THE MOTEL
(David Bowie)
For we’re living in a safety zone
Don’t be holding back from me
We’re living from hour to hour down here1
And we’ll take it when we can
It’s a kind of living which recognizes
The death of the odourless man2
When nothing is vanity, nothing’s too slow3
It’s not Eden but it’s no sham4
CHORUS
There is no hell
There is no shame
There is no hell
Like an old hell5
There is no hell
And it’s lights up, boys6
Lights up boys
Explosion falls upon deaf ears
While we’re swimming in a sea of sham
Living in the shadow of vanity
A complex fashion for a simple man7
CHORUS
And there is no hell
And there is no shame
And there is no hell
Like an old hell
There is no hell
And the silence flies on its brief flight
A razor sharp crap shoot affair8
And we light up our lives
And there’s no more of me exploding you9
Re-exposing you
Like everybody do
Re-exploding you
I don’t know what to use10
Make somebody move
Me exploding
Me exploding you
IL MOTEL
(David Bowie)
Poiché viviamo in una zona di sicurezza
Non tirarti indietro con me
Viviamo di ora in ora, quaggiù1
E prenderemo quel che viene, quando si può
È un modo di vivere che prende atto
Della morte dell’uomo senza odore2
Quando niente è vanità, niente è troppo lento3
Non è l’Eden, ma non è finzione4
RITORNELLO
Non c’è inferno
Non c’è vergogna
Non c’è inferno
Come un vecchio inferno5
Non c’è inferno
E luci accese, ragazzi6
Luci accese, ragazzi
L’esplosione cade su orecchie sorde
Mentre nuotiamo in un mare di finzione
Vivendo all’ombra della vanità
Una moda complessa per un uomo semplice7
RITORNELLO
E non c’è inferno
E non c’è vergogna
E non c’è inferno
Come un vecchio inferno
Non c’è inferno
E il silenzio vola nel suo breve volo
Una storia affilata come un rasoio, un tiro di dadi8
E accendiamo le nostre vite
E non ci sono più io che ti faccio esplodere9
Che ti metto di nuovo a nudo
Come fanno tutti
Che ti faccio riesplodere
Non so cosa usare10
Per smuovere qualcuno
Io che esplodo
Io che ti faccio esplodere
NOTE
Settima traccia di 1. Outside (1995), sta al centro del disco e con i suoi quasi sette minuti ne è il brano più lungo. È una delle due sole canzoni dell’album firmate dal solo Bowie (l’altra è Strangers When We Meet). Incisa nel 1994 ai Mountain Studios di Montreux con Reeves Gabrels alla chitarra, Mike Garson al pianoforte, Erdal Kızılçay al basso fretless, Sterling Campbell alla batteria e Brian Eno ai sintetizzatori; produzione di Bowie, Eno e David Richards. Per Garson è il brano preferito del disco: «Non l’ho composta con lui, ma ci ho messo qualche armonia che l’ha resa più forte. Probabilmente è tra le sue dieci canzoni migliori di sempre». Anche Eno, severo nel diario con il disco finito, la mise tra le canzoni «davvero belle».
Il modello è The Electrician dei Walker Brothers, la canzone d’amore di un torturatore che Scott Walker scrisse per Nite Flights (1978). Eno portò quel disco a Montreux nel settembre 1978, durante le sedute di Lodger, e Bowie ne rimase folgorato: citò The Electrician tra le sue canzoni preferite per tutta la vita e nel 1993 incise la title track su Black Tie White Noise. Da Walker vengono il canto da crooner e il clima di minaccia. Bowieana è invece la costruzione: un avvio sommesso, quasi da piano bar, e una salita lenta fino al finale a piena voce, come in Rock ‘n’ Roll Suicide.
