Ziggy Stardust and the Spiders From Mars: The Motion Picture torna sul grande schermo in HD il prossimo 3 luglio

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Ziggy Stardust Motion Picture cinema 2023

La riedizione del film “Ziggy Stardust and The Spiders From Mars: The Motion Picture” celebra il 50º anniversario dell’iconico concerto di David Bowie. Il prossimo 3 luglio, i cinema diventeranno il palcoscenico in cui David Bowie, nella sua incarnazione di Ziggy Stardust, tornerà a brillare.

David Bowie Motion Picture Aladdin Sane

Per celebrare il 50º anniversario di uno dei suoi momenti più straordinari, il leggendario concerto di addio di Ziggy Stardust, il film del regista DA Pennebaker che documenta quella serata storica tornerà in oltre 1000 sale cinematografiche il prossimo 3 luglio.

Ziggy Stardust and The Spiders From Mars: The Motion Picture” è stato girato infatti proprio il 3 luglio ma del 1973 presso il celebre Hammersmith Odeon di Londra. Il concerto segnò l’ultimo spettacolo di Bowie nelle vesti del personaggio alieno e androgino “Ziggy Stardust” che aveva lanciato il nostro nel firmamento più luminoso delle rock star.  

Proprio l’Eventim Apollo Hammersmith, il nome attuale dell’Hammersmith, ospiterà la una première con tanto di red-carpet. È prevista, prima della proiezione, un’esclusiva tavola rotonda sul palco con collaboratori e musicisti di Bowie che parleranno dello spettacolo originale e della risonanza pan-generazionale di Ziggy.

La decisione di Bowie di pensionare il suo celebre alter ego di rockstar extra-terrestre e di sciogliere gli Spiders From Mars fu uno shock per i fan (e anche per la band!), ma fu un momento cruciale per garantire il proprio futuro. Andare oltre Ziggy fu un primo passo cruciale nel viaggio di Bowie verso la trasformazione nell’artista inquieto, curioso e mutevole che avrebbe esercitato un’influenza ineguagliabile sulla musica, sul cinema, sulla moda e oltre. Oltre a fornire il modello per il glam rock degli anni ’70, l’impatto della breve esistenza di Ziggy Stardust è ancora presente nella cultura popolare, e ha ispirato libertà artistiche e ideologiche di cui godono ancora oggi i musicisti e la comunità creativa in generale.

Durante la visione del film “Moonage Daydream” eravamo rimasti stupiti dalla qualità delle immagini restaurate e avevamo immaginato che sarebbe stata pubblicata finalmente un’edizione in alta definizione.

La riedizione del film include una versione rimasterizzata del concerto, che cattura l’energia e la magia di quella serata indimenticabile, con una qualità audio migliorata che promette di offrire un’esperienza coinvolgente e immersiva per i fan.

Riportare questo film sul grande schermo è testimonianza dell’impatto duraturo che Bowie ha avuto sulla cultura musicale e di come la sua abilità nel reinventarsi costantemente abbia ispirato e continui a farlo generazioni di artisti e di persone.

ziggy stardust motion picture

Il film sarà proiettato in diverse sale cinematografiche selezionate in tutto il mondo, e rappresenta una splendida occasione per immergersi nel suo universo artistico con tutto il sound and vision che possono offrire i cinema moderni. Per coloro che, per motivi di età, ancora non avessero avuto occasione di vedere questo documento incredibile, suggeriamo di non perdere l’occasione. Il film offre uno sguardo privilegiato su uno dei periodi più creativi della carriera di Bowie e permette di comprendere meglio l’impatto evocativo e suggestivo delle sue performance dell’epoca, sia a livello musicale sia a livello culturale.

In un’epoca in cui il digitale e lo streaming dominano l’esperienza di fruizione dei contenuti, il ritorno di “Ziggy Stardust and The Spiders From Mars: The Motion Picture” nei cinema è una bella occasione per vivere la musica in modo più intenso e condividere l’emozione con altre persone. L’esperienza di vedere un concerto su uno schermo grande, circondati dal suono avvolgente delle casse, è qualcosa di speciale che va oltre la semplice riproduzione di brani musicali.

La nuova versione del film contiene:

  • L’esibizione integrale con finalmente le scene con il chitarrista Jeff Beck, non incluse nelle precedenti uscite in DVD e nella colonna sonora, compresa la sua performance di “The Jean Genie
  • Un nuovo missaggio video in 4K completamente restaurato, supervisionato dal figlio di DA Pennebaker, Frazer, e da Chris Hegedus
  • Un mix audio 5.1 curato dal produttore Tony Visconti
  • Una durata estesa di un’ora e 42 minuti

Non resta che segnare la data sul calendario e prepararsi per questa straordinaria esperienza cinematografica che ci riporterà indietro nel tempo, per celebrare l’eredità di Bowie e lasciarci travolgere ancora una volta, come molti anni fa, dalla magia di questo concerto.

ACQUISTO BIGLIETTO

Se volete fare un salto a Londra e partecipare alla Première, al link sottostante potrete acquistare i biglietti per la serata che vanno dalle 42 alle 72 sterline. Per quanto riguarda l’elenco dei cinema nel mondo in cui sarà proiettato e le modalità di acquisto, dovrebbero essere disponibili nei prossimi giorni.

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“Rock’n’Roll with Me” di MacCormack: un viaggio con Bowie

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Il nuovo libro di Geoff MacCormack, “Rock’n’Roll with Me”, accompagna i lettori in un viaggio attraverso la carriera di David Bowie negli anni ’70, fornendo approfondimenti unici e fotografie inedite di Bowie sia sul palco che fuori. MacCormack, uno degli amici d’infanzia di Bowie e compagno di viaggio di lunga data, condivide le sue esperienze di viaggio con l’iconico musicista e fornisce una prospettiva intima sulla sua vita. Il libro include una pletora di fotografie di Bowie, tra cui alcune inedite, che mostrano i suoi vari alter ego e documentano la sua vita on the road durante i tour di Ziggy Stardust e Diamond Dogs. È finalmente stato pubblicato in edizione italiana dalla Rizzoli. E contiene, come postfazione, una mail ironica, fantasione e geniale che Bowie scrisse all’amico dopo aver letto il suo manoscritto. In essa, Bowie immagina che la loro amicizia e le loro avventure musicali siano state solo un sogno e un gioco immaginario, e che in realtà siano due persone comuni che si incontrano al pub. 

di Matteo Tonolli

Nella fulgida carriera di David Bowie degli anni ’70 è piacevole perdersi. Tra labirintici sentieri discografici, diffuse collaborazioni, abbondanti esibizioni live e livelli stratificati di linguaggio sia musicale che visivo, questa uscita editoriale a firma Geoff MacCormack potrebbe potenzialmente sembrare una bussola di orientamento. O, addirittura, promettere di essere una preziosa ‘fly on the wall’ di storica memoria. Dopotutto, stiamo parlando di uno dei due amici di infanzia più fedeli e con un rapporto assai duraturo nel corso dell’umana esistenza del cantante.

Libro RocknRoll With Me Maccormack bowie

MacCormack crebbe a pochissimi chilometri di distanza dall’umile residenza nel Bromley della famiglia Jones, e quindi compagno di David Robert per quanto riguardava gli studi, i boy-scout e i canti nella chiesa locale. Due ragazzini che frequentavano le medesime compagnie e gli stessi grigi ambienti, in una Londra degli anni ‘50 ancora in macerie per l’ultimo conflitto bellico mondiale. Accomunati dalle problematiche familiari (orfano di padre il primo, figlio di una donna perennemente accigliata e dolente il secondo) ma anche da una profonda passione per la nuova scena musicale, non solo rock. Eloquenti in questo senso le vivide rimembranze dell’autore sulla cameretta del giovane David, intrise di entusiasmo per i fumetti e i 78 giri di R&B e soul.

Quando il futuro idolo delle masse riuscì a ottenere il tanto agognato successo, vorrà proprio Geoff accanto a sé. A partire dai tour di Ziggy, nei lunghi viaggi transoceanici fino agli Stati Uniti e il Giappone, o sulle strade ferrate in direzione Mosca e di ritorno in Europa. Una fortuna e un privilegio averlo accompagnato per molte avventure professionali nel corso di una buona parte della prima metà degli anni ’70. Questo punto MacCormack lo chiarisce fin da subito (anche negli ‘strilli pubblicitari’ del libro): è stato un atto di generosità dell’amico. Forse perchè Geoff faticava a trovare la propria strada. Forse, più egoisticamente, per avere una spalla e una figura rassicurante al proprio fianco.

Anche se talvolta MacCormack si sentiva un pesce fuor d’acqua (ottenendo risposte seccate da Mick Jagger o riuscendo a offrire a malapena una birra a Catherine Deneuve), non se ne stava però con le mani in mano. Mentre condivideva assieme a David l’entusiasmo dei primi viaggi in America e nel resto del mondo, gli faceva da assistente e letteralmente da tuttofare: organizzava i viaggi, cantava nei cori e suonava alcune percussioni durante le esibizioni dal vivo, ballava ed eseguiva alcune coreografie abbastanza complicate nel Diamond Dogs Tour e, soprattutto, nel frattempo fotografava. È questo naturalmente l’aspetto più interessante del volume in questione, in origine per l’inglese ACC Art Books e tradotto per il mercato italiano da Rizzoli Lizard. Ben oltre il periodo 1973-1976 al quale erano dedicate le pagine e le notevoli fotografie del costoso From Station to Station (edito in tiratura limitata dalla Genesis Publications oltre quindici anni fa).

Accanto alle istantanee ufficiali e in alta definizione, tanti scatti in bassa risoluzione o addirittura polaroid, ma l’unica occasione per osservare Ziggy o gli altri alter-ego negli studi di registrazione, sui palchi, nelle stanze d’albergo, dentro le cabine di una nave o su di un treno in giro per il mondo, sul set del film di Nicholas Roeg in Nuovo Messico, in compagnia di altri musicisti, roadies, colleghi e collaboratori… Il numero di foto inedite è assolutamente ragguardevole, tra esse quella di Bowie che firma autografi dal finestrino di un treno a Roma in occasione della breve vacanza laziale del 1973 oppure quella dell’esibizione improvvisata sul Felix Dzerzhinsky, il battello sovietico salpato da Yokohama in direzione Russia.
Oltre a diverse immagini dei due amici in compagnia nei luoghi più disparati, abbiamo la possibilità di osservare le istantanee di persone, paesaggi e ambienti che l’artista Bowie incontrava nel suo peregrinare, e che possiamo supporre siano stati materia di profonda ispirazione e condizionamento, di certo significativi per un personaggio curioso e avido di esperienze quale lui era (non ultimo il viaggio transiberiano).

