
Il 6 ottobre 2002, dopo la diretta di Quelli che il calcio, David Bowie va alla Feltrinelli di piazza Piemonte, a Milano, a firmare copie di Heathen. Molti lo aspettano dalla sera prima. La libreria ha distribuito quattrocento pass, ma gli autografi saranno duecentocinquanta.
Quando
Domenica 6 ottobre 2002
Appuntamento alle 15, arrivo alle 15:24
Dove
La Feltrinelli Libri e Musica
Piazza Piemonte, Milano
I pass
400 numerati
Distribuiti da noi alle 8 del mattino
Gli autografi
250 in circa un’ora
Poi il volo da Malpensa

La notte prima
La coda comincia sabato alle quattro
Tra i primi c’è un trentaquattrenne arrivato da Brescia, che si mette davanti al negozio alle 16 di sabato. «Pochi minuti e sono arrivati altri quattro, così abbiamo cominciato a compilare la lista», racconta al Giorno.
Per tenere il posto bisogna rispondere a un appello ogni ora, fino alle 8 del mattino: chi manca viene depennato. Una cinquantina di persone dorme nei sacchi a pelo sul marciapiede, sotto lo striscione «David Bowie firmerà autografi ai suoi fans», e Il Giorno annota che almeno non faceva freddo.
C’è gente venuta da Roma, Catania, Genova, Napoli, Brindisi e Ascoli, qualcuno anche da Londra e da Francoforte. Alle 8 di domenica, davanti all’ingresso, distribuiamo noi di David Bowie Italia (allora Velvet Goldmine) i 400 pass numerati. L’autografo però è garantito solo ai primi centocinquanta: per gli altri, scrive La Stampa, «si vedrà».
Noi c’eravamo
Velvet Goldmine in prima fila
Velvet Goldmine, come allora si chiamava questo sito, ebbe una parte nell’organizzazione. La Stampa scrisse che quella messa in piedi dalla Feltrinelli, «di stampo svizzero», era stata «semplificata dall’intervento del fan club italiano Velvet Goldmine». Secondo Repubblica e Corriere i primi due a salire da Bowie furono Stefano Nardini e Valeria Bianchi, del fan club, con un mazzo di gigli.
Ci eravamo divisi: una parte del gruppo stava in piazza Piemonte, mentre Daniele Federici e Paola Pieraccini erano in Rai, prima alle prove e poi alla diretta di Quelli che il calcio.
Il pomeriggio
Alle 15:24, da una porta secondaria
L’appuntamento era per le 15 e Bowie arriva con quasi mezz’ora di ritardo. Il Corriere spiega che si è cambiato: in tv, da Simona Ventura, era in rosso, mentre qui ha un completo grigio, la camicia nera e gli occhiali da sole. Entra sorridendo da una porta secondaria e dice «Thank you very much, indeed». Poi va a sedersi a un tavolo sistemato su un soppalco.
Accanto al tavolo c’è un pianoforte nero a mezza coda, che nessuno suonerà perché non è prevista musica. Il Corriere scrive che le luci aranciate erano l’unica richiesta di Bowie agli organizzatori; secondo City aveva chiesto anche una brocca di latte e una di caffè.
Giacche e borse vanno lasciate alla security in fondo alle scale e a Bowie si può portare da firmare solo l’ultimo album. Sono vietati anche i baci, ma su questo, scrive La Stampa, i fan sono stati meno disciplinati.



In fila
Chi c’era in fila
Gli articoli del giorno dopo si soffermano sui fan. Questi sono alcuni di quelli che compaiono nelle cronache.
- Una ventenne inglese vestita da Ziggy Stardust.
- Una signora di Torino che si fa firmare un libro su Bowie comprato negli anni Settanta e dice che le viene da svenire.
- Una ragazza di Savona che porge a Bowie una rosa bianca e, quando lui le stringe la mano, si mette a piangere: «Non sono riuscita a parlare. Avrei voluto dirgli grazie per le emozioni che ci regala».
- Un dj genovese che dal 1999 ha l’autografo di Bowie tatuato sull’avambraccio sinistro.
- Un ragazzo di Chieti che alla vigilia aveva detto a Repubblica di volere la firma sul braccio, per farne un tatuaggio. Il Giorno conferma che qualcuno ha davvero porto il braccio.
- Tra le cose portate da firmare ci sono dischi, vecchi long playing, bootleg, un poster fatto a collage e una maglietta. Qualcuno arriva con fiori e peluche.

Il finale
«Bowie, 250 firme e addio»
Così titola Repubblica il giorno dopo. Bowie firma per un’ora e cinque minuti secondo Il Giornale, per tre quarti d’ora secondo Rockol, e al duecentocinquantesimo autografo si alza. Repubblica scrive che era stanco, Il Giorno che doveva prendere a Malpensa l’aereo per gli Stati Uniti.
Centocinquanta persone con il pass restano senza autografo, oltre a tutte quelle dietro le transenne. Una di loro mostra alla Stampa un pass verde con il numero 303 e dà la colpa alla nebbia: era partito da Voghera di notte e aveva viaggiato a cinquanta all’ora.
Sul numero dei presenti le fonti non concordano: ottocento per Repubblica, un migliaio per Rockol, «migliaia all’esterno» per City.
La stampa
Sette ritagli, dal 5 al 7 ottobre
Abbiamo conservato le pagine dei giornali di quei giorni. Si possono sfogliare qui sotto, dopo l’elenco.
| Testata | Data e firma | Titolo |
|---|---|---|
| La Repubblica | 5 ottobre, Massimo Pisa | «Una domenica col Duca in Rai e alla Feltrinelli» |
| Il Giorno | 7 ottobre, Sandro Neri | «Bowie, caccia grande al suo scarabocchio» |
| La Stampa | 7 ottobre, Luca Castelli | «C’è il mito David Bowie. Feltrinelli presa d’assalto all’alba per autografi e strette di mano» |
| Il Giornale | 7 ottobre | «Tutti pazzi per David Bowie» |
| City Milano | 7 ottobre | «Una notte all’aperto per vedere il Duca Bianco» |
| La Repubblica | 7 ottobre, Massimo Pisa | «Bowie, 250 firme e addio» |
| Corriere della Sera | 7 ottobre, Gloria Pozzi | «L’assedio dei fan a Milano per un autografo di Bowie» |
Galleria
Le foto della signing session
Le fotografie ci sono state concesse da La Feltrinelli; tre sono di Carlo Cerchioli (© 2002). Alcune purtroppo sono di qualità mediocre. Se c’eri e hai una foto di quel pomeriggio, mandacela.
Prima della Feltrinelli
Bowie a Quelli che il calcio
Prima di arrivare alla Feltrinelli Bowie era stato in Rai, dove aveva suonato Cactus ed Everyone Says “Hi” e si era ritrovato Simona Ventura in ginocchio.
Fonti. La Repubblica, 5 e 7 ottobre 2002 (Massimo Pisa); Il Giorno, 7 ottobre 2002 (Sandro Neri); La Stampa, 7 ottobre 2002 (Luca Castelli); Il Giornale, 7 ottobre 2002; City Milano, 7 ottobre 2002; Corriere della Sera, 7 ottobre 2002 (Gloria Pozzi); Rockol, cronaca del 6 ottobre 2002.



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