
| 01 | Thursday’s Child | 5:24 |
| 02 | Something in the Air | 5:46 |
| 03 | Survive | 4:11 |
| 04 | If I’m Dreaming My Life | 7:04 |
| 05 | Seven | 4:04 |
| 06 | What’s Really Happening? | 4:10 |
| 07 | The Pretty Things Are Going to Hell | 4:40 |
| 08 | New Angels of Promise | 4:35 |
| 09 | Brilliant Adventure (strumentale) | 1:54 |
| 10 | The Dreamers | 5:14 |
Tutti i brani sono composti da David Bowie e Reeves Gabrels ad eccezione di What’s Really Happening? scritto da David Bowie e Alex Grant.
Informazioni
Data di Uscita
4 Ottobre 1999
Registrazione
Seaview Studio (Bermuda) – 1998/1999
Produzione
David Bowie, Reeves Gabrels
Recensione
Dopo le sperimentazioni e il frastuono degli album precedenti, Bowie sembra aver bisogno di un altro cambio di rotta e riabbraccia la chitarra acustica e si lascia andare alla nostalgia e alla stanchezza.
Perché è questo ciò che traspare in “Hours”, ventritreesimo album in studio uscito nel 1999.
È un disco intimista, malinconico, riflessivo. Un disco che parla di perdita, di rimpianto, di solitudine. Un disco che sembra quasi una confessione, una lettera aperta ai suoi fan, ai suoi amici, ai suoi amori passati. Un disco che rivela un artista vulnerabile, umano, invecchiato. Oppure, semplicemente, l’ennesima maschera: l’interpretazione di un uomo di mezza età che riflette sulla propria vita.
Il titolo deriva dal libro delle ore, il prontuario religioso che scandisce con preghiere la giornata del fedele. Si possono notare, nei testi, alcune parafrasi della Bibbia. Anche la copertina sembra essere un’ironica citazione: Bowie con i capelli lunghi vestito da angelo tiene un suo sosia tra le braccia, a riprendere la celebre Pietà. Sul retro troviamo tre Bowie vestiti di nero in posizioni diverse che hanno ai piedi il serpente, simbolo del peccato e del diavolo.
La genesi dell’album è legata al progetto di un videogioco chiamato “Omikron: The Nomad Soul“, per il quale ha scritto e interpretato alcune canzoni e alcuni personaggi. Il gioco, ambientato in un mondo futuristico e distopico, lo ha ispirato a creare delle storie e delle atmosfere che poi ha trasferito nell’album. Ma non si tratta di un concept album nel senso tradizionale del termine. Piuttosto, si tratta di un album che usa il gioco come pretesto per esplorare i suoi sentimenti più profondi e personali.
Il risultato è un album che suona come una rottura repentina rispetto a quanto fatto prima. Un disco che abbandona le sperimentazioni elettroniche e industriali degli anni ’90 per tornare a un suono più classico e organico, influenzato dal rock psichedelico e dal folk degli anni ’60 e ’70. Un album che si avvale della collaborazione del fedele chitarrista Reeves Gabrels e del produttore Mark Plati, ma che lascia poco spazio agli altri musicisti. “Hours” mette in primo piano la voce di Bowie.
Ci sono canzoni belle e toccanti: la prima traccia, “Thursday’s Child“, è una ballata malinconica che parla del tempo che passa e delle occasioni perdute. La splendida “Something in the Air“, un rock dalla voce distorta il cui finale rimanda esplicitamente alla title track dell’album “I’m the One” di Annette Peacock del 1972. E, come egli stesso ha lasciato intendere, potrebbe parlare di Hermione Farthingale. Anche “Survive“, confessione d’amore amaro e disilluso, convince con il suo arrangiamento semplice ed efficace. “If I’m Dreaming My Life” è una canzone lunga e ipnotica, con una chitarra acida e una voce sognante. Struggente e delicata, “Seven” è una canzone folk con un tocco orientale, che parla di rimpianto, ricerca spirituale e rinascita. Una delle tracce più curiose è senza dubbio “What’s Really Happening?“, se non altro per il fatto che una parte del testo è stato scritto da un fan che ha vinto un concorso indetto dall’artista sul proprio sito internet. Purtroppo il risultato è mediocre, ma non certo per colpa del povero Alex Grant. Riff potente, incedere aggressivo e sarcastico, “The Pretty Things Are Going to Hell” anche non convince del tutto.”New Angels of Promise“, è una canzone epica e drammatica, con un’orchestrazione maestosa e una voce teatrale. Dopo il breve strimentale etereo “Brilliant Adventure“, l’album chiude con la lenta e dolente “The Dreamers“.
“Hours” è un album intimo e sincero che mostra un Bowie maturo e riflessivo. Non certo un album perfetto, ma quasi un toccasana dopo il circuito adrenalinico degli anni precedenti.
di Daniele Federici
Musicisti
David Bowie
(voce)
Carlos David Bowie
(voce, chitarra 12 corde, tastiere, programmazione batteria Roland 707)
Reeves Gabrels
(chitarra ritmica e solista, cori, programmazione batteria, programmazione sintetizzatori)
Mark Plati
(basso, chitarra 12 corde, sintetizzatori, mellotron su Survive)
Mike Levesque
(batteria)
Sterling Campbell
(batteria in Seven, New Angels Of Promise, The Dreamers)
Chris Haskett
(chitarra ritmica in If I’m Dreaming My Life)
Everett Bradley
(percussioni in Seven)
Holly Palmer
(cori su Thursday’s Child)
CREDITI
Tim Bret Day
(foto do copertina e interne)
Frank W. Ockenfels 3
(foto addizionali)
David Bowie
(concetto di copertina)
Rex Ray
(design album e manipolazione immagine)
Mark Plati
(missaggio)
Kevin Paul
(ingegnere del suono)
Jay Nicholas e Ryoji Hata
(assistente ingegnere)
Andy VanDette
(mastering)





ULTIMI COMMENTI