Everything has changed

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Cari amici e care amiche,

oggi è un giorno speciale per tutti noi che abbiamo condiviso un viaggio lungo un quarto di secolo attraverso la musica e l’arte di un’icona indimenticabile: David Bowie attraverso le “pagine” virtuali di questo sito e attraverso le moltissimi iniziative fisiche che si sono susseguite nel corso degli anni. È con una certa emozione che vi annunciamo la nascita di una veste grafica e di un nuovo dominio per il nostro amato sito, per quel Velvet Goldmine che per tanti anni è stato il punto di riferimento su Bowie in Italia.

Oggi si rinnova e si evolve in David Bowie Italia, disponibile a questo nuovo indirizzo www.davidbowieitalia.it.

Ma, come cantava David, nothing has changed and everything is changed.

DBI Logo PNG 2

La nostra avventura è iniziata 25 anni fa, quando un gruppo di fan italiani, uniti dalla passione per il David, decise di creare uno spazio di incontro e condivisione. Prima fu una fanzine, “Loving the Alien“, poi il sito Velvet Goldmine che divenne ben presto un punto di riferimento per tutti coloro che cercavano notizie, approfondimenti e scambi culturali legati all’universo di Bowie. Abbiamo vissuto insieme l’evoluzione del glam rock, abbiamo condiviso analisi e riflessioni su dischi, concerti, notizie.

Nel corso degli anni, il nostro fan club ha organizzato eventi, iniziative e ha raccolto i contributi di tantissimi fan, creando una comunità vibrante e attiva. Abbiamo tessuto una rete di amicizie e di scambi culturali che ha superato i confini nazionali, unendo gli amanti della musica e dell’arte di Bowie in un abbraccio collettivo che ha resistito al tempo e alle distanze.

Velvet Goldmine è diventato, e rimasto negli anni, quel punto di riferimento italiano su David Bowie. Ha necessariamente dovuto cambiare forma e sostanza per adattarsi all’evoluzione dei tempi; non è più un “fan club” come esistevano negli anni 2000, né ha più un forum, soppiantati negli anni dall’avvento di Facebook e dei social in generale. Ma malgrado questi sconvolgimenti, ancora oggi rimane un sito che raccoglie decine di migliaia di visite mensili.

Oggi, è un sito che offre notizie, analisi e riflessioni su David Bowie e il suo universo. Le celebri traduzioni sono rimaste, negli anni, costantemente aggiornate e revisionate. È ancora un luogo dove i fan possono condividere la propria passione e il proprio amore per l’artista, nonostante l’evoluzione dei tempi e la concorrenza di altre piattaforme online.

Quello spirito originario di condivisione del fan club, si è mantenuto vivo.

Vogliamo ringraziare di cuore tutti i velvetgoldminers che ci hanno sostenuto e seguito con affetto e fedeltà in questi 25 anni. Senza di voi, senza il vostro entusiasmo e la vostra partecipazione, nulla di tutto questo sarebbe stato possibile. Siete stati voi a rendere questo viaggio un’esperienza indimenticabile, e per questo vi siamo eternamente grati.

Il nostro impegno per il futuro è di continuare a essere un punto di riferimento per tutti i fan di David Bowie, di arricchire il nostro sito con nuovi contenuti e di promuovere iniziative che tengano viva la sua eredità artistica. Il cambiamento è sempre stato un elemento chiave nell’arte di Bowie, e noi vogliamo onorare questo principio, evolvendo e adattandoci ai tempi, proprio come lui ci ha insegnato.

Con affetto e riconoscenza … as long as there’s you, as long as there’s me

Daniele e Paola e tutto il team di David Bowie Italia

P.S. Vi invitiamo a visitare il nostro nuovo sito www.davidbowieitalia.it e a continuare a condividere con noi la vostra passione per David Bowie.

AGGIORNAMENTI

Ecco alcuni degli aggiornamenti che abbiamo effettuato sul nuovo sito:

  • Sezione “Bowie in Italia” completamente ridisegnata
  • Sezione “Concerti” completamente ridisegnata con l’aggiunta di ulteriori foto, video e articoli sulle date italiane
  • Sezione “Stampa” completamente ridisegnata, scannerizzazioni articoli rimasterizzate, aggiunti nuovi articoli.
  • Tutte le fotografie della sezione “Bowie in Italia” sono state rimasterizzate
  • Sezione “Traduzioni”: tutte le traduzioni sono state ricontrollate e aggiornate. Ma verranno poi analizzate nuovamente, album per album, con il nostro esperto Marco Michelacci.
  • Sezione “Discografia”: aggiunte le pagine con relative recensioni e informazioni per gli album “In Bertold Brecht’s Baal”, “Bowie at the Beeb”, “Live Santa Monica ’72”, “VH1 Storyteller”, “Blackstar”, “Live Nassau Coliseum 76”, “Cracked Actor (live Los Angeles ’74)”, “Welcome to the Blackout (live London 78)”, “Glastonbury 2000”, “Serious Moonlight (live 83)”, “Glass Spider (live Montreal 87)”, “I’m only Dancing (live Soul Tour ’74)”, “Changesnowbowie”, “Ouvrez Le Chien [Live Dallas 95]”, “No Trendy Réchauffé (Live Birmingham 95)”.

Parecchie sezioni sono ancora in aggiornamento. Abbiate pazienza.

I segreti di Ziggy Stardust: il Cofanetto “Rock ‘n’ Roll Star!” a giugno

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David Bowie Rock 'n' Roll Star box Cofanetto Testata

Bowie continua a vivere attraverso la sua musica e le innumerevoli riscoperte del suo vasto repertorio. La più recente aggiunta a questo patrimonio sarà il cofanetto “Rock ‘n’ Roll Star!”, in uscita il 14 giugno 2024, che promette di essere un viaggio affascinante attraverso l’era di Ziggy Stardust, uno dei personaggi più emblematici e rivoluzionari da lui creati.

David Bowie Rock n Roll Star box cofanetto

Il cofanetto “Rock ‘n’ Roll Star!” raccoglie 5 CD e un Blu-ray che esplorano il percorso di David Bowie da febbraio 1971 fino alla creazione del personaggio di Ziggy Stardust e alla registrazione dell’album del 1972 “The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars“. Questo set deluxe include demo, le registrazioni della prima creazione in studio di David, The Arnold Corns, le prove nell’allora casa di Bowie, Haddon Hall, le sessioni della BBC, i singoli, le esibizioni dal vivo, oltre a outtake e versioni alternative dalle sessioni di registrazione dell’album originale, che sono state missate ex novo dal produttore dell’album, Ken Scott.

Tra i pezzi inediti più interessanti ci saranno una versione alternativa di “Lady Stardust“, una versione inedita di “Shadow Man” e una versione più veloce di “I Can’t Explain” degli Who, che Bowie avrebbe in seguito registrato in una versione più lenta per l’album “Pin Ups“.

I brani dal vivo provengono invece dal concerto di Ziggy and the Spiders del 1° ottobre 1972 al Boston Music Hall. Avrebbe dovuto essere il primo album ufficiale dal vivo di Bowie.

Il concerto di Boston fu infatti registrato per un eventuale album dal vivo, il primo dei tre spettacoli del tour ad essere registrato, insieme a quelli di New York e Los Angeles. Ma l’idea fu successivamente abbandonata. Neanche dieci giorni dopo, Bowie e Mick Ronson stavano già lavorando nello Studio B della RCA a Nashville, per realizzare i mix mono e stereo di “The Jean Genie” per la pubblicazione su singolo. Missarono anche le registrazioni di Boston di “The Supermen“, “Life On Mars?“, “Changes” e “John, I’m Only Dancing“.

Il progetto dell’album dal vivo fu abbandonato quando l’attenzione di Bowie si concentrò su Aladdin Sane, all’inizio del 1973. Tuttavia, le registrazioni di Boston di “The Supermen“, “John, I’m Only Dancing” e “Changes” sono state incluse nel cofanetto “Sound + Vision” del 1989 e tutte e quattro sono state incluse nella ristampa per il 30° anniversario di Aladdin Sane.

Il Blu-ray aggiunge al cofanetto il mix DTS-HD Master Audio 5.1 del 2003, la rimasterizzazione ufficiale del 2012 dell’album originale in versione 96kHz/24bit PCM stereo, “Waiting in the Sky (Before the Starman Came to Earth)” (che verrà pubblicato in vinile per il Record Store Day) insieme a una serie di altre chicche come i singoli, gli outtake e le versioni alternative sempre in formato 96kHz/24 bit PCM stereo.

David Bowie Rock n Roll Star box cofanetto Vinile Half Speed
La versione in vinile Half Speed

Ricordiamo che il disco “Waiting in the Sky (Before the Starman Came to Earth)” è tratto dai nastri dei Trident Studio del 15 dicembre 1971, che presenta un ordine di esecuzione alternativo e quattro canzoni che non sono state inserite nell’album finale.

Rock ‘n’ Roll Star!” includerà anche due libri: il primo è un ricco volume di 112 pagine con note di copertina dettagliate, memorabilia, recensioni e articoli contemporanei, rare fotografie di Barrie Wentzel, Michael Putland, Mick Rock, Sukita e Alec Byrne, insieme a note e interviste inedite con Ken Scott, Mark Carr Pritchett e la collaboratrice di David dell’epoca, Anya Wilson. Ad accompagnare il libro principale c’è una riproduzione riunita in 36 pagine dei taccuini personali di David del periodo di Ziggy Stardust.

La presentazione di tutte queste tracce, edite e inedite, nel contesto del viaggio di Bowie verso Ziggy Stardust fornisce una nuova prospettiva e un valore aggiunto per i fan e i collezionisti. Avevamo già apprezzato questi approfondimenti curati nel dettaglio con i precedenti “episodi” dedicati a Hunky Dory (“Divine Symmetry“), Space Oddity (“Conversation Piece“) e The Man Who Sold the World (“The Width of a Circle“).