Geoff-MacCormack-2016
Geoff MacCormack, 2016

Per quanto riguarda la biografia scritta, non possiamo non notare il notevole lavoro di sottrazione del suo autore. Sono davvero molti gli episodi narrati, spesso curiosi, aneddotici e spassosi – Geoff mantiene alta l’attenzione infarcendo le vicende di una vivace ironia. I due avevano un rapporto davvero fraterno, cameratesco e ironico. Ma l’impressione è che ci siano state donate solo le briciole. D’altronde questo è chiarito fin da subito anche nella prefazione del pittore George Underwood, l’altro amico d’infanzia che compare di tanto in tanto come elemento fondamentale della loro triplice amicizia.
In nessun altro volume o biografia dedicati all’artista troverete la possibilità di ‘spiare’ così da vicino Bowie, rivivere alcuni significativi episodi della sua carriera e del suo privato. Dobbiamo ringraziare proprio MacCormack se David indossò una vestaglia di Mr. Fish sulla copertina di The Man Who Sold The World, oppure per i cori di Golden Years. Eppure, nonostante questo prezioso punto di vista, si ha spesso l’impressione che gli eventi più ragguardevoli e i dettagli più succulenti siano accaduti nella stanza accanto, appena al di là dello sguardo e della prospettiva dell’amico. Naturalmente si accennano a generosi incontri con l’altro sesso e all’assunzione di sostanze affatto legali, ma tutto viene volutamente lasciato ai margini, senz’altro per doveroso rispetto, discrezione ed eleganza narrativa, ma occasionalmente per mancanza di lucidità o interesse (in molte vicende Geoff c’era, ma impegnato in altro). Mai approfondito il rapporto la prima moglie Angela Barnett e non citata la figlia Alexandria, solo accennate le beghe legali con la MainMan di Tony Defries, mentre in qualche modo il loro rapporto d’amicizia culmina artisticamente con la fortuita scrittura di Rock’N’Roll With Me, il brano che da il titolo a questo libro.

Soprattutto dopo il 1976 le vicende biografiche dei due amici prendono il sopravvento una sull’altra, colmando il non detto e il non dicibile. Per alcuni sarà assolutamente trascurabile la carriera discografica virata ai jingle pubblicitari e agli accompagnamenti sonori televisivi di MacCormack, ma per i più curiosi risulteranno assai rilevanti le sue testimonianze in occasione del matrimonio fiorentino con Iman, gli incontri a Londra, Montreux e New York negli anni ‘90 o quelli durante il ritiro mediatico.
E poi, proprio alla fine del volume, un piccolo coup de théâtre. Se poche pagine prima ci si commuove leggendo i saluti di David sottesi tra le righe delle ultime frasi scritte al computer prima della propria morte e il ringraziamento liberatorio di Geoff affidato all’uscita editoriale, ecco che Bowie ci sorprende ancora una volta con un atto imprevedibile. Nell’ultima pagina viene presentata la trascrizione di una sua mail tanto ironica e fantasiosa quanto narrativamente geniale. Nel commento al bozzetto del manoscritto dell’amico l’ipotesi che tutto sia stato un sogno e un’illusione, un gioco immaginario ed effimero portato avanti forse oltre il tempo massimo, ma sul quale è ancora divertente ricamare nuovi dettagli (che sono invece rivelazioni per noi). Una realtà alternativa totalmente impossibile per un dentista e un meccanico che poche ore più tardi si potrebbero fare due pinte di birra nel pub sotto casa.

LA POSTFAZIONE DI BOWIE

Vi riportiamo qui sotto la trascrizione della postfazione, per chi fosse troppo curioso e non riuscisse ad aspettare la propria copia del libro. Basterà cliccare sul pulsante qui sotto.

LEGGI LA POSTFAZIONE

Oh Geoff,

Che idea geniale! Mi fa rabbia non averci pensato io… Prendere due come noi e inventarsi tutti questi viaggi insieme: in America, in Giappone e – questa poi, tra tutti i posti che potevi scegliere – addirittura in Russia, c***o! Io nei panni di una rock star e tu in quelli della mia spalla, il corista spensierato… E ci hai pure scritto un libro. Fantastico! Pensi che riuscirai davvero a pubblicare ‘sta roba?

Se vuoi, posso darti una mano. Ormai me la cavo con quel programma lì, Photoshop, posso ritoccare qualche foto per renderla più credibile. In teoria, potrei fare un giro nell’ufficio sul retro e occuparmene anche subito, tanto al momento qui in officina abbiamo un sacco di tempo libero. Il boss sta demolendo il vecchio reparto macchine per rifare un hangar mansardato. Di per sé non è una cattiva idea, ma personalmente non credo proprio che il sistema antisifone sia la soluzione più adatta per resistere alle intemperie. Ma lo sai com’è fatto Carl, tutto fumo e niente arrosto, e poi i soldi sono suoi, perché dovrei metterci il becco? Io qui ci lavoro soltanto. (A proposito, la scorsa settimana ho fatto un gran bel lavoro sulla piccola Fiat Spider del ’79. Giusto un po’ di ruggine sulle cerniere del cofano e il piantone dello sterzo da buttare, perché si bloccava ogni volta che svoltavi a destra, ma alla fine sono rimasto proprio soddisfatto. L’ho guidata prima che arrivasse il proprietario. Molto piacevole.)

Spero non ti dispiaccia, ma ti segnalo qui di seguito le cose che modificherei. Mi conosci, non so mettere due parole in fila (la parte in cui dici che scrivevo canzoni mi ha fatto morire dal ridere!), ma mi sono venute un paio di idee. Forse dovresti far credere che ci è sempre piaciuta la musica. Che ne so, dire che a nove anni cantavamo “I’m Not a Juvenile Delinquent” di Frankie Lymon and The Teenagers all’angolo di Cambridge Road. A me sembra realistico, no? In fondo hai una bella voce, non è che stiamo esagerando con la storia. E se dicessi che lo stilista Kansai non aveva un figlio ma una figlia di nome Emma? E che quando Emma aveva solo quattro anni portò mio figlio in giro per un negozio per bambini chiamato KiddiWorld senza la supervisione di un adulto? Tanto Tokyo è una città a misura di bambino, no? O è troppo inverosimile?

A un certo punto parli di quel ballerino, Nureyev. Possiamo dire che una volta andai a vederlo a teatro – tieniti forte – Cliff Richard e gli rubai un paio dei passi visti in scena (semplici ma di grande effetto) per le coreografie di Diamond Dogs. Anzi no, meglio dire che ero con Mick Jagger, così possiamo aggiungere che io e Jagger in seguito litigammo scherzosamente su chi si fosse inventato quella mossetta. Come se fossimo stati in competizione. Ti piace? Comunque non insistiamo troppo sulla faccenda del balletto, non vorrei che i miei colleghi in officina si facessero strane idee…

La parte in cui dici di aver guidato un Winnebago mi pare proprio una forzatura. Sei un inglesino minuto. Non ci crederà nessuno. Infine, parliamo della scena del nostro ritorno dalla Russia, con i fan, quei cosiddetti glam rocker sporchi e trasandati, che ci attendono alla stazione di Berlino. Ecco, secondo me sarebbe più toccante se inizialmente avessero un’espressione delusa, per poi esplodere in sorrisi quando il rappresentante dell’etichetta discografica gli mostra esattamente da dove siamo arrivati, visto che la maggior parte delle famiglie di questi ragazzi è bloccata a Est.

Be’, Geoff, è un gran bel libretto, pieno di affetto e buonumore. Sarebbe fantastico se quei bei tempi andati di cui parli fossero realmente esistiti. Bello sognare, eh? Se fare il dentista iniziasse ad annoiarti, scommetto che potresti riciclarti come scrittore. Comunque, se questo week end riesci a staccarti dalla tua signora, sappi che venerdì sera prenderò “in prestito” dall’officina un bolide Yankee super veloce. Una Lincoln Continental dei primi anni Settanta, una favola. Che ne dici di farci un paio di birre all’Angel di Henley-on-Thames? Sarebbe figo.

Stammi bene,

David Jones

2007

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“Lazarus” il musical di David Bowie trionfa in Italia tra pregiudizi e rivelazioni

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Lazarus Musical Italia Testata

Il musical “Lazarus” di David Bowie, nel suo adattamento italiano curato da Walter Malosti, è in tour. Abbiamo avuto l’occasione di vederlo e il nostro giudizio è stato positivo. Ce lo racconta Luca Maffei, che ha incontrato anche il regista e scoperto che Bowie non era del tutto soddisfatto della prima messa in scena. E che avrebbe voluto scrivere molti più brani.

di Luca Maffei

Abbiamo visto Lazarus e abbiamo avuto anche la fortuna di scambiare qualche parola col regista Valter Malosti. L’occasione è stata al termine dell’incontro col pubblico organizzato al Teatro Storchi di Modena lo scorso 1 aprile. In questo articolo troverete un resoconto completo e non lineare della giornata.

lazarus musical italia Locandina

Every man has a black star

a black star over his shoulder

And when a man sees his black star

He knows his time, his time has come

Elvis Presleys – Blackstar

Si alza il sipario. Bastano pochi istanti per capire che questa nuova trasposizione di “Lazarus” ha colto un punto importante. Thomas Jerome Newton è solo. Sprofondato su una poltrona nella penombra del suo appartamento. Gli schermi televisivi attorno a lui trasmettono l’immagine di Elvis Presley, mentre echeggia un frammento della sua Blackstar.

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Non sarà l’unico riferimento all’ultimo, fondamentale, album di David Bowie: un teschio su un tavolino, una tuta da astronauta, una piccola stella nera al collo di Newton/Manuel Agnelli. Sono tutti elementi che testimoniano il legame stretto e innegabile che unisce le ultime due opere del compianto Duca Bianco.

Un “Lazarus” che, lungo tutti i suoi 120 minuti di durata, sembra più vicino, nella messa in scena, nel tono e nelle coreografie dei balli, agli ultimi due videoclip di Bowie (Blackstar e Lazarus, appunto) che alla prima rappresentazione minimalista portata in scena da Ivo Van Hove.

Un “Lazarus” che non ignora l’elefante nella stanza: David Bowie stava morendo mentre lavorava a questo progetto. E questo si vede e si percepisce, oltre che a essere evidente nelle battute dei personaggi.

Pochi minuti prima dello spettacolo abbiamo incontrato il regista Valter Malosti, col quale abbiamo parlato del lungo percorso che ha portato alla versione definitiva di “Lazarus“. Un viaggio iniziato nel 2005, quando Bowie e l’amico produttore Robert Fox acquistarono i diritti per una trasposizione teatrale di The Man Who Fell To Earth di Walter Tevis. Viaggio poi proseguito a singhiozzo per i successivi dieci anni, nei periodi in cui il cuore fragile di Bowie gli permetteva di lavorare serenamente. Mentre prendeva forma, durante il decennio del silenzio, questo non-musical, la storia verteva sull’incontro tra Newton e la reincarnazione (vera o presunta?) della poetessa Emma Lazarus in una trama incongruente che vedeva il ritrovamento di una serie di canzoni perdute di Bob Dylan e una banda di Mariachi messicani sullo sfondo.

Nella sua versione definitiva, scritta da Enda Walsh sotto la guida di Bowie, “Lazarus” è (forse) la storia della mente di un uomo che va in frantumi durante i suoi ultimi momenti di vita. T. J. Newton è chiaramente David Bowie, ma potrebbe essere anche ognuno di noi (da qui il gioco di parole, nella locandina originale, in cui si evidenziavano le lettere US di “Lazarus“). Giunto al termine della sua esistenza terrena, l’uomo che cadde sulla terra subisce un tiro mancino da parte della sua psiche devastata: l’illusione di una possibilità di fuga, la costruzione dal nulla di un razzo che lo riporterà tra le stelle. I fantasmi che gli fanno visita nel corso del racconto, in una sorta di Canto di Natale contemporaneo, sono proiezioni della sua mente che hanno l’obiettivo di fare emergere i ricordi dei momenti più disparati della sua vita.

