I’m Waiting for the Man
(Lou Reed)
I’m waiting for my man1
26 dollars2 in my hand
Up to Lexington, 1253
Feelin’ sick and dirty, more dead than alive
I’m waiting for my man
Hey, white boy,
what you doin’ uptown?
Hey, white boy,
you chasin’ our women around?
Oh pardon me sir,
it’s furthest from my mind
I’m just lookin’ for a dear,
dear friend of mine4
I’m waiting for my man
Here he comes5,
he’s all dressed in black
PR shoes6
and a big straw hat
He’s never early, he’s always late
First thing you learn
is you always gotta wait
I’m waiting for my man
Up to a brownstone7,
up three flights of stairs
Everybody’s pinned you8,
but nobody cares
He’s got the works9,
gives you sweet taste
Ah, then you gotta split
because you got no time to waste
I’m waiting for my man
Baby, don’t you holler,
darlin’, don’t you bawl and shout
I’m feeling good,
you know I’m gonna work it on out
I’m feeling good, I’m feeling oh so fine
Until tomorrow, but that’s just some other time
I’m waiting for my man
I’m Waiting for the Man
(Lou Reed)
Sto aspettando il mio uomo1
26 dollari2 in mano
su alla Lexington, la 1253
mi sento malato e sporco, più morto che vivo
sto aspettando il mio uomo
Ehi, ragazzo bianco,
che ci fai quassù?
Ehi, ragazzo bianco,
sei qui a correre dietro alle nostre donne?
Oh, mi scusi signore,
non mi passa neanche per la testa
sto solo cercando un mio caro,
carissimo amico4
sto aspettando il mio uomo
Eccolo che arriva5,
tutto vestito di nero
scarpe da portoricano6
e un gran cappello di paglia
non è mai in anticipo, è sempre in ritardo
la prima cosa che impari
è che devi sempre aspettare
sto aspettando il mio uomo
Su in un brownstone7,
su per tre piani di scale
tutti ti hanno inquadrato8,
ma a nessuno importa
lui ha tutto l’occorrente9,
ti dà un assaggio dolce
ah, poi devi filare
perché non hai tempo da perdere
sto aspettando il mio uomo
Tesoro, non urlare,
cara, non frignare e non strillare
sto bene,
lo sai che me la caverò
sto bene, sto proprio da dio
fino a domani, ma quella è un’altra storia
sto aspettando il mio uomo
NOTE
Nel dicembre 1966 Kenneth Pitt, il manager di Bowie, tornò da New York con l’acetato di un album non ancora uscito, The Velvet Underground & Nico. Bowie ne rimase folgorato, e più di tutto da questa canzone di Lou Reed. La fece imparare in pochi giorni ai Buzz, il suo gruppo di allora, e la volle come bis al loro ultimo concerto, prima ancora che i Velvet Underground la pubblicassero. «Ecco l’essenza del mod», commentò molti anni dopo. Il 5 aprile 1967 la incise ai Decca Studios con i Riot Squad: armonica e sax al posto delle chitarre, e un’imitazione smaccata del cantato di Reed. Il nastro è ricomparso solo nel 2012. In studio, ufficialmente, non la incise mai.
Dal vivo, invece, non la lasciò più. La portò alla BBC nel 1970 e nel 1972 (la seduta del 18 gennaio 1972 è in Bowie at the Beeb), poi nel tour di Ziggy Stardust (Live Santa Monica ’72), in chiave quasi funky nel 1976 (Live Nassau Coliseum ’76) e ancora nel 1990. Due volte la cantò accanto a Reed: a Londra nel luglio 1972 e a New York nel gennaio 1997, alla festa per i suoi cinquant’anni. Ne ricavò perfino “Heroes”: «Quel tempo e quel ritmo così lenti vengono entrambi da Waiting for the Man». Nei suoi dischi il titolo compare spesso così, senza «I’m». E «the man», nel gergo di strada, è lo spacciatore.
1 I’m waiting for my man: come «the man» del titolo, anche «my man» è lo spacciatore. Il giovane Bowie quel gergo non lo conosceva. Pensò a un incontro omosessuale a pagamento, e più tardi toccò a Tony Visconti spiegargli di che cosa parlava davvero la canzone. In italiano «il mio uomo» lascia aperto lo stesso equivoco.
2 26 dollars in my hand: «Tutto in quella canzone è vero, tranne il prezzo», disse Reed. Quando Bowie scoprì il pezzo, non era mai stato a New York: ci arrivò solo nel 1971. La prese come una notizia dalla strada; le sue canzoni di allora, a quel realismo, non erano ancora arrivate.
3 Up to Lexington, 125: l’incrocio fra Lexington Avenue e la 125ª strada è ad Harlem. Per un bianco che arrivava dal Village, salire «uptown» voleva dire passare un confine. Reed scandisce il numero come si fa per strada, «one-two-five».
4 I’m just looking for a dear, dear friend of mine: nella versione incisa con i Riot Squad nel 1967, Bowie, convinto che si parlasse di sesso a pagamento, canta «I’m just looking for a good friendly behind», cioè «sto solo cercando un bel sedere amichevole».
5 Here he comes: nelle versioni dal vivo di Bowie è qui che la voce sale di un’ottava. Fino a quel momento racconta l’attesa con tono stanco e guardingo. Poi arriva lo spacciatore e lui si scatena, mentre la chitarra glam di Mick Ronson prende il posto di quella sporca e nervosa dei Velvet.
6 PR shoes: «PR» sta per Puerto Rican. Erano le scarpe a punta dei ragazzi portoricani di East Harlem. Bastano le scarpe e il cappello. Si capisce subito chi è e da dove viene.
7 Up to a brownstone: il brownstone è la casa a schiera in arenaria bruna tipica di New York, costruita in gran numero fra Ottocento e inizio Novecento.
8 Everybody’s pinned you: «to pin» qui vuol dire inquadrare qualcuno, puntarlo con gli occhi. Sulle scale tutti hanno notato il bianco venuto a comprare. Nel gergo dei tossici, però, «pinned» sono anche le pupille ridotte a una capocchia di spillo dall’eroina, e il verso regge tutte e due le letture.
9 He’s got the works: «the works» è l’armamentario per bucarsi, cioè siringa, ago, cucchiaio e cotone. Il «sweet taste» che segue è la prima dose dopo tanta attesa.
Note di Daniele Federici






