Uscirà il 12 settembre l’ultimo cofanetto celebrativo della carriera di David Bowie con “I Can’t Give Everything Away (2002-2016)” che copre gli ultimi 14 anni di vita del nostro. In vinile (carissimo) e CD.
David Bowie è morto il 10 gennaio 2016, due giorni dopo aver pubblicato Blackstar. Non è una coincidenza, è regia. E ora Parlophone ci serve il sesto capitolo della sua autopsia autorizzata: I Can’t Give Everything Away (2002-2016), che copre gli ultimi quattordici anni di un artista che ha trasformato la propria fine in una performance. Dodici CD, diciotto vinili, e la promessa di svelare i segreti di un decennio e mezzo in cui Bowie ha fatto quello che sapeva fare meglio: morire e rinascere, ancora e ancora, fino all’ultimo respiro.
Il periodo coperto inizia con Heathen (2002), quando un cinquantacinquenne Bowie riannoda i fili con Tony Visconti dopo ventidue anni di separazione artistica – come due ex amanti che si ritrovano e scoprono di avere ancora molto da dirsi. Finisce con Blackstar, l’album-epitaffio che trasforma il cancro in cattedrale sonora. In mezzo, c’è tutto il resto: i ritorni, i silenzi, le sorprese, e quella maledetta capacità di reinventarsi che lo ha reso immortale proprio mentre moriva.
Ma diciamocelo chiaramente: a circa 470 euro per il vinile e 136 euro per i CD, stiamo parlando di denaro serio per quello che sono essenzialmente cinque album in studio più materiale live e rarità.
L’ultimo cofanetto a compimento della serie
I Can’t Give Everything Away dovrebbe rappresentare il culmine del progetto retrospettivo più completo e meticoloso pubblicato per un artista. Questa sesta uscita completa una serie decennale che ha documentato sistematicamente l’intera carriera di Bowie dal 1969 al 2016, con ogni box set che copre periodi creativi distinti:
- Five Years (1969-1973) – Uscito nel 2015
- Who Can I Be Now? (1974-1976) – Uscito nel 2016
- A New Career in a New Town (1977-1982) – Uscito nel 2017
- Loving the Alien (1983-1988) – Uscito nel 2018
- Brilliant Adventure (1992-2001) – Uscito nel 2021
- I Can’t Give Everything Away (2002-2016) – Settembre 2025
La visione cinica? Questa è la gestione dell’eredità portata al suo livello più sofisticato: un dosaggio controllato di materiale d’archivio progettato per massimizzare i ricavi mentre il Bowie Estate rimane proprietà “calda”, come si dice in gergo. Si è sempre detto che Bowie avesse progettato meticolosamente questo lascito. E io ci credo. So, per esperienza personale, quello di cui è capace un uomo che sa di dover morire per gestire la propria eredità, i suoi affetti. A quali lunghezze di lucidità può arrivare. Ma anche, e soprattutto, perchè conosco (e conoscete) Bowie: la sua visione commerciale dagli anni ’90 in poi si era fatta meticolosa, attenta, programmatica. L’approccio cronologico sistematico, combinato con un gap strategico di vent’anni tra i periodi coperti e le date di uscita, non è solo conservazione accademica; è genio commerciale.
Questa serie di ristampe in cofanetto ha ottenuto un diffuso plauso critico e un ottimo successo commerciale, stabilendo nuovi standard per la presentazione del catalogo di artisti legacy. Diciamolo: ogni box set ha mantenuto qualità consistente con contenuti esclusivi, presentazione meticolosa e valori di produzione elevati. La domanda rimane se questo rappresenti vera archeologia artistica o nostalgia a prezzo premium.
Di quello che manca in questo cofanetto, parleremo in seguito. Quello che sicuramente è mancato in questa retrospettiva sulla sua carriera è invece palese: l’album di esordio e tutti i brani del giovane Bowie , nonchè tutto il periodo Tin Machine. Proprio per questo, fallisce purtroppo il suo compito primario: rappresentare quel progetto retrospettivo completo e meticoloso che dicevamo all’inizio.
Live at Montreux: il bootleg che diventa ufficiale
Il “gioiello della corona” del box set è la prima uscita ufficiale della performance del 18 luglio 2002 di Bowie al Montreux Jazz Festival: un concerto di 31 tracce che ha circolato in forma bootleg per oltre due decenni. Questa performance è diventata leggendaria come una delle rare occasioni in cui ha eseguito l’album Low quasi nella sua interezza, con la sequenza completa da Warszawa a Subterraneans (mancava solo Weeping Wall). Un sogno diventato realtà, quel 18 luglio.