Queste raccolte filologiche offrono agli ascoltatori una finestra unica sul processo creativo di Bowie e sull’evoluzione del suo stile musicale durante questo periodo formativo.

Per gli amanti del vinile, sarà pubblicata anche un’edizione di “Rock ‘n’ Roll Star!” di un solo LP Half Speed con le versioni alternative e i mix differenti.

Conclusione

Rock ‘n’ Roll Star!” non è solo un altro cofanetto per collezionisti; è un’immersione profonda nell’era di Ziggy Stardust che offre, sia ai fan di lunga data che ai nuovi ascoltatori, l’opportunità di esplorare il genio di David Bowie in un modo mai visto prima. Con il suo mix di materiale familiare e inedito, questo set promette di essere un’aggiunta essenziale alla discografia di ogni amante della sua musica.

PRIMO SINGOLO

Il primo brano tratto dal cofanetto è “Ziggy Stardust” (Demo) registrato da Bowie con voce e chitarra acustica nel 1971 alla Haddon Hall di Beckenham.

TRACKLIST

  1. So Long 60s (San Francisco Hotel recording) *
  2. Hang On To Yourself (early demo) *
  3. Lady Stardust (demo)
  4. Ziggy Stardust (demo)
  5. Star (Aka Stars) (demo) *
  6. Soul Love (demo and DB spoken notes) *
  7. Starman (demo 1 excerpt) *
  8. Starman (demo 2) *
  9. Moonage Daydream (The Arnold Corns version)
  10. Hang On To Yourself (The Arnold Corns version)
  11. Looking For A Friend (The Arnold Corns version – rough mix) *
  12. Haddon Hall Rehearsals Segue: Ziggy Stardust / Holy Holy / Soul Love *
  13. Star (Aka Stars) (Haddon Hall rehearsal) *
  14. Sweet Head (Haddon Hall rehearsal) *

* INEDITO

Sounds Of The 70s: John Peel

Sessione registrata l’11 gennaio 1972 e trasmessa il 28 gennaio 1972

  1. Ziggy Stardust *
  2. Queen Bitch *
  3. Waiting For The Man *
  4. Lady Stardust *

Sounds Of The 70s: Bob Harris

Sessione registrata il 18 gennaio 1972 e trasmessa il 7 febbraio 1972

  1. Hang On To Yourself
  2. Ziggy Stardust
  3. Queen Bitch
  4. Waiting For The Man
  5. Five Years

Esibizione di prova dell’Old Grey Whistle

Filmato il 7 febbraio 1972 e trasmesso l’8 febbraio 1972 tranne “Oh! You Pretty Things” che fu trasmessa solo nel 1982.

  1. Oh! You Pretty Things (take 1)
  2. Queen Bitch
  3. Five Years

Sounds Of The 70s: John Peel

Sessione registrata il 16 maggio 1972 e trasmessa il 23 maggio 1972

  1. White Light/White Heat
  2. Moonage Daydream
  3. Hang On To Yourself
  4. Suffragette City
  5. Ziggy Stardust

Johnnie Walker Lunchtime Show

Sessione registrata il 22 maggio 1972 e trasmessa dal 5 al 9 giugno 1972

  1. Starman
  2. Space Oddity
  3. Changes
  4. Oh! You Pretty Things

Sounds Of The 70s: Bob Harris

Sessione registrata il 23 maggio 1972 e trasmessa il 19 giugno 1972

  1. Andy Warhol
  2. Lady Stardust
  3. White Light/White Heat
  4. Rock ‘N’ Roll Suicide

Top Of The Pops Performance

Girato il 5 luglio 1972 e trasmesso il 6 luglio 1972

  1. Starman
  1. Round And Round
  2. The Supermen (Ziggy session version)
  3. Holy Holy (Ziggy session version)
  4. Velvet Goldmine (Ziggy session outtake)
  5. Starman (original single mix)
  6. John, I’m Only Dancing (original single version)

Registrato dal vivo al Music Hall di BostonRegistrato il 1° ottobre 1972

  1. The Supermen
  2. Changes
  3. Life On Mars?
  4. My Death *
  5. John, I’m Only Dancing
  1. Looking For A Friend (The Arnold Corns version 2022 mix) *
  2. Hang On To Yourself (early Ziggy session take) *
  3. Star (take 5 alternative version) *
  4. Lady Stardust (take 1 alternative version) *
  5. Shadow Man (Ziggy session version) *
  6. The Supermen (Ziggy session version 2023 Mix) *
  7. Holy Holy (Ziggy session version alternative mix) *
  8. Round And Round (alternative mix)
  9. It’s Gonna Rain Again (Ziggy session outtake) *
  10. Looking For A Friend (Ziggy session version) *
  11. Velvet Goldmine (Ziggy sessions outtake 2022 mix) *
  12. Sweet Head (Ziggy sessions outtake 2022 mix) *
  13. Starman (Top Of The Pops version 2022 mix)
  14. John, I’m Only Dancing (alternative Trident Studios version) *
  15. I Can’t Explain (Trident Studios version) *

Bonus Mix

  1. Moonage Daydream (2003 instrumental mix)
  1. Mix originale dell’album (96khz/24bit Stereo)
  2. MIx 5.1 del 2003 (DTS-HD Master Audio 5.1 – 96khz/24bit)
  3. Versione iniziale dell’album del dicembre 1971 con tracklist diversa (Waiting in the Sky (Before the Starman Came to Earth)) (96khz/24bit PCM stereo)
  4. I singoli (96khz/24bit PCM stereo)
  5. Outtakes e versioni alternative (96khz/24bit PCM stereo)

ROCK ‘N’ ROLL STAR! HALF-SPEED MASTERED LP

Lato A

  1. Hang On To Yourself (early Ziggy session take)
  2. Star (Take 5 alternative version)
  3. Lady Stardust (Take 1 alternative version)
  4. Shadow Man (Ziggy session version)
  5. The Supermen (Ziggy session version 2023 mix)
  6. Holy Holy (Ziggy session version alternative mix)
  7. Round And Round (alternative mix) +

Lato B

  1. Velvet Goldmine (Ziggy sessions outtake 2022 mix)
  2. Looking For A Friend (Ziggy session version)
  3. It’s Gonna Rain Again (Ziggy sessions outtake)
  4. Sweet Head (Ziggy sessions outtake 2022 mix)
  5. Starman (Top Of The Pops version 2022 mix)
  6. John, I’m Only Dancing (alternative Trident Studios version) *
  7. I Can’t Explain (Trident Studios version) +*

Produced by David Bowie and Ken Scott except + Produced by David Bowie

ACQUISTO

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David Bowie: Mixing Memory & Desire, il libro fotografico di Cummins

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David Bowie mixing memory desire cummins testata

Un nuovo volume fotografico dedicato a Bowie ad opera di Kevin Cummins, dal titolo “Mixing Memory & Desire”, è stato pubblicato dall’editore Mitchell Beazley in diverse edizioni.

Kevin Cummins, fotografo britannico di fama internazionale, ha dedicato gran parte della sua carriera a documentare la scena musicale, immortalando alcuni dei più grandi nomi del rock e del punk. Tra questi, David Bowie occupa un posto d’onore, non solo per la sua indiscussa grandezza artistica ma anche per il legame speciale che si è creato tra lui e Cummins. Il libro fotografico “David Bowie: Mixing Memory & Desire” rappresenta un tributo straordinario a questo legame, e offre a noi appassionati un’immersione profonda e spesso intima nell’universo visivo e artistico di Bowie attraverso l’obiettivo di Cummins.

Il Rapporto tra Cummins e Bowie

Kevin Cummins, nato a Manchester nel 1953, è celebre per i suoi ritratti di musicisti come Ian Curtis, The Smiths, Iggy Pop, Bjork, Debbie Harry, Bob Marley, Public Enemy, Patti Smith e Oasis.

Il rapporto tra Kevin Cummins e David Bowie è iniziato nei primi anni ’70, quando un giovane Cummins, allora studente di fotografia, ha avuto l’opportunità di fotografare Bowie nel suo alter ego di Ziggy Stardust. Quell’immagine è ora nella collezione di fotografia del V&A Museum e ha segnato l’inizio della lunga cronaca visiva di Kevin Cummins sulla carriera di David Bowie.

Questo incontro ha segnato l’inizio di una collaborazione e di un’amicizia che si sarebbe protratta per decenni, con Cummins che ha continuato a documentare le varie fasi della carriera di Bowie, catturando non solo i momenti più significati sui palchi di tutto il mondo ma anche quelli più intimi e personali. Ha documentato e immortalato le sue trasformazioni artistiche, dai tempi di Ziggy Stardust fino a quelli di Earthling, passando per i periodi di Berlino, Scary Monsters e Tin Machine.

Il libro e le sue diverse edizione

David Bowie mixing memory desire cummins 1

Il risultato di questo lungo rapporto è raccolto nel libro fotografico “David Bowie: Mixing Memory & Desire“, pubblicato da Cassell nel novembre 2023, con la prefazione di Jeremy Deller, artista vincitore del Turner Prize. Il libro contiene alcune delle migliori ritratti di Bowie mai realizzati, la maggior parte dei quali inediti fino a ora. Si tratta di immagini che mostrano la personalità e la creatività di Bowie, sia sul palco che fuori, sia nei momenti di gloria che in quelli di difficoltà.

Cummins ha dichiarato: “Bowie è stato una delle mie più grandi ispirazioni e una delle mie più grandi sfide come fotografo. Era sempre pronto a sperimentare e a collaborare, ma anche a mettermi alla prova e a sorprendermi. Ho cercato di rendere giustizia alla sua genialità e alla sua umanità con le mie foto, che sono anche un omaggio alla sua memoria e al suo desiderio“.

