
Il 6 ottobre 2002 è una domenica e David Bowie la passa a Milano. È la seconda volta che viene in Italia per promuovere Heathen (la prima era stata a luglio, per il concerto di Lucca) e stavolta l’appuntamento è televisivo: Rai Due, Quelli che il calcio, primo pomeriggio. Si presenta con un completo di raso rosso e la camicia bianca. Suona due pezzi e si ritrova con Simona Ventura inginocchiata ai suoi piedi.
Quando
Domenica 6 ottobre 2002
Diretta su Rai Due, dalle 13:50
Dove
Milano, studi Rai
Decima edizione del programma
In studio
Simona Ventura e Gene Gnocchi
Regia di Paolo Beldì
In scaletta
Cactus e Everyone Says “Hi”
Entrambe da Heathen
Il contesto
Quattro giorni dopo Hammersmith
Il mercoledì prima, 2 ottobre, Bowie aveva chiuso a Londra la parte europea dell’Heathen Tour. Il teatro era l’Hammersmith Odeon, quello in cui nel 1973 aveva congedato Ziggy Stardust e dove non suonava dal 1983. Prima di rientrare a New York gli restavano due ospitate televisive. Sabato 5 era a Kiel, da Thomas Gottschalk, per la prima puntata stagionale di Wetten, dass..? (quasi 13 milioni di tedeschi davanti alla tv); il giorno dopo era in Italia.
Quelli che il calcio era alla decima edizione, cominciata il 15 settembre. Fabio Fazio aveva lasciato nel 2001 e al suo posto c’era Simona Ventura, con Gene Gnocchi e Maurizio Crozza nel cast fisso. Per Bowie non era una novità: nello stesso programma era già passato il 5 dicembre 1999, quando a intervistarlo era stato Fazio e i pezzi erano Survive e Thursday’s Child.
Si era portato tutta la band del tour: Earl Slick, Gerry Leonard e Mark Plati alle chitarre, Gail Ann Dorsey al basso, Mike Garson alle tastiere, Sterling Campbell alla batteria e Catherine Russell tra cori e tastiere.

