Venerdì 24 maggio, 2002 - "Heathen" e la catarsi.
A volte inciampi su alcuni accordi che ti gettano in un umore riflessivo. "Slip Away" è nata così. È buffo, ma anche quando ero un bambino, avrei scritto di "vecchiaia e vecchi tempi" come se avessi molti anni dietro me. Ora ci sono, così c'è una differenza nel peso della memoria. Quando sei giovane, stai ancora "diventando"; ora, alla mia età, il punto focale è "essere". E tra non molto tempo sarò concentrato sul "Sopravvivere", ne sono certo. Mi manca, in qualche modo, la fase del "divenire", perché molte volte semplicemente non sai cosa possa esserci dietro l'angolo. Ora, naturalmente, ho già bussato alla porta e ho già sentito una flebile risposta. Ma non so ancora cosa dica la voce, o in che lingua sia la risposta.
Stranamente, ci sono alcune canzoni che non vorresti proprio scrivere. Non mi è piaciuto scrivere "heathen". C'era qualcosa di così minaccioso e definitivo in essa. Era di mattina, molto presto, il sole stava sorgendo e, attraverso le finestre, potevo vedere due alci ruminare giù nell'erba del campo. In distanza una macchina strisciava piano nella riserva e queste parole uscivano fuori e c'erano lacrime che scendevano sulle mie guance. Ma non potevo smettere; cadevano giù, semplicemente. È una strana sensazione, come se qualcun altro ti guidasse.
Dall'altra parte, quello che mi piace che la mia musica MI faccia, è che svegli i fantasmi in me. Non i demoni, capite, ma gli spettri. Lì, ho usato quel vecchio linguaggio, di nuovo. Non credo nei demoni, Non penso ci sia una cosa del genere. O il Male. Non credo in qualche forza fuori da noi stessi che crea cose cattive. Penso a queste cose come ad una disfunzione di qualche sorta. Niente satana, niente diavolo. Creiamo così tanti circoli su questa linea retta su cui, dicono, stiamo viaggiando. La verità, certo, è che non esiste alcun viaggio. Arriviamo e partiamo. Tutto allo stesso tempo.
David Bowie
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