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E così “Lazarus” diventa un racconto non lineare, una collezione di frammenti di memoria che viaggiano da momenti di grande intensità ad altri di quasi totale futilità, dalla dolcezza infinita di una ragazza senza nome che ricorda tanto la Baby Grace Blue di outsideiana memoria, alla furia distruttrice di un serial killer invadente e logorroico.

Valter Malosti sembrava quasi predestinato a portare “Lazarus” in Italia. Amico di lunga data di Enda Walsh, del quale ha già trasposto altre opere nel nostro Paese, ha provato ad assicurarsi i diritti per la trasposizione italiana fin da quando il musical è andato in scena la prima volta. Quando gli eredi di Bowie hanno cercato informazioni su di lui è stato lo stesso Walsh a fornirle e a dare la benedizione al progetto. Il percorso per assicurarsi i diritti di trasposizione è stato complicato: la Bowie Estate ha voluto infatti visionare la traduzione della sceneggiatura (a sua volta ritradotta in inglese e confrontata con l’originale!) prima di dare l’ok al progetto. Un altro requisito fondamentale per poter portare l’opera da noi è che dovesse essere rappresentata nei teatri tradizionali e non nei teatri da musical.

Quando gli chiediamo se può dirci dove finisce il lavoro di Bowie e dove comincia quello di Walsh, il regista ci risponde che è impossibile stabilirlo. Si tratta di un’opera realizzata a quattro mani in ogni aspetto.
Durante l’incontro col pubblico nel pomeriggio, dove Massimo Cotto ha intervistato Manuel Agnelli e Malosti, siamo rimasti molto colpiti da una notizia in particolare: pare infatti che Bowie non fosse completamente soddisfatto della messa in scena minimale adottata da Van Hove nel 2015. Nonostante la ritenesse eccessivamente fredda, non ha voluto interferire minimamente con le decisioni del regista, dimostrando fino alla fine una classe superiore alla media.

Quindi com’è la versione italiana di Lazarus?

Non è una semplice riproposizione del lavoro di Van Hove coi testi adattati in italiano. È una rilettura che non teme di discostarsi da quanto già fatto in passato e che trova i suoi momenti di maggiore splendore proprio quando compie le scelte più coraggiose. La gestione del palco per la messa in scena dei luoghi del racconto è simile (siamo sempre nell’appartamento di Newton, c’è sempre l’escamotage degli schermi televisivi per mostrare situazioni che si svolgono altrove e sono sempre presenti i musicisti sul palco); la scenografia non potrebbe però essere più lontana da ciò che già conoscevamo. È una casa buia, opprimente, piena di oggetti, molto più vicina alla casa ideale di un soggetto come T. J. Newton rispetto all’appartamento scintillante visto in passato. Una pedana rotante fa intuire al pubblico l’instabilità mentale del protagonista fin dai primi istanti, mentre Agnelli intona la title track con una passione che toglie ogni dubbio al minuto uno.

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La performance degli attori è costantemente accompagnata da un ottimo lavoro di sound design e da opere di videoarte che scorrono sugli schermi installati sul palco, riempiendo ulteriormente la scena e l’occhio dello spettatore. La band, composta da sette elementi, si integra perfettamente nella scenografia e rende pienamente giustizia ai diciassette brani che compongono la colonna sonora dello spettacolo. Anche in questa versione di Lazarus i fan potranno ascoltare la voce di Bowie direttamente in scena, in due diversi momenti (il grido “shut up!” al termine della bellissima It’s No Game e un frammento di D.J. durante uno dei momenti clou).

Malosti ha le idee chiare sulla strada da percorrere. Adatta il testo alla propria visione, come un regista dovrebbe sempre fare, senza paura di cambiare l’ordine delle canzoni (When I Met You è il secondo brano anziché il penultimo e non c’è niente da dire: funziona meglio così) oppure i momenti in cui le stesse iniziano (“Lazarus” parte all’inizio dello spettacolo e non dopo i primi dialoghi). Ma anche cambiare i personaggi che le devono cantare, con il risultato che anche chi conosce già molto bene il testo originale rimane sorpreso per tutta la durata. Rispetto alla versione in scena a Londra vengono eliminati alcuni momenti. Viene però ripescato un episodio terribile presente nella versione del 2015 e non riproposto in quella dell’anno successivo.

Il maggiore merito del regista è quello di avere valorizzato al meglio la natura dell’opera. “Lazarus” infatti è incompiuto. Come i migliori testi di Bowie, che spesso neanche un madrelingua riesce a decifrare fino in fondo, è un’opera palesemente incompleta. Il suo fascino risiede proprio in questo aspetto. La gestazione è stata molto lunga e Bowie non ha mai smesso di apportare modifiche al testo: è facile immaginare che, se avesse avuto più tempo a disposizione, avrebbe continuato a lavorarci spingendosi in chissà quali territori.

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Quello che ora sappiamo per certo, è che aveva previsto di comporre un maggior numero di brani originali per l’opera, ma le precarie condizioni di salute non gli hanno concesso di lavorare ai ritmi desiderati. Nell’adattamento italiano, il senso di incompiutezza e le lacune da colmare con la propria fantasia sono forse l’aspetto più stimolante. La soddisfazione maggiore è stata vedere la straordinaria reazione del pubblico (vasto, eterogeneo e coinvolto oltre ogni più rosea aspettativa) sia durante che alla fine dello spettacolo.

Non era affatto scontato, data la natura dell’opera.

L’aspetto che forse interessava i fan del Duca Bianco era però quello delle performance canore e recitative. A chi era scettico nei confronti di Manuel Agnelli e Casadilego in quanto “solo” cantanti possiamo solo dire che, fortunatamente, Nicolas Roeg non si pose questo problema quando scelse una rockstar come protagonista di L’uomo che cadde sulla terra.

Agnelli (alla prima prova come attore) si approccia alla materia con grande umiltà, canta senza cercare di imitare Bowie e porta a casa delle interpretazioni pienamente convincenti per ognuno dei brani, raggiungendo vette altissime in Lazarus, Where Are We Now e Absolute Beginners. Il suo è un Newton rabbioso e scorbutico, cupo come non eravamo abituati a vederlo e lontanissimo da quello di Michael C. Hall: all’inizio respinge in ogni modo i fantasmi/le allucinazioni che gli fanno visita, salvo poi iniziare ad aprirsi e lasciarsi progressivamente catturare dalla spirale della propria follia. Il suo arco narrativo è semplicemente perfetto.

La maggiore sorpresa però è Casadilego nei panni di Marley, molto più terrena rispetto a Sophia Ann Caruso: le sue interpretazioni di No Plan e, soprattutto, di Life On Mars? restano impresse a lungo dopo la visione. Valentine è impersonato invece da Dario Battaglia, che ricorda molto Andy Warhol nel look e convince in pieno sia nella sgradevolezza del personaggio che nelle sue interpretazioni di tre dei brani migliori di The Next Day: Love Is Lost, la brechtiana Dirty Boys e la ciliegina sulla torta Valentine’s Day, uno degli highlights della serata. Chiude il quartetto dei protagonisti Michela Lucenti nei panni di Elly, l’assistente di Newton posseduta da Mary Lou, vecchio amore del protagonista: ottima nel rendere palese la follia del personaggio coi movimenti del corpo, un po’ meno convincente nell’interpretazione di Changes e Always Crashing In The Same Car, gli unici due brani che soffrono un po’ dei nuovi arrangiamenti, perfetti e mai banali in tutti gli altri casi.

Lazarus Musical Italia Bowie

Fedele alla volontà di David Bowie, questo nuovo “Lazarus” è un’esperienza di teatro totale che si contamina con la musica dal vivo, la danza e la videoarte per dare al pubblico un’esperienza nuova e mai banale. Non è l’unico “Lazarus” possibile, ma ci insegna che testi come questo esistono allo scopo di essere reinventati ogni volta da chi li mette in scena, acquisendo nuove sfumature e nuovi significati a ogni rilettura. Una scommessa vinta sotto tutti i punti di vista.
Non ci resta ora che incrociare le dita e sperare in un DVD e in un album della colonna sonora, in modo da lasciare una traccia permanente di questa iniziativa. Chissà che la futura visita di Robert Fox in Italia per assistere a una data dello spettacolo non apra scenari interessanti in tal senso.

Per chi fosse interessato ad approfondire ulteriormente il mondo di “Lazarus“, possiamo annunciare però che La Nave di Teseo pubblicherà prossimamente la sceneggiatura dell’opera, in un’edizione curata da Malosti e da Enda Walsh. Si tratterà di una versione diversa dal libretto già pubblicato in lingua originale alla fine del 2016, che conteneva le indicazioni di regia e messa in scena di Ivo Van Hove: in questa versione ci saranno solo i dialoghi e quei pochi elementi scenografici già presenti nel testo originale di Walsh. Probabilmente si tratterà della pubblicazione in assoluto più vicina al testo concepito da Bowie, e noi non vediamo l’ora di perderci nella lettura.

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Bologna celebra David Bowie con Poster Street Art al Cheap Festival

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Se siete appassionati di arte urbana e di musica, e soprattutto di David Bowie, vi suggeriamo di visitare presto Bologna: troverete degli splendidi poster dedicati a lui.

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Si chiama Cheap Festival, rassegna dedicata alla street poster art, ovvero all’arte dei manifesti affissi nelle strade, e si svolge a Bologna. Quest’anno, il tema del festival è “Icons”, una call for poster dedicata a icone decedute della musica, del cinema e dello spettacolo. La prima edizione di “Icons” è dedicata all’artista icona per antonomasia: David Bowie.

Per omaggiare la sua figura e la sua eredità artistica, il Festival ha lanciato una call for poster aperta a tutti gli artisti visivi che volessero interpretare il suo volto e la sua personalità in modo originale e creativo. La call ha ricevuto 238 candidature da 19 paesi diversi, tra cui Italia, Cina, Stati Uniti, Francia e Spagna. Una giuria composta da membri dello staff di “Cheap” e da esperti di arte e musica ha selezionato 54 manifesti che sono stati stampati e affissi in diverse zone della città.

I poster di David Bowie sono diventati così delle vere e proprie “lapidi pop”, che celebrano la sua vita e la sua opera in modo ironico, sarcastico, venerante o provocatorio. Ognuno dei poster riflette lo stile e la visione dell’artista che lo ha realizzato, creando una varietà di linguaggi visivi che rendono omaggio alla poliedricità di Bowie. I poster saranno visibili fino al 25 aprile. In entrambi i casi il consiglio è di andare il prima possibile perché, come potrete immaginare, i poster affissi non hanno una lunga durata. Saranno visibili in sei vie del centro storico di Bologna: via Irnerio (centro e porta), via D’Azeglio, via Marchesana, via San Giacomo, via Tartini (Mercato Sonato) e via Graziano.

