Ricochet | Testo e Traduzione

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RICOCHET

(David Bowie)

Like weeds on a rock face
waiting for the scythe
Ricochet1 – Ricochet
The world is on a corner2
waiting for jobs
Ricochet – Ricochet
Turn the holy pictures
so they face the wall3

And who can bear to be forgotten4
And who can bear to be forgotten

March of flowers – March of dimes5
These are the prisons,
these are the crimes
Men wait for news
while thousands are still asleep6
Dreaming of tramlines, factories,
pieces of machinery
Mine shafts, things like that

March of flowers – March of dimes
These are the prisons,
these are the crimes
Sound of thunder, sound of gold
Sound of the devil breaking parole7
Ricochet – It’s not the end of the world

Sound of thunder, sound of gold
Sound of the devil breaking parole
Ricochet – Ricochet
These are the prisons,
these are the crimes
Teaching life in a violent new way
Ricochet – Ricochet
Turn the holy pictures
so they face the wall

And who can bear to be forgotten
And who can bear to be forgotten

March of flowers, march of dimes
These are the prisons,
these are the crimes
Early, before the sun,
they struggle off to the gates8
In their secret fearful places
they see their lives
Unravelling before them

March of flowers, march of dimes
These are the prisons,
these are the crimes
Sound of thunder, sound of gold
Sound of the devil breaking parole
Ricochet – it’s not the end of the world

But when they get home,
damp eyed and weary
They smile and crush their children
to their heaving chests9
Making unfulfillable promises
For who can bear to be forgotten

CONTRACCOLPO

(David Bowie)

Come erbacce su una parete rocciosa
in attesa della falce
Contraccolpo1, contraccolpo
Il mondo è a un angolo di strada2
in attesa di lavoro
Contraccolpo, contraccolpo
Volta le immagini sacre
con la faccia al muro3

E chi può sopportare di essere dimenticato?4
E chi può sopportare di essere dimenticato?

Marcia dei fiori, marcia delle monetine5
Queste sono le prigioni,
questi sono i crimini
Gli uomini aspettano notizie
mentre migliaia dormono ancora6
Sognando linee tranviarie, fabbriche,
pezzi di macchinari
Miniere, cose del genere

Marcia dei fiori, marcia delle monetine
Queste sono le prigioni,
questi sono i crimini
Suono di tuono, suono d’oro
Suono del diavolo che viola la libertà vigilata7
Contraccolpo: non è la fine del mondo

Suono di tuono, suono d’oro
Suono del diavolo che viola la libertà vigilata
Contraccolpo, contraccolpo
Queste sono le prigioni,
questi sono i crimini
Insegnare la vita in un modo nuovo e violento
Contraccolpo, contraccolpo
Volta le immagini sacre
con la faccia al muro

E chi può sopportare di essere dimenticato?
E chi può sopportare di essere dimenticato?

Marcia dei fiori, marcia delle monetine
Queste sono le prigioni,
questi sono i crimini
Presto, prima del sole,
arrancano verso i cancelli8
Nei loro luoghi segreti e pieni di paura
vedono la propria vita
disfarsi davanti a loro

Marcia dei fiori, marcia delle monetine
Queste sono le prigioni,
questi sono i crimini
Suono di tuono, suono d’oro
Suono del diavolo che viola la libertà vigilata
Contraccolpo: non è la fine del mondo

Ma quando tornano a casa,
con gli occhi lucidi e sfiniti,
sorridono e stringono i figli
al petto ansimante9
Facendo promesse impossibili
Perché chi può sopportare di essere dimenticato?