Il concerto si è svolto con temperature torride all’Auditorium Stravinski, e segnò la fine del tour europeo di Heathen. La scaletta includeva non solo l’album Low quasi completo ma anche classici come Life on Mars?, Heroes e Let’s Dance, più la cover dei Pixies Cactus e quella di Neil Young I’ve Been Waiting for You.
Entrambi i formati contengono i concerto completo: il live di Montreux è disponibile sia sui CD (2 dischi) che sui vinili (4 LP) con le stesse 31 tracce.
Ma affrontiamo l’elefante nella stanza: se questa è indubbiamente un’uscita archivistica significativa, stiamo parlando di una performance disponibile ai fan più appassionati in qualità bootleg (eccellente) da 23 anni. La fonte della trasmissione FM era già quasi a livello commerciale. Quindi per cosa esattamente stiamo pagando prezzi premium? Rimasterizzazione professionale di una fonte già eccellente, più il diritto di possederla legalmente piuttosto che eticamente?.
Per qualità audio, un’uscita ufficiale in genere dovrebbe essere superiore ai bootleg circolanti. I bootleg più noti come “Cristal Night” e le varie edizioni messicane, pur valutati 8-9/10 dai collezionisti, presentavano limitazioni tecniche evidenti: taglio delle frequenze a 16.6kHz e problemi di bilanciamento che la versione ufficiale dovrebbe risolvere (oltre ad una masterizzazione professionale). Possiamo solo sperare di essere sorpresi dal miglioramento dell’ascolto.
Re:Call 6 – Una raccolta di rarità non rare
Highlights di Re:Call 6
Mix stereo solo-SACD dalle sessioni di Heathen ora disponibili in formati standard per la prima volta
New Killer Star (Sessions @ AOL Live Version) rilasciata come singolo anticipatorio
Bring Me The Disco King (Loner Mix) con Maynard James Keenan e John Frusciante
Versione live di Arnold Layne con David Gilmour del 2006
Mix alternative di Tony Visconti
Collaborazioni con Lou Reed e Arcade Fire
Contributi a colonne sonore: Rebel Rebel (2003 Re-Record) da Charlie’s Angels: Full Throttle e tracce da Stealth
La compilation Re:Call 6 si estende su ben 41 tracce attraverso 3 CD/4 LP e rappresenta come sempre un tesoro di materiale raro dall’ultimo periodo creativo di Bowie. Questa collezione include tracce non incluse negli album, versioni alternative, lati B e contributi a colonne sonore dall’intero periodo 2002-2016, molte delle quali non sono mai state disponibili su CD o vinile fisico.
Tra i brani più significativi, troviamo i mix stereo precedentemente esclusivi dell’edizione SACD di Heathen, ora finalmente accessibili ai fan che non possedevano il costoso formato Super Audio CD. La collaborazione con Maynard James Keenan dei Tool e John Frusciante dei Red Hot Chili Peppers su Bring Me The Disco King (Loner Mix) rappresenta un ponte generazionale unico, mostrando Bowie nel ruolo di mentore di artisti più giovani.
Particolarmente emozionante è la performance live di Arnold Layne con David Gilmour dei Pink Floyd del 2006, un tributo al compianto Syd Barrett.
Ma sappiamo e sapevamo già tutti che l’ultimo periodo di Bowie non poteva regalare chissà quali rarità dai vault, come avevano fatto i periodi precedenti. Semplicemente: non c’è materiale. E scorrendo la tracklist non ci sono sussulti di interesse.
Quello che manca (e fa male)
Nonostante la natura “definitiva” del box set, dicevamo, mancano elementi significativi che rendono il cofanetto incompleto.
L’omissione più grave è The Little Fat Man (With The Pug-Nosed Face) del 2006, co-scritta con Ricky Gervais e Stephen Merchant per la serie TV “Extras” – l’unico nuovo brano completamente originale del periodo che non è mai stato incluso in raccolte ufficiali e rimane disponibile solo come registrazione TV di bassa qualità. Era doveroso includerlo, anche se si tratta di un divertissement.
Altrettanto significative sono le assenze di collaborazioni cross-generazionali che mostravano Bowie nel ruolo di mentore durante i suoi anni finali. La sua era la voce principale (e anche ai cori) per Scarlett Johansson nell’album di cover di Tom Waits Anywhere I Lay My Head (2008): rappresenta una delle sue ultime esplorazioni vocali significative.
E la primissima versione del brano Blackstar, nella sua veste di sigla della serie The Last Panthers?
E cosa dire della meravigliosa, inarrivabile interpretazione del brano “Nature Boy” con i Massive Attack, dalla colonna sonora del film Moulin Rouge!? È del 2001, quindi doveva essere inclusa nel cofanetto precedente. Non c’era, e non c’è neanche in questo.
