“Generosity”: recensione del libro e video intervista

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Generosity” di Gianluigi Ricuperati, edito da Piemme, è sicuramente un libro fuori dagli schemi. E’ un trattato sperimentale che tende a dimostrare come Bowie, profondamente debitore verso molti artisti da cui ha attinto e preso ispirazione, abbia poi estinto il debito e ripagato con gli interessi e una generosità incredibile. Una vita esemplare, secondo l’autore, che ne traccia una sorta di agiografia. Lo ha incontrato Stefano Nardini che, oltre a recensire il libro, ha intavolato con l’autore una piacevole e interessante discussione.

VIDEO INTERVISTA

Stefano Nardini ha incontrato per Velvet Goldmine Gianluigi Ricuperati, autore del libro «Generosity». Un’agiografia di David Bowie. Più che una video intervista, una chiacchierata intima e piacevole tra due appassionati di Bowie, e una riflessione sul suo approccio alla vita. 1

Gianluigi Ricuperati è uno scrittore e saggista italiano. Ha collaborato e collabora con La RepubblicaD di RepubblicaLa StampaAbitareDomusGQStudio,  Il Sole 24 Ore. E’ autore di  Il mio impero è nell’aria (ed. Minimum Fax), La tua vita in 30 comode rate (ed. Laterza), Viet Now – La memoria è vuota (ed. Bollati Boringhieri), Fucked Up (ed. Bur RCS). Con Marco Belpoliti ha pubblicato la prima monografia dedicata al disegnatore Saul Steinberg. E’ stato inoltre Direttore Creativo di Domus Academy.

RECENSIONE

generosity ricuperati libro bowie
Gianluigi Ricuperati

Tra le tante pubblicazioni di questi ultimi anni, perlopiù biografiche e interpretative dei testi, il libro di Gianluigi Ricuperati «Generosity». Un’agiografia di David Bowie, uscito per Piemme, trova una collocazione a sé stante, perché offre un punto di vista che va al di là della figura, oramai mitica, della rockstar. Riletture multidisciplinari, anche se sporadiche, non sono comunque mancate e contributi come questi sono davvero benvenuti perché ci offrono una visione del nostro in cui è riconosciuta la sua completezza di artista.

Evitati quindi gli aneddoti, le speculazioni interpretative, Ricuperati assembla intenzionalmente frammenti di episodi personali, genesi di canzoni per stendere le tessere di un puzzle in cui Bowie elargisce supporto, consapevolezza artistica e concepisce quei mondi che poi sono stati ampiamente condivisi.
Bowie fu a volte descritto come una sorta di vampiro di idee; ne è la riprova la vecchia storia su Guy Peelleart “rubato” ai Rolling Stones per realizzare la copertina di Diamond Dogs (per Jagger & C. poi fece comunque quasi in contemporanea It’s only rock’n’roll).
Nella famosa intervista fatta per Playboy nel 1976 da Cameron Crowe, Bowie affermò: “…sono un ladro di buon gusto. La sola arte che mi va di studiare è quella da cui posso portare via qualcosa. Ma penso che il mio plagio dia buoni frutti. Perché un artista crea? Io la vedo così, se uno inventa qualcosa lo fa con la speranza che la gente usi la sua invenzione.

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Ricuperati segue questa strada, per dimostrare che Bowie ha dato più di quanto ha preso, in una sequenza interessante di flash di munificenze, dai rilanci di Lou Reed, Iggy Pop, Mott The Hoople negli anni Settanta, al supporto economico al figlio di Marc Bolan, al saldo dei propri debiti creativi (Legendary Stardust Cowboy in I Took a Trip on a Gemini Spacecraft). Questi episodi si uniscono poi ad alcune narrazioni personali, nelle quali Bowie è stato un modello, una griglia sulla quale impostare la propria conoscenza, a qualsiasi livello, e ancora al lungo intermezzo La guerra finanziaria di Nathan Adler, racconto pieno di citazioni bowiane. «Generosity» interiorizza sia nel contenuto sia nella forma l’insegnamento cross-culturale di Bowie e rende quasi sistematico il suo agire artistico.
Simon Reynolds ha scritto una volta che Bowie è stato un portale, Ricuperati allarga qui l’idea definendolo un door opener e ci dice: “Quella di Bowie è la leggenda di un santo debitore. E questo mi commuove sempre, mi interessa sempre, mi commuoverà sempre e mi interesserà finché sarò vivo”.

Ci fa davvero piacere notare che la bibliografia su David Bowie si sta arricchendo di contributi che lo vedono in una dimensione più ampia, riletto non più solo come rockstar ma anche come elaboratore di un pensiero legato alle finalità dell’essere artista.

Stefano Nardini

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STARDUST: la nostra opinione sul film su Bowie

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David Bowie Stardust movie film recensione

Dal 15 gennaio è arrivato sulle principali piattaforme digitali nel Regno Unito Stardust, il discusso film su David Bowie che racconta il suo primo viaggio negli Stati Uniti nel 1970. Il film, che gli autori non vogliono definire un biopic, non è stato autorizzato dalla famiglia. Non si conosce ancora una data per lo streaming in Italia, per cui nell’ attesa di vederlo in italiano, ecco tutti i dettagli e la recensione di Luca Maffei.

Alla fine, Stardust è arrivato. Temuto da tanti, atteso con curiosità dai più speranzosi, il primo vero film su David Bowie ha cominciato a farsi strada tra i festival del cinema di Europa e Stati Uniti.

Il percorso che ha portato questa pellicola ai fan del Duca Bianco è stato lungo e non privo di ostacoli.

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La locandina

Il regista, Gabriel Range (noto per il controverso Death of a President, del 2006), accarezzava l’idea di un film su Bowie da quando, nel 2013, firmò per dirigere Lust for Life, cronaca del turbolento soggiorno berlinese del nostro in compagnia di Iggy Pop. Il mondo del cinema però è spesso imprevedibile, per cui Lust for Life è stato cancellato e rimpiazzato da questo nuovo progetto, che non ha potuto conoscere il buio della sala cinematografica a causa della pandemia globale. Forse meno allettante di ciò che poteva essere Lust for Life, almeno per quanto riguarda la trama, Stardust non è comunque meno ambizioso.

Ambientato durante lo sfortunatissimo “tour promozionale” americano di The Man Who Sold The World, il film di Range ha il compito di raccontare al grande pubblico uno dei momenti più delicati (e tutto sommato oscuri) della carriera di David Bowie: gli oltre due anni trascorsi tra la pubblicazione di Space Oddity e gli esordi di Ziggy Stardust. Quel momento in cui David, pur regalando al mondo canzoni e album indimenticabili, corse il rischio di diventare un one-hit wonder e cadere nell’oblio, dal momento che l’industria musicale sembrava non riuscire a riconoscere il suo talento.

Impossibilitato ad utilizzare in colonna sonora i brani composti dal futuro Ziggy Stardust, Range ha dovuto impostare il film seguendo una strada rischiosa: eliminare quasi del tutto Bowie e mettere David in primo piano. Una strada che gli ha alienato la critica (le recensioni uscite nelle prime settimane di vita del film lo stroncano senza pietà), ma che col senno di poi era l’unica percorribile.

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Johnny Flynn

Indeciso, timido e perseguitato dal ricordo dell’amato fratello Terry (Derek Moran), il David Bowie interpretato da Johnny Flynn è tanto una piacevole sorpresa quanto è lontano dall’immagine universalmente nota del personaggio. I fan capiranno all’istante quanto Flynn, solo vagamente somigliante a Bowie, abbia studiato per calarsi nella parte. L’attore e cantante si avvicina a Bowie con grande umiltà, riuscendo nel difficile compito di darne una rappresentazione credibile (senza ridursi ad una banale imitazione) e coerente con le informazioni note. Nemmeno le strizzatine d’occhio più palesi (come un numero di mimo durante un’intervista) risultano forzate.

