A SMALL PLOT OF LAND
(Music: Bowie/Eno/Gabrels/Garson/ Kizilcay/Campbell
Lyrics: Bowie)
Poor soul
Spit upon that2
Poor soul
He never knew what hit him3
And it hit him so
Poor dunce4
He pushed back the pigmen5
The Barbs laughed
The fool is dead
Poor dunce
He’s less than within us6
The brains talk
But the will to live is dead
And prayer can’t travel so far
these days
The talk of your life7
Standing so near
To innocent eyes
Poor dunce
Swings thru the tunnels8
And claws his way
Is small life so manic9
Are these really the days
Poor dunce
Poor dunce
Poor soul
Poor soul
Poor soul
UN PICCOLO PEZZO DI TERRA
(Musica: Bowie/Eno/Gabrels/Garson/Kizilcay/Campbell
Testi: Bowie)
Povera anima
Sputate su quella2
Povera anima
Non seppe mai cosa lo colpì3
E lo colpì così forte
Povero asino4
Respinse gli uomini-porco5
I Barbari risero
Lo scemo è morto
Povero asino
È meno che dentro di noi6
I cervelli parlano
Ma la voglia di vivere è morta
E la preghiera non arriva così lontano
di questi tempi
Il discorso della tua vita7
In piedi così vicino
A occhi innocenti
Povero asino
Si slancia per i tunnel8
E si fa strada con le unghie
È così frenetica una piccola vita?9
Sono davvero questi i tempi?
Povero asino
Povero asino
Povera anima
Povera anima
Povera anima
NOTE
Quarta traccia di 1. Outside (1995), arriva subito dopo The Hearts Filthy Lesson e ne rovescia il clima: dal rock industriale a un jazz d’avanguardia freddo e nervoso. Porta la firma di tutti e sei i musicisti perché nasce dalle improvvisazioni collettive della primavera 1994 ai Mountain Studios di Montreux, rifinite poi nel corso dell’anno. Mike Garson al pianoforte e Sterling Campbell alla batteria duellano dall’inizio alla fine, Reeves Gabrels insiste su due note di chitarra prima di un assolo lancinante, il basso di Erdal Kızılçay va e viene, Brian Eno stende i sintetizzatori su cui cresce un mare di voci. Il canto guarda a Scott Walker: colpisce la somiglianza con Tilt, che pure uscì nel 1995 a sedute ormai concluse. Un precedente in casa c’è, ed è South Horizon su The Buddha of Suburbia (1993), con Garson libero di improvvisare su un fondo in continuo movimento.
Il programma dell’Outside Tour la vuole «cantata dagli abitanti di Oxford Town, New Jersey», la cittadina immaginaria in cui viene uccisa Baby Grace Blue, ma della trama il testo non dice nulla: è un lamento funebre, a metà tra pietà e scherno, per un povero scemo che nessuno rimpiange. Per stima dello stesso Bowie, circa il settanta per cento delle parole uscì dal Verbasizer, il programma con cui applicava al computer il cut-up.
Nell’autunno 1994 Eno ne ricavò un missaggio senza percussioni, con la voce in primo piano su lunghe scie di sintetizzatore. Julian Schnabel, che lo giudicava migliore della versione del disco, lo usò in Basquiat (1996) per le scene che seguono la morte di Andy Warhol, interpretato nel film proprio da Bowie; è tra i bonus della ristampa del 2004. Il 18 settembre 1995, a una serata di beneficenza per il Public Theater al Manhattan Center di New York, Bowie la cantò con il solo Garson al pianoforte, più lenta e dolente: la registrazione è uscita nel 2022 su Brilliant Adventure EP.
1 A small plot of land: plot è l’appezzamento, ma anche il lotto al cimitero e la trama di un racconto, in un disco che si presenta come «dramma gotico non lineare». Sull’origine del titolo Bowie non disse mai nulla, e le piste sono due. La prima è Mille piani (1980) di Gilles Deleuze e Félix Guattari, che in una pagina quasi programmatica per 1. Outside invitano a sperimentare segmento per segmento e ad «avere sempre un piccolo pezzo di terra nuova». La seconda è Thou Swell, lo standard di Richard Rodgers e Lorenz Hart dal musical A Connecticut Yankee (1927), inciso fra i tanti da Nat King Cole: Give me just a plot of, not a lot of land, “dammi solo un pezzetto di terra, non tanta”. Che qui il pezzo di terra sia anzitutto una fossa lo disse Bowie presentando la canzone dal vivo.
2 Spit upon that / Poor soul: un imperativo spezzato in due, compassione e disprezzo nello stesso fiato. Poor soul è il comune “poveretto”, ma qui l’anima va presa alla lettera, visto che poco dopo le preghiere non arrivano più. È la frase che Eno isolò e rallentò per aprire il suo missaggio.
3 He never knew what hit him: si dice di chi viene travolto, o ucciso, senza nemmeno il tempo di accorgersene. Il verso dopo prende il modo di dire alla lettera: qualcosa lo colpì davvero, e forte.
4 Poor dunce: il dunce è lo scolaro zuccone, quello che finiva in castigo con il cappello a cono, l’equivalente delle nostre orecchie d’asino. La parola viene dal nome di Duns Scoto, il teologo medievale i cui seguaci furono derisi dagli umanisti come nemici del nuovo sapere. Nelle prime date del tour Bowie introduceva la canzone con un monologo in cockney, la voce di un assassino: gli ho dato un calcio in testa ed è morto, «così l’hanno messo sottoterra, poveraccio. Non mi è mai piaciuto, comunque». È l’umorismo nero di Please Mr. Gravedigger. In altre sere la sentenza era più spiccia: «Ha sprecato tutta la vita, era stupido, meritava di morire e adesso è morto!».
5 He pushed back the pigmen / The Barbs laughed: versi che sanno di Verbasizer. Pigmen è un conio, e fa pensare ai maiali ormai indistinguibili dagli uomini nel finale della Fattoria degli animali. Barbs, con la maiuscola, suona come il nome di una tribù, forse Barbarians accorciato; ma barb è la punta dell’amo, la spina, e in senso figurato la frecciata: a ridere sono anche le malignità del paese. Lo scemo che tiene testa ai mostri e muore deriso è parente del ragazzo di The Wild Eyed Boy from Freecloud.
6 He’s less than within us: dei morti si dice che continuano a vivere dentro di noi. A lui tocca ancora meno.
7 The talk of your life: incrocia due frasi fatte, the talk of the town (l’argomento di cui tutti parlano) e the time of your life (il momento più bello della vita). Talk riprende i cervelli che “parlano” pochi versi prima.
8 Swings thru the tunnels / And claws his way: viene da Nite Flights di Scott Walker, che Bowie aveva inciso su Black Tie White Noise (1993): turns its face into the heat and runs the tunnels. To swing è avanzare slanciandosi da un appiglio all’altro, come le scimmie, e to claw one’s way è aprirsi un varco con le unghie, o con gli artigli: lo scemo è diventato un animale da tana, e sotto un pezzo di terra i tunnel sono cunicoli. Thru è la grafia americana abbreviata di through, la stessa di Thru’ These Architects Eyes.
9 Is small life so manic / Are these really the days: small riprende il titolo, una vita piccola per un piccolo pezzo di terra. Manic nel parlato è “frenetico”, ma resta il termine clinico della mania. The days risponde a these days della strofa precedente, e ha il suono della fine dei tempi: il diario di Nathan Adler si apre il 31 dicembre 1999.