Il momento
«Ibernatemi! Ibernatemi ora!»
Le canzoni, quel pomeriggio, sono passate in secondo piano. Finito di suonare, Simona Ventura va verso Bowie, gli si butta ai piedi, gli abbraccia le ginocchia e urla:
«Ibernatemi! Ibernatemi ora! Tra mille anni sghiacciatemi!»
Simona Ventura, in diretta su Rai Due
Lui resta appoggiato all’asta del microfono, si mette una mano sugli occhi e ride. C’è poi un breve scambio di battute. Gene Gnocchi, più sobrio, gli chiede un autografo e lo prega di salutargli Frank Black dei Pixies, che di Cactus è l’autore. Bowie ride un’altra volta.
Noi c’eravamo
Dietro le quinte con Velvet Goldmine
Quella domenica in studio c’eravamo anche noi. Il sito allora si chiamava Velvet Goldmine, e con quel nome la Crew era presente già dalle prove pomeridiane: Daniele Federici e Paola Pieraccini, insieme ad altre persone. Dietro le quinte abbiamo incontrato Bowie, e siamo riusciti a salutarlo e a parlare con lui.
La scaletta
Due canzoni, due storie
Brano 1
Cactus
L’originale è dei Pixies e sta su Surfer Rosa, del 1988. Bowie li aveva sempre difesi: per lui erano i veri eredi di Velvet Underground e Stooges, e ai tempi dei Tin Machine ne suonava già Debaser. Su Heathen la incide quasi da solo, batteria compresa. A Tony Visconti resta il basso.
A metà pezzo i Pixies scandivano P-I-X-I-E-S; Bowie ci mette D-A-V-I-D. Lo scherzo è più vecchio di tutti e due: viene da The Groover dei T. Rex, che cominciava con T-R-E-X, e nel 1973 a produrla era stato Visconti.
Frank Black, quando nel 2009 gli chiesero della cover: «È come se Gesù Cristo scendesse dalle nuvole a dirti: hai fatto bene, figlio mio».
Brano 2
Everyone Says “Hi”
Era il singolo in promozione: uscito il 16 settembre, tre settimane prima, nel Regno Unito si era fermato al numero 20. Alla chitarra ritmica c’è Carlos Alomar, che tornava a suonare con Bowie, e a un primo ascolto sembra una cartolina affettuosa per qualcuno che è partito.
Quel qualcuno però è morto. Bowie spiegò di aver pensato a suo padre, scomparso nel 1969: per anni gli era sembrato che si fosse solo messo impermeabile e berretto, e che dopo qualche settimana sarebbe rientrato.
Per questo nella canzone si parte in nave e non in aereo: «È la barca che portava la gente oltre lo Stige, no?».
Ora per ora
La domenica milanese di Bowie
Finita la televisione, la giornata non era finita. Alla Feltrinelli di piazza Piemonte era annunciata una sessione di autografi per il pomeriggio, e c’era chi faceva la coda dalla sera prima.
| Quando | Cosa succede |
|---|---|
| Sabato sera | Bowie è a Kiel per Wetten, dass..?. A Milano, davanti alla Feltrinelli, c’è già gente accampata. |
| Domenica, 8:00 | Si distribuiscono i pass numerati. Chi arriva tardi resta senza: il numero 303 veniva da Voghera, era partito di notte e ha trovato la nebbia. |
| 13:50 | Comincia la diretta su Rai Due. Bowie suona Cactus ed Everyone Says “Hi”. |
| 15:00 | È l’ora annunciata per gli autografi. In piazza Piemonte ci sono circa mille persone, e i pass sono 400. |
| Nel frattempo | A San Siro il Milan fa sei gol al Torino, tre dei quali di Inzaghi. Nessuno in quel campionato vincerà in casa con uno scarto più largo. |
| 16:10 | Ultimo autografo, il numero 250. Bowie riparte per Malpensa e da lì per New York. |
| 10 e 11 ottobre | È di nuovo in tv, stavolta negli Stati Uniti, e la sera dopo suona a Staten Island: comincia il giro dei cinque distretti di New York con cui chiuderà il tour. |
Il seguito del pomeriggio
Bowie alla Feltrinelli di piazza Piemonte
Le foto della coda, del tavolo degli autografi e della folla in negozio, con gli articoli usciti il giorno dopo.

Il ricordo
«Il mio idolo»
Con gli anni l’entusiasmo di Simona Ventura non si è raffreddato. Nel gennaio 2016, il giorno in cui Bowie è morto, ha pubblicato una foto con lui e ha scritto: «Ricordando i grandi artisti che ho incontrato… Qui con il Duca Bianco David Bowie, mio MITO assoluto».
Nel 2021 il Corriere della Sera le ha chiesto degli ospiti passati dal suo studio e lei ha fatto l’elenco: «Da Adele a Katy Perry, dagli U2 a Amy Winehouse, da Al Pacino al mio idolo David Bowie».
Lo sapevi?
- Gnocchi non sparava un nome a caso. Bowie e Frank Black si conoscevano: nel 1997, al concerto per i cinquant’anni di Bowie al Madison Square Garden, avevano cantato insieme Scary Monsters e Fashion.
- Alla Feltrinelli i primi della fila si sono presi anche un bacio sulla guancia. Poi il tempo stringeva e sono rimasti gli autografi: 250, una decina di secondi l’uno secondo i conti di Rockol.
- Il tour doveva finire a Londra. Bowie però aveva impegni televisivi a New York per metà ottobre e gli serviva tenere insieme la band ancora un paio di settimane: i concerti nei cinque distretti sono nati così.
- In Italia, dopo quella domenica, Bowie è tornato una volta sola, il 24 ottobre 2003, per il concerto al Forum di Assago.
Galleria
Le immagini della puntata
Vedi anche
La prima volta di Bowie a Quelli che il calcio, con Fabio Fazio: Survive, Thursday’s Child e l’intervista completa.
Fonti. Rockol, cronaca del 6 ottobre 2002; Luca Castelli su La Stampa, 7 ottobre 2002; comunicato ZDF del 6 ottobre 2002; BowieWonderworld, notizie di ottobre 2002; Corriere della Sera, intervista di Elvira Serra a Simona Ventura, 26 settembre 2021.



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