È online lo speciale di David Bowie Italia su “Diamond Dogs”. Ci abbiamo messo più di un anno. All’inizio doveva essere un saggio lungo, di quelli che si leggono dall’alto in basso; poi il materiale è cresciuto, ci ha circondato, e a un certo punto è stato chiaro che un articolo non bastava più. Così lo Speciale è diventato una città.

La città è Hunger City, quella che Bowie descrive nel primo minuto del disco. Si apre su uno skyline di notte, con le finestre accese e un pulsante che fa partire il suono della strada. Da lì si passa un varco e ci si muove con uno stradario: trentaquattro pagine, che nello speciale si chiamano isolati. Potete seguirle in ordine oppure saltare dove vi porta la curiosità.
Tutto è rimasto dentro quel mondo, anche le cose di servizio. Le canzoni si ascoltano da vecchi televisori a tubo catodico, rigorosamente controllati dalla Psicopolizia. Il documentario si guarda in una sala con il sipario rosso, clandestina. Le edizioni del disco stanno su uno scaffale. Il mondo di Diamond Dogs ha pervaso talmente tutto che anche la testata del sito, in quella pagina, è entrata in una realtà alternativa.

Lo sapevate?
Qualche domanda, per capire a che punto siete con “Diamond Dogs”. Le risposte sono tutte nello speciale.
- Da quale disco dal vivo, e di chi, arrivano gli applausi che aprono la canzone “Diamond Dogs”?
- Come si chiamavano le due donne dipinte da Guy Peellaert alle spalle di Bowie sulla copertina, e dove lavoravano?
- Con quale titolo, scritto all’americana, Bowie incise il primo provino della canzone che dà il nome all’album?
- Su che cosa stavano seduti Bowie e Tony Visconti la prima notte di missaggio, e che cosa arrivò il giorno dopo con un furgone?
- Che titolo provvisorio portava l’acetato di “David Live”?
- Perché una sera di luglio del 1974 metà della scenografia del tour non arrivò in teatro?
- A che ora si presentò Bowie all’appuntamento con Nicolas Roeg, fissato per le sette di sera?
- Quale dettaglio di quelle prove è finito, più di vent’anni dopo, sulla grafica di “Earthling”?
Se ne sapete più di cinque senza guardare, complimenti. Se le sapete tutte, scriveteci. Ma leggetelo lo stesso.
Le canzoni, una per una

Il cuore dello speciale sono le schede dei brani: gli undici dell’album e i tre rimasti fuori. Ognuna racconta com’è nato il pezzo e come suona, con il testo originale accanto alla traduzione, riga per riga. Mentre leggete potete accendere il televisore e ascoltare. Ma sono anche spiegate, commentate, interpretate e contestualizzate.
C’è anche una pagina che si chiama “Con le cuffie”. Prende alcuni passaggi del disco, pochi secondi ciascuno, e vi fa ascoltare solo quelli in loop: una tromba che forse è un sintetizzatore, una voce che gorgoglia, un nastro che si incanta.
Il tour, il documentario, il film che non c’è
Il Diamond Dogs Tour del 1974 è ricostruito data per data, con le foto di scena e i tre album dal vivo nati in quei mesi. “Cracked Actor”, il film che Alan Yentob girò per la BBC, si può vedere per intero nel cinema di Hunger City, e intorno c’è la sua storia: le scene, la limousine nel deserto, il cartone di latte.

Poi c’è il film su “Diamond Dogs” che Bowie voleva scrivere, dirigere e interpretare. Non lo girò mai. Sono rimasti il soggetto scritto a mano, gli storyboard, i disegni dei personaggi e una città d’argilla costruita sui tavoli di una suite d’albergo a New York. Nello speciale trovate tutto, compreso quel poco di girato che si è salvato.
Per chi colleziona
L’ultima parte segue il disco fino a oggi. Ci sono tutte le edizioni, dal vinile del 1974 al picture disc del 2024, con copertine, retro, buste ed etichette, e una guida per capire quale conviene ascoltare. In coda trovate un dizionario di Hunger City, con le parole e i nomi che il disco dà per scontati, e l’elenco delle fonti.
Come visitarlo
Prendetevi del tempo: non è una lettura da cinque minuti. Lo speciale dà il meglio su uno schermo grande e con l’audio acceso. Tornateci a pezzi, un isolato alla volta.








