Martedì 21 maggio 2002 - Pensare negativo e pensare collaborativo
Quasi tutto il lavoro di sintetizzatore su "Heathen" è mio e qualche parte di piano. C'era uno scherzo che andava avanti per ogni canzone; io stendevo uno strato di suono che mi piaceva e Tony, ghignando come un gatto siamese, diceva: "ma sicuramente questi sono pre-impostati sulla tastiera, vero David?". Il fatto è che la maggior parte dei sintetizzatori professionali analizzano una canzone e poi programmano il proprio suono per essa. Hanno una sorta di innato astio ed elitarismo verso i pre-sets, sebbene molti di questi ragazzi siano stati proprio quelli che, originariamente, hanno programmato quei suoni con molta cura. Io amo i pre-sets. E se dico "No, non cambiarlo, voglio il pre-set", la loro faccia cade e appare uno sguardo di disdegno. In ogni modo, ho fatto a modo mio nella maggior parte dei casi e la bizzarra sonorità di qualità "fatta in casa" di questo lavoro, che è piaciuta tanto a Pete Townshend, in genere sono io che sperimento.
Non ho mai reagito bene al pensare negativo. Quando mi si dice "non funzionerà" o "non provarci nemmeno", mi irrigidisco. Cerco di mettere il giudizio a parte il più a lungo possibile. Poi, quando ho bisogno di ascoltare qualcosa in maniera critica, cerco un posto che non abbia niente a che vedere con il processo di produzione, lo studio e cose del genere. Farò finta di essere su una nave, mettiamo, e guardo il mare e c'è una nebbia distante all'orizzonte. Ascolterò il pezzo di musica da quel posto e vedrò cosa mi provoca. Uso sempre questo tipo di trucchi. Mi sbalordisce, a volte, come anche le persone intelligenti analizzi una situazione o giudichi dopo aver appena riconosciuto la struttura standard o tradizionale di un pezzo. Poi la confrontano con una reazione standard, e una reazione standard non permette deviazioni. Nel creare qualcosa, è il bacio della morte.
Ma mi piace molto il "pensare in collaborazione". Lavoro bene con altra gente. Penso che spesso ho tirato fuori il meglio dal talento di qualcuno. Non voglio fare il modesto: troverete che, tranne un paio di eccezioni, molti dei musicisti con i quali ho lavorato hanno fatto le loro cose migliori con me. Vi basta ascoltare gli altri loro lavori per scoprire quant'è vero. Posso gettare una luce sulla loro forza. Li aiuto ad arrivare in posti dove non sarebbero mai giunti da soli. Ci sono eccezioni, ovviamente: Stenie Ray Vaughn e Robert Fripp sono di certo le prime che vengono in mente.
David Bowie
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