Sul fronte tecnico, la controversia più grande riguarda l’assenza dei mix surround 5.1 originali di Heathen e Reality, parte integrante delle uscite SACD originali e mai ristampati.
Il risultato finale è che solo il 25% circa del contenuto del box set consiste di materiale veramente inedito, con il resto già disponibile altrove. Una statistica che solleva domande sulla proposta di valore per un investimento economico abbastanza importante.
COSA MANCA
1. The Little Fat Man (With The Pug-Nosed Face) – Brano originale del 2006 co-scritto con Ricky Gervais e Stephen Merchant per la serie TV “Extras“
2. Anywhere I Lay My Head – Collaborazione 2008 con Scarlett Johansson (voce principale e cori su due tracce dell’album di cover di Tom Waits)
3. Nature Boy – Collaborazione 2001 con i Massive Attack dalla colonna sonora di Moulin Rouge! (in realtà avrebbe dovuto essere inclusa nel cofanetto precedente)
4. Sector Z – Collaborazione 2001 con i Rustic Overtones dall’album ¡Viva Nueva! (voce principale) (idem come sopra)
5. Blackstar – La prima versione composta per la sigla della serie TV Sky Atlantic “The Last Panthers” del 2015
6. Mix surround 5.1 originali – I mix surround di Heathen e Reality dalle uscite SACD originali
Statistica: Solo il 28% del contenuto vinile (5 LP su 18) sono album in studio, vs 61% del precedente Brilliant Adventure
Tracklist completa
La qualità, come sempre, è targata Visconti
Il coinvolgimento di Tony Visconti assicura che il box set mantenga i più alti standard tecnici. Ha lavorato con Bowie dagli anni ’70, e nessuno come lui può fornire un input cruciale sulle decisioni di rimasterizzazione per Heathen, Reality e The Next Day. Blackstar e l’EP No Plan rimangono nella loro forma originale.
Spesso dimentichiamo che tutto ciò sotto a tutto ciò che amiamo e che chiamiamo “Bowie”, ci sono anche i musicisti, i produttori e i collaboratori che hanno contribuito a farci arrivare quei capolavori che ascoltiamo.
Le note di copertina dettagliate di Visconti rivelano insight affascinanti sul processo di registrazione. Per Heathen, ha spiegato: “Non c’era sala di controllo. La console era a un’estremità dello studio e la band era posizionata all’altra estremità”.
Le sessioni di The Next Day sono state condotte in completa segretezza, mentre per Blackstar ha rivelato che ogni traccia è stata registrata in take singoli con il quartetto jazz di Donny McCaslin.
Ma anche qui la domanda è: ha davvero senso rimasterizzare album usciti vent’anni fa quando la tecnologia era già abbastanza avanzata?
Gli ultimi 14 anni di un genio
Il periodo 2002-2016 rappresenta uno dei capitoli finali più notevoli del rock, fondamentalmente plasmato dall’attacco cardiaco del giugno 2004 che ha posto fine alla sua carriera nei tour (e anche a quella discografica così come la avevamo imparata a conoscere). Questo lo ha infatti costretto in un ritiro decennale dalla vita pubblica, durante il quale ha mantenuto una segretezza così completa che persino i collaboratori stretti erano giurati al silenzio.
Artisticamente, è stato un periodo di maturità piuttosto che di rivoluzione. Heathen e Reality sono lavori di un cinquantacinquenne che si riconnette con la sua voce artistica e regala brani di grande caratura insieme ad altri di “mestiere”. The Next Day non è da meno. Non ridefinisce nulla nè aggiunge qualcosa. Ma dopo dieci anni di silenzio, solo il fatto di esistere e di essere stato pubblicato lo ha reso significativo. Il vero capolavoro, lo sappiamo bene tutti, è Blackstar. Un capolavoro precisamente perché Bowie sapeva di stare morendo e ha trasformato quella consapevolezza in arte. Sperava magari non fosse l’album, ma sapeva che sarebbe potuto esserlo.
Il significato di I Can’t Give Everything Away come titolo del cofanetto è profondo e azzecato: incarna la tensione che lo ha sempre caratterizzato tra rivelazione artistica e riservatezza personale. È anche, diciamocelo, perfettamente adatto per un box set premium che chiede ai fan di pagare caro per avere una chiusura.
Lusso da 470 euro: i conti tornano?
Il box set è disponibile in due formati principali: un box set da 13 CD a €136 e un box set da 18 LP in vinile a €470. L’edizione CD presenta dischi placcati oro e un libro cartonato rigido da 128 pagine. L’edizione vinile include stampe da 180g con un libro cartonato rigido da 84 pagine.