NOTE

Quinta traccia di Let’s Dance (1983), registrata il 6 gennaio 1983 al Power Station di New York con il titolo provvisorio “Shame Shame (It’s Not the End of the World)”. Il brano più ambizioso e sperimentale dell’album, con influenze Afrobeat nella percussione e arrangiamenti di fiati scritti da Nile Rodgers. Il cantante Frank Simms ricordò che le voci di Ricochet furono le più difficili di tutte le sessioni. Bowie stesso espresse insoddisfazione per il risultato finale: “C’è una traccia su Let’s Dance, Ricochet, che adoravo, pensavo fosse una grande canzone, e il beat non era proprio quello giusto.” Tony Visconti, al contrario, la indicò come una delle sue preferite dell’album. L’unica traccia di Let’s Dance a non essere stata pubblicata come singolo e a non essere mai stata eseguita dal vivo.

Le sezioni parlate del brano sono recitate con un accento gallese, la cui ragione resta misteriosa.

1 Ricochet: in inglese, il rimbalzo di un proiettile o di un sasso contro una superficie dura. Un rimbalzo è ciò che accade quando qualcuno manca il bersaglio: gli uomini del brano sono danni collaterali di un gioco più grande, vittime di fuoco amico. Abbiamo tradotto con “contraccolpo” perché cattura sia la violenza dell’impatto (il colpo che torna indietro) sia il senso di conseguenza indiretta: il contraccolpo di politiche economiche, di decisioni prese altrove che ricadono su chi non ha voce. Il titolo originale del brano, “Shame Shame (It’s Not the End of the World)”, suggeriva un tema di vergogna collettiva, poi evoluto nel concetto più sfuggente del rimbalzo. Il titolo potrebbe anche richiamare “Spaceball Ricochet” di Marc Bolan (da The Slider, 1972), un omaggio all’amico scomparso nel 1977.

2 On a corner: all’angolo di una strada. L’immagine è precisa e sociale: in molti paesi, i lavoratori a giornata si radunano agli angoli delle strade aspettando di essere ingaggiati. “Il mondo è a un angolo di strada in attesa di lavoro” non è una metafora: è un’istantanea del 1983, con la disoccupazione alle stelle sia nell’Inghilterra della Thatcher che nell’America di Reagan.

3 Turn the holy pictures so they face the wall: voltare le immagini sacre con la faccia al muro. Un gesto che opera su più livelli. Nella tradizione popolare cattolica (irlandese e polacca in particolare), girare le immagini sacre verso il muro è un gesto di lutto o di rabbia verso Dio: la preghiera è stata tradita, il santo non ha protetto. È anche un gesto di vergogna: che i santi non vedano ciò che siamo diventati. In senso più ampio, è la perdita della fede come effetto collaterale della miseria: quando non hai un lavoro, a cosa servono le immagini sacre? Girare un ritratto verso il muro è anche un atto di rifiuto, come destituire qualcuno dal proprio ruolo di protezione.

4 Who can bear to be forgotten: ripresa quasi letterale dall’ultima riga di Night Mail (1936), la celebre poesia di W.H. Auden scritta per un documentario sul treno postale notturno da Londra alla Scozia: “For who can bear to feel himself forgotten?” (“Chi può sopportare di sentirsi dimenticato?”). Ma il debito non si ferma qui. Auden: “Men long for news” (“Gli uomini desiderano notizie”); Bowie: “Men wait for news” (“Gli uomini aspettano notizie”). Auden: “Thousands are still asleep” (“Migliaia dormono ancora”); Bowie: identico. Anche il metro del ritornello di Bowie, con il suo andamento da filastrocca (“March of flowers, march of dimes”), imita il ritmo del treno di Auden. In Night Mail, chi dorme aspetta lettere di speranza; in Ricochet, chi dorme sogna fabbriche e miniere. In Auden c’è il conforto della posta che arriva; in Bowie non arriva niente. Lo stesso bisogno umano (non essere dimenticati), la stessa risposta negata.