Il festival nasce nel 2013 con l’obiettivo di promuovere la street poster art come forma di espressione artistica e sociale. Ogni anno, il festival propone una call for poster su un tema specifico e invita gli artisti a inviare le proprie proposte. I poster selezionati vengono poi affissi nelle strade della città, trasformandole in una galleria d’arte a cielo aperto. Il festival organizza anche mostre, workshop, incontri e performance legate al mondo dell’arte urbana.

Se volete saperne di più sul Cheap festival e sulla call for poster “Icons”, potete visitare il sito ufficiale del festival o seguire i suoi profili social su Instagram e Facebook. Se volete invece ammirare i poster di David Bowie dal vivo, non vi resta che fare un salto a Bologna e lasciarvi sorprendere dalla sua immagine nelle strade della città. Ma affrettatevi.

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“Laughing with Liza”: nuovo box di David Bowie per il Record Store Day 2023

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Il Record Store Day 2023 porta in dote un cofanetto della Decca contenente cinque dischi da 7″ che raccolgono i primi singoli di David Bowie pubblicati tra il 1964 e il 1967 per le etichette Vocalion e Deram.

Bowie Laughing with Liza vinile

Il 22 aprile 2023 è in uscita un cofanetto dedicato a primi singoli di Bowie, pubblicati tra il 1964 e il 1967.

Il titolo è “Laughing with Liza: The Vocalion and Deram Singles 1964-1967” e contiene cinque dischi 45 giri con le canzoni che registrò per le etichette Vocalion e Deram, prima di raggiungere il successo nel 1969 con il brano Space Oddity.

Il box è una delle uscite esclusive del Record Store Day 2023, l’evento internazionale che celebra i negozi di dischi indipendenti e la cultura del vinile. Sarà disponibile solo in edizione limitata e numerata, con una tiratura di 1500 copie a livello globale. Oltre ai dischi, il cofanetto include due cartoline, un poster, un adesivo e un libretto di otto pagine con note informative e fotografie.

Ma quali sono le canzoni che troverai in questo cofanetto? Proviamo a raccontarvi il contenuto.

CONTENUTO

DISCO UNO

  • Lato A – Liza Jane
  • Lato B – Louie, Louie Go Home (Vocalion Pop – V.9221)

Questo è il primo singolo di Bowie, pubblicato nel giugno del 1964 sotto lo pseudonimo di Davie Jones with The King Bees. Si tratta di due brani di rock and roll influenzati dal rhythm and blues americano. “Liza Jane” è una cover di una canzone tradizionale, mentre “Louie, Louie Go Home” è una risposta al celebre “Louie Louie” dei Kingsmen.

Le copie originali di questo singolo 7″ sono una sorta di Santo Graal per i collezionisti di Bowie, la cui importanza storica supera di gran lunga le due semplici cover contenute tra i suoi solchi. L’allora diciassettenne Davie Jones si unì al compagno di scuola George Underwood, reclutò tre musicisti più grandi (che affermò di aver conosciuto da un barbiere) e registrò due facciate di vivace rhythm and blues, prodotto presumibilmente dal manager Leslie Conn che si era assicurato un contratto per un singolo una tantum con l’etichetta discografica Decca. Per questa sua prima uscita discografica, Davie Jones ottenne una buona copertura da parte della stampa, apparve come ospite nella Juke Box Jury della BBC (il disco fu giustamente considerato un “miss”) e con i King Bees eseguì due volte “Liza Jane” dal vivo alla televisione nazionale nel programma Ready Steady Go! di Rediffusion e in The Beat Room della BBC2.

DISCO DUE

  • Lato A – Rubber Band
  • Lato B – The London Boys (Deram DM 107)

Questo è il primo singolo di Bowie per la Deram Records, pubblicato nel dicembre del 1966. Si tratta di due brani che mostrano la sua sperimentazione con diversi generi musicali. “Rubber Band” è una canzone dal sapore nostalgico e orchestrale “The London Boys” è invece una ballata drammatica e decadente, che racconta la vita dei giovani mod londinesi.

Il contratto con la Pye Records di Bowie era scaduto a settembre del 1966 e per suscitare l’interesse di una nuova etichetta discografica il manager di David autofinanziò le registrazioni in studio dei brani “Rubber Band, “The London Boys” e “The Gravedigger“. I risultati di questa sessione impressionarono a tal punto i dirigenti della Decca che Bowie firmò un contratto per un album con la nuova etichetta Deram appena nove giorni dopo, il 27 ottobre 1966. I diritti di queste tre registrazioni furono poi acquistati dalla Decca per 150 sterline e due brani uscirono come singoli nell’ambito della campagna di lancio della Deram a dicembre. “Rubber Band” segnò un profondo cambiamento nello stile di scrittura e di esecuzione di David. L’accento americano e i riferimenti all’R&B erano ormai scomparsi da tempo, mentre Bowie adottava in modo lungimirante l’estrosità inglese e i sapori del music-hall che sarebbero sbocciati del tutto l’anno successivo, durante l’estate del 1967. Rubber Band ottenne una certa diffusione in radio, diverse recensioni incoraggianti (alcune delle quali sottolineavano l’influenza di Anthony Newley) e fu apprezzata quanto basta per essere reincisa in stereo e inserita nell’omonimo album di debutto di Bowie, pubblicato dalla Deram nel giugno 1967. 

The London Boys” era a sua volta una re-incisione, ma di una versione inedita prodotta da Tony Hatch e realizzata per la Pye da David e dai Lower Third, quasi un anno prima. Questo “cameo in parte autobiografico del giovane e audace mod che corre su per la salita di Wardour Street verso un paradiso deserto” è caratterizzato da un’interpretazione di David, teatrale e consumata, ed è a ragione considerata come una delle produzioni più importanti dei suoi primi lavori.

DISCO TRE

  • Lato A – The Laughing Gnome
  • Lato B – The Gospel According to Tony Day (Deram DM 123)

Questo è il secondo singolo di Bowie per la Deram Records, pubblicato nell’aprile del 1967. Si tratta di due brani che riflettono il suo interesse per la musica pop e il surrealismo. “The Laughing Gnome” è una canzone umoristica e psichedelica, in cui Bowie dialoga con uno gnomo che ride grazie a un effetto sonoro. “The Gospel According To Tony Day” è invece una canzone ironica e scanzonata, in cui Bowie elenca una serie di personaggi bizzarri.

Nella primavera del 1967 “The Laughing Gnome” fu un successo talmente popolare sui giradischi che il 29 maggio il Times, nella sua austera recensione sullo stato del pop di Sgt Pepper, osservò che “fu estaticamente inserito dalle stazioni pirata ma rimase costantemente il flop che meritava di essere”. Vale anche la pena di notare che le piccole creature mitologiche si aggiravano chiaramente nel sottobosco dello Zeitgeist, dato che il 19 marzo i Pink Floyd avrebbero registrato la composizione di Syd BarrettThe Gnome” per inserirla nel loro album di debutto, The Piper at the Gates of Dawn. “The Laughing Gnome” di Bowie è un melange che unisce l’umorismo pungente e vaudevilliano di David a una ridacchiante pronuncia newyorkese, il tutto legato da voci di gnomi a velocità variabile e da un cenno incredibilmente surreale alla strumentazione di “Waiting for the Man” dei Velvet Underground. Anche se nel 1967 non scalò le classifiche, “The Laughing Gnome” fu abbastanza popolare da essere mantenuto in catalogo dalla Decca, che lo ripropose con successo durante la prima ondata di Bowiemania, raggiungendo il n. 6 in classifica nell’ottobre 1973. “The Gospel According To Tony Day” è il rovescio dell’umorismo di Bowie, sarcastico e amaro, in quanto in un parlato elenca i conoscenti e le loro presunte mancanze, tra cui un Tony Day realmente esistito, un session man di successo che frequentava David nel caffè La Gioconda di Denmark Street (e che potrebbe, o meno, aver portato via una delle ragazze a David…).

DISCO QUATTRO

  • Lato A – Love You Til Tuesday
  • Lato B – Did You Ever Have a Dream (Deram DM 135)

Questo è il terzo e ultimo singolo di Bowie per la Deram Records, pubblicato nel luglio del 1967. Si tratta di due brani che anticipano il suo stile più melodico e romantico. “Love You Til Tuesday” è una canzone d’amore dolce e orecchiabile, che fu usata anche come colonna sonora di un cortometraggio omonimo dedicato a Bowie. “Did You Ever Have A Dream” è invece una canzone onirica e fantasiosa, in cui Bowie immagina mondi diversi.

Love You Till Tuesday“, il terzo singolo di David per l’etichetta Deram, aveva tutte le premesse per diventare un successo. Si trattava di una rielaborazione di un brano del suo album di debutto, con un arrangiamento orchestrale nuovo e incisivo curato da Ivor Raymonde (con all’attivo recenti successi con The Walker Brothers e Dusty Springfield), che si avvaleva dei migliori strumentisti in circolazione a Londra. Le recensioni furono incoraggianti quasi all’unanimità, con Melody Maker che arrivò a dire che con questo disco David era “uno dei pochi cantanti solisti veramente originali che operano nel teatro del pop britannico”. “Love You Till Tuesday” fu pubblicata nel Regno Unito, negli Stati Uniti, in Germania, in Olanda e in Sudafrica, ma nonostante l’esposizione e il supporto internazionale, fece flop ovunque e si rivelò l’ultimo singolo contrattuale pubblicato per Decca.

Il lato B “Did You Ever Have A Dream“, registrato nel novembre del 1966, era stato previsto in origine come brano per l’album (e fu persino incluso nell’ordine di esecuzione di un primo acetato del disco) e, con un tipico tocco astratto bowieano, è di certo l’unico caso in cui il volo astrale e Penge (un sobborgo londinese vicino a Beckenham) sono citati nella stessa canzone.

DISCO CINQUE

  • Lato A – Space Oddity (Love You Til Tuesday version)
  • Lato B – The Laughing Gnome (Vocal Take 1, Mix 1) (Inedito)

Questo disco contiene due brani registrati da David Bowie nel 1967 per la Decca Records, prima di firmare con la Philips Records e pubblicare il suo album di debutto omonimo. Space Oddity è una versione alternativa di quella che sarebbe diventata la sua prima hit nel 1969, mentre The Laughing Gnome è una canzone umoristica che sfrutta un effetto sonoro chiamato vari-speed per creare la voce dello gnomo. Questa versione vocale inedita è diversa da quella pubblicata come singolo nello stesso anno e contenuto nel disco tre di questo cofanetto.

Il contratto discografico di David con la Decca terminò il 22 aprile 1968 e, come per “Rubber Band/The London Boys“, questa prima registrazione in studio di “Space Oddity” fu finanziata da Ken Pitt, manager di Bowie. Pitt aveva commissionato e sottoscritto la realizzazione di uno speciale televisivo di mezz’ora per mostrare il talento di David e nelle prime sedute di produzione era emerso che al programma mancava un grande momento musicale. David era stato recentemente colpito dai temi dell’alienazione e dell’isolamento presenti nel film 2001 Odissea nello spazio di Kubrick (anche il nome del protagonista, “David Bowman”, deve aver avuto una certa risonanza) e fu da lì che scaturì l’idea di “Space Oddity“.