Il libro è disponibile in diverse edizioni, ognuna delle quali offre un’esperienza diversa. L’edizione speciale, un cofanetto che include 28 immagini di Bowie riprodotte come una collezione di cartoline e presentate in una scatola finemente lavorata. L’edizione standard è rappresentata dal volume, nudo e crudo, con copertina rigida. Per i meno esigenti, è disponibile anche una versione digitale ebook, “sfogliabile” su qualunque reader.

Per coloro che cercano qualcosa di più esclusivo, esiste una prima edizione autografata di 150 copie, che rende il libro un vero e proprio pezzo da collezione. Questa versione comprende:

  • Una copia dell’edizione speciale del libro, con prefazione di Jeremy Deller, firmata a mano da Kevin Cummins.
  • Un ritratto a colori di David Bowie in formato 7×9″ firmato a mano da Kevin Cummins.
  • Il volume è racchiuso in un’elegante custodia in Perspex stampata appositamente.
  • Un certificato di autenticità numerato e firmato a mano da Kevin Cummins.

Galleria

Dove acquistare il libro

Per i fan italiani desiderosi di aggiungere questo volume alla propria collezione o alla propria libreria, il volume è disponibile per l’acquisto online su Amazon.it, sia in formato cartaceo 26 x 20 cm, al prezzo di circa 38 euro per 256 pagine sia in digitale a cirvca 24 euro. Per chi è interessato all’edizione più rara e collezionabile, come la prima edizione autografata o la edizione speciale, si consiglia il sito della casa editrice che lo vende a 495 sterline (circa 455 euro).

Waiting in the Sky: un viaggio nel Cuore di Ziggy Stardust

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David Bowie Waiting in the Sky testata

Il 20 aprile, in occasione del Record Store Day, la Parlophone pubblicherà il vinile “Waiting in the Sky (Before the Starman Came to Earth)”, ovvero la primissima versione dell’album “The Rise and fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars” prima che prendesse la sua forma definitiva.

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Nel vasto universo musicale di David Bowie, poche delle sue maschere brillano tanto intensamente quanto quella di Ziggy Stardust, l’androginico messaggero spaziale che ha catturato la nostra immaginazione (anzi, quella collettiva) nel 1972. Con l’annuncio di “Waiting in the Sky (Before the Starman Came to Earth)“, previsto per il Record Store Day del 20 aprile 2024, noi fan potremo intraprendere un viaggio nel tempo verso le sue origini. L’album in edizione limitata, tratto dai nastri stereo originali di Trident Studios della registrazione del 15 dicembre 1971, offre uno squarcio nella tela della genesi di uno degli album più amati del nostro: “The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars“.

Waiting in the Sky” si distingue per una scaletta che diverge significativamente dall’album definitivo che conosciamo e amiamo. Al posto di “Starman“, troviamo “Round and Round“, una cover di Chuck Berry, e “Amsterdam” di Jacques Brel, che chiude il lato A. Il lato B presenta due dei brani del periodo più amato da noi appassionati e che non trovarono posto sulla versione finale dell’album: “Holy Holy” e “Velvet Goldmine“. Queste differenze non sono solo una curiosità per i collezionisti; rappresentano una finestra sul processo creativo di Bowie e sulle decisioni che hanno plasmato Ziggy Stardust.

Non è quindi una raccolta di tracce scartate, ma un invito a esplorarne le radici; e offre una nuova prospettiva su come Bowie, insieme ai suoi fedeli Spiders from Mars, abbia sperimentato e rifinito la visione che avrebbe definitivamente lanciato la sua carriera verso lo stardom globale.

LE TRACCE

Come dicevamo, la tracklist di “Waiting in the Sky” differisce da quella di “Ziggy Stardust”, con quattro canzoni che non sono state incluse nell’album finale.

La presenza di “Round and Round” al posto di “Starman” è particolarmente significativa. “Starman” è diventata una delle canzoni più conosciute e rappresentative di Bowie, un inno che ha contribuito a definire l’era glam rock e a cementare la figura di Ziggy Stardust nella cultura popolare. La sostituzione con una cover di Chuck Berry suggerisce un Bowie ancora radicato nel rock’n’roll classico, prima di spostarsi verso il suono più ‘futuristico’ e originale che caratterizza “Starman“. “Amsterdam“, la cover di Jacques Brel, mostra il lato più teatrale e drammatico che però si richiama a un gusto che torna ai primi anni formativi di Bowie, allontanandosi dall’immaginario di Ziggy Stardust. Questa traccia è in contrasto maggiore con il materiale più orientato al rock glam di “Ziggy Stardust”, sebbene poi in tour avrebbe eseguito magistralmente “My Death“, sembre di Brel.

Holy Holy” è una nuova incisione con i The Spiders del brano del 1971. Durante il 1971, Bowie pubblicò “Holy Holy” come singolo, mentre contemporaneamente lavorava all’album “Hunky Dory“. Questo brano rappresenta un momento significativo nella carriera di Bowie, in quanto mostra la sua capacità di sperimentare con diversi stili musicali e di creare musica che sfidava le convenzioni dell’epoca. Accompagnata, sul lato B, da “Black Country Rock”, non fu inclusa nell’album “The Man Who Sold the World” nè, appunto, su “Ziggy Stardust“. Alla fine la versione qui presente uscì nel 1974 come lato B di “Diamond Dogs“.

Velvet Goldmine” è considerata da molti un classica perduto dell’era Ziggy, una traccia che Bowie stesso ha spesso menzionato nei suoi appunti e interviste.

L’impatto culturale di queste differenze è notevole. “Waiting in the Sky” è una visione alternativa dell’album che ha definito un’era, mostrando come le scelte creative possono alterare radicalmente la direzione di un progetto artistico. Per i musicologi e i fan accaniti, queste tracce rappresentano una sorta di “what if” storico, permettendo loro di speculare su come sarebbe potuta essere la ricezione di “Ziggy Stardust”. Sembrerebbe proprio che la Parlophone abbia deciso di dedicare una nuova serie di pubblicazione a questi ipotetici “What If”, come era stato fatto precedentemente con “Hunky Dory” e la sua versione iniziale “Divine Simmetry“.

Riassumendo:

  1. “Round and Round”: Al posto di Starman, uno dei brani registrati nel febbraio 1972, troviamo questa cover di Chuck Berry. Il brano fu successivamente pubblicato come lato B del singolo Drive-In Saturday nel 1973.
  2. “Amsterdam”: Inizialmente prevista come chiusura del lato A, questa versione di Jacques Brel è stata poi utilizzata come lato B del singolo Sorrow nel 1973.
  3. “Holy Holy”: Uno degli outtake favoriti dai fan. Questa versione con gli The Spiders è stata pubblicata come lato B del singolo Diamond Dogs nel 1974.
  4. “Velvet Goldmine”: Un classico perduto dell’era Ziggy, Bowie lo definiva spesso “He’s A Goldmine” o “She’s A Goldmine”. Registrato durante le sessioni di Ziggy, è stato rilasciato solo nel 1975, insieme alla versione ri-registrata di Space Oddity.

TRACKLIST

Lato A:

  1. Five Years
  2. Soul Love
  3. Moonage Daydream
  4. Round And Round
  5. Amsterdam

Lato B:

  1. Hang On To Yourself
  2. Ziggy Stardust
  3. Velvet Goldmine
  4. Holy Holy
  5. Star
  6. Lady Stardust

COPERTINA E PRODUZIONE

David Bowie Waiting in the Sky 3

La produzione di “Waiting in the Sky” merita una menzione speciale. L’album è stato inciso su un tornio Neumann VMS80 personalizzato, utilizzando i master originali restaurati a 192kHz, senza alcuna elaborazione aggiuntiva. Questo approccio dovrebbe garantire all’ascoltatore un sound quanto più vicino possibile alla musica come è stata originariamente registrata.

La copertina di “Waiting in the Sky” è uno scatto di Brian Ward che immortala una delle primissime versioni del personaggio di Ziggy Stardust: i capelli non sono ancora quel rosso ‘pel di carota’ che tutti conosciamo. Le due facce interne delle buste del vinile sono le ante dei due scatoloni delle registrazioni agli Trident Studios.

VALE LA PENA?

Come per il precedente capitolo della serie (da noi ribattezzata) “what if”, “Divine Simmetry“, si tratta di un discorso del tutto personale. E’ superfluo: quanto contenuto in questo disco, sarà presente nel cofanetto “Rock n Roll Star!” in uscita a giugno. Se siete dei collezionisti la risposta è scontata. Se siete dei fan di lunga data, troverete queste pubblicazioni una riproposizione di materiale già noto e di cui siete già in possesso sotto altre (spesso innumerevoli) forme. Potrebbe però risultarvi interessante avere questo materiale raccolto in maniera più organica e tematica su un disco. Si tratta comunque di una pubblicazione del tutto superflua, relegata al mercato di appassionati del vinile che è il Record Store Day. Per i neofiti vale lo stesso discorso: se non siete collezionisti, potrete tranquillamente accontentarvi della versione digitale che siamo sicuri uscirà subito dopo.

ACQUISTO

Come tutte le pubblicazioni del Record Store Day, saranno distribuite nei negozi fisici e successivamente si riuscirà ad acquistarle online tramite i negozi che li metteranno a disposizione. Sarà stampato in 18.000 copie e il costo dovrebbe essere, come sempre, di 30/35 euro.

Diamond Dogs: vinile Half Speed e Picture Disc per i 50 anni

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Diamond Dogs 50 Half Speed Picture Disc vinile testata 2

Il 24 maggio 2024, a cinquant’anni dalla sua prima apparizione sul palcoscenico musicale, “Diamond Dogs” si appresta a celebrare il suo anniversario d’oro con una doppia uscita in vinile: Half Speed e Picture Disc.