5 March of flowers, march of dimes: il verso contiene un doppio riferimento. La March of Dimes è una celebre fondazione americana fondata da Franklin D. Roosevelt nel 1938 per combattere la poliomielite: il nome venne coniato dal comico Eddie Cantor, che chiese agli americani di mandare monetine da dieci centesimi (dimes) alla Casa Bianca. L’idea era che anche nel pieno della Grande Depressione, tutti potessero permettersi un dime. Il risultato fu travolgente: 2.680.000 monetine arrivarono alla Casa Bianca. “Marcia dei fiori, marcia delle monetine” suona come una filastrocca infantile, e questa è esattamente l’intenzione: il contrasto tra la forma innocente e il contenuto disperato (“queste sono le prigioni, questi sono i crimini”) è il cuore del ritornello. La “marcia dei fiori” potrebbe evocare sia le marce funebri (fiori sulla bara) sia le marce di protesta (i manifestanti con i fiori, come nella celebre foto del 1967 al Pentagono). Nell’accostamento, fiori e monetine diventano le due offerte dei poveri: la bellezza e gli spiccioli.

6 Il debito verso Auden è evidente anche nella lista parlata: “Sognando linee tranviarie, fabbriche, pezzi di macchinari, miniere, cose del genere”. Il “cose del genere” finale è un colpo di genio nella sua deliberata sciatteria: Bowie (o il suo personaggio) non sa davvero di cosa sognino i lavoratori, e lo ammette. Bowie non ha idea di come vivano le persone comuni e attinge a commedie, romanzi o articoli di giornale per le immagini di repertorio. Quel “things like that” è il momento in cui la maschera del cronista sociale scivola e rivela il cantante che sta recitando una parte.

7 Sound of the devil breaking parole: il diavolo che viola la libertà vigilata. L’immagine è grottesca e americana: il Diavolo come un criminale recidivo che esce di prigione prima del tempo e torna a delinquere. La libertà vigilata violata è la promessa infranta: le cose avrebbero dovuto migliorare, e invece il male è tornato fuori. In un brano sulla disoccupazione e sulla miseria del 1983, il “diavolo” può essere il capitalismo sfrenato, la Thatcher, Reagan, o semplicemente la cattiva sorte che non rispetta i patti.

8 They struggle off to the gates: arrancano verso i cancelli. I cancelli sono quelli della fabbrica, dell’ufficio di collocamento, del cantiere: i luoghi dove si va a cercare lavoro prima dell’alba. “Struggle off” non è semplicemente “andare”: è trascinarsi, fare fatica, avanzare con sforzo. E “in their secret fearful places” non sono luoghi fisici: sono gli spazi interiori dove, segretamente, sanno già che la loro vita si sta disfacendo. Unravelling: letteralmente “sfilarsi”, come un tessuto che si disfa filo per filo.

9 Il finale è il passaggio più toccante dell’intero album. Crush: non “stringere” ma “schiacciare”, con una violenza che è quella dell’amore disperato. Heaving: non “pesante” ma “ansimante”, che si solleva e si abbassa, il petto che sussulta per il respiro affannoso o per i singhiozzi trattenuti. E le promesse che fanno ai figli sono unfulfillable: non semplicemente “non mantenute” ma strutturalmente impossibili da mantenere. Lo sanno mentre le fanno. Ma le fanno lo stesso, perché chi può sopportare di essere dimenticato? Il verso finale di Auden, che nell’originale parlava del postino che porta lettere, diventa qui la ragione per cui un padre mente ai propri figli: non per proteggerli, ma per non scomparire ai loro occhi.

Autore

  • DBI Crew PIC Profile 2

    La Crew al timone di David Bowie Italia | Velvet Goldmine è formata da Daniele Federici e Paola Pieraccini. Daniele Federici è organizzatore di eventi scientifici ed è stato critico musicale per varie testate, tra cui JAM!. È autore di un libro su Lou Reed del quale ha tradotto tutte le canzoni. Paola Pieraccini, imprenditrice fiorentina, è presente su VG fin dall'inizio e lo segue dagli anni '70. Entrambi hanno avuto modo di incontrare Bowie come rappresentanti del sito.

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