I primissimi minuti di Stardust ci fanno capire subito che il David Bowie che vedremo in questo film sarà molto lontano da quelle rockstar dai tratti quasi supereroistici che siamo abituati a vedere in alcuni biopic musicali degli ultimi anni. Il film si apre con un incubo dal sapore kubrickiano, durante il quale Major Tom si perde nello spazio profondo per ritrovarsi, al termine del viaggio, tra i corridoi di Cane Hill.

La sintesi (senza una linea di dialogo e senza musica bowieana) del passaggio tra i sogni di Space Oddity e le paure di The Man Who Sold The World è impeccabile.

David atterra negli States e fin da subito è nei guai coi responsabili dell’immigrazione. Un po’ per via del suo abbigliamento stravagante (“lei è omosessuale?” si sentirà chiedere praticamente subito) e un po’ per certe sue dichiarazioni imprudenti, il futuro dio del rock è trattenuto a lungo in aeroporto. Da quel momento in avanti, per la quasi totalità del film, tutto quello che può andare storto al giovane artista andrà nel peggiore dei modi.

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Bowie nel 1971

È difficile capire chi sia David Bowie nel 1971. Per la critica, per la stampa e anche per David stesso. Un astronauta? Un figlio dei fiori? Un folle? La sua identità artistica e quella musicale appaiono confuse come l’identità sessuale che vuole trasmettere. Inoltre, l’atteggiamento sfuggente che il giovane artista assume con chi dovrebbe promuoverlo non l’aiuta di certo ad essere preso seriamente.  David non può esibirsi in alcun concerto ufficiale (solo qualche canzone durante eventi alquanto improbabili), non riesce a farsi notare da nessuna figura importante del settore e manda goffamente all’aria ogni intervista che il povero Ron Oberman (Marc Maron) riesce a procurargli.

A detta di Tony Defries (Julian Richings), The Man Who Sold The World è destinato a lasciare il segno nella posterità, ma nessuno sembra in grado di intercettare il pubblico adatto per questo disco, che sembra parlare di schizofrenia e malattia mentale in ogni sua traccia.

David cerca il suo spazio tra Elvis e Dylan, ma la scena musicale americana sembra non essere minimamente in grado di etichettarlo. Si presenta alla Factory di Andy Warhol e viene scartato in fretta e senza troppi complimenti. Assiste ad un concerto dei Velvet Underground e scambia Doug Yule per Lou Reed, convincendosi di avere avuto una splendida chiacchierata con uno dei suoi miti, salvo poi realizzare che il vero Lou aveva lasciato la band da mesi.

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Johnny Flynn (Bowie) e Marc Maron (Ron Oberman)

A tenere collegati tutti questi episodi, ampiamente documentati e molto noti tra i fan, c’è quello che invece possiamo solo supporre mettendo insieme qualche frammento di intervista e qualche ricostruzione ad opera dei biografi.  

Ed è qui che il film smette di essere un biopic (come, tra l’altro, viene sottolineato sia nei titoli di testa che di coda) e si trasforma in una sorta di viaggio catartico, al termine del quale il nostro protagonista riuscirà finalmente a mettere ordine nella propria vita. La trasferta americana aiuta David a fare i conti col proprio passato: dai traumi legati alla schizofrenia di Terry, fino al terrore di cadere anch’esso vittima della “maledizione” della malattia mentale, che affligge da anni il lato materno della sua famiglia. La presenza di Terry è fortissima, lungo tutta la durata del film.

Lo sfortunato ragazzo ha plasmato i gusti musicali di David, ma ora le immagini dei suoi episodi di follia sono il chiodo fisso del protagonista, che rivede il fratello maggiore ovunque vada.

In questi momenti la ricostruzione biografica di Range (anche co-sceneggiatore, insieme a Christopher Bell) osa di più, attribuendo al “fantasma” di Terry, proiezione delle paure e dei sensi di colpa del fratello, un peso enorme nei comportamenti e nella vita quotidiana di David in quel periodo. Un’importanza che possiamo certamente intuire, ma della quale non avremo mai certezza assoluta, data la nota coltre di riservatezza che circonda la famiglia Jones (che infatti ha preso subito le distanze da Stardust).

Il viaggio di David comincia col rifiuto della condizione di Terry e si conclude con la presa di coscienza del fatto che il fratello non guarirà più.  Tornato dal proprio viaggio, David può finalmente ripartire.

Terry Burns
Terry, il fratellastro di Bowie

Dopo aver capito inoltre che il matrimonio con Angie (Jena Malone) è più opprimente che stimolante, David si butta anima e corpo nel lavoro, preparandosi al successo globale che lo attende dietro l’angolo.

Un’ellissi temporale ci porta poi ad Aylesbury, luglio 1972, un mese prima della consacrazione definitiva al Rainbow Theatre: Ziggy Stardust è nato, Terry è un ricordo non più paralizzante e il mito può prendere finalmente vita.  Ziggy si agita sul palco e la folla è in delirio per lui.

Chi attendeva un film-karaoke stia lontano da Stardust, onde evitare delusioni, così come chi sa già di non riuscire ad andare oltre la non somiglianza di gran parte del cast con le controparti reali. L’assenza dei brani simbolo di quel periodo è pesante, in modo particolare nel finale (omaggio quasi perfetto ad un live leggendario).

Sentire citare brani come Space Oddity e All The Madmen, senza poterli ascoltare indebolisce, specialmente per lo spettatore che non conosce il repertorio di Bowie, quello che dovrebbe essere il cuore della prima parte del film (l’enorme talento non riconosciuto dell’artista).

Al netto di tutti i limiti, però, Stardust è una pellicola che merita sicuramente una visione, anche da parte degli spettatori che si avvicinano a questo mondo per la prima volta. Più di una visione per i fan incalliti, invece, che potranno godere di una ricostruzione storica curata con una precisione rara in questo genere di operazioni, oltre che di un film molto rispettoso dell’uomo come dell’artista. Un film che non ha paura di indugiare su dettagli che solo i fan riconosceranno, anche a costo di deludere parte del pubblico generalista.

Stardust film biopic David Bowie Recensione
Johnny Flynn (Ziggy)

Da segnalare poi la splendida fotografia del veterano Nicholas D. Knowland, che torna al lavoro sulla scena rock inglese dopo aver contribuito a Born to Boogie (il folle documentario sui T. Rex, diretto da Ringo Starr nel 1972) e a La grande truffa del rock n roll (il film sui Sex Pistols di Julian Temple, del 1980).

Degna di menzione anche la piacevole colonna sonora di Anne Nikitin, che riesce a suggerire atmosfere bowieane anche nell’impossibilità di fare citazioni dirette (dall’incubo iniziale alla genesi di Hunky Dory, perfettamente suggerita dalle note al piano senza “mostrare” comunque nulla)

In estrema sintesi, il film si è rivelato il perfetto contraltare di Velvet Goldmine: tanto è scintillante, irruente e fiabesco il film di Todd Haynes, quanto è sobrio, intimo e realistico quello di Range. Questo ci insegna, ancora una volta, che la vita di David Bowie è troppo ricca, complessa e sfaccettata per essere colta in un unico film ma, allo stesso tempo, quando gli autori si concentrano su una sua piccola porzione, i risultati possono essere interessanti oltre ogni aspettativa.