Diamond Dogs” è un album che ha segnato un punto di svolta nella carriera di Bowie, un lavoro che si distacca dal glam rock per avvicinarsi a sonorità più oscure e sperimentali. L’opera si ispira al romanzo “1984” di George Orwell e presenta un panorama post-apocalittico, con Bowie che si trasforma nel personaggio di Halloween Jack, un anti-eroe in un mondo in rovina. La copertina dell’album, che raffigura Bowie come una sorta di chimera uomo-cane, è divenuta iconica quanto la musica contenuta nel disco.

Le nuove edizioni per il 50° anniversario

David Bowie Diamond Dogs Terry O'Neill Cane

Diamond Dogs” viene riproposto in due edizioni limitate: una in vinile Half Speed Master e una Picture Disc. Entrambe le edizioni sono state realizzate a partire dai master originali restaurati a 192kHz, senza alcun processo aggiuntivo durante il trasferimento.

La tecnica del Half Speed Mastering, utilizzata per queste edizioni, consiste nel tagliare i lacquer a metà della velocità normale, migliorando così la risposta delle alte frequenze e rendendo più semplice l’incisione di suoni che altrimenti sarebbero difficili da riprodurre. Questo processo, che espande la gamma di suoni incisi sul disco, è particolarmente adatto per la musica ricca di dettagli e strumentazione.

Il vinile Half Speed Master è stato inciso su un tornio Neumann VMS80 personalizzato, con elettronica completamente rinnovata, garantendo così un’esperienza d’ascolto superiore. Il Picture Disc è, come sempre, un oggetto da collezione che viene acquistato più per essere appeso o guardato, che per essere suonato. Il trattamento della superficie per riprodurre la grafica va infatti a scapito della qualità sonora. Ma le tecniche hanno fatto passi da gigante e anche la qualità dei Picture Disc è migliorata. Per questo, questa versione è stata pressata dallo stesso master dell’Half Speed e promette di mantenere un’elevata qualità audio.

Vale la pena?

Come per tutte queste ristampe ed edizioni celebrative, si tratta di materiale perlopiù superfluo per i fan che già possiedono un’edizione del disco. Per i neofiti, certamente tra l’acquisto di una ristampa normale e una Half Speed, suggeriamo la seconda per la migliore resa sonora. A patto che si possegga un impianto audio di ottima qualità che possa far risaltare le differenze: in caso contrario non ne noterete. Il picture disc è per i collezionisti: in questo caso la qualità audio non c’entra nulla.

Il costo di queste edizioni è però sempre sproporzionato: circa 43 euro per l’Half Speed e 44 per il Picture Disc. Quindi, se non rientrate nei casi descritti sopra, avvicinarsi a queste ristampe non vale la pena.

Tracklist

Lato A:

  1. Future Legend – 1:05
  2. Diamond Dogs – 5:56
  3. Sweet Thing – 3:39
  4. Candidate – 2:40
  5. Sweet Thing (Reprise) – 2:31
  6. Rebel Rebel – 4:30

Lato B:

  1. Rock ‘n’ Roll with Me – 4:00
  2. We Are the Dead – 4:58
  3. 1984 – 3:27
  4. Big Brother – 3:21
  5. Chant of the Ever Circling Skeletal Family – 2:00

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Entrambe le edizioni sono già in preordine su Amazon ai seguenti link. Oppure li potrete acquistare direttamente dal vostro spacciatore di musica preferito.

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Rue David Bowie: Parigi dedica una strada a Bowie

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Rue David Bowie testata
Rue David Bowie 3

In un atto senza precedenti, la città di Parigi ha deciso di eternare l’eredità di David Bowie attraverso una dedica stradale: la “Rue David Bowie”. Un tributo frutto di un lungo processo di riflessione e consultazione, che ha coinvolto appassionati, figure culturali e l’amministrazione municipale della capitale francese.

La decisione di dedicare una strada a David Bowie è nata dal desiderio di onorare un artista che ha trasceso le barriere musicali, influenzando molte generazioni con la sua originalità e il suo spirito innovativo. Tutto è iniziato con un movimento spontaneo di fan che, fin dalla scomparsa di Bowie nel 2016, hanno cercato modi significativi per commemorare il loro eroe musicale. Una petizione online ha rapidamente raccolto migliaia di firme, dimostrando il desiderio diffuso di onorare l’artista in maniera tangibile e duratura.

L’amministrazione comunale ha accolto con favore l’iniziativa popolare, riconoscendo l’importanza di Bowie nel panorama culturale non solo della musica, ma dell’intera espressione artistica. Sono stati condotti incontri con rappresentanti della comunità artistica locale, musicisti e figure culturali per discutere della fattibilità e della forma che questa dedica avrebbe dovuto assumere.

Rue David Bowie 7 paris
David a Parigi, 1977

Dopo mesi di consultazioni e discussioni, la decisione di dedicare una strada a Bowie è stata presa all’unanimità dal consiglio comunale. La scelta di posizionare la “Rue David Bowie” tra i quartieri storici di Montmartre e Saint-Germain-des-Prés è stata accuratamente ponderata per garantire una collocazione significativa e facilmente accessibile per i visitatori.

La cerimonia di inaugurazione, tenutasi di fronte a una folla emozionata, è stata arricchita da contributi musicali di artisti locali che hanno eseguito brani celebri di Bowie. Durante il discorso inaugurale, la sindaca Anne Hidalgo ha sottolineato l’importanza di questa dedica nel preservare e celebrare la diversità culturale attraverso il riconoscimento di figure iconiche come David Bowie.

La “Rue David Bowie” non è solo una strada, ma un percorso che ne celebra la carriera straordinaria: sono stati infatti installati dei pannelli informativi che narrano la sua storia, e che permetteranno ai visitatori di immergersi nella sua vita e nelle sue opere.

Questa dedica non solo è un tributo a un’icona musicale, ma anche un impegno per la promozione della creatività e dell’innovazione nel tessuto culturale parigino. La mostra temporanea nelle vicinanze, che espone cimeli e fotografie della carriera di Bowie, è un ulteriore passo per garantire che la sua figura continui a ispirare le future generazioni.

La strada è diventata un simbolo tangibile della gratitudine di Parigi nei confronti di un artista senza tempo. Attraverso questo gesto, la città delle luci si unisce al coro globale che celebra David

GALLERIA

DOve si trova Rue David Bowie

“My David Bowie”: un nuovo libro di interviste e recensioni

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My David Bowie Stefano Bianchi Alessandro Curadi Testata

“My David Bowie” di Stefano Bianchi, un nuovo libro su David Bowie, è appena uscito per l’editore Massimo Soncini.

Il panorama bibliografico su David Bowie è congestionato dalle pubblicazioni, e le librerie dei fan hanno ormai esaurito lo spazio disponibile per accogliere nuovi volumi sul proprio beniamino.

Ma se a parlare è proprio David Bowie, magari un angolino lo si trova. Perché “My David Bowie” è il risultato di 15 anni di incontri e conversazioni tra il giornalista e David. Il percorso di Stefano Bianchi nella stesura del libro è descritto come un viaggio meditato nel tempo, culminato dalla necessità di elaborare il lutto dopo la scomparsa di Bowie nel 2016. Le musicassette delle interviste, conservate come reliquie, sono finalmente venute alla luce per questo libro, che riflette un’epoca musicale unica attraverso gli occhi di chi l’ha vissuta da vicino.

Il tentativo, a detta dell’autore, è quello di esplorare le intricate metamorfosi dell’artista attraverso interviste, conferenze stampa e articoli giornalistici. D’altronde Stefano Bianchi è giornalista attivo dal 1986. Ha lavorato come redattore presso Tutto Musica & Spettacolo dal 1984 al 1997. La sua carriera come critico musicale include collaborazioni con diverse testate, tra cui Buscadero, Musica & Dischi, Max, e molte altre. Bianchi ha pubblicato diversi libri nel corso degli anni, concentrati su artisti come i Guns N’ Roses e John Cale. E ha già pubblicato su Bowie il precedente “Forever and ever“.

Insomma, una penna che sa scrivere.

Ad aprire il libro con un’introduzione è Ivan Cattaneo, cantante pop degli settanta e ottanta, che ha condiviso con Bianchi la sua passione: “Quante volte con Stefano abbiamo parlato di David Bowie. Incontrato nei Seventies (io) e negli Eighties (lui). Fino a coglierlo insieme in tutta la sua iconicità, nel 2015 a Parigi, nella mostra kolossal intitolata Bowie is ”.

Il giornalista e critico musicale Paolo Bertazzoni, sempre all’inizio del libro, riflette: “Il David Bowie intervistato da Stefano Bianchi: l’uomo che nel 1997 disserta di equilibrio, serenità e sinestesia, ma anche il lead vocalist che preferisce stare in disparte quando è con i Tin Machine, nel 1991”.

Bianchi divide da anni la sua attività tra critica musicale e arte. Naturalmente, l’attenzione è rivolta anche alla cura iconografica di “My David Bowie“. Copertine autografate dei CD, biglietti dei concerti, tour program, e opere di artisti come Edo Bertoglio, Ivan Cattaneo e altri, contribuiscono a dipingere un ritratto visivo del Duca Bianco.

