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Il pubblico estasiato ha salutato
David Bowie con un applauso di trenta minuti Ha saputo riscattare un'intera giornata di pioggia,
il Duca Bianco, nell'unica tappa italiana del tour europeo di promozione
del suo ultimo bellissimo album "Heathen".
Nella piazza principale di Lucca, quando i riflettori si sono spenti
sui Bluvertigo, gruppo di apertura del concerto, il cielo si č aperto
e ha smesso di piovere. Solo la prima di una magia che č continuata
per pių di un'ora e mezza, da quando David Bowie č salito sul palco
sulle note di "Life on Mars?", uno dei
suoi pezzi pių celebri e melodici, per incantare il pubblico numerosissimo
accorso da tutta Italia. In prima fila i membri del suo fan club italiano
"Velvet Goldmine", che hanno seguito tutte
le tappe in giro per l'Europa e a pochi metri lui, pantaloni, giacca
e gilet neri su una camicia immacolata, da autentico lord inglese, e
55 anni portati cosė bene da far invidia a noi comuni mortali. Alle
spalle una band potente tra cui gli immancabili Mike
Garson al piano (con lui da oltre trent'anni) e la rasata bassista
Gail Ann Dorsey. Bowie scherza, ma non č mai
stato cosė serio; ha smesso finalmente i panni dei vari personaggi che
hanno accompagnato la sua carriera e quelli del semplice interprete
di brani che hanno costellato il firmamento musicale di stelle di inarrivabile
bellezza. E allora eccolo farsi serio e accennare ai primi versi di
"Ashes to ashes" per poi tuffarsi in "Slip
away", intensa ballata epica cantata in coro con il pubblico.
Bowie ammicca, ancheggia, sorride, č a suo agio come mai č stato. Gli
accordi iniziali di "Starman", una delle canzoni pių celebri tratte
da "Ziggy Stardust" del 1972, provocano
un motto emotivo che serpeggia nella folla; un coro unanime segue la
rockstar inglese nel ritornello. Tra il pubblico, in una piccola tribuna
riservata, si intravedono Zucchero, l'arbitro Collina e Jovanotti insieme
a qualche membro dei Bluvertigo, ugualmente entusiasti e avidi di catturare
anche solo un po' di classe della rockstar. Ma la vera magia ancora
deve arrivare, e le commuoventi interpretazioni di "I would be your
slave" e di "Heathen" sono sicuramente
il punto pių alto del concerto; nel mezzo "Changes",
"Fame", "Heroes" e "Stay"
ripercorrono la pių che trentennale carriera di un artista che ha fatto
del cambiamento il suo punto di forza, tanto da essere definito il "camaleonte
del rock". Increduli di fronte a tanta bravura, rimaniamo incantati
quando Bowie torna per i bis: un brano strumentale da "Low"
(forse il suo album pių cupo e difficile), la dolcissima canzone
pop "Everyone says hi" durante la quale Bowie saluta il pubblico, e
un ultimo brano per ballare: "Let's dance",
successo planetario del 1983 con un'introduzione blues lenta che esplode
in un ritmo dance ballabilissimo. Il pubblico č estasiato e lo č anche
Bowie, toccato da tanta partecipazione. Afferra il microfono e dice
"so che volete ascoltare questa canzone"; un poderoso attacco di chitarra
introduce la canzone simbolo del suo periodo glam: "Ziggy
Stardust". Il pubblico č in delirio, Bowie gioca con le movenze
effeminate che lo caratterizzavano in quel periodo ed č impressionante
il potere evocativo che, a 55 anni, riesce ancora a sprigionare; in
un baleno scorrono davanti agli occhi i mille volti di Bowie attraverso
trent'anni, i mille stili e le emozioni che ha regalato. Ma č un attimo,
la rockstar allarga le braccia e attende che il pubblico canti insieme
a lui la chiusura; "Ziggy played guitar", tutti insieme commossi. Poi
ringrazia e fugge via, lasciando il pubblico a gridare e ad applaudire
per una buona mezz'ora nella speranza che torni sul palco. Ma č abbastanza:
Bowie ha regalato uno spettacolo superbo ed emozionante, rendendo la
frase di chiusura "Ziggy suonava la chitarra" per una volta meno nostalgico
e pių vuoto. Ziggy ancora suona. Bowie ancora stupisce. |
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