Low (1977)

Low
01Speed of Life02:47
02Breaking Glass1:52
03What In The World2:23
04Sound and Vision3:03
05Always Crashing in the Same Car3:33
06Be My Wife2:56
07A New Career in a New Town2:53
08Warszawa6:23
09Art Decade3:47
10Weeping Wall3:28
11Subterraneans5:39
Tutti i brani sono composti da David Bowie ad eccezione di Breaking Glass scritta da Bowie, Murray, Davis e Warszawa scritta da Bowie e Eno

Informazioni

Data di Uscita
14 Gennaio 1977

Registrazione
Chatéau d’Herouville, Pontosie, Francia e
Hansa Tonstudio 2, Berlino Ovest, Germania Ovest – Settembre/Ottobre 1976

Produzione
David Bowie, Tony Visconti

Recensione

Prima o poi doveva succedere. L’artista che ha portato sotto i riflettori il concetto di rock decadente , poteva forse non accorgersi di Berlino?

Per chi avesse flebili rimembranze di quel che fu la cortina di ferro sarà difficile riuscire a captare la sensazione che può rimandare una città divisa in due: da una parte le luci, il progresso, il prodotto, la creatività ed il multietnismo. Dall’altra lo spartano grigiore industriale, acciaio e ferro, omologazione e lavoro, Stato e totalitarismo. Il Checkpoint Charlie è qualcosa di cui tra vent’anni pochi riusciranno a ricordare l’effetto unico e lacerante che provocava al solo pensiero di cosa fosse in realtà quel passo architettonicamente militare e concettualmente disumano. David Bowie è un’artista che modella la propria arte captando segnali dal profondo dell’Agartthi, il posto dove nasce la Celebrazione dell’Invisibile e non è un caso che al traguardo dei trent’anni il processo di maturazione dell’artista David Bowie lo trovi perduto a Berlino.

E in poco raccomandabile compagnia si direbbe, visto che a muovere le mani e la mente intorno al progetto berlinese di Bowie c’è un tipo che, anche lui smesse piume e lustrini già da un po’, si diletta nel manipolare suoni in maniera alquanto poco ortodossa. Il tipo in questione è Brian Eno, l’ex tastierista (e mai termine fu più riduttivo) dei Roxy Music, poi coautore con l’altrettanto poco raccomandabile Robert Fripp di onirici lavori elettro-futuribili e titolare in proprio di alcuni strani orgasmi art-rock tra i quali un gioiello dal nome “Another Green World“.

L’uscita di Low” ebbe effetti alquanto curiosi. Sicuramente nessuno si azzardò a scrivere il solito disco di Bowie.

La prima parte inizia subito con uno strumentale che fa benissimo pendant con la copertina. Un artwork con prevalenza di colori caldi, eppure cupo e inquietante, proprio come Speed Of Life. Dà lì, una serie di canzoni che lasciano attonito l’ascoltatore fan, ma anche chi si approccia per la prima volta alla rockstar David Bowie. Pochi intuiscono che, proprio nell’attimo della deflagrazione del punk, Bowie ha già messo nella sua personale vetrina il capolavoro della new wave prossima a venire, quella senza le derive gotiche e le ansie schizofreniche che ne costituivano l’affascinante e iconica rappresentazione, sublimamente interpretata da Bauhaus e The Cure.

Ma “Low” è anche punto di riferimento per l’evoluzione del linguaggio minimale nel rock. La seconda facciata infatti sorprende ancor più della prima proponendo quattro strumentali cupi e oppressivi, che si colorano solo dopo molti ascolti di una creatività che gioca a esplodere e implodere su se stessa, toccando punte di terrificante bellezza nella finale Subterraneans. C’è chi dice che Brian Eno abbia lasciato su questo disco un’impronta molto più marcata di quanto si possa osar pensare, ma ci sono tutte le ragioni per credere che la cosa sia di secondaria importanza.

Davanti a pezzi come Always crashing in the same car, Breaking Glass, Warszawa o la già nominata Subterraneans, chi conosce l’origine del concetto stesso di arte in Bowie, non ha bisogno di chiedersi a chi appartenga la firma su quella che forse è stata l’ultima e definitiva scossa data al mondo della musica rock da David Bowie.

di Ilaria

Musicisti

David Bowie
(voce, basso sintetizzato, sax, violoncello, xilofono, chitarra, armonica, pianoforte, vibrafono, percussioni, sintetizzatori, suoni ambientali)
Brian Eno
(Splinter mini-moog, Report ARP, sintetizzatori, chitarre trattate, voce in Sound and Vision)
Carlos Alomar
(chitarra)
Dennis Davis
(batteria)
Ricky Gardiner
(chitarra)
Eduard Meyer
(violoncello in Art Decade)
George Murray
(basso)
Iggy Pop
(cori in What in The World)
Mary Visconti
(cori in Sound And Vision)
Roy Young
(piano, organo Farfisa)
J. Peter Robinson e Paul Buckmaster
(piano e arpa in Subterraneans)

CREDITI
Steve Schapiro
(foto di copertina)
Lauren Thibault
(ingegnere del suono)

station to station

ALBUM PRECEDENTE

Station to Station (1976)
david bowie heroes

ALBUM SUCCESSIVO

“Heroes” (1977)

Autore

  • Crew DBI

    La Crew al timone di David Bowie Italia | Velvet Goldmine è formata da Daniele Federici e Paola Pieraccini. Daniele Federici è organizzatore di eventi scientifici ed è stato critico musicale per varie testate, tra cui JAM!. E' autore di un libro su Lou Reed del quale ha tradotto tutte le canzoni, prima di farlo con quelle di Bowie. Paola Pieraccini, imprenditrice fiorentina, è presente su VG fin dall'inizio e lo segue dagli anni '70. Entrambi hanno avuto modo di incontrare Bowie come rappresentanti del sito.

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