Luca Maffei

TRAILER

BOWIE ALLA FACTORY DI ANDY WARHOL

Una delle scene riportate nel film fu quando un giovane David fece il mimo di fronte a Andy Warhol e alla factory. Qui sotto l’originale.

David Bowie. Le Storie Dietro Le Canzoni 1964-1976

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VG Head Paolo Madeddu le storie dietro le canzoni david bowie

E’ uscito recentemente in libreria “David Bowie. Changes. Le storie dietro le canzoni 1964-1976” pubblicato da Giunti, di Paolo Madeddu. Il libro ripercorre la produzione di Bowie dall’inizio della propria carriera fino a Station to Station, ed è il primo di due volumi che andranno a coprire la sua discografia. Ce ne parla Giulio Pasquali.

In principio furono libretti biografici che includevano qualche testo. A volte con la versione originale, altre solo con la traduzione, seguiti a breve dai libri che raccoglievano i testi (a volte tutti, altre volte un’ampia selezione) e che presentavano anche un’introduzione biografico-critica e una discografia.

Paolo Madeddu Le storie dietro le canzoni David Bowie
Paolo Madeddu

Erano i tempi in cui, per il rock, la carta stampata era la Bibbia. Senza Internet le notizie sui propri cantanti preferiti si reperivano sulle riviste o su volumi di questo tipo, in Italia principalmente pubblicati nella storica collana dell’Arcana (che successivamente ne riservò una ai quei nomi più “artistici”). Certo, questo implicava anche che un eventuale errore a quel punto diventava difficile da smentire, rimaneva verità magari per decenni (dice nulla un appuntamento preso “per più tardi al telefono” che diventa “con Rita Pavone”?), ma altri mezzi non c’erano.

Poi, quando internet cominciò a diffondersi rendendo poco conveniente pagare i diritti per pubblicare qualcosa che si poteva trovare in rete, fu il momento dei libri con i testi commentati. Si offriva qualcosa in meno (i testi erano riprodotti solo parzialmente) e allo stesso tempo qualcosa in più, ossia un commento alle liriche ma anche un excursus sulla storia dell’artista o del gruppo. Prima gli Editori Riuniti poi GiuntiArcana hanno analizzato l’opera di numerosi artisti, con Bowie presente sia nel catalogo dell’una che dell’altra.

Paolo Madeddu le storie dietro le canzoni david bowie early years

Infine, ma nati all’estero più o meno contemporaneamente a questi ultimi, quei libri che si proponevano, in modo più ampio, di raccontare “la storia dietro ogni canzone di…”: pubblicati sia all’estero che in Italia, sono oggetto da un po’ qui da noi di una collana specifica sempre di Giunti.

Il libro di Paolo Madeddu, che comunque parla anche dei testi, si propone di raccontare in questo modo la carriera di Bowie raccogliendo una gran mole di notizie e proponendo anche un’interpretazione personale degli snodi artistici del Nostro.

L’autore fa un gran lavoro. Sembra aver consultato e raccolto ogni notizia possibile ma, rispetto all’ Enciclopedia di Nicholas Pegg, fa un libro più narrativo. Come i migliori titoli della collana dei testi commentati (citiamo quello sui Depeche Mode), si presta sia a una lettura continua seguendo la storia del Duca dagli inizi (mentre è difficile leggere Pegg come se fosse un romanzo), sia una lettura per consultazione per il lettore che vuole scoprire notizie su una determinata canzone. Questo porta a qualche ripetizione (i capitoli su Hang Onto Yourself, la prima versione, e su Hang On To Yourself, quella apparsa su The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars hanno interi paragrafi uguali), dovuta alla volontà di fornire le notizie importanti anche a chi legge a salti.

copertina Libro Paolo Madeddu le storie dietro le canzoni david bowie

Questa gran mole di notizie, però, viene data con uno stile scorrevole e mai pesante: è un libro dalla prosa vivace, che si segue bene anche quando i capitoli dedicati a canzoni particolarmente importanti (Space Oddity, The Man Who Sold The World, Changes, Life On Mars? ecc.) vengono articolati in sottocapitoli che sviscerano vari aspetti di quei brani che hanno fatto la storia del cantante (ispirazione, genesi, contesto, realizzazione, esecuzioni dal vivo, cover).

E se in una tale messe di dati scappa qualche inesattezza, si può sempre verificare su altre fonti. Resta comunque un ottimo libro per chi si avvicina a Bowie e vuole approfondire il suo bagaglio di conoscenze sull’argomento. E’ adatto al neofita che scopre il contesto delle canzoni dell’artista (dell’epoca, della carriera e della vita del cantante – con i pettegolezzi limitati al minimo e solo se necessari), e anche a coloro che già lo conoscono bene e possono ripercorrerne la discografia trovando spunti nuovi.

Paolo Madeddu le storie dietro le canzoni david bowie ziggy
photo Mick Rock

In questo senso, anche se un cd o un vinile sono sempre la scelta migliore a livello sonoro, consigliamo anche la preparazione di una playlist, sul pc o sulle piattaforme di streaming, da far andare mentre si legge il libro (il massimo sarebbe includere anche qualche versione alternativa o qualche brano altrui citato da Madeddu come ispirazione): potrebbe essere l’occasione per apprezzare sfaccettature nuove o dimenticate o per un ascolto continuo in grado di far apprezzare meglio l’evoluzione del cantante.

Il libro si ferma soltanto fino a Station To Station. L’unica perplessità deriva e dal fatto che pare che il secondo volume coprirà tutto il resto della carriera con il rischio che, come accade spesso in certi libri o certe raccolte, la fase tarda venga trascurata. Certo, nessuno vuole 10 capitoletti su Too Dizzy o un capitolo su tutti i remix dei singoli tratti da Tonight e, visto il prezzo non basso di questo primo volume (circa € 24,00), farne troppi altri aumenterebbe il già elevato costo totale dell’opera. Sarebbe comunque un peccato perdere l’occasione di un’analisi dettagliata di tutta la carriera per creare un’opera esauriente e completa.

Giulio Pasquali

VIDEO INTERVISTA

Video di un intervista a Paolo Madeddu

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L’addio a David Bowie nella stampa il 10 gennaio 2016

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Addio David Bowie stampa
photo Max Res

Raccogliamo in un breve video le tante pagine del giorno dopo che i principali organi di stampa gli dedicarono. Il mondo intero ne parlò.

Erano da poco passate le sette del mattino in quella fredda mattina di gennaio.

I cellulari di molti di noi iniziarono a suonare.

Era appena arrivata la brutta notizia che tutti ricordiamo, che ci lasciò increduli.

E succedeva quello che lui ci aveva una volta raccontato:


My brain hurt like a warehouse 

it had no room to spare 

I had to cram so many things 

to store everything in there”.

David Bowie, Five Years

David Bowie Icon: le più belle foto in un libro

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copertina inglese e francese Icon David Bowie libro foto recensione

David Bowie Icon è uno dei volumi più interessanti usciti nell’ultimo periodo. Un’antologia delle più belle immagini di Bowie attraverso l’occhio dei fotografi che lo hanno accompagnato nell’arco di tutta la sua carriera. Ecco la recensione di Matteo Tonolli.

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Un po’ uomo e un po’ donna. Un umano in parte alieno. Le pupille dalla dilatazione asimmetricamente diversa. Un filo di mascara intorno agli occhi e del glitter a sporcare dita e labbra. Oppure polvere di stelle? In fondo stiamo parlando di Ziggy.