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IN CONCLUSIONE

Il titolo del boxset Laughing With Liza è, lo avrete capito, è un riferimento ai due brani Laughing Gnome e Liza Jane, il primo singolo di Bowie uscito nel 1964 per la Vocalion Records.

I cinque singoli contenuti in questa pubblicazioni, nella loro versione originale non certo in questa ristampa, sono dei veri e propri pezzi da collezione per gli amanti di David Bowie e della musica degli anni ’60. La replica è molto ben curata: ogni disco ha la sua copertina originale e un’etichetta fedele all’epoca. Il box include anche un libretto con note informative e fotografie rare.

È, come molte di quelle pubblicate ultimamente, un’uscita riservata ai collezionisti e agli amanti del vinile. Non lo riteniamo un cofanetto musicalmente rilevante o particolarmente interessante, visto anche il prezzo di vendita che sfiorerà i 100 euro. È però un box ben fatto e curato.

Laughing with Liza: The Vocalion & Deram Singles 1964-1967 sarà disponibile dal 29 aprile 2023 presso i negozi aderenti al Record Store Day al costo di circa € 95,00

Moonage Daydream: la colonna sonora in vinile

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Moonage Daydream Colonna Sonora Vinile testata

Dopo la pubblicazione in CD, la colonna sonora del film di Brett Morgen “Moonage Daydream” esce anche nell’edizione in vinile per accontentare i collezionisti e gli appassionati del supporto.

Moonage Daydream Colonna Sonora Vinile

Moonage Daydream è il titolo del documentario diretto da Brett Morgen che racconta la vita e la carriera di David Bowie. Il film, presentato fuori concorso al Festival di Cannes 2022, è un’odissea visiva e sonora che esplora il viaggio creativo, musicale e spirituale di Bowie, guidato dalla sua stessa voce narrante.

La colonna sonora del film è un album che raccoglie i brani più significativi della lunga carriera di Bowie, dal folk acustico degli esordi all’elettronica sperimentale degli ultimi anni, passando per il glam rock, il soul e il krautrock. L’album include anche materiale inedito, mix unici creati per il film e per questa pubblicazione, insieme ad alcune riflessioni dalla voce dello stesso Bowie.

Uscita già in CD l’anno scorso, e ovviamente in DVD e Blu Ray per quanto riguarda l’aspetto cinematografico, tocca ora all’edizione in vinile della colonna sonora per accontentare i collezionisti e chi si è fatto contagiare dalla rinascita del formato avvenuta in questi ultimi anni.

L’edizione vinilica è composta da un triplo LP da 180 grammi con copertina apribile a tre lati e booklet interno. La qualità del vinile è superlativa e restituisce tutta la ricchezza della gamma sonora.

Moonage Daydream Colonna Sonora Vinile 2

La colonna sonora di Moonage Daydream è una vera e propria antologia musicale di David Bowie, che ripercorre le sue diverse fasi artistiche e i suoi mille volti: da Ziggy Stardust a Halloween Jack, dal Duca Bianco a Nathan Adler. Ogni brano è una testimonianza della sua genialità creativa e della sua capacità di anticipare le tendenze musicali e culturali.

Tra le rarità contenute nella soundtrack ci sono una prima versione di Quicksand da Hunky Dory e una versione inedita di Rock ‘n’ Roll With Me dal Soul Tour del 1974. Tra le cose più interessanti ci sono anche un medley live di The Jean Genie / Love Me Do / The Jean Genie registrato al concerto finale di Ziggy Stardust al Hammersmith Odeon nel 1973 con Jeff Beck alla chitarra e una remix di Hallo Spaceboy con immagini da Metropolis o Nosferatu combinate a visioni psichedeliche.

È una pubblicazione, questa in vinile, rivolta comunque a una cerchia molto ristretta di appassionati del supporto. Per tutti gli altri a cui la colonna sonora è piaciuta, basterà la versione in CD.

INFORMAZIONI

Musica prodotta da Tony Visconti

Mash-Up musicali progettati e curati da: Brett Morgen

Tecnici di missaggio e registrazione: Paul Massey e David Giammarco

Supervisori del suono: John Warhurst e Nina Hartstone

Tecnico di registrazione: Bill Stein

Tecnico di missaggio: Jannek Zechner

TRACKLIST

Lato A

  1. “Time… one of the most complex expressions…”
  2. Ian Fish U.K. Heir (Moonage Daydream mix 1)
  3. Hallo Spaceboy (remix Moonage Daydream edit)
  4. Medley: Wild Eyed Boy From Freecloud
  5. All The Young Dudes
  6. Oh! You Pretty Things (live)
  7. Life On Mars? (2016 mix – Moonage Daydream edit)
  8. Moonage Daydream (live)

Lato B

  1. Medley: The Jean Genie / Love Me Do / The Jean Genie (live) (featuring Jeff Beck)
  2. The Light (excerpt)
  3. Warszawa (live Moonage Daydream edit)
  4. Quicksand (2021 mix – early version)
  5. Medley: Future Legend / Diamonds Dogs intro / Cracked Actor

Lato C

  1. Rock ‘n’ Roll With Me (live)
  2. Aladdin Sane (Moonage Daydream edit)
  3. Subterraneans
  4. Space Oddity (Moonage Daydream mix)
  5. V-2 Schneider

Lato D

  1. Sound And Vision (Moonage Daydream mix)
  2. A New Career In A New Town (Moonage Daydream mix)
  3. Word On A Wing (Moonage Daydream excerpt)
  4. “Heroes” (live Moonage Daydream edit)
  5. D.J. (Moonage Daydream mix)
  6. Ashes To Ashes (Moonage Daydream mix)
  7. Move On (Moonage Daydream a cappella mix edit)
  8. Moss Garden (Moonage Daydream edit)

Lato E

  1. Cygnet Committee/Lazarus (Moonage Daydream mix)
  2. Memory Of A Free Festival (harmonium edit)
  3. Modern Love (Moonage Daydream mix)
  4. Let’s Dance (live Moonage Daydream edit)
  5. The Mysteries (Moonage Daydream mix)
  6. Rock ‘n’ Roll Suicide (live Moonage Daydream edit)
  7. Ian Fish U.K. Heir (Moonage Daydream mix 2)

Lato F

  1. Word On A Wing (Moonage Daydream mix)
  2. Hallo Spaceboy (live Moonage Daydream mix)
  3. I Have Not Been To Oxford Town (Moonage Daydream a cappella mix edit)
  4. “Heroes”: IV. Sons Of The Silent Age (excerpt)
  5. ★ (Moonage Daydream mix edit)
  6. Ian Fish U.K. Heir (Moonage Daydream mix excerpt)
  7. Memory Of A Free Festival (Moonage Daydream mix edit)
  8. Starman
  9. “You’re aware of a deeper existence…”
  10. Changes
  11. “Let me tell you one thing…”
  12. “Well you know what this has been an incredible pleasure…”

ACQUISTA

Il vinile è acquistabile presso i negozi di dischi più forniti e presso gli store online, come Amazon, a un prezzo di circa 70/80 euro.

A Londra dal 2025 il museo dedicato a David Bowie

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Dal Maggiore Tom a Ziggy Stardust e Aladdin Sane, i molti volti e le ispirazioni di David Bowie stanno per avere una sede permanente a Londra. Il Victoria & Albert Museum della Gran Bretagna ha annunciato giovedì di aver acquisito l’archivio di Bowie, composto da oltre 80.000 oggetti, come dono dell’eredità del defunto musicista. Il tesoro di costumi, strumenti musicali, lettere, testi, foto e altro ancora sarà aperto al pubblico in un nuovo centro artistico dedicato alla camaleontica icona pop. Il David Bowie Centre for the Study of Performing Arts sarà inaugurato nel 2025 nell’ambito del V&A East Storehouse, un’estensione del museo nazionale d’arte, design e spettacolo del Regno Unito che sta sorgendo nel Parco Olimpico di Londra.

La notizia che aspettavamo da anni finalmente è arrivata: oltre 80.000 oggetti che coprono sei decenni di carriera di David Bowie saranno resi disponibili al pubblico per la prima volta in forma permanente a Londra, in un nuovo museo che si chiamerà “David Bowie Center for the Study of Performing Arts”.

Oggi il V&A comunica di aver acquistato l’archivio di David Bowie per renderlo accessibile al pubblico, consentendo di scoprire i processi creativi di una delle figure più rivoluzionarie e influenti nella storia della musica live e incisa, del cinema, della moda e non solo. A partire dal 2025, l’archivio sarà reso disponibile al pubblico, dai fan ai ragazzi delle scuole e ai ricercatori, attraverso la creazione del David Bowie Centre for the Study of Performing Arts presso il V&A East Storehouse, nel Queen Elizabeth Olympic Park di Stratford. L’acquisizione e la creazione del Centro sono state rese possibili grazie al David Bowie Estate e a una generosa donazione di 10 milioni di sterline da parte della Blavatnik Family Foundation e del Warner Music Group.

L’archivio, che comprende una collezione di oltre 80.000 oggetti, ripercorre i processi creativi di Bowie come innovatore musicale, icona culturale e cultore dell’espressione e della reinvenzione di sé, dagli inizi della sua carriera negli anni Sessanta fino alla sua morte nel 2016. Oltre alla creazione del nuovo Centro, la donazione sosterrà la conservazione, la ricerca e lo studio dell’archivio.

Tristram Hunt, direttore del V&A, ha dichiarato: “David Bowie è stato uno dei più grandi musicisti e interpreti di tutti i tempi. Il V&A è entusiasta di diventare custode del suo incredibile archivio e di poterlo aprire al pubblico. Le innovazioni radicali di Bowie nel campo della musica, del teatro, del cinema, della moda e dello stile – da Berlino a Tokyo a Londra – continuano a influenzare il design e la cultura visiva e a ispirare creativi come Janelle Monáe, Lady Gaga, Tilda Swinton e Raf Simons. Il nostro nuovo centro per le collezioni, il V&A East Storehouse, è il luogo ideale per mettere l’opera di Bowie in collegamento con la collezione del V&A che abbraccia 5.000 anni di arte, design e performance. I miei più sentiti ringraziamenti vanno alla David Bowie Estate, alla Blavatnik Family Foundation e al Warner Music Group per aver contribuito alla realizzazione di questo progetto e per aver fornito un nuovo archivio per tutti i Bowie di domani“.

Questo archivio, che copre l’intera storia di Bowie, contiene testi scritti a mano, lettere, spartiti, costumi originali, abiti di moda, fotografie, film, video musicali, scenografie, gli strumenti musicali dell’artista, le illustrazioni degli album e i premi. Include anche scritti più privati, riflessioni e progetti non realizzati, la maggior parte dei quali è inedita.

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Tra i pezzi forti figurano i costumi di scena, come i completi di Ziggy Stardust di Bowie disegnati da Freddie Burretti (1972), le sgargianti creazioni di Kansai Yamamoto per il tour di Aladdin Sane (1973) e il cappotto Union Jack disegnato da Bowie e Alexander McQueen per la copertina dell’album Earthling (1997). L’archivio comprende anche testi scritti a mano per canzoni come Fame (1975), “Heroes” (1977) e Ashes to Ashes (1980), nonché esempi del metodo di scrittura “cut up” introdotto a Bowie dallo scrittore William Burroughs. L’archivio contiene anche una serie di taccuini personali di ogni epoca storica della vita e della carriera di Bowie.

