo momento sento veramente di essere
in forma sul piano artistico.
R&F: Anche noi lo sentiamo.
DB: E'
passato molto tempo da quando avevo voglia di suonare integralmente
un album sul palco dal primo all'ultimo pezzo. Del resto, non
ne posso fare a meno a Roseland. Non lo infliggerò al pubblico
tedesco all'interno di un festival (ride) ma sarà geniale
davanti a un pubblico ristretto.
R&F: Conti di realizzare un video? Quali saranno questa
volta i mezzi promozionali?
DB: Sto
lavorando ora con qualcuno su uno dei pezzi, ma non so… Vedremo…
Comunque non ci saranno clip. E poi su quale canale passerà? Nulla
in America, sono troppo vecchio. C'è questa incredibile barriera
dell'età, nella radio e nella televisione. E sei troppo vecchio,
più di 25 anni, non ti è più permesso esistere. Si può contare
solo sul fatto che i fans parlano fra di loro e che solo in questo
modo il disco sarà ascoltato.
R&F: Che pensi di tutte queste nuove correnti musicali, teen-pop,
gansta-rap, nu-metal?
DB: (ride
incredulo) Non ne so nulla. Adoro queste etichette, mia figlia
non tarderà a dirmi che cosa ascoltare… Io gravito oggi attorno
a cose che non sono fondamentalmente differenti da quelle attorno
alle quali ho sempre gravitato. Ho bisogno di un po' di minaccia,
di malessere, di spleen…
R&F: Ti piacciono gruppi come i Radiohead?
DB: Li adoro. Una ottima band.
Mi piacciono molto Grandaddy, i Mouse From Mars
che sono geniali, divertenti, e hanno ripreso l'eredità dei Kraftwerk
ma in modo un po' più surreale. Mi piacerebbe poter dire che mi
piacciono i Mercury Rev ma non ne sono sicuro…
R&F: E gli Air li adori totalmente?
DB: Sì,
li conosco e li adoro: siamo stati alla Virgin insieme. Mi hanno
domandato se sapevo quale canzone mi avevano copiato (risate).
Penso che con il loro nuovo album, abbiamo trovato la loro strada.
R&F: Sarai molto occupato quest'anno. Come pensi di gestire
queste assenze con la tua attività di giovane padre?
DB: Come ben sai, mia figlia
non ha che venti mesi ed è ancora troppo piccola per stare lontana
da casa per lungo tempo. Tristemente ho già vissuto questa situazione
con mio figlio e non voglio ricominciare. Non mi scuserò mai abbastanza
con mio figlio Duncan per non essere stato presente quando
era piccolo; è uno dei rimpianti maggiori della mia vita. Tutto
ciò va dunque ad influenzare il mio lavoro. Mi esporrò con parsimonia,
cercando di non assentarmi troppo a lungo.
R&F: Il motto dell'anno sembra essere "meno uguale più"…
DB:
(ride) Buona definizione. Ci sarà un tempo in cui potrà
venire con me ma, a venti mesi, è troppo piccola. Fra un anno
o due, vedremo. Ho visto dei bambini sulla strada a quella età:
fin quando si riesce a mantenere il senso della famiglia, va bene.Non
sarà ancora a scuola ma abbastanza grande per capire quello che
succede; capirà e resterà con me, confidate in me. E poi il mio
gruppo è meraviglioso, gente super. Sono sicuro che sarà una splendida
esperienza, ma non ora
R&F: Veniamo ora da Downtown e abbiamo notato che in certi
negozi di dischi i tuoi album sono classificati nel reparto establishment.
Che ne pensi?
DB: Mi
sento arrivato (ride). Di che album si tratta?
R&F: Il tuo catalogo, Scary Monsters, Hunky Dory…
DB: Bene,
penso sia il posto giusto!
R&F: C'erano pure i Kraftwerk.
DB: Si, ma c'era Frank Zappa?
E' la sola cosa che voglio sapere…
R&F: No, non l'abbiamo visto.
DB: Allora va tutto bene (si
piega a ridere). Accetto senza problemi una tale classificazione.
Credo sia inevitabile. Ogni nuova ondata si infrange su quella
precedente. Inizio a sentirmi ridicolo.
Inizio a sentirmi
ridicolo.
R&F: David, hai 55 anni, hai registrato il tuo primo disco
nel 1964. Che sguardo dai oggi alla tua incredibile carriera?
E' stato difficile, gradevole, doloroso…?
DB: Sì,
a volte doloroso, a volte la mia straordinaria carriera è stata
piena di momenti formidabili. A volte è stato orribile, a volte
avrei voluto non aver conosciuto tutto questo, e a volte sono
pronto a rivivere la stessa cosa. Per quanto io mi ricordi, ho
sempre voluto imparare a scrivere una canzone, a cantare correttamente,
a conoscere le basi di uno strumento… Comporre, cantare, nient'altro
mi interessava. E se non ci fossi riuscito, il resto sarebbe stato
senza importanza. Avrei potuto fare il lavapiatti o qualsiasi
altra cosa perché l'unica cosa che mi interessava era cantare.