Nel libretto la canta Leon Blank, il giovane sospettato dell’omicidio di Baby Grace Blue, che nella traccia successiva, I Have Not Been to Oxford Town, ritroviamo in cella. Della trama però il testo non dice nulla. Il motel, già comparso come “Laugh Motel” in The Hearts Filthy Lesson, è un luogo di passaggio e di anonimato, un limbo, e il titolo fa pensare inevitabilmente a quello di Psyco. Bowie ne parlò pochissimo: presentandola ad Amsterdam il 10 giugno 1997 (la versione di liveandwell.com) la definì «una canzone d’amore per la disperazione» e una delle sue preferite. Aprì molti concerti europei dell’Outside Tour, compreso quello di Milano dell’8 febbraio 1996, tornò nel tour di Earthling e restò in scaletta per tutto l’ultimo tour: la versione di Dublino del novembre 2003 è su A Reality Tour. Nel 2001 entrò nella colonna sonora di Intimacy di Patrice Chéreau.
1 We’re living from hour to hour down here: più precario di un “vivere alla giornata”. Sono i due amanti con il tempo contato di Five Years, Sweet Thing, We Are the Dead e “Heroes”. Nel verso seguente it resta indefinito: l’amore, il piacere, quel che passa.
2 The death of the odourless man: l’uomo senza odore è quello asettico, deodorato, che ha cancellato il proprio corpo. 1. Outside racconta il movimento opposto, il ritorno della carne e del sangue, quello che Bowie descriveva come un nuovo paganesimo di fine millennio fatto di «scarnificazioni, piercing, tribalismo, tatuaggi».
3 When nothing is vanity: rovescia il “tutto è vanità” del Qoèlet. Ma l’illusione dura poco: nella seconda strofa si vive di nuovo “all’ombra della vanità”.
4 It’s no sham: sham è la cosa fasulla, la messinscena, l’impostura. Torna nel “mare di finzione” della seconda strofa, dove molti sentono sea of shame, “mare di vergogna”, per attrazione del ritornello; ma la rima è con can e man.
5 There is no hell / Like an old hell: ricalca il proverbio there’s no fool like an old fool, “non c’è peggior sciocco di un vecchio sciocco”. Il verso spezzato prima nega l’inferno, poi si corregge: il peggiore è quello vecchio, che ci si porta dietro. All’origine c’è il There’s no help, no di The Electrician, e forse un ricordo della visita del 1994 alla clinica psichiatrica di Gugging, vicino a Vienna: prima del padiglione dei pazienti artisti, raccontava Bowie, si attraversa quello «dove vivono gli psicopatici e gli assassini, e l’unica cosa scritta sul muro è “THIS IS HELL”».
6 Lights up, boys: il contrario di lights out, “luci spente”, l’ordine che chiude la giornata in camerate, caserme e prigioni. Qui è la sveglia, ed è anche il gergo del teatro: le luci di sala che si accendono a spettacolo finito. Il verbo torna più avanti in we light up our lives. I boys erano già nel ritornello di Sweet Thing.
7 A complex fashion for a simple man: fashion è la moda ma anche il modo, la maniera di fare le cose.
8 A razor sharp crap shoot affair: il craps è il gioco d’azzardo americano con due dadi, e crapshoot è per estensione qualunque impresa dall’esito imprevedibile. Affair è la faccenda e insieme la relazione clandestina, quella da motel: “storia” le tiene entrambe.
9 Me exploding you / Re-exposing you: to explode di norma non ha una persona per oggetto, e la forzatura è voluta: non “esplodo in te” ma “ti faccio esplodere”. Bowie lo fa scivolare per suono in exposing, che è mettere a nudo, smascherare, e in fotografia esporre la pellicola (re-exposing è la doppia esposizione). Like everybody do è sgrammaticato, al posto di does, per la rima con you.
10 I don’t know what to use / Make somebody move: to move è spostare e commuovere. Dopo l’esplosione che “cade su orecchie sorde”, è la domanda che attraversa un disco in cui per ottenere una reazione l’arte arriva fino all’omicidio: che cosa bisogna usare, ormai, per smuovere qualcuno?








Grande brano che Bowie ha scritto in uno dei suoi migliori album, lo ascolta da tanti anni e ho avuto la gioia di vederlo e sentirlo suonare.
A me “L’uomo senza odore” ha fatto pensare immediatamente al romanzo “Il profumo” di Suskind, però in questo romanzo è l’assassino l’uomo senza odore, non la vittima, quindi probabilmente non c’entra nulla.