Ma non è solo a Bowie a parlare attraverso le interviste. Il libro attinge infatti anche alle testimonianze di coloro che con lui hanno collaborato in maniera più stretta nel corso degli anni, e che condividono riflessioni sulla propria esperienza e sull’impatto duraturo dell’artista. Qualche scorcio: Tony Visconti «Senza David Bowie vivremmo in un mondo più grigio. Ha dipinto la sua musica con colori straordinari. E alcuni di quei colori li ha inventati»; il pianista Mike Garson «Bowie è stato un fantastico “casting director”. Sapeva scegliere con cognizione i musicisti adatti alla musica del momento»; il chitarrista Reeves Gabriels «Tutto quello che ho fatto è stato far notare a David che poteva tornare a seguire il suo cuore…»; il batterista Hunt Sales «Stanno realizzando Barbie e sneakers. Ormai è la David Bowie Incorporated. E la trovo insapore»; il sassofonista Donny McCaslin «Continuano a ispirarmi la generosità del suo spirito, l’impegno a realizzare la sua visione artistica senza compromessi»; la cantante Cherry Vanilla «Continuano a ispirarmi la generosità del suo spirito, l’impegno a realizzare la sua visione artistica senza compromessi».

My David Bowie” si presenta anche come una guida all’ascolto, abbracciando l’intera discografia del Duca Bianco, comprese le rarità. Il libro scandisce le trasformazioni musicali di Bowie attraverso le interviste ma anche attraverso le recensioni che Bianchi ha scritto all’uscita dei vari album.

Più di ogni altra cosa, è però un atto di amore di Bianchi verso un artista che tanto ha ammirato e che è racchiuso in quel “My” del titolo. E nelle parole della moglie Eleonora che, appresa la notizia della scomparsa di Bowie al telefono, riesce solo a dire: “e adesso come faccio a dirlo a Stefano?”.

ACQUISTO

Il libro, disponibile al prezzo di €24,00, conta 192 pagine e presenta un formato di cm. 24 x 24 con legatura in brossura. Può essere acquistato in libreria e sui consueti store online: IBS, Mondadori Store e ovviamente Amazon.

“Looking for Bowie”: nuovo libro Arcana dal 27 ottobre

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Looking for Bowie Tonolli Arcana Libro Testata

“Looking for Bowie”, un nuovo volume della Arcana dedicato a David Bowie ad opera di Matteo Tonolli, uscirà in libreria il 27 ottobre.

Looking for Bowie Tonolli Arcana Libro 4

Esce il 27 ottobre un nuovo volume dedicato a David Bowie, anche questo targato Arcana, a opera di un appassionato che abbiamo imparato a conoscere anche sulle pagine di questo sito: Matteo Tonolli. Matteo, che per quanto riguarda Bowie può vantare una lunga serie di interviste, recensioni e articoli su numerose testate, ama definirsi ancora oggi un “debuttante assoluto”. Il libro “Looking for Bowie” (sottotitolo: L’uomo e le sue maschere“) aggiunge ulteriori spunti alla complessità di questo artista poliedrico. Con 360 pagine ricche di interviste esclusive e approfondimenti, il libro è una preziosa risorsa per tutti coloro che desiderano approfondire le mille sfaccettature di un artista che non si smetterebbe mai di studiare.

Attraverso conversazioni con una vasta gamma di collaboratori, che includono musicisti, pittori, fotografi, grafici e molti altri, l’autore offre una panoramica completa sull’approccio di Bowie alla musica e all’arte visuale, al cuore pulsante di Bowie.

Emerge chiaramente la sua dedizione nell’integrare la propria creatività musicale con una straordinaria ricerca dell’immagine e una scrupolosa attenzione ai dettagli. Approccio che ne ha caratterizzato la carriera durante gli ultimi tre decenni del Novecento e ha fatto da pietra miliare per l’inizio del nuovo millennio.

Una delle caratteristiche di “Looking for Bowie” è il suo ampio respiro cronologico, che copre l’intero curricolo di Bowie. Gli intervistati concedono ricordi, rivelazioni e aneddoti che svelano il lato più umano, l’uomo dietro il mito.

Looking for Bowie Tonolli Arcana Libro 2 Kent
@ Greg Gorman

Tra gli intervistati Masayoshi Sukita, il fotografo giapponese che ha scattato la celebre copertina di Heroes, Candy Clark, l’attrice che ha recitato con Bowie nel film “L’uomo che cadde sulla Terra“, Edward Bell, il grafico che ha disegnato le copertine di “Scary Monsters” e “Tin Machine“, Antonín Kratochvíl, il fotoreporter che ha documentato il viaggio di Bowie in Somalia per Amnesty International, Terry O’Neill, il leggendario fotografo britannico che ha catturato Bowie in molte fasi della sua carriera, e Denis O’Regan, fotografo ufficiale del tour “Serious Moonlight“.

Looking for Bowie” non è solo un’opera incentrata sul passato, ma abbraccia anche il presente. Matteo Tonolli offre anche una serie di recensioni a volumi usciti negli ultimi anni, offrendoci uno sguardo sulla recente editoria dedicata a David Bowie.

Il volume, sebbene accompagnato da una splendida foto concessa da Andrew Kent, non include inserti fotografici all’interno.

Looking for Bowie Tonolli Arcana Libro 3

ACQUISTO

Con un prezzo accessibile di € 19,50 euro per 360 pagine, è un ulteriore interessante tassello che va ad aggiungersi alla letteratura sul nostro David. Sarà acquistabile in tutte le librerie fisiche e non a partire dal 27 ottobre e, naturalmente, su Amazon in preordino.

ESTRATTI

Vi proponiamo alcuni estratti dal libro “Looking for Bowie. L’uomo e le sue maschere” di Matteo Tonolli, per gentile concessione di Arcana edizioni.

ESTRATTO 1: Louanne Richards / Sessione fotografica a Haddon Hall (1971)

Quale fu l’approccio di Bowie per la sessione?

Ricordo che fui io a suggergli dove posizionarsi, sedersi o girare la testa, se guardare l’obiettivo, da un’altra parte oppure nella medesima direzione. Divenne ben presto chiaro che avesse un talento istintivo con la fotocamera. Era in grado allo stesso tempo sia di rilassarsi che concentrarsi. Avvertii la sensazione che stesse ‘orchestrando’ la sessione fotografica ad un certo livello e davvero quello che realizzai fu poco più che guardare come la luce cadesse sui suoi lineamenti. Aveva questo curioso mix di intensità, bellezza e inconoscibilità.

Nelle sue note al recente box Divine Symmetry ha rivelato che fu molto amichevole e intrigante. In che senso?

Rimasi sorpresa dal fatto che fosse così disponibile. Aveva uno fascino disinvolto che però probabilmente nascondeva una riservatezza più profonda. Sentii che aveva una integrità di spirito, una forza interiore che era inviolabile, impossibile da scalfire.

Quante foto realizzò in quell’unico pomeriggio di lavoro con lui, proprio nel periodo in cui registrava le tracce di Ziggy Stardust?

Scattai tre rullini da pellicola di 35mm. In totale circa 100 pose. Il primo era focalizzato sull’ambiente di Haddon Hall e mostrava la David con Angie e il figlioletto Zowie in prossimità della grande scalinata, vicino a degli strani pupazzi. Il secondo era in parte dedicato a David e in parte ancora agli altri componenti della sua famiglia. Il terzo rullino è il più interessante con ritratti in esterno a David da solo. Quelle sono le immagini migliori, con qualcosa che inizia a vibrare tra lui, la luce e l’obiettivo.

Cosa pensò quando divenne famoso? Prima con Ziggy, poi come cantante soul, un crooner berlinese, quindi una pop star con Let’s Dance e via di seguito… lo rivide ancora?

Sfortunatamente mai più. Mi sono progressivamente interessata all’originalità della sua musica e all’ampia portata delle influenze che stimolavano la sua creatività. Negli anni ’60 conoscevo il regista Nicolas Roeg e fui intrigata dal fatto che lo avesse reclutato per The Man Who Fell to Earth. Seppi successivamente che era un periodo difficile nella vita di Bowie. Suppongo che Roeg e David abbiano avuto delle conversazioni interessanti!

Se avesse la possibilità di tornare indietro a quel giorno farebbe lo shooting allo stesso modo o cambierebbe qualcosa?

Probabilmente no. Quella sessione aveva una precisa traiettoria che ha avuto senso sia per David che per me stessa. Ci fu una silenziosa ma reciproca comprensione di come dovesse essere svolta.

ESTRATTO 2: Terry O’Neill / Sessioni fotografiche dentro e fuori gli studi nel corso degli anni ’70

Cosa prova quando guarda le immagini di David, scattate tanto tempo fa?

Ricordo ogni cosa della sessione al Marquee per il 1980 Floor Show. David fu assolutamente professionale e si esibì numerose volte per ogni singola canzone, in modo che le riprese fossero perfette. Ora però, riguardando specialmente il mio libro, mi rendo conto che ci sono molte foto che non vedevo da decenni. Nuovi provini, immagini che non avevo mai stampato prima. Sfogliandolo, mi sento come se fossi ancora là. Tecnicamente invece, quando guardo gli scatti di Diamond Dogs mi viene da ridere perché è stato completamente fortuito. Avevamo questo gigantesco cane vicino a David e quando il flash scattava il cane saltava. Ogni persona all’interno dello studio trasaliva spaventata e io mi nascondevo dietro l’obiettivo. David invece non muoveva un singolo muscolo.

Gli scatti di Bowie con Elizabeth Taylor sono strabilianti. È risaputo che lui arrivò in forte ritardo e forse lattrice si innervosì. Eppure guardando le foto si intravede una buona complicità tra i due. Elizabeth stava recitando?

Non credo. Elizabeth Taylor è stata una delle persone più belle, attraenti e fascinose che io abbia mai incontrato. Lei aveva davvero il desiderio di incontrare David – e aveva suggerito che lui partecipasse ad alcuni film nei quali stava lavorando. Quando alla fine Bowie arrivò, lei prese il controllo completo della photo session – dicendogli dove e come posizionarsi, scambiandosi con lui il cappello – è stata totalmente professionale e conosceva meglio di chiunque altro come lavorare davanti ad un obiettivo.

