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Low festeggia 50 anni al Castello d’Hérouville in un evento unico

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Nel giugno 2026 accadrà qualcosa che fino a pochi anni fa sarebbe stato impensabile. Il Château d’Hérouville, lo studio residenziale dove David Bowie registrò gran parte di Low nell’autunno del 1976, aprirà le sue porte al pubblico per tre giorni di visite immersive dedicate al cinquantesimo anniversario dell’album. L’appuntamento è per il 5, 6 e 7 giugno 2026.

Non parliamo di una mostra allestita in un museo o in una galleria d’arte. Qui si entra fisicamente nel luogo dove tutto è successo. Si cammina per le stesse stanze, si salgono le stesse scale in ferro battuto, si guarda lo stesso parco che Bowie vedeva dalla finestra mentre componeva Sound and Vision o Always Crashing in the Same Car. Per chi ama Low, e per chi lo considera il disco più coraggioso e influente della carriera di Bowie, è un’occasione senza precedenti.

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Il Château d’Hérouville oggi. Riaperto nel 2019, ha ripreso la sua attività di studio residenziale. (Foto: lechateaudherouville.com)

Il castello e la sua storia

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Il castello in una cartolina degli anni Venti, molto prima che il rock ne varcasse le porte (colorizzata da noi)

Il Château d’Hérouville si trova nella Val-d’Oise, a una trentina di chilometri da Parigi. La sua storia musicale comincia negli anni Sessanta, quando il compositore Michel Magne, celebre in Francia per le colonne sonore di classici come Les Tontons flingueurs e Mélodie en sous-sol, acquistò la proprietà e la trasformò in uno dei primi studi residenziali al mondo. L’idea era tanto semplice quanto rivoluzionaria: gli artisti potevano vivere e registrare nello stesso posto, immersi nella campagna francese, lontani da tutto.

Il castello però ha una storia che precede di molto il rock. Nel XIX secolo Fryderyk Chopin e George Sand vi soggiornarono durante la loro travagliata relazione. E secondo una tradizione ben radicata, che Bowie, Tony Visconti e Brian Eno presero molto sul serio, il fantasma di Chopin non avrebbe mai abbandonato la camera da letto principale. Bowie, raccontò Visconti, si rifiutò di dormire in quella stanza: c’era un angolo buio, proprio accanto alla finestra, che sembrava risucchiare la luce. Eno, dal canto suo, giurava di essere svegliato ogni mattina da qualcuno che gli scuoteva la spalla, ma quando apriva gli occhi non c’era nessuno.

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L’atmosfera del castello nelle foto scattate da Ricky Gardiner durante le sessioni di Low, 1976. Si capisce perché qualcuno ci vedeva i fantasmi. (Foto: Ricky Gardiner)

Nel corso degli anni Settanta dal castello passò il gotha del rock: Elton John vi registrò Honky Château, i Pink Floyd incisero Obscured by Clouds, e la lista continua con i Bee Gees, Chet Baker, i Jethro Tull e tanti altri.

Bowie arrivò per la prima volta nel luglio del 1973, per registrare Pin Ups con Mick Ronson, su consiglio di Marc Bolan che ci aveva appena inciso con i T. Rex. Tornò tre anni dopo, nel settembre 1976, in condizioni personali e artistiche radicalmente diverse, per dare forma a quello che sarebbe diventato Low.

Dopo la chiusura nel 1985 e la tragica morte di Michel Magne l’anno prima, il castello è rimasto a lungo inattivo. Ha riaperto nel 2019 con nuovi proprietari che ne hanno ripristinato l’attività di studio residenziale.

Le sessioni di Low al castello

Le basi ritmiche di Low furono registrate al castello dal trio Alomar/Davis/Murray, prima che Brian Eno arrivasse per aggiungere i suoi trattamenti elettronici e le atmosfere del lato B. Il chitarrista Ricky Gardiner, che durante le pause scattava foto con la sua Nikkormat e pellicola Kodachrome, venne chiamato da Bowie per aggiungere le parti di chitarra solista. Il riff che apre Sound and Vision è suo.

In quelle settimane, in parallelo alle sessioni di Low, Bowie stava anche producendo The Idiot di Iggy Pop. I due album sono gemelli, nati nello stesso luogo e nello stesso periodo, e la mostra li accosterà nell’ascolto.

Cosa aspettarsi dalla mostra

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David Bowie, Tony Visconti e Brian Eno nella sala di controllo del castello, settembre 1976. Secondo Visconti, questa è l’unica foto esistente che li ritrae tutti e tre insieme. (Foto: Ricky Gardiner)

L’esposizione “David Bowie: Low 50th Anniversary” è curata da Philippe Auliac, fotografo francese che ha accompagnato Bowie per oltre trentacinque anni. Auliac incontrò Bowie nel 1976, giovane fotoreporter armato di una Nikon e di un’unica ossessione: ritrarre il Duca Bianco. Da quel primo incontro nacque un rapporto di fiducia che durò decenni. Auliac divenne uno dei pochissimi fotografi ammessi nella cerchia più intima dell’artista.

Il programma è ricco.

