ALWAYS CRASHING
IN THE SAME CAR
(Bowie)
Every chance, every chance that I take
I take it on the road
Those kilometres and the red lights
I was always looking left and right
Oh, but I’m always crashing
in the same car
Jasmine2, I saw you peeping
As I pushed my foot down to the floor3
I was going round and round
the hotel garage
Must have been touching close to 944
Oh, but I’m always crashing
in the same car
SEMPRE A SCHIANTARMI
CON LA STESSA MACCHINA
(Bowie)
Ogni rischio, ogni rischio che corro
lo corro su strada
Quei chilometri e i semafori rossi
Guardavo sempre a sinistra e a destra
Oh, ma vado sempre a schiantarmi
con la stessa macchina
Jasmine2, ti ho vista sbirciare
mentre spingevo il piede fino in fondo3
Giravo e giravo
nel garage dell’hotel
Dovevo sfiorare i 944
Oh, ma vado sempre a schiantarmi
con la stessa macchina
NOTE
Sesta traccia del Lato A di Low (1977), uno degli ultimi brani completati durante le sessioni dell’album. Le basi ritmiche furono registrate nel settembre 1976 allo Château d’Hérouville vicino a Parigi, ma Bowie faticò a trovare un testo e una melodia vocale. Il chitarrista Carlos Alomar disse a Mojo che fu il brano più difficile dell’album da mettere a punto. Inizialmente il brano aveva tre strofe: nella terza, Bowie cantava con un’imitazione della voce di Bob Dylan. Ma dato il celebre incidente in moto di Dylan del 1966, e dato il tema della canzone, la band giudicò la trovata troppo pesante, e Bowie chiese a Tony Visconti di cancellarla dal nastro. Visconti la descrisse in seguito come “inquietante, non divertente”.
L’assolo di chitarra finale è di Ricky Gardiner, che raccontò a Uncut: “David canticchiò le prime tre note e io partii da lì. Queste cose non si sviluppano. Succedono spontaneamente e il fonico deve coglierle”. E dove la maggior parte dei brani rock di Low sfuma in dissolvenza, questo si ferma lentamente fino a un arresto completo, chiudendosi su un accordo di mi minore pieno e risonante: il passato, anziché ripetersi all’infinito, si risolve con un colpo di forza.
Bowie ha raccontato l’origine autobiografica del brano durante il concerto al BBC Radio Theatre del 27 giugno 2000: “L’ho scritta a Berlino, a metà o alla fine degli anni ’70. Si trattava di uno dei pochi tentativi di suicidio, molto stupidamente e malamente tentati, grazie a Dio, che ho fatto. La storia completa è piuttosto allarmante. Si trattava di uno spacciatore di coca che un giorno vidi sul Kurfürstendamm a Berlino e mi ero messo in testa che mi aveva fregato per un affare. I miei grandi amici Iggy Pop e Coco Schwab si erano messi insieme e mi avevano comprato una Mercedes 1954 […] con la pelle di coniglio intorno al volante. Non aveva il pavimento! Era tutta arrugginita. […] Stavo guidando e ho visto questo ragazzo, chiamiamolo Johan, in macchina. Ero talmente fuori di testa che ho iniziato a speronarlo nel Kurfürstendamm, alla luce del giorno, alle 12 in punto. E l’ho speronato e l’ho speronato e l’ho speronato. […] Nessuno mi ha fermato. Nessuno ha fatto nulla”.
In un’altra intervista, Bowie raccontò il seguito della vicenda. Quella sera tornò al suo hotel e iniziò a guidare in circolo nel garage sotterraneo, sempre più veloce: “Quella notte tutto era arrivato a una specie di impasse spirituale. E davvero ero giù in un garage d’hotel, e ho iniziato a girare in tondo, come in un film che avevo visto. Ho pensato: ‘Questo è così Kirk Douglas in quel film [Two Weeks in Another Town, 1962] dove lascia andare il volante.’ […] Così ho iniziato a girare sempre più veloce. E poi ho lasciato andare. E quando ho lasciato andare, sono rimasto senza benzina. Mi sono fermato lentamente! Ho pensato: ‘Oh Dio, questa è la storia della mia vita.’ Per fortuna, dopo le cose sono migliorate!”
1 Il titolo ha un doppio senso fondamentale. Crashing in the same car può significare sia “schiantarsi con la stessa macchina” (guidando sempre lo stesso veicolo, cioè ripetendo sempre lo stesso comportamento autodistruttivo) sia “schiantarsi contro la stessa macchina” (andare sempre addosso allo stesso ostacolo). IL senso profondo è quello del samsara buddista: il ciclo di sofferenza senza avanzamento, una vita equivalente a fare un incidente diverso ogni giorno ma sempre con la stessa macchina, cosicché persino la varietà è ridotta. Il brano è collegato anche ai romanzi “autostradali” di J.G. Ballard, in particolare Crash (1973), con la sua visione della collisione automobilistica come esperienza erotica e mortale insieme. Hugo Wilcken, nel suo libro su Low, suggerisce che Bowie abbia trovato spunti testuali nei brani solisti di Syd Barrett, in particolare No Good Trying: “stai girando in tondo in una macchina con luci elettriche che lampeggiano molto veloci”.
2 Jasmine: l’identità di Jasmine resta un mistero. Potrebbe essere un nome reale (un’amica, un’amante, una testimone della scena nel garage), un’incarnazione della coscienza che osserva silenziosamente l’autodistruzione, o semplicemente un’immagine evocativa (il gelsomino come profumo delicato che contrasta con la violenza della scena). Peeping: “sbirciare”, guardare di nascosto. Qualcuno che guarda mentre Bowie si autodistrugge, ma non interviene.
3 I pushed my foot down to the floor: premere il piede fino al pavimento, cioè schiacciare l’acceleratore fino in fondo.
4 Touching close to 94: sfiorare le 94 miglia orarie (circa 150 km/h).
Note di Daniele Federici








Secondo me (opinion!) essendo quasi ogni pezzo di Bow metaforico, “continuare a schiantarsi con la stessa auto” significa continuare a commettere lo stesso errore. Un’immagine molto più reale. Vi pare che a David interessasse raccontare al mondo l’episodio – peraltro leggendario – dello spacciatore? Continuiamo a ripetere le stesse cazzate, questa è la chiave. Un abbraccio!
Certamente Matteo: siamo d’accordo con te che sia una metafora che prende spunto da un episodio reale.
Condivido sull’idea della metafora. Volevo però puntualizzare che, secondo me, “Red light” sta per “semaforo rosso” e che, anche dopo aver pazientemente aspettato il verde e guardato a destra e sinistra, può accadere l’incidente. È la vita di noi comuni mortali, incluso Bowie 😉
Anche secondo noi “red lights” sono i semafori. Abbiamo deciso di lasciare il più generico “luci rosse” per lasciare aperta l’interpretazione. Si comprende lo stesso.
Il brano va visto nell’insieme della straordinaria prima facciata di Low, in pratica composta da sketches musicali di breve durata, che raggiungono la perfezione in Sound and vision, non a caso scelto come singolo dell’album. Un mosaico di angosce sottili, disperate, che il genio visionario di Bowie traduce in novità musicali minimaliste che mai si erano sentite prima. Solitudine, dolore, disincanto, una gamma di emozioni sempre sul filo del rasoio, un viaggio condotto in porto con mano ferma.