Ha definito Bowie con termini quali curioso”, talentuoso” “un uomo di gran classe”. Ci sono altri aspetti privati di lui che potrebbe fare conoscere ai suoi fan?

Non credo, ma posso dire che era una persona molto generosa, soprattutto nei confronti del proprio tempo. Non l’ho mai visto essere ‘avaro’ con nessuno, nel senso che dedicava sempre attenzione e tempo nei confronti, specialmente, dei fan. Lo si può notare in alcune immagini che ho scattato a lui sul palco – prima che posizionassero quell’enorme divario tra il pubblico e lo stage – David continuava a piegarsi in direzione dei fan, firmando autografi e toccando mani. Queste cose non succedono più ormai.

Qual’è la mascherache preferisce di Bowie?

I miei scatti preferiti credo siano quelli che mi hanno dato l’opportunità di fotografare David, non David Bowie. Le immagini che fui in grado di realizzare di lui con Elizabeth Taylor o William Burroughs, mostrano semplicemente David con coloro che lui ammirava. Ho anche realizzato alcuni scatti della sua partecipazione alla festa per il cinquantesimo compleanno di Peter Seller, a Los Angeles. David era là con Joe Cocker, Ronnie Woods, Bill Wyman e Keith Moon – e iniziarono a suonare assieme. David suonò il sassofono. Fu fantastico!

ESTRATTO 3: Greg Gorman / Sessioni fotografiche in studio nel corso degli anni ’80

Nelle vostre collaborazioni del 1983 e del 1984 lei fotografò tantissimo Bowie, che compariva con un sacco di cambi d’abito…

David si rendeva conto dell’importanza della pubblicità. Voleva fare spesso queste sedute fotografiche perché si divertiva ma era anche altrettanto consapevole di quanto i media fossero essenziali, ancor prima dell’avvento dei social. Nel caso che avesse un disco da pubblicare oppure un altro progetto da promuovere, proprio come le sessioni che realizzammo assieme. Ad esempio la copertina di Let’s Dance o le foto promozionali per Tonight.

Quanto poteva durare una seduta?

Quella del 1987 per Never Let Me Down andò avanti per tre, lunghi, giorni interi. Dalla mattina fino alla sera, quando era ora di andare a cena. David prese per buone circa sei o sette immagini al giorno. Naturalmente c’erano dei cambi completi di abiti, background, set, posture, atteggiamento… L’idea era quella di dare una serie di foto diverse per ogni magazine e giornale: The Times, Newsweek… nello stile della loro testata, anche l’immagine da affidare alle loro copertine. Tutto questo David lo gestiva con la propria compagnia, la Isolar.

Dalle foto per Tonight, una diventò la copertina dell’omonimo singolo, ma le altre sono piuttosto interessanti perché meno conosciute dai fan.

Sì, quella volta eravamo a Londra e fu meraviglioso lavorare ancora assieme. Lo stilista Steven Sprouse mi aveva mandato un pacco zeppo di vestiti della sua ultima collezione dell’epoca. David li indossò tutti con entusiasmo, si trattava di favolosi outfit e facemmo delle foto grandiose.

Ha visto la David Bowie Is exhibition?

Sì, l’ho visitata più di una volta in America. La prima è stata a Toronto. Una mostra molto interessante, anche se non ho visto molto del mio lavoro all’interno. Forse perché non sono molto vicino alle case di produzione musicale ormai. Ho frequentato spesso e da vicino per molti anni David, avevamo un ottimo rapporto, ci siamo divertiti e abbiamo realizzato diversi lavori interessanti insieme. Invece non ero particolarmente a mio agio con la sua assistente storica, Coco Schwab. Era strana. Una persona difficile. Non le piacevo. Al diavolo!

ESTRATTO 4: Stephen Finer / Collaborazione di natura pittorica intorno alla metà degli anni ’90

Il suo più famoso dipinto è senz’altro quello intitolato semplicemente David Bowie, esposto nella stanza numero 28, al secondo piano della National Portrait Gallery. Come è stato possibile che il museo l’abbia acquista prima del cantante?

Non fui coinvolto nella compravendita. Mi venne detto che David voleva acquistarlo ma naturalmente era contento che la National Portrait Gallery lo comprasse per la sua collezione. In seguito, parlando con un curatore del museo, lui definì la mia opera come un “dipinto meraviglioso”.

Lei non ha solo realizzarlo quadri su Bowie, gli ha anche scattato diverse Polaroid…

In totale gli ho fatto circa 40 foto. Alcuni di David da solo, altre insieme con Iman e ancora altre solo di lei, alcune in cui era nuda. La maggior parte non sono state pubblicate. David e Iman le videro e lui ne chiese una per poterci lavorare sopra, aggiungendo che si sarebbe assicurato che il copyright rimanesse mio.

Vide Bowie anche in azione sul palco?

Sono andato a vederlo durante l’Outside Tour, venerdì 17 novembre del 1995 alla Wembley Arena. Ho ancora il biglietto di quel concerto. All’epoca avevo già completato alcune dei miei dipinti di David e Iman.

In un video che negli ultimi anni Iman ha girato per Vogue dentro la loro casa di Catskills, è possibile scorgere alcune delle sue opere appese alle pareti. Crede che Bowie fosse attratto dalla sua tecnica o da altro?

Non lo so. Quando ci incontrammo la prima volta lui semplicemente mi disse: “Mi piacciono molto i tuoi dipinti, Stephen. Ci terremo di certo in contatto”. Non parlammo di arte o di tecniche pittoriche né allora né in seguito.

Cosa preferisce di Bowie?

La sua costante reinvenzione musicale, che si sprigiona oltre Blackstar.

ESTRATTO 5: Michelle Beauchamp / Collaborazione per il videoclip Strangers When We Meet (1995)

All’epoca quanto conosceva la produzione di David Bowie?

Avevo familiarità con la maggior delle sue canzoni degli anni ’80 sin da quando ero adolescente, così come con la sua recitazione in Labyrinth e in Myriam si sveglia a mezzanotte. Amavo anche le sue prime canzoni. Era un personaggio iconico e unico, qualcuno che non aveva timore di esplorare e scoprire le diverse sfaccettature di sé stesso, mostrandole al pubblico. Rispettavo quell’audacia e quel coraggio. Ancora oggi continuo a scoprire molti nuovi aspetti di lui e come la sua non conformità lo definisse. 

Il regista Samuel Bayer le aveva dato qualche precisa istruzione a riguardo della sua performance?

Tutto quello che vedi nel video è improvvisazione. Nessun coreografo. Quello che abbiamo fatto è stato frutto di un momento di ispirazione. Non ho idea se qualcosa provenisse da una storia preesistente. Quello che provai fu di entrare in un mondo surreale dove non c’erano regole o linee guida. Solo ascoltare la musica, sentire la vibrazione, toccare il tuo creativo io interiore e lasciarsi andare. Era terrificante e magnifico allo stesso tempo, ricevere una simile licenza creativa a quella giovane età. Ci furono soltanto alcuni suggerimenti informali e vaghe indicazioni per entrare nel mood giusto. Accettati quelli, decollammo.

Cosa può dirmi del suo delizioso costume di scena? Sembrava incarnare una strana creatura: metà donna e metà bambola… un ibrido, un pupazzo di carne e pezza. Anche per questo le chiedo se ci fosse stata un’ispirazione di qualche tipo.

Sono sicura di sì, ma non mi venne comunicato. Semplicemente mi condussero al guardaroba e mi fecero indossare quel bel costume, dentro il quale però riuscivo a respirare a stento, in quanto la mia bocca era coperta dalla stoffa. Se osservi attentamente le inquadrature dove ci sono io si può notare che l’apertura dove era la mia bocca si apriva leggermente sempre di più. Alla fine delle riprese lo avevo quasi completamente strappato perché davvero non ce la facevo quasi più a respirare.

Cosa accadde esattamente quando incontrò Bowie per la prima volta?

Non dimenticherò mai l’esatto momento nel quale stavo entrando nello studio, non sapendo se tutto quello che stava succedendo fosse meritevole per me. Era troppo bello per essere vero. L’audizione era stata davvero di basso profilo. Sembrava tutto sospetto. Mi ritrovai là con David sul palco, che indossava quel maglione a strisce e due unghie della mano dipinte di blu scuro. Poi si mise a ballare tenendo il maglione su un appendiabiti. Dovetti fermarmi e punzecchiarmi. Alla fine mi convinsi del fatto che fosse tutto reale… e surreale!

Quale fu l’attitudine di David durante le riprese? Altri suoi collaboratori sono sempre concordi nel dire che era abitualmente divertente, collaborativo e amichevole.

Assolutamente. Era proprio così, ma anche genuino, gentile e accogliente. Di tanto in tanto mi chiamava al monitor per mostrarmi quello che avevamo appena girato e per chiedere la mia opinione. Riusciva ad essere confidenziale e allo stesso tempo possedeva l’aurea della grande star. Un uomo sincero con se stesso e con la curiosità e l’umiltà del vero artista. Fu una delle esperienze più straordinarie della mia vita. Ballare improvvisando, ridere, recitare… creare qualcosa per un artista così iconico come David Bowie è stato veramente uno dei momenti più alti della mia carriera. Quando le riprese terminarono, andai seriamente in astinenza.

ESTRATTO 6: Tim Bret-Day / Sessione fotografica in studio per la copertina di Hours (1999)

Quando e come si è svolta la sessione?