Sono presenti anche un collage di fotogrammi del film L’uomo che cadde sulla Terra (1975-76), diretto da Nicholas Roeg e interpretato da Bowie, e più di 70.000 fotografie, stampe, negativi, lucidi di grande formato, diapositive e pellicole a contatto di alcuni dei più importanti fotografi del XX secolo, da Terry O’Neill a Brian Duffy e Helmut Newton. Tra le altre cose, strumenti, amplificatori e altre apparecchiature, tra cui il sintetizzatore EMS di Brian Eno, presente negli album fondamentali “Low” (1977) e “Heroes” di Bowie, e uno Stylophone, regalo di Marc Bolan alla fine degli anni Sessanta, utilizzato per la registrazione di “Space Oddity” di Bowie.

Sir Leonard Blavatnik, fondatore e presidente di Access Industries e della Blavatnik Family Foundation, ha dichiarato: “Siamo davvero orgogliosi di poter sostenere il V&A e di permettere la creazione di questo insostituibile archivio per preservare e valorizzare il percorso leggendario di David Bowie. La sua influenza sulla musica e sulla cultura popolare di tutto il mondo non potrà mai essere sopravvalutata”.

Max Lousada, CEO, Recorded Music, Warner Music Group, ha dichiarato: “In qualità di custodi dello straordinario catalogo musicale di David Bowie, siamo lieti di ampliare il nostro rapporto con la sua proprietà attraverso questa partnership con il V&A. Questo archivio promette di essere un’esposizione senza precedenti di genialità artistica, invenzione e trasformazione individuale. L’influenza di Bowie non fa che amplificarsi nel tempo e questa sarà una celebrazione duratura della sua profonda eredità“.

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Un portavoce della David Bowie Estate ha dichiarato: “Con l’ingresso dell’opera di David nelle collezioni nazionali del Regno Unito, egli va a occupare il posto che gli spetta tra molte altre figure culturali e geni artistici. Il David Bowie Centre for the Study of Performance – e la possibilità di vedere il lavoro di David “dietro le quinte” offerta dal V&A East Storehouse – consentirà di condividere il lavoro di David con il pubblico in modi che non sono mai stati possibili prima d’ora”, e siamo lieti di lavorare a stretto contatto con il V&A per continuare a onorare la profonda influenza culturale di David“.

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Nile Rodgers ha dichiarato: “Credo che tutti concorderanno con me sul fatto che, guardando agli ultimi 60 anni di musica post-Beatles, se un solo artista potesse essere presente al V&A questo dovrebbe essere David Bowie. Non ha solo fatto arte, è stato arte!“.

Tilda Swinton, una delle amiche e collaboratrici di David Bowie, ha dichiarato: “Nel 2013, la mostra David Bowie Is… del V&A ci ha fornito la prova indiscutibile che Bowie è un modello di artista spettacolare, che non solo ha realizzato un’opera unica e fenomenale, ma che ha un’influenza e un’ispirazione che vanno ben oltre l’opera stessa. A dieci anni di distanza, la continua natura rigenerante del suo spirito cresce sempre di più in termini di rilevanza popolare e portata culturale attraverso le nuove generazioni. Nell’acquisire il suo archivio per i posteri, il V&A sarà ora in grado di offrire accesso alla storia di David Bowie – e al tesoro che rappresenta – non solo agli artisti professionisti di tutti i settori, ma anche a ciascuno di noi, e per il futuro prossimo. È una notizia davvero straordinaria, che merita la più sincera gratitudine e le congratulazioni di tutti coloro che l’hanno resa possibile“.

Il V&A East Storehouse sarà un nuovo tipo di esperienza museale progettata all’interno e intorno alle collezioni conservate del V&A. Portando i visitatori a scoprire il dietro le quinte, consentirà un accesso senza precedenti alle collezioni nazionali, in una nuova sede appositamente costruita per oltre 250.000 oggetti, 350.000 libri e 1.000 archivi. Il V&A East Storehouse riunisce laboratori di conservazione, depositi operativi, sale di ricerca e di lettura con gallerie, spazi espositivi e performativi e studi creativi, tutti riuniti attraverso un’ampia rete pubblica incentrata sulla Collections Hall, per creare un’esperienza di visita unica. Presso il David Bowie Centre for the Study of Performing Arts del V&A East Storehouse, a partire dal 2025, i fan potranno conoscere da vicino il processo creativo di Bowie come mai prima d’ora.

L’Archivio David Bowie si aggiunge alle collezioni Theatre & Performance del V&A, che comprendono gli archivi di persone e organizzazioni influenti, da Vivien Leigh a Peter Brook, alla Akram Khan Dance Company, al Royal Court Theatre e al Glastonbury Festival. L’acquisizione fa seguito all’innovativa mostra del 2013 del V&A, David Bowie Is…, che ha rappresentato la prima volta in cui un museo ha avuto accesso senza precedenti all’archivio di David Bowie. La mostra è stata vista da oltre due milioni di persone in tutto il mondo nell’ambito del suo tour internazionale, diventando una delle mostre più popolari di tutti i tempi del V&A.

Aladdin Sane: vinile half-speed e picture disc il 14 aprile

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Il 14 aprile 2023, una settimana prima del suo giubileo d’oro, Aladdin Sane uscirà in edizione limitata per il 50° anniversario in formato LP con masterizzazione half-speed e LP picture disc ricavato dallo stesso master.

Nel mese di aprile 2023 cadrà il 50° anniversario dalla pubblicazione dell’album Aladdin Sane di David Bowie, uscito appena dieci mesi dopo lo straordinario The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars. La traccia del titolo e canzoni come Panic In Detroit, Lady Grinning Soul e Time rappresentarono una importante evoluzione musicale, con l’aggiunta di ottoni, fiati, voci di accompagnamento dal sapore soul e il distintivo pianismo di Mike Garson.

Aladdin Sane – Half Speed Master

Aladdin Sane 50 Half Speed Vinile

Questa nuova (ennesima?) stampa di Aladdin Sane è stata incisa su un tornio Neumann VMS80 personalizzato, con un’elettronica completamente riadattata, a partire dai master restaurati a 192 kHz provenienti dai nastri originali, senza ulteriori elaborazioni durante il trasferimento. Il processo half-speed è stato realizzato da John Webber presso gli AIR Studios.

A parte l’incisione, graficamente riproduce fedelmente la ristampa precedente e la prima stampa originale.

Cos’è la masterizzazione “Half-Speed”?

È un processo di elaborazione del suono che viene utilizzato nella produzione di dischi in vinile. Questo processo consiste nella registrazione di un master di un album a una velocità dimezzata rispetto a quella standard. La masterizzazione a metà velocità viene eseguita utilizzando un giradischi speciale che consente di riprodurre il suono a una velocità più lenta, ma con una risoluzione e una fedeltà sonora molto più elevate.

Il risultato finale di questo processo è un disco in vinile che offre una qualità audio superiore rispetto ai dischi masterizzati a velocità standard. La riduzione della velocità consente una maggiore accuratezza nella registrazione del suono, con una gamma dinamica più ampia e una maggiore chiarezza nei toni medi. Questo significa che gli strumenti e le voci suona molto più nitidi e definiti, con una maggiore profondità e dettaglio.

Questo tipo di masterizzazione a metà velocità (half-speed) è quindi molto apprezzata dai appassionati di musica e dagli audiofili, in quanto offre una qualità audio più fedele all’originale rispetto ai supporti digitali come CD e MP3. Inoltre, molti dischi in vinile masterizzati a metà velocità sono stati stampati su vinili di alta qualità, con una pressione più forte e una superficie più liscia, che contribuisce ulteriormente alla qualità del suono.

Le ristampe con incisione half-speed sono quindi l’edizione da avere a ogni costo?

In realtà, no. A meno che non siate dei veri e propri audiofili, e abbiate quindi un impianto costato diverse migliaia di euro, un piatto professionale, casse e puntine di alto livello, avrete difficoltà ad apprezzare la differenza rispetto a una stampa standard.

Diverso il discorso se volete acquistare la vostra prima una copia in vinile di Aladdin Sane e non siete orientati verso una prima stampa: a questo punto ha senso prendere questa, di qualità migliore.

Aladdin Sane – Picture Disc

David Bowie Aladdin Sane Picture Disc 50th

Oltre all’edizione Half-Speed, si continua la tradizione dei picture disc per celebrare i 50 anni di un disco. È quindi il turno di Aladdin Sane che contiene un cartoncino con i testi e un poster che riproduce l’interno del gatefold originale.

Anche in questo caso, è un’edizione rivolta ai collezionisti per festeggiare il giubileo d’oro del disco.

Ricordiamo infatti a chi è meno esperto che i Picture Disc sono vinili che hanno una stampa fotografica o grafica stampata sul lato visibile del disco. Invece di avere una superficie uniforme come la maggior parte dei dischi in vinile, mostrano un’immagine o un disegno.

Sono dischi usati, sin dagli anni ’70, come edizioni speciali o come collezionabili per i fan perché offrono oltre all’esperienza sonora anche un’esperienza visiva legata all’oggetto.

Ma in termini di qualità audio, i Picture Disc sono inferiori rispetto ai dischi in vinile standard, poiché l’immagine o il disegno stampato sul lato visibile del disco interferisce con la qualità del suono. Spesso sono stampati su vinili di qualità inferiore e possono avere una superficie più ruvida, che può causare problemi durante la riproduzione.

La qualità delle stampe della Parlophone sono superlative. Rimane comunque un oggetto che non dovrebbe essere suonato, ma solo guardato e collezionato.

L’album

Aladdin Sane è il sesto album in studio di David Bowie, pubblicato nel 1973. L’album rappresenta una svolta importante nella sua carriera, segnando un momento di transizione tra la sua fase glam rock e quella più sperimentale e avant-garde. Il disco presenta una forte componente teatrale e una grande varietà di generi musicali, come il rock, il jazz e il cabaret. L’album ha portato alla creazione di un’immagine sempre più teatrale e spettacolare, che avrebbe poi caratterizzato gran parte della sua produzione successiva. Il sound dell’album, con la sua mescolanza di rock, jazz e cabaret, ha influenzato molti musicisti a venire, aprendo la strada a nuove sonorità e approcci musicali.

L’album fu preceduto dai due singoli The Jean Genie e Drive-In Saturday, che raggiunsero la vetta della classifica dei singoli del Regno Unito rispettivamente al numero 2 e 3, e fu la prima volta che Bowie raggiunse la vetta della classifica degli album del Regno Unito.

Segnò anche il suo debutto nella top 20 statunitense degli album, dove Time e Let’s Spend The Night Together erano il seguito di The Jean Genie.

La copertina di Aladdin Sane è diventata una delle immagini più straordinarie e significative della storia del rock ed è ritenuta la più costosa prodotta fino a quel momento. La fotografia di copertina fu scattata da Brian Duffy, che avrebbe poi realizzato anche le copertine di Lodger del 1979 e di Scary Monsters (and Super Creeps) del 1980, e ritrae Bowie con l’iconico make-up rosso e blu a forma di fulmine, un’immagine che si è ritagliata un posto indelebile nel lessico culturale del pianeta.