La bocca socchiusa in una incerta ma avvenente espressione di stupore. È uno dei close-up più stupefacenti e incredibili scattati da Sukita a fare da copertina a questo libro delle meraviglie. Almeno nella versione francese pubblicata dalla casa editrice Flammarion. Per il mercato internazionale invece l’inglese Iconic Images, in collaborazione con ACC Art Books, utilizza il titolo specifico Icon per questo splendido volume.

Sovra-impresso (in rilievo sottilmente percepibile al tatto) ad un mosaico di 90 piccole immagini di Bowie. Tutte diverse eppure incredibilmente il multiplo riverbero di una comune sorgente.

Foto De Villeneuve Icon Bowie libro recensione
© Justin De Villeneuve

Francese o inglese, i contenuti scritti sono gli stessi: ricordi, aneddoti e curiosità da parte di chi ha ritratto colui che in epoche, stili e correnti musicali diverse è stato di volta in volta un cantante folk, un marziano del rock and roll, un performer soul, il Sottile Duca Bianco. E ancora: un crooner nella gelida Berlino di fine anni ‘70, l’anticipatore più o meno consapevole della new wave, un osannato idolo pop delle classifiche mondiali, un musicista in cerca di riscatto artistico, uno sperimentatore oltre i confini dei generi musicali.

Infine, una stella nera ascesa nell’empireo celeste. In queste pagine potete trovare tutto questo, e anche qualcosa di più.

David Bowie è qui presentato attraverso gli obiettivi di 25 diversi fotografi provenienti da tutto il mondo. Per la prima volta viene fornita una sintesi visiva ed equilibrata di oltre 40 anni di invidiabile carriera. Dai primi battiti discografici del 1966 agli anni 2000. Non solo gli imprescindibili Mick Rock, il compianto Terry O’Neill e il già citato Masayoshi Sukita, oltre ai fondamentali Steve Schapiro, Andrew Kent e Justin De Villeneuve , più l’amico e collaboratore Geoff MacCormack. Ma anche una lunga serie di artisti meno noti ma pur sempre fondamentali per restituire un riflesso il più possibile completo dell’esponente più mutante della scena pop-rock.

Foto Macoska Icon Bowie libro recensione
© Janet Macoska

Lungo il proprio percorso artistico Bowie ha frantumato se stesso in un prisma pressoché infinito di identità e alter-ego, generando altrettante immagini di sé, fino a costituire un vero e proprio unicum nella storia della musica moderna. Dalle istantanee di giovane e ambizioso musicista folk da parte di Ray Stevenson, le interessanti sessioni di studio di Gerald Fearnley rimaste nel cassetto per 50 anni, passando per le esibizioni live e gli incontri con la stampa immortalati da Barry Schultz, Philippe Auliac e Janet Macoska, le notevoli sessioni con Brian Aris e Kevin Cummins, o quelle con Chalkie Davies.

Nonostante l’assenza delle collaborazioni con Duffy, ogni decade è per la prima volta ben documentata, compresi i (a volte) discutibili anni ‘80 e l’esperienza con i Tin Machine. Allo stesso modo la rinascita artistica è sontuosamente fotografata da Markus Klinko e Gavin Evans, autori che hanno regalato a L’uomo che cadde sulla Terra degli shooting elegantissimi e che non hanno nulla da invidiare a quelli degli anni ‘70.

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© John Scarisbrick

Il formato di questo David Bowie Icon è imponente e di ottima fattura. Ingredienti essenziali per godere appieno di immagini rare e inedite, vere e proprie sorprese anche per i fan più esigenti: ad esempio l’esperienza messicana archiviata da Fernando Aceves e la folle incarnazione dei personaggi di 1.Outside attraverso l’interpretazione visiva di John Scarisbrick (qui senza la manipolazione di Davide De Angelis).

Ogni diversa sessione è impreziosita dalle interessanti  testimonianze di ciascun fotografo, mentre l’introduzione è firmata dal pittore e amico di infanzia George Underwood.

Non una collezione definitiva o completamente esaustiva. Comunque una splendida raccolta degna della musica e dell’estro di uno dei più bizzarri, talentuosi e amati autori e performer mondiali.

Matteo Tonolli

Galleria

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Il volume fotografico David Bowie Icon è acquistabile su Amazon al costo di circa € 65,00 nell’edizione standard. Sono disponibili inoltre delle edizioni deluxe con box contenitore esterno, e una stampa autografata il cui costo varia dalle 200 alle 1.000 sterline a seconda del fotografo. Possono essere acquistare direttamente sul sito dedicato al libro: David Bowie Icon

Lazarus: streaming del musical dal 8 al 10 gennaio 2021

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bowie Lazarus Musical Streaming

In occasione del compleanno di David Bowie e alla ricorrenza della sua scomparsa, dal 8 al 10 Gennaio 2021, il musical “Lazarus” sarà trasmesso in diretta streaming.

lazarus musical copione

Per ricordare David Bowie nel giorno del suo compleanno e per celebrare il quinto anniversario della sua prematura scomparsa, i produttori Robert Fox e RZO Entertainment Inc. trasmetteranno in esclusiva la ripresa della produzione londinese del musical Lazarus, registrato dal vivo sul palco. Lo streaming sarà disponibile solo per tre spettacoli. Si tratta dell’anteprima britannica della versione filmata di questo straordinario spettacolo.

Lazarus include canzoni dal repertorio storico di Bowie e nuove canzoni scritte per il musical, inclusa quella che dà il titolo al film, Lazarus.

Ispirato al libro L’Uomo che cadde sulla terra di Walter Tevis (autore anche di La Regina degli Scacchi), Lazarus continua la storia del libro e film omonimo e si incentra sul personaggio di Thomas Newton, che scopriamo essere rimasto sulla Terra. E’ un “uomo” incapace di morire, con la mente offuscata di gin scadente e ossessionato da un amore passato. L’arrivo di un’altra anima perduta potrebbe finalmente liberarlo.

Michael C. Hall (Dexter, Six Feet Under) è Newton, il personaggio interpretato da David Bowie nell’adattamento cinematografico di The Man Who Fell To Earth del 1976 diretto da Nicolas Roeg. La co-protagonista di Lazarus è Sophia Anne Caruso e la regia è di Ivo van Hove.

Lazarus ha debuttato al The New York Theatre Workshop nel novembre 2015. La produzione londinese è stata inaugurata nel novembre 2016, dove ha registrato il tutto esaurito.

L’evento sarà disponibile solo per due spettacoli “serali” e uno pomeridiano, mandati in streaming in fusi orari diversi per accontentare tutti (GMT, AEDT, EST, PST, PST, CST) da venerdì 8 a domenica 10 gennaio 2021.

“UN MUSICAL SELVAGGIO, FANTASTICO, STRABILIANTE. UN TOUR DE FORCE SURREALE”

ROLLING STONE

ACQUISTO

Di seguito vi abbiamo riassunto gli spettacoli, il costo e gli orari, con link diretto alla pagina di acquisto e streaming.

venerdì 8 gennaio 2021 – Ore 20:00€ 18LINK
sabato 9 gennaio 2021 – Ore 20:00€ 18LINK
domenica 10 gennaio 2021 – Ore 16:00€ 18LINK

La piattaforma di streaming si chiama DICE. Per qualsiasi dubbio, domande sull’acquisto e lo streaming, vi rimandiamo a questa pagina di FAQ (in italiano): FAQ DICE.

