Earthling (1997)

earthling bowie
Earthling (1997)
01Little Wonder6:02
02Looking for Satellites5:21
03Battle for Britain (the Letter)4:48
04Seven Years in Tibet6:22
05Dead Man Walking6:50
06Telling Lies4.49
07The Last Thing You Should Do4:57
08I’m Afraid of Americans5:00
09Law (Earthlings on Fire)4:48

Brani sono composti da David Bowie tranne Seven Years in Tibet, Dead man Walking e Law (Earthlings on Fire) composti da David Bowie con Reeves Gabrels, e I’m Afraid of Americans composta da David Bowie con Brian Eno. 

Informazioni

Data di Uscita
3 Febbraio 1997

Registrazione
The Looking Glass Studios (New York, USA) e Mountain Studios (Montreux, Svizzera) (solo per “Telling Lies”)
Marzo/Maggio 1996 (solo Telling Lies) e Agosto 1996

Produzione
David Bowie, Reeves Gabrels, Mark Plati

Recensione

Dopo l’impennata artistica di “1.Outside“, ed un tour che ha visto Bowie in vena di riappropriarsi del suo status musicale, appannato dal decennio degli anni ottanta e dall’incompreso progetto Tin Machine, anziché realizzare l’atteso secondo capitolo dei diari di Nathan Adler, Bowie, sull’onda dell’entusiasmo procuratogli dall’esperienza “live” con la sua band, pubblica “Earthling“, che apre al Duca le porta di un pubblico nuovo, cresciuto sull’onda dei ritmi jungle, techno e drum’n’bass, che furoreggiavano da un paio d’anni nei clubs di mezzo mondo, e che colorano in modo deciso l’intero disco.
Supportato da gruppo di musicisti compatto, rodato e di eccellente livello artistico, composto da Reeves Gabrels, Mike Garson, Gail Ann Dorsey, Zachary Alford e Mark Plati, e, per la prima volta dai tempi di Diamons Dogs, producendosi da solo, Bowie compone un album che, in qualche modo, è agli antipodi del suo predecessore, e, ancora una volta, spiazza il pubblico.
Dove “Outside” era profondità e complessità, “Earthling” è leggerezza e velocità; dove “Outside” era una narrazione coerente, questo è puro divertissement musicale e linguistico.
I brani si succedono colpendo l’ascoltatore con l’infuriare delle chitarre e la velocità e compattezza di una splendida sezione ritmica di batteria e basso, e con l’incontro scontro di fughe folli di pianoforte e uso strabordante della tecnologia e dei campionamenti.
Ne esce fuori un insieme magmatico ed elettrizzante che passa dal crossover di jungle e rock di Little Wonder, alle pulsioni techno di Dead Man Walking e Law; dall’incipit in puro drum’n’bass di Seven Years in Tibet alle sfuriate rock di I’m Afraid of Americans e Looking for Satellites (dove Gabrels da libero sfogo ai suoi virtuosismi chitarristici), fino alla commistione di generi e strati sonori di Battle For Britain e Telling Lies.
L’uso della voce e del testo è versatile e mutevole: si passa dal nonsense eufonico di Little Wonder, alla poetica riflessione sul Tibet di Seven Years in Tibet; dalle citazioni dotte di Law, ai suggestivi accostamenti di immagini di Dead Man Walking, ed all’ironia tagliente di I’m Afraid of Americans.
Il disco lasciò perplessi non pochi critici, i quali lessero nella nuova direzione presa da Bowie un troppo manifesto tentativo di catturare il pubblico dei giovanissimi; tuttavia sotto la facciata iper-moderna, nei brani v’è una solida struttura melodica che scava nella tradizione bowieana, rileggendola sotto la lente deformante della club culture più in voga al momento.
Arricchito da una esperienza dal vivo che ha lasciato un segno nel cuore dei fans, per l’energia, e la creatività manifestata da Bowie e dal suo gruppo, “Earthling” rimane sicuramente, subito dopo “Outside“, tra le cose migliori della ultima fase della carriera Bowieana.

di Walbianco

Musicisti

David Bowie
(voce, chitarra, sax, tastiere)
Reeves Gabrels
(chitarra, sintetizzatori, programmazione, cori)
Zachary Alford
(batteria acustica, percussioni elettroniche, loop di batteria)
Mike Garson
(piano, tastiere)
Gail Ann Dorsey
(basso, cori)
Mark Plati
(tastiere, programmazione, loops, samples)
 

CREDITI
Frank Ockenfels
(foto)
Helene Andersson
(trucco)
David Bowie e Alexander McQueen
(giacca union jack)
Mark Plati
(Missaggio)
Davide De Angelis
(design & computer imaging)
Dante DeSole e Matt Curry
(assistenti di studio)

David Bowie Outside album cover

ALBUM PRECEDENTE

1. Outside (1995)
hours bowie

ALBUM SUCCESSIVO

Hours (1999)

Autore

  • Crew DBI

    La Crew al timone di David Bowie Italia | Velvet Goldmine è formata da Daniele Federici e Paola Pieraccini. Daniele Federici è organizzatore di eventi scientifici ed è stato critico musicale per varie testate, tra cui JAM!. E' autore di un libro su Lou Reed del quale ha tradotto tutte le canzoni, prima di farlo con quelle di Bowie. Paola Pieraccini, imprenditrice fiorentina, è presente su VG fin dall'inizio e lo segue dagli anni '70. Entrambi hanno avuto modo di incontrare Bowie come rappresentanti del sito.

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