Bowie ha descritto Aladdin Sane come “Ziggy va a Washington: Ziggy sotto l’influenza dell’America“.

Aladdin Sane ha contribuito a consolidare l’influenza di Bowie come figura iconica del rock e dell’arte contemporanea, con la sua capacità di mescolare musica, moda, teatro e performance in un’immagine unica e innovativa

L’album sarebbe stato l’ultima avventura di Ziggy Stardust, il cui personaggio fu abbandonato tre mesi dopo l’uscita dell’album, nel luglio 1973, in occasione del celebre concerto conclusivo con gli Spiders From Mars all’Hammersmith Odeon di Londra.

IL VIDEO DI “THE JEAN GENIE” IN 4K

In occasione dell’anniversario, è stata pubblicata la versione restaurata in 4k, che potete vedere qui sotto.

ALADDIN SANE TRACKLIST

Nessuna novità, ovviamente, sulla tracklist del vinile. Ma repetita iuvant. Quindi ve la ricordiamo:

LATO UNO

  1. Watch That Man – 4:30
  2. Aladdin Sane (1913-1938-197?) – 5:06
  3. Drive-In Saturday – 4:33
  4. Panic In Detroit – 4:25
  5. Cracked Actor – 3:01

LATO DUE

  1. Time – 5.15
  2. The Prettiest Star – 3:31
  3. Let’s Spend The Night Together – 3:10
  4. The Jean Genie – 4:07
  5. Lady Grinning Soul – 3:45

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Entrambe le edizioni, half-speed e picture disc, usciranno il prossimo 14 aprile. È possibile comunque già pre-ordinarle presso il vostro negozio di fiducia oppure tramite Amazon.

Half-Speed

Picture Disc

Libri su David Bowie: la nostra selezione

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Vi proponiamo una selezione delle uscite editoriali più interessanti pubblicate su Bowie negli ultimi tre anni, commentate da Matteo Tonolli.

Dalla scomparsa di Bowie le uscite editoriali a lui dedicate si sono moltiplicate in maniera esponenziale con risultati altalenanti. Sia sul piano internazionale sia su quello italiano, è quindi necessario imparare a destreggiarsi tra una lunga serie di raccolte fotografiche, approfondimenti, cataloghi, biografie e percorsi obliqui nella discografia.

Avevamo dedicato già una prima “puntata” nel 2019 a cura di Andrea Gem con le migliori pubblicazioni (che potete trovare qui). Ci è sembrato utile aggiornare questa selezione con quelle che secondo noi sono stati i libri più significativi o, perlomeno, interessanti usciti finora. Esistono, è ovvio, molte prospettive e diverse percezioni e sensibilità che circondano l’universo di Bowie con contributi da parte di giornalisti, esperti, tecnici e collaboratori. L’ultima scelta, quindi, è sempre la vostra.

Matteo Tonolli ci parla brevemente di questa selezione di libri.

ASHES TO ASHES – THE SONGS OF DAVID BOWIE 1976-2016

Chris O’Leary, Repeater, (2019)

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È la seconda parte di Rebel Rebel, l’esteso approfondimento dello scrittore ed editore O’Leary sulle canzoni di David Bowie, entrambi basati sul notevole blog Pushing Ahead of the Dame.

Ogni brano da Low a Blackstar viene analizzato in profondità nell’aspetto creativo e produttivo, ponendo particolare attenzione anche alle varie influenze e fascinazioni subite dal suo autore.

Per arrivare poi all’effetto e all’accoglienza avuta da ciascuna incisione.

Non si risparmiano divagazioni o allusioni di alcun tipo e il lettore potrebbe trovare grande piacere nel perdersi in ciascun capitoletto dedicato a ogni titolo.

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BOWIEODYSSEY70, BOWIEODYSSEY71, BOWIEODYSSEY72

Simon Goddard, Omnibus Press (2020-2021-2022)

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Lo scrittore e giornalista britannico Simon Goddard, autore anche dell’interessante Ziggyology (2015), sta pubblicando una serie di volumi dedicati alle vicissitudini autoriali, biografiche e discografiche di Bowie accadute 50 anni prima.

Rilasciato con cadenza annuale, scendono nel dettaglio dei capolavori musicali che cambiarono il pop negli anni ‘70, dai singoli immediatamente precedenti a The Man Who Sold The World fino a Ziggy Stardust.

Ciascun libro rappresenta un’immersione romanzata all’interno del contesto sociale dell’epoca e intorno alla figura del giovane Bowie. Una narrazione senz’altro più coinvolgente e avvincente di molte altre biografie maggiormente orientate al tecnicismo, e tra le pubblicazioni più interessanti uscite.

Unico grande neo: è reperibile solo in lingua inglese e richiede una padronanza abbastanza avanzata. Lo stile di scrittura di Goddard è superlativo, ma difficile. Dopo l’avvio con BowieOdyssey1970 la serie antologica è ora nel pieno del periodo glam. Il quarto capitolo BOWIEODYSSEY73 vedrà la pubblicazione il prossimo maggio 2023.

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DAVID BOWIE – TUTTI GLI ALBUM

(a cura di) Francesco Donadio, Il Castello (2021)

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Su Bowie Francesco Donadio aveva già dato alle stampe gli interessanti Fantastic Voyage (prima edizione nel 2013 e alcune successive ristampe aggiornate negli anni seguenti) e L’Arte di Scomparire (2017).

Qui invece conduce una schiera di giornalisti e critici italiani per la versione editoriale di un bel speciale originariamente uscito nel 2019 in edicola per la rivista Classic Rock. Un percorso agile ma prezioso lungo la cinquantennale discografia, tentando di non omettere nulla: album ufficiali, raccolte, ristampe, live, singoli, box e streaming.

Un lavoro molto vicino alla qualità anglosassone e che riscatta definitivamente decenni di giornalismo italiano impreciso e approssimativo nei confronti del Duca.

Una pubblicazione perfetta per tutti i giovani fan, gli altri apprezzeranno l’apparato visivo un po’ più ricercato del solito.

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DAVID BOWIE BLACKSTAR – LA STORIA DIETRO LE CANZONI

Paolo Madeddu, Giunti (2002)

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Prima il romanzo di Walter Tevis, poi l’adattamento cinematografico con il capolavoro di Nicholas Roeg e ora la versione a fumetti con i disegni di Dev Pramanik e l’adattamento narrativo di Dan Watters.

Bisogna ammettere che questa graphic novel disponibile solo in lingua inglese riesce a restituire il fascino del lungometraggio al quale visivamente si ispira.

Molto affascinante l’impaginazione grafica di ogni tavola, che riesce a trasmettere un buon ritmo alla storia senza mai essere banale o scontata.

Anche dal punto di vista cromatico, il viraggio prevalente sui toni marroni, arancio e azzurri ricorda costantemente la trasposizione filmica del 1976.

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DAVID BOWIE – ICON

AAVV, Iconic Images+ACC Art Books (2021)

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La raccolta fotografica più esaustiva possibile sull’intera carriera di Bowie.

Un imponente lavoro costituito anche d’immagini inedite e con solo (a causa di copyright) una grave mancanza.

L’avevamo recensita in occasione della sua uscita a questo link.

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WE COULD BE… BOWIE AND HIS HEROES

Tom Hagler, Cassel (2021)

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L’introduzione di Tony Visconti è indice di approvazione e garanzia a questa inusuale biografia che raccoglie le testimonianze di collaboratori, conoscenti, colleghi e addetti ai lavori.

Pericolosamente simile e più agile di A life (2017), a firma Dylan Jones. In realtà costituisce un completamento vivace e un prezioso tratteggio dell’uomo e artista a cui è dedicato.

Una lettura piacevole che riesce almeno in parte a trasmettere chi fosse Bowie attraverso gli occhi di coloro che gli sono stati vicino in almeno una delle molteplici fasi della sua vita.

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DAVID BOWIE – ALL THE SONGS: THE STORY BEHIND EVERY TRACK

Benoît Clerc, Black Dog & Leventhal Publishers (2021)

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Un corposo ed esauriente volume su qualunque traccia registrata da Bowie.

Nonostante non arrivi al livello della dettagliatissima enciclopedia di Nicholas Pegg, vengono riportati sinteticamente i particolari di produzione e incisione di ogni album, brano, soundtrack e collaborazione.

Il libro trova i suoi punti di forza soprattutto nella bella grafica e nella proposizione di materiale fotografico alternativo e raro.

Da questo punto di vista decisamente superiore alla media di qualsiasi altro volume antologico sull’artista.

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BLACKSTAR THEORY – THE LAST WORKS OF DAVID BOWIE

Leah Kardos, Bloomsbury  (2022)

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L’ultimissimo scorcio della produzione di Bowie, quello che va da The Next Day a Blackstar, comprendendo il musical Lazarus, è talmente profondo e pregno di reconditi significati da meritare un’analisi specifica da parte di quella che una volta era una semplice Bowienetter.

Questo prima che il cantante si eclissasse dal panorama musicale e diventasse una figura quasi completamente inaccessibile.

Kardos – ora lettrice senior presso la Kingston University a Londra – indaga le interconnessioni sottese alle ultime opere per tentare d’illuminare le intenzioni e le influenze da cui hanno avuto origine. Lo fa grazie anche all’apporto di alcune interviste a Tony Visconti (col quale l’autrice ha fondato uno studio di registrazione), Jonathan Barnbrook, Henry Hey, Erin Tonkon e Donny McClaslin.

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DAVID BOWIE – IL DIVINO ALCHIMISTA

Dalila Ascoli, Arcana (2022)

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Dalila Ascoli indaga e cerca di ricostruire il percorso più intimo di Bowie all’interno della sua discografia.

Vengono messi a fuoco non gli aspetti della rockstar mondana, ma quelli sottili e sfuggenti di un artista prepotentemente assetato di spiritualità e conoscenza.

Dal buddismo dei primi brani negli anni ‘60, passando per il calvario delle droghe pesanti durante gli anni Settanta, gli oscuri significati di 1.Outside fino ai vari elementi mistici che – anche grazie alla lettura di testi filosofici ed esoterici più la fascinazione verso i tarocchi – dopo Station To Station riaffiorano prepotentemente in Blackstar.

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I’M NOT A FILM STAR – DAVID BOWIE AS ACTOR

Edited by Ian Dixon and Brendan Black, Bloomsbury (2022)

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Un verso tutto sommato secondario dell’ultimo capolavoro musicale diventa il titolo di una raccolta di 12 trattati sull’attività attoriale del Nostro.

Senza limitarsi alle pellicole cinematografiche o ai ruoli maggiormente impegnativi (naturalmente l’antieroe alieno di Walter Tevis ‘tradotto’ per il grande schermo da Nicholas Roeg, l’antagonista di Labyrinth e l’eroico soldato di Nagisa Oshima), alcuni studiosi di università sparse per tutto il pianeta (Australia, Giappone, Germania, Stati Uniti, Inghilterra, Nuova Zelanda) sottolineano la talentuosa diversificazione di Bowie anche come performer nei videoclip, nei vari cameo (Twin Peaks, The Prestige, The Last Temptation of Christ, Basquiat) e perfino sui palchi teatrali (Elephant Man e indirettamente Lazarus).