LO SPECIALE SU LAZARUS

Per arrivare preparati al musical, vi ricordiamo che sul sito è presente uno speciale su Lazarus con tutta la genesi, la storia e le spiegazioni a cura di Andrea Gem e Marco Michelacci. Ma soprattutto la traduzione esclusiva dell’intero copione che Velvet Goldmine ha fatto tradurre e ha messo a disposizione. Cliccate l’immagine per leggere lo speciale

Lazarus Musical Speciale traduzione

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A gennaio vinile di Station to Station e 45 giri di cover

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Gennaio sarà un mese ricco di uscite, anche se non particolarmente interessanti se non si è collezionisti o estimatori del vinile: un (ennesimo) vinile di Station to Station e un 45 giri con due brani cover.

Di LiveAndWell.com, terza uscita della serie di live Brilliant Live Adventures, vi abbiamo già raccontato e detto che arriverà il 15 Gennaio.

L’8 gennaio invece, in occasione del 74esimo anniversario della nascita di Bowie, sarà pubblicato uno speciale “Singolo di compleanno”, ovvero un 45 giri che conterrà due cover finora ufficialmente inedite: Mother e Trying to Get to Heaven. “Ufficialmente inedite” poiché in realtà sono brani che i fan, soprattutto i collezionisti, già conoscono e posseggono tramite altre pubblicazioni.  

David Bowie Birthday Single singolo compleanno mother lennon dylan

Il singolo 45 giri sarà un’edizione limitata a sole 8.147 copie. Se vi state chiedendo il motivo di un numero così strano, confrontato con la data di nascita di David Bowie. Un lotto limitato di 1.000 saranno in vinile crema ed acquistabili esclusivamente dagli ormai noti negozi Dig! della Warner Music e sul David Bowie Store. Le altre saranno in vinile nero.

La foto di copertina è uno scatto di Bowie della mano della figlia Lexie. Fu utilizzata come cartolina messa in vendita per l’ente benefico Crusaid circa vent’anni fa.

MOTHER

Il primo brano è Mother di John Lennon. Non è forse un caso visto che solo il mese scorso è stato l’anniversario della scomparsa. Fu registrato da Lennon per l’album John Lennon/Plastic Ono Band del 1970. La versione di Bowie del brano è stata registrata nel 1998, prodotta da Tony Visconti, per un progetto coordinato dalla vedova di Lennon, Yoko Ono, che doveva essere pubblicato nel 2000 per il sessantesimo compleanno dell’ex Beatles. Il progetto non vide mai la luce.

Un primo demo fu improvvisato con Reeves Gabrels e il batterista Andy Newmark a Nassau. In seguito Bowie portò il nastro a New York per lavorarci durante la registrazione di un altro brano: Safe.

Questa cover di Mother è in un certo modo storica perché rappresenta il primo momento in cui Bowie tornò a lavorare con Tony Visconti. Fu lo stesso Bowie a raccontarlo: “è stata una buona scusa per noi per tornare in studio. Stavamo infatti cercando un progetto su cui lavorare insieme e questa canzone, in maniera assolutamente autonoma, sembrava perfetta. Non volevamo correre il rischio di avventurarsi in un intero album per scoprire magari dopo tre canzoni che non scorreva più alcun flusso tra noi. E ha funzionato molto bene. Talmente bene che lavoreremo di nuovo presto insieme”. Da lì a poco avrebbero lavorato a Heathen.

Informazioni

  • Prodotto da David Bowie, Tony Visconti e Reeves Gabrels
  • Ingegneri del suono: Dave Amlen e Zach Wind (NYC) e Reeves Gabrels (Bermuda)
  • Registrato a Bermuda nel 1997 e presso i Sound On Sound Studios, New York, Luglio 1998

Musicisti

  • David Bowie – voce
  • Reeves Gabrels – chitarre
  • Tony Visconti – basso, cori
  • Andy Newmark – batteria
  • Jordan Ruddess – piano
  • Richard Barone – cori

Ascolta

Qui sotto potete ascoltare il brano.

TRYING TO GET TO HEAVEN

Il brano Trying To Get To Heaven non è certamente uno dei brani più noti di Bob Dylan, ed è tratto dall’album del 1997 Time Out of Mind. La versione di Bowie fu registrata nel 1988 durante le sessioni di missaggio di LiveAndWell.com proprio per essere eventualmente inclusa come bonus track del live album. Una versione del brano arrivò non si sa come ad una radio spagnola nel 1999 e messa a disposizione per il download sul sito della radio.

Informazioni

  • Prodotto da David Bowie. Co-prodotto da Reeves Gabrels e Mark Plati
  • Missato da Mark Plati
  • Registrati presso i Looking Glass, New York City, Febbraio 1998. Missato ai Sony Studios di New York.

Musicisti

  • David Bowie – voce, chitarra e sassofono
  • Reeves Gabrels – chitarra elettrica, chitarra acustica, chitarra pedal steel, sintetizzatori e cori
  • Mark Plati – sintetizzatori e programmazione
  • Gail Ann Dorsey – basso e cori
  • Zach Alford – batteria

Tracklist

  • LATO A: Mother
  • LATO AA: Trying To Get To Heaven (single edit)

Il singolo con i due brani verrà pubblicato anche sulle consuete piattaforme di streaming musicale e in download digitale. Ancora non si hanno informazioni sul prezzo né da quando saranno messi in vendita.

Ascolta

Qui sotto potete ascoltare il brano Trying to Get To Heaven

STATION TO STATION

Il 22 gennaio 2021, a 45 anni di distanza dalla prima pubblicazione, uscirà una (ennesima) edizione celebrativa in vinile rosso o bianco dell’album Station to Station.

Station to Station fu pubblicato infatti nel 1976 e fu un vero e proprio ponte musicale tra il periodo soul di Young Americans e la successiva trilogia berlinese. Un perfetto connubio tra l’anima musicale americana e quella europea.

Tracklist

Lato 1

  1. Station To Station
  2. Golden Years
  3. Word On A Wing

Lato 2

  1. TVC 15
  2. Stay
  3. Wild Is The Wind

Contrariamente al singolo di compleanno, questa sarà un’edizione “bricks and mortars”, ovvero distribuita nei negozi fisici.

Anche qui, per ora nessuna informazione sul prezzo e disponibilità.

LiveAndWell.com: il terzo live album dal 15 gennaio

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LiveAndWell.com, in uscita il 15 gennaio su CD e doppio LP, sarà il terzo dei sei live della serie Brilliant Live Adventures.

DAVID BOWIE Liveandwell cd lp

Dopo i due live Ouvrez Le Chien (Live Dallas ’95) e No Trendy Réchauffé (Live Birmingham 95), la Parlophone ha annunciato il terzo set di dischi dal vivo che compone la serie Brilliant Live Adventures. Questa serie, lo ricordiamo, raccoglie sei testimonianze live del breve periodo che va dal 1995 al 1999, rilasciati a cadenza (quasi ) mensile.

Come inizialmente immaginato, si sta procedendo alla pubblicazione fisica di almeno tre live pubblicati in streaming digitali nel corso del 2020: il primo ad essere rilasciato digitalmente è stato, per l’appunto, Ouvrez Le Chien (Live Dallas ’95). E’ stato poi il turno del live Something in the Air (Live Paris 99) apparso in streaming ad agosto e LiveAndWell.com, una raccolta di live del tour ’97.

Ed è proprio quest’ultimo, LiveAndWell.com, che vedrà la luce su CD e doppio vinile il prossimo 15 gennaio in edizione, come per le altre pubblicazioni della serie, strettamente limitata. Come strettamente limitata era la stampa originale di questo CD. Perché, in realtà, questo LiveAndWell.com è una ristampa.