Era il 1999. La sua assistente Coco Schwab portò l’abbigliamento necessario e si occupò della cifra stilistica. Abbastanza curioso, perché quel giorno ai Big Sky Studios sembrava esserci un sacco di gente. Ho ritrovato un filmato di quel giorno nel quale non riconosco quasi nessuno, solo la mia assistente Sarah Greenwood. Le uniche richieste di David riguardarono le sigarette, il caffè e non far suonare la sua musica. Sfortunatamente Sarah lo prese alla lettera, inserendo nel lettore CD l’Unplugged dei Nirvana, dimenticando che la prima traccia era la loro cover di The Man Who Sold The World. Non appena il ben noto giro di chitarra risuonò dagli amplificatori David apparve furioso. Ci sentimmo sprofondare e la mia assistente non riuscì immediatamente a raggiungere il tasto del volume. Pensai di aver compromesso tutto. Poi la sua espressione si trasformò in un ghigno sardonico… “Ci siete cascati!” Scherzò sulla versione di Kurt Cobain e proseguimmo a lavorare.

L’idea per la copertina di Hours è fondamentalmente basata su La Pietà di Michelangelo. Un Bowie sdoppiato in una versione più giovane che sorregge il sé stesso più anziano. Come si arrivò a questa scelta?

Era una sua idea e fu davvero insistente a riguardo. Dovevamo farla funzionare. Credo si rendesse conto di quanto il suo passato fosse importante, ma nonostante l’amasse anche lui, desiderava andare oltre e progredire. La sua attenzione all’avvento dell’epoca digitale andava di pari passo con la necessità di disfarsi della versione analogica di sé stesso. Era un precursore dei suoi tempi, un vero viaggiatore del tempo.

Nel booklet del box della Parlophone box Brilliant Adventure, ci sono un paio di immagini progettuali per quella copertina…

La prima è una polaroid assemblata da due scatti diversi senza nessun ritocco sofisticato, semplicemente tagliati e incollati. Quel giorno furono fatte molte polaroid e me ne sono rimaste pochissime, tra cui una per l’immagine di Thursday’s Child. Sono tutte ‘misteriosamente’ scomparse alla fine della giornata!

L’immagine usata per il disco consiste in una versione giovanile, angelica e quasi femminea di David che sorregge in grembo il vecchio corpo di sé stesso, risalente ad almeno un paio di anni prima. Nonostante fosse molto potente e originale all’epoca non tutti la apprezzarono… foste soddisfatti del risultato finale?

Era una solida dichiarazione per scrollarsi di dosso il passato e muoversi in direzione di una nuova era. Voleva fare tabula rasa, una decisione molto coraggiosa. Sapeva che avrebbe dovuto suonare ancora i suoi classici ma allo stesso tempo desiderava creare un nuovo Bowie. Penso che le canzoni su quell’album fossero molto minimaliste. Ci impiegò un po’ a conquistare il suo pubblico. Il disco ricevette recensioni miste ma col tempo i fan aumentarono e lo apprezzarono. Adoro Thursday’s Child, If I’m Dreaming My Life, Survive e The Pretty Things Are Going To Hell.

ESTRATTO 7: Jonathan Barnbrook / collaborazione per le grafiche da Heathen (2001) fino a Blackstar (2016)

Come è stato incontrare e avere vicino un grande artista come lui?

Ero terrorizzato, naturalmente. Ma devo dire che quando ci siamo incontrati lui è stato divertente e umile, mi ha messo immediatamente a mio agio. Totalmente un’altra cosa dall’essere una ‘big star’. Lo ricordo sedere vicino a me, chiacchierare e sorridere. Questo non significa che non possedesse una grande presenza: faceva in modo di essere amichevole, ma in ogni caso se ci lavoravi assieme pretendeva il massimo da te. Iman era arguta e molto intelligente. Ricordo anche di quanto apparissero innamorati – tra loro c’era una meravigliosa e genuina energia.

Dopo il 2004, Bowie scomparve a lungo… Lei ha lavorato con lui prima e dopo. Cambiò qualcosa nel vostro modo di collaborare?

Fui in contatto con lui anche durante quel periodo, e c’erano varie cose in ballo, per esempio la mostra David Bowie Is, che venne programmata 5 anni prima della sua inaugurazione e nella quale fui coinvolto a pieno titolo, perciò non smettemmo mai di confrontarci. Chattavamo anche solo per il piacere di farlo e per inviarci l’un l’altro materiale che trovavamo interessante. Quando nel 2013 ritornò per rilasciare il nuovo album, fu chiaro che lo avrebbe fatto alle sue condizioni. Penso che non avesse più nulla da dimostrare. Ha realizzato alcuni dei migliori dischi nella storia della musica pop e non sentiva più il bisogno di cercare successo o approvazioni. Il metodo di lavoro in realtà non cambiò molto. Voleva ancora che il design fosse il migliore possibile, ma notai che era più felice di seguire le mie idee. Aveva fiducia in me.

Parlando del suo ultimo album Blackstar… alcuni fan stanno ancora cercando nuovi significati nel suo artwork e nel booklet. Può confermare qualcosa a riguardo?

Ho promesso a David di non commentare nulla di quello che concerne Blackstar, quindi è meglio non rispondere alla domanda. Vorrei solo dire come questo disco sia uno dei suoi più grandi lavori, spietatamente sincero – ci è voluto molto coraggio per lui fare un album e affrontare la fine della sua vita in quel modo. Cercare una motivazione al segreto di Blackstar è un atto molto creativo.

Cosa pensa delle ultime release postume di Bowie? Crede che lui le avrebbe apprezzate?

Ho curato personalmente Glastonbury 2000. Invece non ho niente a che fare con la copertina di Toy. Credo sia una delle più brutte in assoluto. Non mi sono piaciute nemmeno quelle degli ultimi box set antologici. Penso che se David fosse ancora vivo avrebbe fatto come in precedenza. A causa degli standard della Warner mi avrebbe chiamato nel panico e chiesto di tirare fuori una copertina decente in un paio di giorni prima della sua uscita. È proprio quello che successe ad esempio con la raccolta Nothing Has Changed.

Estratto da “Looking for Bowie. L’uomo e le sue maschere” di Matteo Tonolli, Arcana edizioni. © 2023 Lit edizioni s.a.s. per gentile concessione

“Pin Ups” in Half Speed per il 50° anniversario

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David Bowie Pin Ups Half Speed 50 anniversario testata

“Pin Ups”, l’album di cover di David Bowie del 1973, uscirà a fine ottobre in un’edizione celebrativa “Half Speed” in occasione del 50° anniversario dalla sua pubblicazione.

David Bowie Pin Ups Half Speed 50 anniversario

Il 20 ottobre 2023, un giorno dopo il suo cinquantesimo anniversario, Pin Ups, la celebre raccolta di cover di David Bowie, sarà pubblicata in una edizione limitata in vinile masterizzata a metà velocità. Si tratta di un omaggio alle band e agli artisti che hanno ispirato Bowie e che ha visto nei vari club di Londra a metà e fine anni ’60, tra cui Yardbirds, Kinks, Pink Floyd, Who, Pretty Things, Easybeats e altri.

IL DISCO

Pin Ups è stato registrato dal 10 al 31 luglio al Château d’Hérouville in Francia, uno studio in cui Bowie tornerà in seguito per registrare Low, e originariamente pubblicato il 19 ottobre 1973. Subito dopo, quindi, il celebre concerto di addio a Ziggy Stardust del 3 luglio.

Fu l’ultimo album co-prodotto da Ken Scott e vide la partecipazione di due membri degli Spiders from Mars, il chitarrista Mick Ronson e il bassista Trevor Bolder, mentre alla batteria ci fu Aynsley Dunbar al posto di Mick Woodmansey. L’album nacque come un “progetto tampone” per accontentare la casa discografica, che voleva un nuovo disco per Natale, e per evitare di pubblicare nuove composizioni fino al termine delle trattative con l’editore musicale.

David Bowie Pin Ups recording
Durante le registrazioni di Pin Ups (colorizzata da noi)

L’immagine di copertina, che ritrae David e la modella britannica Twiggy, scattata da Justin de Villeneuve, era originariamente destinata ad apparire sulla copertina di Vogue, ma quando la rivista rifiutò l’idea, Bowie la scelse per Pin Ups.

L’album ha raggiunto il primo posto nelle classifiche britanniche e ha prodotto un solo singolo nel Regno Unito, una versione di Sorrow dei McCoys, che ha raggiunto il terzo posto e ha dato a Bowie il suo primo numero uno in Australia, Nuova Zelanda e Sud Africa.

Anche se Bowie non ha mai portato l’album in tour, è amato dai fan che hanno spesso sperato in un seguito tanto vociferato, Pin Ups Two, ma come era nel suo stile, a febbraio 1974 aveva già pubblicato Rebel Rebel come singolo e una nuova avventura era iniziata.

LA NUOVA EDIZIONE “HALF SPEED”

Questa nuova edizione di Pin Ups è stata tagliata su un tornio personalizzato Neumann VMS80 con elettronica completamente revisionata da master restaurati a 192kHz dei nastri originali, senza alcuna elaborazione aggiuntiva in fase di trasferimento. John Webber ha tagliato la mezza velocità agli AIR Studios.

Ma cosa sono i vinili half speed? Si tratta di un processo di produzione in cui il master (analogico o digitale) viene riversato sulla lacca a metà della velocità, per cui il trasferimento risulta molto più preciso e accurato e a beneficiarne è il suono finale del disco. Questo perché la testina d’incisione ha più tempo per tracciare i solchi con maggiore dettaglio e fedeltà. I vinili half speed richiedono una maggiore cura e attenzione nella produzione e sono spesso destinati a un pubblico audiofilo o collezionista.

La masterizzazione rimane quella del 2015.

VALE LA PENA?