Un volume lodato anche da Victoria Broackes, una dei curatori della magnifica mostra David Bowie Is

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MOONAGE DAYDREAM – THE LIFE AND TIMES OF ZIGGY STARDUST

Mick Rock, Genesis (2022)

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La fedele ristampa in grande formato – ma economicamente accessibile – della biografia fotografica di Ziggy, con introduzione dello stesso David.

Più qualche nuovo apporto grafico.

Potete leggere la nostra recensione (oltre che i dettagli sulle precedenti edizioni) a questo link.

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BOWIE@75

Martin Popoff, Motorbooks (2022)

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È questa una pubblicazione prescindibile ma di certo graficamente accattivante.

È un excursus che, nel settantacinquesimo anno dalla sua nascita, celebra la cinquantennale carriera di David Bowie attraverso oltre 200 coloratissime pagine, contenenti foto dal vivo, artwork, timeline, riproduzioni di poster e memorabilia.

Martin Popoff ha alle sue spalle una sterminata esperienza editoriale basata soprattutto sulla musica metal e la sua mancanza di passione dell’opera di Bowie traspare nelle pagine del libro.

Bello il cofanetto che contiene il libro, carta di pregio e impaginazione bella ed efficace.

Insomma, un regalo ideale per chi non è un grande appassionato di Bowie.

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LEGGERE ZIGGY. DAVID BOWIE E LA LETTERATURA INGLESE

Pierpaolo Martino, Mimesis (2022)

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Nel 2016 Pierpaolo Martino aveva dato alle stampe La Filosofia di David Bowie e in questo trattato ritorna parzialmente sull’argomento approfondendo gli aspetti che nella discografia del marziano del rock sono riconducibili alla letteratura inglese come fonte d’ispirazione, identificazione e ampliamento semantico.

Quelle che una volta erano considerate forse solo come ‘semplici canzoni’, viste attraverso la nuova lente d’indagine assumono maggiore significato grazie all’eco di alcune opere di Arthur C. Clarke, George Orwell, Christopher Isherwood, Colin MacInnes e Hanif Kureishi.

Le citazioni in lingua e i rimandi a un notevole apparato critico fanno di questo volume una lettura di sicuro impegnativa, ma comunque affascinante.

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ESSERE RIBELLI

Il Saggiatore (2022)

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In un certo senso il riassunto estremo del precedente e corposo Sono L’uomo delle Stelle (2016), per la stessa casa editrice. Ovvero: aforismi di Bowie.

Un libricino sottile, economico ma accattivante nella copertina e con un titolo che suona più che altro come un manifesto programmatico un po’ gratuito. In realtà si tratta di una raccolta di brevi affermazioni, pensieri e confessioni tratti da interviste molto dilatate nel tempo.

Cinque i temi nei quali vengono raggruppati: sé stesso, la musica, la droga, i libri e la rivoluzione. Non sarebbe guastato citare le fonti ma tutto sommato come tascabile è perfetto per darsi ‘un tono’ negli ambienti pubblici e per fare cassa con materiale di scarso appeal.

Da distribuire o regalare in modo massiccio e arbitrario alla ricerca di nuovi adepti. Lo avremmo escluso da questa lista, ma ci tenevamo a esprimere un giudizio: superfluo.

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THE LONDON BOYS – David Bowie, Marc Boland & the 60s Teenage Dream

Marc Borrows, Pen & Sword (2022)

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Il critico, comico e musicista britannico ha dato alle stampe per il mercato anglosassone questo interessante approfondimento sul sottobosco beat-mod della Londra degli anni ’60, facendo leva sulle biografie di coloro che traghettarono la gioventù hippie verso l’esplosione musicale e culturale del glam.

Riviviamo qui le vicende personali di David Bowie e Marc Bolan e dei loro due enormi ego, che si intrecciarono ripetutamente alternandosi ad attirare l’attenzione di un’intera generazione verso una nuova forma di rock – e la conseguente scalata alle classifiche – servendosi di una buona dose di talento mescolato a rossetto, lustrini e glitter.

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THE MAN WHO FELL TO EARTH

Dan Watters e Dev Pramanik, Titan Books (2022)

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Prima il romanzo di Walter Tevis, poi l’adattamento cinematografico con il capolavoro di Nicholas Roeg e ora la versione a fumetti con i disegni di Dev Pramanik e l’adattamento narrativo di Dan Watters.

Bisogna ammettere che questa graphic novel disponibile solo in lingua inglese riesce a restituire il fascino del lungometraggio al quale visivamente si ispira.

Molto affascinante l’impaginazione grafica di ogni tavola, che riesce a trasmettere un buon ritmo alla storia senza mai essere banale o scontata.

Anche dal punto di vista cromatico, il viraggio prevalente sui toni marroni, arancio e azzurri ricorda costantemente la trasposizione filmica del 1976.

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Prossime uscite del 2023

Il 2023 riserverà senz’altro nuove uscite editoriali, alcune di queste già annunciate da tempo.

Tra esse due pubblicazioni internazionali si preannunciano particolarmente significative, entrambe previste per marzo. La prima è Aladdin Sane 50, una mastodontica celebrazione da parte del Duffy Archive delle sessioni fotografiche per l’omonimo album la cui copertina è stata definita “la Monna Lisa del pop”. A 50 anni dalla sua prima stampa l’Archivio ha promesso dozzine d’immagini inedite, impreziosite dalla grafica del Barnbrook Studio e i contributi scritti di alcuni esperti.

La seconda è Rock and Roll with Me, la raccolta d’immagini scattate da Geoff McCormac, amico intimo, collaboratore e performer musicale negli anni ‘70. Un punto di vista privilegiato durante i tour di Ziggy e le riprese di The Man Who Fell To Earth.

A maggio è previsto il già menzionato quarto appuntamento dell’Odissea Bowieana a cura di Simon Goddard con il capitolo dedicato al 1973: Bowie Odissey 1973.


“David Bowie | Steve Schapiro”, mostra a Torino fino al 2023

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Settanta scatti di Steve Schapiro, di David Bowie e non solo, in mostra all’Archivio di Stato di Torino fino al 26 febbraio 2023.

david bowie steve schapiro mostra torino

È davvero straordinario che in Italia sia capitato che nello stesso periodo e in due posti diversi si sia deciso di dedicare due mostre differenti a David Bowie. O almeno, si sovrapporranno per i mesi di dicembre e gennaio.

Se infatti la mostra “David Bowie – The Passenger” by Andrew Kent iniziata a settembre al Palazzo delle Arti di Napoli continuerà fino al prossimo 29 gennaio 2023, all’Archivio di Stato di Torino ha aperto il 1° dicembre “David Bowie | Steve Schapiro: America. Sogni. Diritti”.

Hanno in comune, entrambe le esposizioni, di essere perlopiù esibizioni fotografiche di due dei fotografi più importanti nella carriera di Bowie.

La mostra torinese andrà avanti fino al 26 febbraio 2023 e racconta l’artista inglese attraverso 70 scatti del leggendario fotografo americano Steve Schapiro.

Il fotografo capitò in una delle fasi cruciali della carriera di Bowie, quando aveva già conquistato gli Stati Uniti con la sua musica e si era trasferito a Los Angeles sprofondando un vortice di droga e paranoia.

In tutte le fasi dell’avventura americana di Bowie è presente, nei momenti salenti e cruciali, Steve, che sarà fotografo di scena di “L’Uomo che Cadde Sulla Terra” e autore degli scatti che compaiono sulla copertina sia di Station to Station sia di Low.

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© Steve Schapiro

I due si incontrano per la prima volta nel 1974, in un pomeriggio anonimo in uno studio fotografico di Los Angeles. Una delle ragioni di questo servizio era provare diverse idee e personaggi che Bowie avrebbe potuto sviluppare nelle sue performance live o nella sua musica. Il cantante per questo scopo portò con sé dei costumi da provare, la responsabilità del fotografo fu quella di portare l’immaginazione di David alla luce del sole, tradurla in realtà. Nulla di quel primo servizio era stato preparato in anticipo. Tutte le idee messe in scena sul set nacquero spontaneamente dalla mente eclettica del cantante stimolata da quella del fotografo. Durante quel pomeriggio tra i due nasce una immediata sintonia nutrita dalle reciproche passioni e lavori – che finirono per influenzarsi l’uno con l’altro – e una collaborazione che durerà fino alla fine degli anni ’80.

Attraverso la capacità di Schapiro di cogliere l’umanità dei suoi soggetti, il visitatore potrà riscoprire quindi non solo l’aspetto più personale di uno dei grandi miti della cultura popolare del XX secolo ma anche addentrarsi e respirare il clima culturale in cui Bowie creava la sua opera. Entrambi gli artisti, infatti, condividevano una particolare sensibilità per quelli che erano i temi sociali dell’epoca, a cominciare dalle lotte per diritti civili degli afroamericani, delle donne e delle persone queer. Schapiro che queste lotte non solo le aveva documentate con la sua macchina fotografica ma anche sostenute di persona, ne fece spesso argomento di conversazione con Bowie, che dal canto suo le aveva sempre sposate. 

La mostra “David Bowie | Steve Schapiro: America. Sogni. Diritti” è a cura di ONO arte, ed è prodotta da Radar, Extramuseum e Le Nozze di Figaro.

STEVE SCHAPIRO

Steve Shapiro
Steve Schapiro

Steve Schapiro (1934 – 2022) scopre la fotografia all’età di nove anni durante un campo estivo. Eccitato dal potenziale della fotocamera, trascorse i decenni successivi aggirandosi per le strade della sua città natale, New York, cercando di emulare il lavoro del fotografo francese Henri Cartier Bresson, che ammirava molto. Dalla pratica dilettantistica passa agli studi al fianco del fotoreporter W. Eugene Smith, la cui influenza su Schapiro fu grandissima. Al fianco di Smith oltre alle competenze tecniche, sviluppa la sua cifra artistica.

Durante gli anni Sessanta in America, definito “l’età d’oro del foto giornalismo”, ha prodotto saggi fotografici su temi diversi tra cui la dipendenza da stupefacenti, la Pasqua ad Harlem, l’Apollo Theater, Haight-Ashbury, i movimenti di protesta politica o la campagna presidenziale di Robert Kennedy. Attivista e documentarista, ha raccontato con i suoi scatti, molte storie relative al movimento per i diritti civili degli afroamericani, tra cui la marcia su Washington, le proteste per la registrazione degli elettori e la marcia da Selma a Montgomery. Chiamato dalla rivista Life a Memphis dopo l’assassinio di Martin Luther King Jr, ha prodotto alcune delle immagini più famose di quel tragico evento.

Negli anni ’70 spostò la sua attenzione sul cinema. Con le principali compagnie cinematografiche come suoi clienti, Schapiro ha lavorato sul set di film come “Il Padrino”, “Come eravamo”, “Taxi Driver”, “Midnight Cowboy”, “Rambo”, “Risky Business” e “Billy Madison”. Ha anche collaborato a progetti con musicisti, come Barbra Streisand, David Bowie e i Velvet Underground per copertine di dischi e opere d’arte correlate.

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