THRU’ THESE ARCHITECTS EYES
(David Bowie, Reeves Gabrels)
Stomping along
on this big Phillip Johnson1
Is delay just wasting my time
Looking across
at Richard Rogers2
Scheming dreams to blow both their minds3
It’s difficult you see
To give up baby4
To leave a job
When you know
You know the money’s from day to day
RITORNELLO
All the majesty of a city landscape
All the soaring days in our lives
All the concrete dreams5 in my mind’s eye
All the joy I see
Thru these architect’s eyes6
Cold winter bleeds
on the girders of Babel7
This stone boy watching the crawling land8
Rings of flesh and the towers of iron
The steaming caves and the rocks and the sand
Stomping along on this big Phillip Johnson
Is delay just wasting my time
It’s difficult you see
To give up baby
These summer scumholes
This goddamned starving life9
RITORNELLO
It’s difficult you see
It’s difficult you see
CON QUESTI OCCHI D’ARCHITETTO
(David Bowie, Reeves Gabrels)
Marcio a passi pesanti
su questo grande Philip Johnson1
Rimandare è solo perdere tempo?
Guardo dall’altra parte
verso Richard Rogers2
Architetto sogni per mandarli fuori di testa tutti e due3
È difficile, vedi,
mollare, piccola,4
lasciare un lavoro
quando sai,
sai che i soldi arrivano alla giornata
RITORNELLO
Tutta la maestà di un paesaggio urbano
Tutti i giorni che svettano nella nostra vita
Tutti i sogni di cemento5 davanti agli occhi della mente
Tutta la gioia che vedo
con questi occhi d’architetto6
L’inverno gelido sanguina
sulle travi di Babele7
Questo ragazzo di pietra guarda la terra che brulica8
Anelli di carne e le torri di ferro
Le caverne fumanti e le rocce e la sabbia
Marcio a passi pesanti su questo grande Philip Johnson
Rimandare è solo perdere tempo?
È difficile, vedi,
mollare, piccola,
queste topaie d’estate
questa maledetta vita da fame9
RITORNELLO
È difficile, vedi
È difficile, vedi
NOTE
Traccia numero 17 di 1. Outside (1995), tra I’m Deranged e il secondo Segue: Nathan Adler. La musica è di Bowie e di Reeves Gabrels, che ne aveva abbozzato l’idea prima delle sedute: il brano fu avviato ai Mountain Studios di Montreux nel marzo 1994, all’inizio del progetto. In scaletta però ci entrò un anno dopo. Le case discografiche avevano accolto con freddezza Leon, e all’inizio del 1995, alla Hit Factory di New York, Bowie e Brian Eno rimescolarono il materiale e aggiunsero pezzi più lineari: oltre a questo, Outside, No Control, I Have Not Been to Oxford Town, We Prick You e Strangers When We Meet. La chitarra di Kevin Armstrong venne incisa a Londra, ai Westside Studios, dove Bowie registrava le voci. Armstrong ha raccontato di aver conosciuto Eno proprio lì: cinque minuti dopo era alla console con la chitarra al collo, a suonare su un pezzo che non aveva mai sentito, e Bowie a guardarlo. Fu la sua ultima seduta con lui. Ed è l’ultima volta che la sua chitarra e quella di Gabrels, già insieme nei dischi dei Tin Machine, suonano sullo stesso nastro. Produzione di Bowie, Eno e David Richards. Mike Garson si prende un assolo al pianoforte e chiude il pezzo con una figura che rallenta fino a perdersi nella dissolvenza.
La canzone è attribuita al personaggio di Leon Blank, uno dei sospettati dell’omicidio di Baby Grace Blue. Con la trama, però, c’entra poco. È un’ode alla città e a chi la costruisce, cantata con voce risentita da uno che la guarda dal basso e intanto tira a campare. Il suono, grandioso, richiama Lodger e Scary Monsters. Il vinile dell’epoca, Excerpts From 1. Outside, la lasciò fuori. Dal vivo comparve qualche volta nella tappa americana dell’Outside Tour del 1995, poi sparì dalla scaletta prima della fine.
1 Stomping along on this big Phillip Johnson: il nome dell’architetto sta per l’edificio, come quando si dice “un Picasso”. Philip Johnson (1906-2005), qui scritto con due elle, lanciò lo “stile internazionale” con una mostra al MoMA del 1932. Nel 1984 firmò il grattacielo simbolo del postmoderno, l’AT&T Building di Madison Avenue: è da quel tetto che in Goodbye Mr. Ed (Tin Machine II, 1991) precipitano urlando i fantasmi dei Manhattoes. Negli anni Trenta il giovane Johnson aveva frequentato i raduni nazisti e scritto articoli a favore di Hitler.
2 Looking across at Richard Rogers: Richard Rogers (1933-2021), inglese nato a Firenze, è uno dei padri dell’architettura high-tech. Nel Centre Pompidou di Parigi, firmato con Renzo Piano, e nella sede dei Lloyd’s a Londra, tubi, ascensori, condotte e cavi stanno fuori, in bella vista. Negli anni Novanta i palazzi dei due architetti erano ovunque, ma uno di fronte all’altro difficilmente: New York allora non aveva edifici di Rogers, Londra non ne aveva di Johnson. La città della canzone è messa insieme con pezzi di città diverse.
3 Scheming dreams to blow both their minds: to scheme è progettare ma anche tramare, un verbo che sta bene sia all’architetto sia al cospiratore. “Architettare” tiene tutti e due i sensi, e in più richiama il titolo. To blow someone’s mind è sbalordire, lasciare a bocca aperta: chi canta sogna di battere i due maestri sul loro terreno.
4 It’s difficult you see / To give up baby: you see è un intercalare, come “sai” o “capisci”, ma in una canzone piena di occhi il “vedi” letterale ci sta meglio. To give up è mollare, arrendersi. Chi parla potrebbe essere un operaio che cammina sulle travi di un cantiere di Johnson e guarda la città con occhi da architetto. Oppure un giovane progettista senza un soldo. In tutti e due i casi il lavoro non lo può lasciare, perché i soldi arrivano alla giornata.
5 All the concrete dreams: concrete è il calcestruzzo, il cemento armato, ma è anche l’aggettivo “concreto”. Sogni di cemento, quindi, e sogni che si possono toccare: un doppio senso che in italiano si perde.
6 Thru these architect’s eyes: il titolo ufficiale scrive Thru’ These Architects Eyes, senza l’apostrofo del genitivo, come The Hearts Filthy Lesson sullo stesso album. Thru’ è la grafia colloquiale di through.
7 Cold winter bleeds on the girders of Babel: i girders sono le travi d’acciaio che fanno da scheletro ai grattacieli, e l’inverno che ci “sanguina” sopra fa pensare alla ruggine che cola. La torre di Babele, l’edificio costruito per arrivare al cielo e punito con la confusione delle lingue, qui diventa la città dei grandi architetti.
8 This stone boy watching the crawling land: il ragazzo di pietra può essere una statua, un doccione che sporge dal cornicione, o chi canta, impietrito lassù. Da quell’altezza la metropoli torna paesaggio primitivo. La terra brulica (to crawl è anche strisciare, avanzare a passo d’uomo come il traffico), e poi anelli di carne, torri di ferro, caverne che fumano come i tombini di New York, rocce e sabbia.
9 These summer scumholes / This goddamned starving life: scumhole è gergo volgare per un posto lurido, una topaia. D’estate, col caldo, peggio ancora. La starving life è la vita di chi fatica a mettere insieme il pranzo con la cena, ma anche quella dello starving artist, l’artista squattrinato per antonomasia.
Note di Daniele Federici