Tuttavia non avevo una reale attitudine per questa cosa, nessun
talento innato: è stato necessario lavorare duramente per imparare
a comporre, a cantare, a mostrarmi sul palco.. Mi sono costretto
a imparare, ho imparato ad avere talento. Veramente! E' stato
duro, ma lo vedete anche voi, è possibile…
R&F: Forse qualche dono…
DB: Non penso ed è qui che voglio
arrivare. E' la ragione per cui le persone che sono nate con del
talento mi meravigliano. So tutto quel che ho fatto per arrivare
a fare ciò che dovevo fare; ho dovuto aprire molti cassetti e
capire queste cose prima di poterle applicare a ciò che volevo
fare. Ho iniziato a essere esitante, a rendermi ridicolo, ho scritto
di stufato di manzo e a poco a poco mi sono migliorato. E' stato
molto interessante: ho davvero imparato ad avere del talento.
R&F: Ai tuoi occhi, chi possiede un talento naturale?
DB: Tutti gli altri (risata
generale).
R&F: Noi inclusi.
DB: Davvero
tanta gente; penso che Mick Jagger a dovuto sgobbare un
po' per questo. Già, ho dovuto imparare a muoversi (ride).
R&F: Hai detto la stessa cosa su Bryan Ferry dieci anni fa…
DB:
Chi lo ha detto? (piegato dalle risate).
R&F: Tu.
DB: Davvero interessante! Mick
ha imparato perché ha trascorso un sacco di tempo dietro le quinte
a guardare Tina Turner e tutti gli altri, a spiare James
Brown. Come me del resto.
R&F: Anche Presley.
DB: Tutti.
Li guardavo senza sosta domandandomi che cosa li rendeva così
speciali, come facevano: fa molto rinascimentale osservare i propri
maestri. E parlando di Ferry, ho visto recentemente i Roxy
Music in concerto e li ho trovati favolosi, superbi. Vado
fuori abbastanza e vedo molti giovani gruppi ma nessuno di loro
è degno di legare le scarpe ai Roxy Music. Senza sforzarsi,
sono così moderni, fuori dal tempo e pieni di talento. Mi sono
detto: merda, sono davvero bravi. Eno manca un po' ma sono
splendidi lo stesso.
R&F: Questa estate Ziggy compirà trent'anni. Avevi
in porto molti progetti di commemorazione, che ne resta oggi?
DB: Avevo
pensato a un film o a una commedia musicale e poi, nel giro di
un mese, mi sono accorto che era tutto inutile. Non posso concepire
il seguito di Ziggy Stardust senza diminuire ciò che è
già stato, impossibile. Ciò scatenerebbe una reazione a catena.
Ho cercato di farci altre cose ma man mano che ci pensavo, scoprivo
che l'idea fosse sempre meno chiara. Ziggy è già enorme
nella testa di tante persone, perché diminuirlo? Mi dispiace,
la bambolina di Ziggy non ci sarà…
R&F: Nemmeno un opera musicale a Broadway?
DB:
Nemmeno Ziggy da Oprah Winfrey (N.d.t: conduttrice di
un talk show americano) (ride).
R&F: Quali sono i tuoi progetti?
DB: Il mio futuro non è che
un immenso punto interrogativo. Dopo i concerti dell'estate, ho
detto a Tony che mi piacerebbe ritornare in studio e se accedesse
sarei molto felice.
R&F: In che cosa credi oggi? Riusciamo a terminare questa
conversazione con una nota di speranza?
DB: Dovremmo,
ce lo possiamo permettere.
R&F: Sono passati cinque anni, tutti dicevano che la Storia
è morta, si supponeva che non sarebbe successo più nulla e oggi
la Storia bussa alla porta: che cosa riusciremo a salvare secondo
te?
DB: Tutte
le profezie sono basate sul passato più immediato. Se provi a
redigere un manoscritto sul futuro, non farai nient'altro che
dare la tua opinione su quello che è appena successo, anche quando
tenti di fare progetti per l'avvenire. Secondo me, per sapere
come sarà il futuro, basta guardare il passato recente. Sarà piuttosto
merdoso. La paura si è insediata e la situazione del Medio-Oriente
resterà la stessa: si sentono oggi commenti uguali a quelli del
1937. Le cose non sono andate avanti di un millimetro. L'antagonismo
tra la Palestina e Israele è atroce. La situazione non potrà mai
sistemarsi, va al di là di tutte le forme di raziocinio e di buon
senso: non c'è che odio da entrambe le parti, nessuna via d'uscita.
E' la condition humaine.
Potete chiamarmi Comandante.
R&F: Ti resta da fare una sola cosa, continuare a scrivere
belle canzoni…
DB: Si,
e alcune su Heathen parlano di questo. E' il tema di A Better
Future, in cui penso ai miei figli. Non smetterò mai di amarli.
Di avere bisogno di loro.
R&F: David, grazie di questa intervista. Visto che sei il
capo della Iso Records, dobbiamo oramai dirti "a presto, sig.
Presidente"?
DB: (ride)
Perché no? In vostro onore avrei dovuto portare la mia decorazione
di Cavaliere delle Arti e delle Lettere (N.d.T.: Bowie è stato
insignito di questa onorificenza dall'Academie Francaise nel 1999).
Ne ho due ora, comandate e cavaliere. Ecco ciò che sono.
R&F: L'abbiamo sempre saputo (risate).
DB: In
generale non do nessuna importanza a questo genere di cose, ma,
quando la Francia mi ha chiesto di farmi Cavaliere, il vostro
Ministro della Cultura ha contattato il mio ufficio: ho risposto
che mi dispiaceva, ma non potevo venire a Parigi. Se desideravamo
offrire la decorazione a qualcun latro, potevano farlo. Ebbene,
me l'hanno mandata per posta! Per posta! Di solito non si fa mai.
|