È la domanda che si fa di fronte a qualsiasi ristampa e, come sempre, non c’è una risposta univoca. Come detto, i vinili half speed sono destinati a collezionisti e audiofili. Vale a dire che, se non avete a disposizione un impianto di alta fedeltà e di alto livello, difficilmente riuscirete a cogliere differenze qualitative tra una buona stampa normale e la stampa incisa a velocità dimezzata. Se non disponete di tale impianto e non siete dei collezionisti, l’unico motivo per spendere dei soldi su questa edizione è che non siate già in possesso di un’edizione in vinile di Pin Ups. A questo punto, vale la pena puntare a quella che, almeno sulla carta, dovrebbe essere di qualità migliore.

Curiosità: Bowie a Roma

bowie termini
Bowie al suo arrivo alla Stazione Termini (colorizzata da noi)

Un’altra curiosità è che subito dopo aver completato l’album, il 1° agosto 1973, Bowie partì da Parigi alla volta di Roma per una vacanza. Era accompagnato dalla moglie Angie, l’amico Geoff MacCormack e la fidanzata Desna Briggs, e la guardia del corpo Stuey George. Arrivarono al binario 21 della stazione Termini con un treno notturno. Ad accoglierli, tra gli altri, anche il rappresentante della RCA italiana Carlo Basile che ha raccontato l’episodio nel documento (e nel libro) di Rita RoccaBowienext“.

Alloggiarono a Villa Ofmilla, alle porte di Roma. Dall’Inghilterra arrivarono il figlio Zowie, la sua baby-sitter Daniella Parmer e l’assistente di Bowie, Gloria Harris. Da Parigi lo raggiunsero poi Mick Ronson, la sua fidanzata Suzi Fussey e il cuoco Anton Jones, che in seguito ha sposato Harris.

TRACKLIST

LATO A

  1. Rosalyn – 2:27
  2. Here Comes The Night – 3:09
  3. I Wish You Would – 2:40
  4. See Emily Play – 4:03
  5. Everything’s Alright – 2:26
  6. I Can’t Explain –  2:07

LATO B

  1. Friday On My Mind – 3:18
  2. Sorrow – 2:48
  3. Don’t Bring Me Down – 2:01
  4. Shapes Of Things – 2:47
  5. Anyway, Anyhow, Anywhere – 3:04
  6. Where Have All The Good Times Gone – 2:35

ACQUISTO

Il disco si troverà su Amazon e negli store fisici e online.

Ziggy Stardust Motion Picture: 50 anni con una nuova edizione in Blu Ray, vinile dorato e doppio CD

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Ziggy Stardust Motion Picture 50 testata

Per celebrare il leggendario show finale di David Bowie nei panni di Ziggy Stardust, saranno pubblicate l’11 agosto delle nuove edizioni rimasterizzate in 2 CD+Blu-ray, 2 CD e 2 LP in vinile dorato a tiratura limitata di “Ziggy Stardust And The Spiders From Mars: The Motion Picture”.

Che il film “Ziggy Stardust And The Spiders From Mars: The Motion Picture”, dopo la proiezione della sua versione restaurata nell’evento globale del prossimo 3 luglio, sarebbe stato successivamente ripubblicato anche in video e formati musicali, non c’era dubbio.

Puntale, la Parlophone ha annunciato che è il prossimo 11 agosto la data in cui la versione celebrativa per i 50 anni dell’evento arriverà sugli scaffali: fisici, digitali e negli store online.

Lo farà in una nuova veste completamente dorata e in più formati: il Blu-Ray che ospiterà la versione restaurata in 4k del film e anche i due CD con la versione rimissata per l’occasione da Tony Visconti. E poi ormai l’immancabile versione in vinile, su due dischi color oro e in edizione limitata. C’è anche una versione con solo i due CD.

LA STORIA DEL FILM

Ziggy Stardust Motion Picture Locandina
Locandina originale del film

Ziggy Stardust and The Spiders from Mars: The Motion Picture” è un film concerto del 1973 che documenta l’ultima elettrizzante esibizione di David Bowie nel suo iconico ruolo di Ziggy Stardust, il suo alter ego glam rock che aveva conquistato il pubblico con il suo stile innovativo e la sua musica sperimentale.

Il film, diretto da D.A. Pennebaker e pubblicato solo nel 1983, cattura l’atmosfera elettrizzante del concerto tenuto all’Hammersmith Odeon di Londra il 3 luglio 1973, durante il quale Bowie annunciò sorprendentemente la fine della sua collaborazione con gli Spiders from Mars, la sua band composta da Mick Ronson alla chitarra, Trevor Bolder al basso e Mick Woodmansey alla batteria.

Molti fan credettero che Bowie stesse annunciando il suo ritiro dalle scene, ma in realtà si trattava solo di un cambio di direzione artistica che avrebbe portato alla nascita di nuovi personaggi e progetti.

La colonna sonora del film, costituita dalle canzoni eseguite dal vivo durante il concerto, fu registrata dal produttore Ken Scott e missata da David Bowie e Tony Visconti nel 1981.

Nel corso degli anni, il film e la colonna sonora hanno subito diverse riedizioni e restauri digitali, che hanno aggiunto o modificato alcune tracce o scene. L’ultima versione prima di quella che verrà pubblicata ora, è uscita nel 2003 per celebrare il trentesimo anniversario del concerto e conteneva già del materiale aggiuntivo rispetto all’edizione originale: le introduzioni, i dialoghi e la versione completa di The Width of a Circle. Il film è un documento storico e culturale di grande valore, che testimonia l’impatto e l’influenza di Ziggy Stardust nella musica e nella società degli anni Settanta.

LA NUOVA VERSIONE

Ziggy Motion Picture 50th

Il restauro digitale in 4K della nuova versione del film è stata curata e supervisionata da Frazer Pennebaker, figlio del regista D.A. Pennebaker (suoi anche Monterey Pop, Bob Dylan – Don’t Look Back, Depeche Mode – 101) e regista egli stesso.

Oltre al restaurato digitale in alta definizione il film, e anche la colonna sonora, vedrà l’aggiunta per la prima volta del medley di “The Jean Genie/Love Me Do” e “Round And Round” insieme al compianto e indimenticabile Jeff Beck che si unì al gruppo per questi bis. Questo ultimo brano, giusto come curiosità, è alla sua prima apparizione in assoluto.

Anche la colonna sonora avrà un grande miglioramento con un nuovo missaggio e una nuova masterizzazione che, per il film, sarà in DTS-HD Master Audio 5.1.

Quindi, rispetto alla versione originale pubblicata nel 1983, questa sarà la prima versione completa dello spettacolo che accorperà alle aggiunte del 2003 anche le due canzoni con Beck.

Il restauro e il missaggio della parte audio è stata curata da Tony Visconti.

Cinquant’anni dopo quell’evento, ve lo ricordiamo, Ziggy diventerà finalmente globale con la nuova versione del film proiettata in oltre 1000 cinema in tutto il mondo.

TRACKLIST

Side 1

  1. Introduction (Incorporating: Beethoven Ninth Symphony (Arranged and Performed by Wendy Carlos)
  2. Hang On To Yourself
  3. Ziggy Stardust
  4. Watch That Man
  5. Wild Eyed Boy From Freecloud
  6. All The Young Dudes
  7. Oh! You Pretty Things
  8. Moonage Daydream

 
Side 2

  1. Changes
  2. Space Oddity
  3. My Death
  4. Cracked Actor
  5. Time

Side 3

  1. The Width Of A Circle
  2. Let’s Spend The Night Together
  3. Suffragette City

 
Side 4

  1. White Light/White Heat
  2. Medley: The Jean Genie / Love Me Do / The Jean Genie (feat. Jeff Beck)
  3. Round And Round (feat. Jeff Beck)
  4. Farewell Speech
  5. Rock ‘n’ Roll Suicide (Finale: Pomp and Circumstance by Edward Elgar)

CD 1

  1. Part 1 Introduction (Incorporating: Beethoven Ninth Symphony (Arranged and Performed by Wendy Carlos)
  2. Hang On To Yourself
  3. Ziggy Stardust
  4. Watch That Man
  5. Wild Eyed Boy From Freecloud
  6. All The Young Dudes
  7. Oh! You Pretty Things
  8. Moonage Daydream
  9. Changes
  10. Space Oddity
  11. My Death

 
CD 2

  1. Part 2 Introduction (Incorporating: The William Tell Overture by Rossini) (Arranged and Performed by Wendy Carlos)
  2. Cracked Actor
  3. Time
  4. The Width Of A Circle
  5. Let’s Spend The Night Together
  6. Suffragette City
  7. White Light/White Heat
  8. Medley: The Jean Genie / Love Me Do / The Jean Genie (feat. Jeff Beck)
  9. Round And Round (feat. Jeff Beck)
  10. Farewell Speech
  11. Rock ‘n’ Roll Suicide (Finale: Pomp and Circumstance by Edward Elgar)

Blu-Ray

  1. Opening Credits/Introduction
  2. Hang On To Yourself
  3. Ziggy Stardust
  4. Watch That Man
  5. Wild Eyed Boy From Freecloud
  6. All The Young Dudes
  7. Oh! You Pretty Things
  8. Moonage Daydream
  9. Changes
  10. Space Oddity
  11. My Death
  12. Cracked Actor
  13. Time
  14. Width Of A Circle
  15. Band Introduction
  16. Let’s Spend The Night Together
  17. Suffragette City
  18. White Light White Heat
  19. Medley: The Jean Genie / Love Me Do / The Jean Genie (feat. Jeff Beck)
  20. Round And Round (feat. Jeff Beck)
  21. Farewell Speech
  22. Rock ‘n’ Roll Suicide
  23. End Credits

GALLERIA

ACQUISTO

Le tre versioni possono essere già preordinate direttamente sul sito della Warner Music Italy ad un costo che presumiamo sia inferiore rispetto ai negozi e agli store online. Su amazon dovrebbero essere disponibili a breve per il preordine (la versione su vinile è già disponibile a 56 euro).

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