LiveAndWell.com: la versione originale

DAVID BOWIE Liveandwell.com
La copertina della versione originale del 2000

Correva infatti l’anno 2000, anno in cui il sito ufficiale di David Bowie, il BowieNet, era in grande attività e fioritura. i più anziani, come noi, ricorderanno con nostalgia quel periodo in cui internet era in piena esplosione e il BowieNet una fucina di idee. E c’era anche la possibilità di ricevere qualche regalo.

LiveAndWell.com, composto originariamente da dieci tracce, fu pubblicato in un numero limitato di copie e inviato gratuitamente e in esclusiva solamente agli iscritti del BowieNet. Una rarità, insomma, a distanza di vent’anni.

LiveAndWell.com fu registrato a New York, Amsterdam e Rio De Janeiro durante il tour di Earthling del 1997.

LiveAndWell.com: la nuova edizione

Questa nuova edizione include due tracce bonus strumentali, Pallas Athena e V-2 Schneider, e una nuova copertina.

DAVID BOWIE Liveandwell copertina streaming
La copertina della versione digitale

I due bonus track non sono inediti. Furono pubblicati come singolo da 12″ sotto il nome di The Tao Jones Index. Era lo pseudonimo che Bowie e la sua band impiegarono per suonare un set a sorpresa sul palco secondario (praticamente un grosso tendone con pista da ballo) al Phoenix Festival in Inghilterra nel 1997. Si presentarono senza preavviso e senza essere annunciati ed eseguirono un set dalla forte impronta jungle.

La nuova veste grafica di CD e vinile è caratterizzata da una foto di copertina di Bowie scattata da Scarlet Page durante le prove per i suoi spettacoli del giugno 1997 al London Hanover Grand di Londra. E’ rimasto l’orribile font del titolo ma, almeno, la copertina è migliorata.

LiveAndWell.com è stato prodotto da David Bowie, coprodotto da Reeves Gabrels e Mark Plati e mixato da Mark Plati ai Looking Glass Studios, NYC.

MUSICISTI

I musicisti presenti nelle registrazioni dal vivo sono

  • David Bowie – voce, chitarra, sassofono
  • Zachary Alford – batteria
  • Gail Ann Dorsey – basso, voce, tastiere
  • Reeves Gabrels – chitarre, sintetizzatori, voce
  • Mike Garson – pianoforte, tastiere, sintetizzatori

TRACKLIST

DAVID BOWIE Liveandwell.com
  1. I’m Afraid Of Americans (New York, Radio City Music Hall, 15 Ottobre 1997)
  2. The Hearts Filthy Lesson (luogo sconosciuto, 1997)
  3. I’m Deranged (Amsterdam, Paradiso, 10 Giugno 1997)
  4. Hallo Spaceboy (Rio de Janeiro, Metropolitan, 2 Novembre 1997)
  5. Telling Lies (Amsterdam, Paradiso, 10 Giugno 1997)
  6. The Motel (Amsterdam, Paradiso, 10 Giugno 1997)
  7. The Voyeur Of Utter Destruction (As Beauty) (Rio de Janeiro, Metropolitan, 2nd November, 1997)
  8. Battle for Britain (The Letter) (New York, Radio City Music Hall, 15 Ottobre 1997)
  9. Seven Years In Tibet (New York, Radio City Music Hall, 15 Ottobre 1997)
  10. Little Wonder (New York, Radio City Music Hall, 15 Ottobre 1997)
  11. Pallas Athena (Amsterdam, Paradiso, 10 Giugno 1997)
  12. V-2 Schneider (Amsterdam, Paradiso, 10 Giugno 1997)
DAVID BOWIE Liveandwell 6

Lato A

  1. I’m Afraid Of Americans (New York, Radio City Music Hall, 15 Ottobre 1997)
  2. The Hearts Filthy Lesson (luogo sconosciuto, 1997)
  3. I’m Deranged (Amsterdam, Paradiso, 10 Giugno 1997)

Lato B

  1. Hallo Spaceboy (Rio de Janeiro, Metropolitan, 2 Novembre 1997)
  2. Telling Lies (Amsterdam, Paradiso, 10 Giugno 1997)
  3. The Motel (Amsterdam, Paradiso, 10 Giugno 1997)

Lato 3

  1. The Voyeur Of Utter Destruction (As Beauty) (Rio de Janeiro, Metropolitan, 2nd November, 1997)
  2. Battle for Britain (The Letter) (New York, Radio City Music Hall, 15 Ottobre 1997)
  3. Seven Years In Tibet (New York, Radio City Music Hall, 15 Ottobre 1997)
  4. Little Wonder (New York, Radio City Music Hall, 15 Ottobre 1997)

Lato 4

  1. Pallas Athena (Amsterdam, Paradiso, 10 Giugno 1997)
  2. V-2 Schneider (Amsterdam, Paradiso, 10 Giugno 1997)

TRAILER

Come fatto per gli altri titoli della serie, il sito ufficiale ha realizzato un breve trailer di presentazione di LiveAndWell.com che potete vedere qui sotto.

ASCOLTO SU SPOTIFY

LiveAndWell.com era stato pubblicato in formato digitale. E’ pertanto disponibile su Spotify e su tutti i migliori servizi di streaming musicale.

ACQUISTO

Come per gli altri due set della serie Brilliant Live Adventures, anche LiveAndWell.com sarà pubblicato in edizione limitata ed esclusivamente tramite gli shop virtuali ufficiali. Sì, dovrete pagare le spese di spedizione e attendere che arrivino, non tracciati, per posta. Si può acquistare su DIG, il negozio della Warner, o sul David Bowie Store.

I costi variano: circa € 13,00 per il CD, € 27,00 per il vinile e € 35,00 per il bundle CD+vinile.

London Boy: nuovo documentario su David Bowie il 10 gennaio

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London boy bowie documentario locandina rita rocca

David Bowie – London Boy” è il nuovo documentario di Rita Rocca dedicato a Bowie che andrà in onda il 10 gennaio 2021 su Rai5.

Un nuovo documentario su David Bowie, dal titolo London Boy, sarà trasmesso in prima visione domenica 10 gennaio alle 22.15 sul canale Rai5. L’occasione è il quinto anniversario della scomparsa dell’artista britannico, avvenuta nel 2016. Ma anche l’anniversario della nascita, avvenuta l’8 gennaio di 74 anni fa.

London boy bowie documentario locandina rita rocca
Bowie a Haddon Hall, 1969 (colorizzata da noi)

Un cortometraggio tutto italiano, quindi, prodotto dalla Rai per la serie InScena e realizzato dalla giornalista Rita Rocca, che conosciamo bene.

Rita, grandissima fan di Bowie, ha dedicato al suo mito vari progetti: nel 2018 il docufilm Bowienext: Nascita di una galassia e, insieme a Francesco Donadio, nel 2019 il libro Bowienext: Interviste, ricordi e testimonianze sull’Uomo delle Stelle per l’Arcana.

E’ stata inoltre autrice e regista nel 2020 del docufilm Lindsay Dances – Il teatro e la vita secondo Lindsay Kemp.

Non crediamo sia un caso che gli ultimi lungometraggi e cortometraggi dedicati a David Bowie si concentrino sul primo periodo: la sua influenza e il suo impatto culturale sono stati così profondi e importanti da cambiare non solo la musica, ma anche il costume di un’epoca. Vengono in mente il documentario della BBC First Five Years o il film di Gabriel Range Stardust.