Entrambe le edizioni includono note, disegni e testi scritti a mano precedentemente inediti di Bowie, scatti dei fotografi celebratissimi che tutti conosciamo, e note tecniche di Tony Visconti. Il design, così recita il comunicato, mantiene continuità con l’identità visiva di Jonathan Barnbrook stabilita durante questa “era”.
Dico la verità: quando abbiamo letto i prezzi io e Paola ci siamo guardati (virtualmente, perchè io sono a Rome e lei a Firenze) negli occhi. Per quest’ultimo capitolo conclusivo ci aspettavamo una proposta ben più economica rispetto al valore del contenuto.
Ci concentriamo ovviamente sulla versione in vinile: la versione CD dovrebbe più o meno essere alla portata di tutti.
Per i completisti, per la natura stessa dell’essere completisti, e per i collezionisti, per la natura stessa di essere collezionisti, questo cofanetto è essenziale come lo sono stati gli altri. Ma per tutti gli altri? Per il fan casuale, il fan che sta completando la collezione, i fan di vecchia data che amano tutto di Bowie ma magari non sono collezionisti nè completisti? Troppo caro. Con appena il 25% di materiale veramente inedito. I collezionisti seri saranno certo disposti ad accettare il premium per le registrazioni esclusive di Montreux, la raccolta di inediti e la natura completa dell’ultima uscita della serie.
Per coloro che non vogliono sobbarcarsi un esborso economico così importante e non sono interessati alle versioni fisiche dei contenuti esclusivi del cofanetto (che saranno disponibili nelle piattaforme digitali), conviene prenderli singolarmente.
📀 ACQUISTO SEPARATO (album già disponibili)
- • Heathen (1LP): ~45€
- • Reality (1LP): ~40€
- • The Next Day (2LP): ~50€
- • The Next Day Extra: ~35€
- • Blackstar (1LP): ~61€
- • No Plan EP: ~30€
- • A Reality Tour (3LP): ~85€
🎵 CONTENUTO ESCLUSIVO DEL BOX SET
- • Live at Montreux 2002 (4LP)
Mai uscito ufficialmente - • Re:Call 6 (4LP)
Rarità, mix e collaborazioni
(478€ box set – 346€ disponibili)
⚖️ VERDETTO FINALE
✅ VANTAGGI:
- Conveniente se vuoi tutto il materiale inedito
- Montreux vale ~88€ per 31 tracce leggendarie
- Re:Call 6 vale ~44€ per 41 rarità
- Packaging premium e libro
❌ SVANTAGGI:
- Paghi 132€ per materiale che potresti non volere
- Risparmieresti 200€+ comprando solo ciò che ti interessa
- Solo il 25% è materiale veramente inedito
Conclusione: un addio che vale il prezzo, ma non per tutti

I Can’t Give Everything Away (2002-2016) immortala David Bowie in un periodo in cui, nonostante le sfide personali e un ritiro decennale dalla vita pubblica, ha prodotto alcuni dei suoi lavori più sofisticati mentre consciamente creava il suo lascito.
La verità cruda? E’ un oggetto da collezione che si maschera da ascolto essenziale. A 470 euro per il vinile, stai pagando circa 26 euro per LP per un mix di album già disponibili, materiale precedentemente bootlegato e rarità che vanno dal fascinante al materiale di riempimento per completisti. E con omissioni significative, anche i completisti più devoti dovranno cercare altrove per una documentazione veramente definitiva di questo periodo.
Per i collezionisti di Bowie e i completisti del vinile, il prezzo è giustificabile perché rappresenta il pezzo finale in un progetto archivistico senza precedenti. La performance di Montreux da sola, nonostante la sua storia bootleg, diventa “legittima” in un modo che conta per i collezionisti. La presentazione accademica, il coinvolgimento di Tony Visconti e il peso emotivo di documentare il capitolo finale della carriera di Bowie, aiutano a creare almeno l’apparenza di un valore autentico.
Per i fan meno completisti, i singoli album rimangono disponibili separatamente per una frazione del costo (ma attenzione: qualcuno è più difficile da reperire, a seconda del periodo). Blackstar è l’album essenziale di questo periodo. The Next Day e Heathen sono aggiunte valide ma difficilmente giustificano investimenti da mutuo.
È un tributo appropriato a un artista che non ha mai smesso di sorprenderci, ma è anche una lezione da 470 euro sulla differenza tra lascito artistico e sfruttamento commerciale.
Se rappresenta un’acquisizione essenziale o sentimentalismo costoso dipende interamente da quanto sei disposto a pagare per avere una chiusura. David Bowie non poteva dare tutto via, ma la Parlophone certamente può farlo. E ad un prezzo. E con alcune omissioni che ti faranno venire voglia di completare la collezione altrove.