Fotografie inedite (1975-1976). Auliac presenterà una selezione di immagini mai viste prima, scattate durante la permanenza di Bowie al castello. Momenti di creazione e di intimità artistica che restituiscono l’atmosfera di quelle sessioni.

Ascolto immersivo di Low, Pin Ups e The Idiot. Questo è forse l’aspetto più emozionante per chi vive di musica. L’album Low verrà proposto in ascolto immersivo nello studio storico “George Sand”, la stessa sala dove fu registrato, oltre che nelle nuove regie del castello (Regia A e Regia B), con condizioni di ascolto eccezionali. Le sessioni partiranno dai master originali. Accanto a Low saranno proposti anche Pin Ups e The Idiot di Iggy Pop, altro album registrato al castello con la produzione di Bowie.

Conferenza di Philippe Auliac e Carlos Alomar. Attraverso ricordi e aneddoti, Auliac ripercorrerà la sua esperienza al castello accanto a Bowie, Iggy Pop e altri artisti dell’epoca. Carlos Alomar racconterà il suo incontro e il percorso condiviso con Bowie durante oltre vent’anni di collaborazione.

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La control room dello studio “George Sand” nella brochure del 1972. È qui che si potrà ascoltare Low dai master originali. (Foto: archivio Château d’Hérouville / Franck Ernould)

Presenza eccezionale di Carlos Alomar (4-7 giugno). Il chitarrista portoricano sarà al castello dal 4 al 7 giugno. I lettori di questo sito lo sanno bene: Alomar è il musicista che ha suonato su più album di Bowie in assoluto. Co-autore di Fame insieme a Bowie e John Lennon, colonna portante del trio ritmico Alomar/Davis/Murray che definì il suono di Bowie dalla metà degli anni Settanta in poi, protagonista della Trilogia Berlinese (Low, “Heroes”, Lodger) e presente fino a Reality nel 2003. Incontrarlo nel luogo dove quella musica prese forma è un’opportunità rara.

Collezione Bowie-Iggy Pop. Saranno esposti pezzi dalla collezione personale di Auliac: dischi originali, dediche, ritratti e altre sorprese.

Proiezioni e spazi relax. Nel parco del castello sarà allestito uno schermo LED per la proiezione di film, oltre a una zona rinfresco e uno spazio per rilassarsi.

Perché questa mostra

Low uscì il 14 gennaio 1977, e in quasi cinquant’anni non ha smesso di rivelare nuovi strati a ogni ascolto. Fu il disco che cambiò le regole: un lato A di canzoni frammentate e scarne, un lato B di paesaggi sonori strumentali che guardavano al krautrock e alla musica elettronica con una sensibilità che all’epoca non aveva paragoni nel pop. Prodotto da Bowie e Tony Visconti con il contributo fondamentale di Brian Eno, con le chitarre di Ricky Gardiner (il riff di Sound and Vision è suo) e il trio ritmico Alomar/Davis/Murray, Low è un album che continua a suonare avanti rispetto al proprio tempo.

Entrare nello studio dove quei suoni presero vita, ascoltare i master originali proprio lì, nella sala “George Sand”: è qualcosa che nessun vinile audiophile e nessun remaster potrà mai replicare. Se state pensando a un pellegrinaggio bowiano per il 2026, questo è il posto giusto.


Informazioni pratiche

QuandoVenerdì 5, sabato 6 e domenica 7 giugno 2026
DoveChâteau d’Hérouville, Val-d’Oise, Francia (30 km da Parigi)
Biglietto46,50 € · acquistabile su lechateaudherouville.com
Ospite specialeCarlos Alomar presente dal 4 al 7 giugno
ContattiAlexis Blumberg · +33 6.87.76.91.78
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Come arrivare dall’Italia. Parigi è collegata dai principali aeroporti italiani e dall’alta velocità (TGV da Milano e Torino, Frecciarossa Parigi-Milano). Dal centro di Parigi il castello si raggiunge in una trentina di minuti d’auto. Conviene noleggiare un’auto o organizzarsi con un transfer. Il weekend lungo (venerdì-domenica) si presta bene a un viaggio di tre o quattro giorni combinando la visita al castello con Parigi, magari passando anche dalla Rue David Bowie, la strada che la capitale francese ha dedicato all’artista nel 2024.

Tra i partner dell’evento: la Maison de Van Gogh, il Festival Parc aux Étoiles, RTL2, Bowie France, Rock & Folk, Télérama e Cactus.

La brochure in italiano

E’ disponibile anche una brochure in italiano dell’evento, che potete scaricare cliccando il link qui sotto.

Autore

  • DBI Crew PIC Profile 2

    La Crew al timone di David Bowie Italia | Velvet Goldmine è formata da Daniele Federici e Paola Pieraccini. Daniele Federici è organizzatore di eventi scientifici ed è stato critico musicale per varie testate, tra cui JAM!. È autore di un libro su Lou Reed del quale ha tradotto tutte le canzoni. Paola Pieraccini, imprenditrice fiorentina, è presente su VG fin dall'inizio e lo segue dagli anni '70. Entrambi hanno avuto modo di incontrare Bowie come rappresentanti del sito.

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Fabrizio
Fabrizio
2 mesi fa

credo che sia molto interessante, incluso la possibilità di sentire Alomar. Ma sarà sempre presente?

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