London boy bowie documentario locandina rita rocca
Illustrazione di Sara Captain

La domanda alla base di questo interesse è: come ha fatto David Robert Jones, l’anonimo ragazzetto inglese nato e cresciuto in un grigio quartiere proletario dei sobborghi di Londra, a trasformarsi nel leggendario David Bowie? Quali sono i passaggi, gli incontri, le influenze che hanno creato l’uomo che vendette il mondo, in tutti i sensi possibili e immaginabili e lo hanno reso una leggenda?

David Bowie – LONDON BOY di Rita Rocca prova a raccontare e decifrare questo arco temporale che va dal 1947, anno della nascita, al 1973 anno della consacrazione internazionale.

London boy bowie documentario locandina rita rocca
Una illustrazione di Hyrtis

Nel mezzo la ricerca di un’identità artistica che passa attraverso insuccessi e delusioni e una lenta e difficile scalata al successo. Il racconto è arricchito da testimonianze di amici e collaboratori degli anni giovanili.

Il film ci porterà nei luoghi della giovinezza di David Bowie, fisici e musicali. Le immagini sono accompagnate da una colonna sonora che offrirà una originale panoramica dell’evoluzione musicale di Bowie, raccogliendo incisioni giovanili, demo e brani poco noti al grande pubblico.

Tra i personaggi più noti protagonisti del film, la diva del blues Dana Gillespie, il danzatore/coreografo Lindsay Kemp, il leggendario tastierista degli Yes, Rick Wakeman, e non mancano le sorprese.

In London Boy troveremo materiale fotografico inedito proveniente da archivi privati e dalle collezioni di fotografi celebri come Philippe Auliac e Vernon Dewhurst. Ma troveranno spazio anche le illustrazioni di tre giovani artiste: Hyrtis (Francia), Sara Captain (UK) e Alice Rovai (Italia).

Rita Rocca, giornalista e film maker RAI, è attualmente conduttrice radiofonica e giornalista del GR Rai. La abbiamo raggiunta telefonicamente per qualche domanda

SWITCH ON THE TV

Switch on the TV/ we may pick him up on channel two” cantava Bowie in Starman. London Boy non andrà in onda sul canale 2 come la canzone ma, lo ricordiamo, su RAI 5 tra poco più di un mese: domenica 10 Gennaio 2021 alle ore 22.15. Chi non riuscirà a vedere la prima non disperi: sarà reso disponibile successivamente su Raiplay e quindi fruibile in qualsiasi momento.

LONDON BOY LOCANDINA

CINQUE DOMANDE A RITA ROCCA

Rita Rocca Bowienext Rai 5
Rita Rocca

Abbiamo colto l’occasione per raggiungere Rita Rocca e farle una brevissima intervista, cinque domande per farci comprendere meglio il progetto dietro David Bowie – London Boy e la sua passione per Bowie.

Rita è giornalista Rai, regista/film-maker, laureata in antropologia culturale.

È attualmente conduttrice radiofonica e giornalista del GRRai e ha in attivo altri documentari di successo.

1. Perché un documentario italiano su David Bowie?

E perché no? Pensa se come regista italiana fossi condannata a fare documentari solo su Gigi D’Alessio! A parte gli scherzi, Bowie ha un grande seguito anche nel nostro Paese ma rimane comunque un artista “di nicchia”, per colti estimatori, io credo che un documentario italiano possa essere “educativo” ed estenderne la platea. Penso soprattutto alle giovani generazioni cresciute a latte e trap, capire e ascoltare un po’ di Bowie non può fargli che bene.  

Purtroppo David Bowie viene raccontato dalla televisione italiana spesso in modo superficiale, ci si ferma ai costumi del periodo glam, ci lascia attrarre dal make up, dai capelli rossi e dall’androginia… insomma si rimane confinati nella banalissima apparenza. Oppure ci si limita al periodo più commerciale di Let’s Dance.  Io sono una giornalista della Rai e credo che tra i compiti del servizio pubblico rientri anche la promozione della conoscenza dei big della cultura musicale internazionale. E poi David amava l’Italia ed è giusto che gli italiani lo conoscano e lo amino sempre di più.

2. Hai già realizzato il documentario/omaggio “Bowienext” dedicato a Bowie. Cos’ha di diverso questo rispetto al precedente? Cosa ci racconta di nuovo di Bowie?

BOWIENEXT è un film tributo volto a mettere in luce quanto Bowie avesse influenzato le vite dei suoi fan, orientandone stili di vita e inclinazioni culturali e artistiche.  Ha un intento più celebrativo ed una lettura del “fenomeno Bowie” dal punto di vista sociologico e culturale più che biografico. Volevo mettere in luce come Bowie avesse dato vita ad una vasta progenie di artisti che, da fan, seguendo il suo esempio erano divenuti artisti a loro volta, dando vita ad una vera e propria galassia. Il film è stato concepito come una sorta di cut-up emozionale di video tributi e ed è costruito su capitoli tematici ma non cronologici.

David Bowie LONDON BOY ha una struttura completamente diversa: è un film biografico. La trama è tessuta attorno ad un racconto che parte dalle origini fino al 1973. Cerca di raccontare le influenze storiche e musicali dell’epoca, la ricerca dell’identità artistica, la sua crescita musicale ma anche interiore di David Robert Jones. E’ il ritratto affettuoso degli amici giovanili di un “principiante assoluto” mosso da una grande ambizione e dal desiderio di auto-emancipazione. 

3. Ora finisci la frase e dai una motivazione. David Bowie is …. ?

… motore di crescita, di auto-superamento, di continua evoluzione. Per me Bowie ha sempre rappresentato quella voce interiore che mi diceva “Cambia la tua vita! Non ti accontentare! Cerca la tua strada! Trasforma i tuoi desideri in qualcosa di concreto! Fai qualcosa d’importante”. Al di là delle canzoni indimenticabili, colonna sonora della mia giovinezza, per me Bowie ha rappresentato il motore verso nuove sfide professionali, mi ha dato il coraggio di andare oltre le mie limitate capacità e di estendere i miei confini. Mi ha fatto capire che potevo non rassegnarmi ad un futuro che sembrava già scritto, che avrei potuto costruire il futuro che desideravo impegnandomi sino in fondo, sfidando la stanchezza e la pigrizia. David era un “do-er”, una persona “che fa”, che non si piange addosso. 

David Bowie è un maestro di vita per me, e lo sarà per sempre!

4. Perché hai deciso di incentrare il documentario sulla prima parte della sua carriera?

Perché le favole per essere capite vanno lette dall’inizio. Non c’è solo il lieto fine. Ciò che è più avvincente è la trama, il percorso che conduce al finale. Come ha fatto David Robert Jones a trasformarsi da absolute beginner in una superstar internazionale? In questo film ho tentato di dare una risposta a questa domanda, cercando di ripercorrere le tappe e gli incontri che sono state le chiavi del successo.  

La vita di David Bowie, come la sua carriera, è lunga e complessa. Non si finirà mai di realizzare film e documentari, sono infiniti gli aspetti da prendere in considerazione di un artista così sfaccettato. Più mi avvicino a Bowie, più comprendo che per evitare ingiuste semplificazioni bisognerebbe prendere in considerazione dei brevi periodi per volta, una “fase” per volta. Ecco, ora ho cercato di raccontare una prima parte della sua vita artistica, fino a successo di Ziggy Stardust ed è già un arco temporale abbastanza esteso durante il quale avviene una molteplicità di incontri e di eventi, impossibile dire tutto. Il giovane David Jones era già un vulcano, difficile stargli dietro in un’ora di documentario. Ora sto pensando di approfondire un’altra fase della sua vita che mi affascina in modo particolare (che non svelerò) e non è detto che tra qualche anno non ne venga fuori qualcosa di nuovo…

5. Tralasciando l’aspetto strettamente musicale, secondo te il Bowie degli esordi ha ancora un messaggio e una attualità che possono arrivare ad un ragazzo di oggi?

Il messaggio è attualissimo, oggi più che mai. Oggi i ragazzi pensano che il successo possa arrivare facilmente e subito attraverso un talent tv. Questo in parte può essere vero, ma è una fama effimera se non è supportata dal vero talento e da una solida preparazione. David Robert Jones per arrivare a diventare David Bowie ha impiegato oltre dieci anni (di flop e delusioni) e quando il successo internazionale è arrivato con Ziggy Stardust, non si è seduto sugli allori. Bowie ha avuto sempre un enorme coraggio e non si è fatto guidare solo dai soldi e dalla fama, il suo punto di forza è stato seguire ciò che realmente gli piaceva fare, ciò che lo appagava. I giovani possono trarre un grande insegnamento da David Bowie LONDON BOY, la gavetta durissima e le bocciature sofferte dal giovane David sono la prova che il successo non arriva facilmente per nessuno. Non si diventa David Bowie per caso.


No Trendy Réchauffé (Live Birmingham 95): il nuovo live dal 20 Novembre

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“No Trendy Réchauffé (Live Birmingham 95)” è il nuovo album live di David Bowie in uscita su CD e Doppio LP il 20 Novembre. È il secondo capitolo della serie “Brilliant Live Adventures”, che prevede 6 uscite.

David Bowie No Trendy Rechauffe Birmingham 95 CD

Si intitola No Trendy Réchauffé (Live Birmingham 95) il nuovo live album di David Bowie. Esce per Parlophone il prossimo 20 Novembre, in CD e doppio vinile.

L’album fa parte di una serie di 6 pubblicazioni, che usciranno a cadenza mensile, da qui a Marzo. I primi tre album e i box speciali in edizione limitata saranno pubblicati prima di Natale, mentre gli altri tre album usciranno a inizio del prossimo anno. Ogni uscita è numerata dall’1 al 6 sulla copertina di CD e LP. Il primo live, Ouvrez Le Chien (Live Dallas ’95) è stato pubblicato il mese scorso.

Brilliant Live Adventures, così è stata battezzata la serie di album live, raccoglie la pubblicazione in veste ufficiale di registrazioni note in precedenza ai fan sotto forma di bootleg non autorizzati.

La particolarità di queste uscite discografiche è che saranno pubblicate in edizione limitata acquistabile solo tramite lo store ufficiale di David Bowie e sul Dig! store di Warner Music Group. Non sarà pertanto possibile trovarli nei negozi di dischi né sui consueti store online. Una scelta per cui abbiamo già espresso i nostri dubbi in occasione dell’uscita del primo capitolo Ouvrez Le Chien (Live Dallas ’95).

IL DISCO

No Trendy Réchauffé (Live Birmingham 95) immortala per i posteri un David Bowie in stato di grazia, Anno Domini 13 dicembre 1995. Il luogo è il NEC di Birmingham in promozione dell’album 1.Outside. Con ogni probabilità uno dei tour più entusiasmanti della sua carriera. Fu l’ultima data dell’anno per il Tour, che sarebbe ripreso a gennaio con altre 23 date.

La setlist include una rarissima performance live di Jump They Say e Strangers When We Meet (il titolo dell’album è preso da quest’ultimo brano).

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David Bowie al NEC di Birmingham

Sono incluse inoltre due versioni di Hallo Spaceboy. La seconda versione, che è la traccia di chiusura del live, fu filmata per essere utilizzata come video di un eventuale singolo.  Il video non è mai stato completato, dato che la traccia è stata poi remissata dai Pet Shop Boys per l’uscita del singolo con un video promozionale alternativo (questo).

Anche le versioni live di Moonage Daydream e Under Pressure presenti in questo disco hanno avuto già una pubblicazione ufficiale proprio sul CD singolo di Hallo Spaceboy.

Davvero strana l’eliminazione del brano Boys Keep Swinging, che in scaletta era posto proprio dopo Jump They Say.

Tutto lo show di Bowie al NEC di Birmingham fu filmato. Alcuni estratti dallo show sono stati trasmessi dalla BBC. Questo ci fa sperare in una futura pubblicazione in DVD.

LA NOSTRA OPINIONE

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La versione LP

Lo ammettiamo: la pubblicazione di No Trendy Réchauffé (Live Birmingham 95) come secondo capitolo della serie ci lascia interdetti ancor più della prima. Il fatto di essere costretti ad acquistare il CD o il vinile tramite lo store ufficiale inglese o quello della Warner, con invio per posta ordinaria non tracciabile, continua a sembrarci una scelta incomprensibile e discutibile. Poco comprensibile ci pare, inoltre, la scelta di presentare un’altra testimonianza live tratta dallo stesso tour del precedente Ouvrez Le Chien (Live Dallas ’95), cioè l’Outside tour del 95 a c0sì breve distanza. Tra i due show corrono appena due mesi. Sebbene il primo testimoni il tour americano e questo No Trendy Réchauffé (Live Birmingham 95) quello europeo, il tempo che li separa non è abbastanza perché le scalette o gli arrangiamenti possano offrire un’esperienza o un sound diversi in modo significativo. Sappiamo però che Brilliant Live Adventures, come annunciato già dalla grafica di accompagnamento, raccoglierà dischi dal vivo del periodo 95-99. La scelta è quindi ristretta a soli tre tour. Avremmo comunque trovato più sensato dare di Bowie una rappresentazione più completa e articolata. L’esclusione poi del brano Boys Keep Swinging lo rende meno interessante delle tante vesti non ufficiali con le quali questo concerto è stato diffuso negli anni, che proponevano la versione integrale. Ci sono senz’altro brani non compresi nel precedente live che rendono felici: Scary Monsters (and Super Creeps) e The Motel su tutte.

Per ultimo, ci spiace che la copertina e la grafica non siano appealing come il precedente capitolo.

L’Outside Tour è stata una tournée magnifica. Bowie era in forma smagliante. Quello di Birmingham un concerto entusiasmante. A nostro parere, però, No Trendy Réchauffé (Live Birmingham 95) è un’uscita riservata solo a completisti e nuovi fan.

I MUSICISTI

  • David Bowie – voce e sassofono
  • Carlos Alomar – chitarra ritmica
  • Reeves Gabrels – chitarra solista e voce
  • Gail Ann Dorsey – basso e voce
  • Zachary Alford – batteria
  • Mike Garson – piano e tastiere
  • Peter Schwartz – direttore musicale, tastiere e sintetizzatore
  • George Simms – voce

TRACKLIST

ACQUISTO

Come detto, No Trendy Réchauffé (Live Birmingham 95) e gli altri album live della serie “Brilliant Live Adventures” sono acquistabili esclusivamente sul Bowie Store o sullo store della Warner, dove potrete trovare anche altri gadget. Si tratta di un’edizione limitata a una sola stampa, quindi una volta esaurita la stampa limitata questo e gli altri album della serie non saranno più disponibili. Se siete intenzionati all’acquisto, quindi, vi invitiamo a non attendere. No Trendy Réchauffé (Live Birmingham 95) è già disponibile all’acquisto anticipato tramite i link qui sotto, con spedizione il 20 Novembre.

TRAILER

GALLERIA

IL VIDEO DEL CONCERTO

È disponibile online il video amatoriale registrato da un fan dell’intero concerto di David Bowie al NEC di Birmingham del 13 dicembre 1995. Potete vederlo qui sotto.